AitArt: l’Archivio Gianni Dova si racconta

Gianni Dova, Sahara, 1962, olio su tela, cm 130x162. Courtesy: AitArt e Archivio Gianni Dova.
Gianni Dova, Sahara, 1962, olio su tela, cm 130x162. Courtesy: AitArt e Archivio Gianni Dova.
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Proseguono con Gianni Dova (1925-1991) gli appuntamenti al Museo del Novecento di Milano con Sul filo della Memoria. Gli archivi d’artista si raccontano, il ciclo di incontri organizzato dalla AitArt – Associazione Italiana Archivi d’Artistanata il 18 dicembre 2014 dall’esigenza di contribuire a disciplinare un ambito dove troppo spesso si riscontrano casi di errori e approssimazioni, così da divenire uno strumento in grado di rendere più trasparente e professionale il mondo dell’arte.  Durante gli incontri gli Archivi associati illustrano la propria storia, la propria attività e presentano l’artista di cui tutelano e promuovono l’opera e la figura conservandone la memoria.

 

Archivio e Catalogo Ragionato Opera Gianni Dova

 

Il tredicesimo appuntamento, in programma lunedì 9 ottobre alle ore 18, sarà dedicato allArchivio Gianni Dova, nato nel 2012 su volontà della famiglia dell’arista e finalizzato alla realizzazione del Catalogo Ragionato dell’arista, il cui primo volume, curato dal Prof. Enrico Crispolti e redatto dalla Dott.ssa Roberta Gnagnetti, è ora in preparazione.

L’incontro, che si terrà nella Sala Conferenze del Museo del Novecento, sarà introdotto da Danka Giacon, conservatrice del Museo e da Filippo Tibertelli de Pisis, presidente di AitArt.

Interverranno:

  • Maurizio Dova, presidente Archivio Gianni Dova
  • Enrico Crispolti, coordinatore comitato scientifico Archivio Gianni Dova
  • Chiara Gatti, membro comitato scientifico Archivio Gianni Dova

L’incontro, come di consueto, svolgerà nella Sala Conferenze del Museo del Novecento alle ore 18 e sono aperti a tutti gli interessati fino a esaurimento posti.

 

Gianni Dova in breve

 

«Gianni Dova nasce a Roma l’8 gennaio 1925 e nel 1939 si stabilisce con la famiglia a Milano. Durante la guerra frequenta l’Accademia di Brera, con maestri quali Carpi, Carrà e Funi. Con alcuni dei suoi compagni, in particolare con Roberto Crippa, instaura un rapporto di collaborazione e profonda amicizia. Partecipa attivamente al dibattito culturale dei primi anni del dopoguerra, firmando il Manifesto del realismo (Oltre Guernica) nel 1946. La sua pittura in questo periodo è di stampo neocubista, in linea con la tendenza dominante nei giovani artisti da poco usciti dall’Accademia che vedevano nel Picasso di Guernica un modello da seguire. La sua ricerca interessa collezionisti e galleristi: sottoscrive, infatti, in questi anni un contratto con Antonio Boschi, importante mecenate dei giovani artisti milanesi, e con Carlo Cardazzo, anima e cervello delle Gallerie del Naviglio a Milano e del Cavallino a Venezia.

Nel 1947 fonda, con Brindisi e Kodra, il Gruppo di Linea, che segna una prima rottura con il neocubismo: nelle opere iniziano a comparire animali fantastici che risentono di un rinnovato clima surrealista. Nel 1948 si avvicina al Movimento Spaziale di Lucio Fontana e sottoscrive il Secondo manifesto spaziale. Allo stesso tempo viene anche affiliato al neonato MAC Movimento Arte Concreta, di Dorfles e Ballocco: sono di questo periodo, infatti, opere più marcatamente astratto-geometriche, in virtù delle quali viene anche invitato a partecipare alla prima rassegna Arte astratta in Italia alla Galleria di Roma, organizzata per iniziativa del Gruppo Forma. Ancora nel 1948 viene organizzata la sua prima personale Galleria del Naviglio di Milano, che ospita, nel 1950, una importante mostra di Pollock che lo colpisce in modo particolare. Questa, insieme al diffondersi del surrealismo e delle teorie espresse nei diversi manifesti spaziali, lo convince a provare una pittura nuova, più informale.

Gianni Dova

Gianni Dova

Sempre più vicino al Movimento Spaziale, realizza, a partire dal 1951, opere informali in cui compaiono forme liquide e ameboiche, di impronta precocemente tachiste nell’ambito milanese. Nello stesso anno è invitato a partecipare all’importante mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Inizia anche una duratura collaborazione per la Triennale di Milano, per la quale realizza parte degli allestimenti nello stesso 1951 e nel 1954 e alla quale parteciperà anche con opere in ceramica e stoffe.

Nel 1952 vince il Premio Graziano, organizzato alla Galleria del Naviglio, dedicato alla bomba atomica: nei titoli delle sue opere informali compare il termine “nucleare”. È dello stesso anno la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia; in quest’occasione conosce Michel Tapié al quale mostra il suo lavoro. Alla fine del 1953 Dova attraversa un periodo di crisi, dopo il quale si apre una nuova fase pittorica. Nel 1954 si stabilisce a Parigi. La sua pittura, a contatto con Max Ernst e Wilfredo Lam, dopo un periodo di transizione, inizia ad alludere a una figurazione zoomorfa declinata in senso surrealista.

Gianni Dova, Spaziale, 1951, olio su tela cm 100 x 80.

Gianni Dova, Spaziale, 1951, olio su tela cm 100 x 80.

Nel 1955 partecipa per la prima volta sia al Salon de Mai sia a Phases a Parigi, esponendovi poi costantemente. Nel 1956 si trasferisce ad Anversa, dove approfondisce ulteriormente la componente surrealista della sua pittura, anche grazie alla frequentazione con artisti quali Lam, Matta e Brauner. L’anno seguente torna a Parigi. La critica italiana e internazionale si interessa sempre più alla sua opera, tanto che viene organizzata un’importante mostra personale al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles. Alla fine del 1958 torna a risiedere a Milano.

Nel 1959 espone Difesa contrastata, una grande tela di quindici metri quadrati, alla Quadriennale di Roma e partecipa per la prima volta a Documenta a Kassel. Viene invitato nel 1960 alla mostra Possibilità di relazione, curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi e Emilio Tadini alla Galleria L’Attico di Roma. Nel 1962 gli viene assegnata una sala personale alla Biennale di Venezia: a presentarlo in catalogo è Guido Ballo. Nelle sue opere lo spazio si espande, l’atmosfera si fa sempre più luminosa e i personaggi diventano più accoglienti e gioiosi: si avverte un rapporto più armonioso tra uomo e mondo.

Gianni Dova, Forme fuori dal quadrato, 1962, olio su tela, cm 80x100. Courtesy: FarsettiArte

Gianni Dova, Forme fuori dal quadrato, 1962, olio su tela, cm 80×100. Courtesy: FarsettiArte

Nel 1964 gli viene dedicata una sala personale nella mostra Pittura a Milano dal 1945 al 1964, allestita a Palazzo Reale. Nello stesso anno realizza La corrida nella piazza Minoia di Arcumeggia, frazione del Comune di Casalzuigno in provincia di Varese, nell’ambito del progetto per un “borgo dipinto” promosso dall’Ente Provinciale per il Turismo nel 1956. Nel 1965 Peppino Palazzoli presenta alla sua Galleria Blu di Milano una mostra in cui espone i lavori di Dova e Crippa degli anni 1950-53, sottolineando la loro centralità nelle poetiche informali. Dal 1966 lavora per lunghi periodi a Calice Ligure, dove ha uno studio. Qui dipinge tele ispirate ai riflessi dei fondali marini. Il viaggio in Bretagna del 1967 lo colpisce profondamente, mostrandogli una natura ricca di fermenti simbolici. Nelle sue opere approfondisce la riflessione sulle profondità marine e realizza nuove tele di voli sull’acqua e giardini. L’anno seguente acquista in quella regione una casa dove si trasferisce per lunghi periodi.

Alla fine del 1971 Franco Russoli presenta una sua antologica a Palazzo Reale di Milano. Inizia in questo periodo la produzione di tempere su carta che occuperà, accanto alla pittura, tutto il decennio. Nel 1974 vengono pubblicate due importanti monografie, una a cura di José Pierre dal Musée de Poche di Parigi e una dalla Galleria Borgogna di Milano, in cui sono ripubblicati testi di numerosi critici e storici dell’arte. Del 1975 è la monografia edita da Prearo Editore, a cura di Franco Russoli, che si pone ancora oggi come opera fondamentale per una prima catalogazione generale dell’opera dell’artista. Due anni dopo viene pubblicata la monografia Dova per la Collana Maestri Contemporanei delle Edizioni Vanessa, a cura di Alfonso Gatto.

Gianni Dova, Bretagna, 1971, olio su tela cm 203 x 127

Gianni Dova, Bretagna, 1971, olio su tela cm 203 x 127

Verso la fine degli anni ’70 il paesaggio inizia a prendere il sopravvento nelle opere: la natura, raccontata attraverso la brillantezza del colore, è ora l’assoluta protagonista, anche se sempre popolata da creature che “fanno capolino”, ammiccano e ci guardano quasi nascondendosi. Del 1984 è la mostra antologica organizzata al Circolo della Stampa di Milano e presentata da Franco Passoni. Nel 1986 Puntoelinea pubblica una monografia intitolata Dova. La memoria del tempo, in cui vengono riproposti importanti testi di critica e citazioni dell’artista. Nel 1991 viene organizzata un’importante mostra antologica in tre sedi, a Viareggio, Cesena e Mantova, a cura di Claudio Spadoni. Il 14 ottobre di quell’anno Dova muore a Rigoli, presso Marina di Pisa». [FONTE: Archivio Gianni Dova]

 

I prossimi appuntamenti

 

Lunedì 23 ottobre, sarà invece la volta dell’Associazione culturale Archivi Gerardo Dottori. Mentre a Novembre toccherà al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (lunedì 6) che dal 2011 ha avviato il riordino dei materiali dell’artista Mario Mariotti e dell’architetto Leonardo Savioli e di sua moglie, l’artista Flora Wiechmann.  Seguirà l’incontro con l’Archivio Sughi (lunedì 20) nato per raccogliere, catalogare ed archiviare tutta la documentazione relativa all’opera di Alberto Sughi ed alla sua persona.

 

 

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2 Commenti

  • armellin ha detto:

    Bravo Dova. Oltre Guernica oggi c’é la mia CAPORETTO e STALINGRAD ci auguriamo che Maggi se ne renda conto : COMUNICATO STAMPA UFFICIALE
    Dall’Italia in occasione del Centenario della Grande Guerra l’artista veneto di Conegliano residente a Pompei dal 2007 : Stefano Armellin, 56 anni e 34 di composizione su The Opera Collection, espone CAPORETTO on line sul suo Blog (per ora) dal 14 maggio 2016, questo Capolavoro dell’Arte Contemporanea Internazionale é dedicato al Milite Ignoto e non é disgiunto da STALINGRAD

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Carissimo Nicola, ho riletto con attenzione e se me lo consenti, con rinnovata emozione, la storia di UNO dei veri protagonisti del nostro Dopoguerra, appartenente a quella Generazione, Generazione degli Anni ’20, coloro che ci hanno trasferito e tramandato i valori, gli ideali ed i principi, non solo della pittura, ma dell’UOMO che si trovava a combattere tutte le proprie paure, le proprie ansie, i propri dubbi, per guardare OLTRE, con la speranza e l’auspicio di ricercare quelle verità per un futuro migliore.
    Straordinaria è l’intensità dei momenti trascorsi da Dova, percorrendo strade di tutta Europa, frequentando ed ascoltando i maggiori artisti ed esponenti dell’Arte Moderna Internazionale. Gianni Dova nelle sue partecipazioni a Movimenti, ma anche come percorso individuale è stato di una sapienza unica, vivendo davvero la vita d’Artista, da sempre difficoltosa e complessa, affrontando in prima persona le avversità e gli ostacoli che si presentavano, una vita leale e sincera la sua, una vita appartenente solo agli animi più illuminati e lungimiranti. Purtroppo come la Storia ci insegna Egli rimane tra quegli Artisti dimenticati, o quanto meno non riconosciuti come dovrebbero essere, dal mercato, mercato sempre più frequentato da operatori legati a speculazioni e movimenti finanziari, indifferenti o non curanti della Storia, Storia che in qualche modo forse incute ancora timore e soggezione … è molto più semplice vendere un lavoro di “OGGI” che vendere la “STORIA” !!! Sembra una differenza di poco conto ma la verità è questa, non leggiamo più, non studiamo più, non approfondiamo più, non dialoghiamo più, non ci confrontiamo più, un insieme di “negatività” che non ci aiutano a CONOSCERCI e a CONOSCERE,
    Certamente la mia lettura è di carattere generale, lungi da me giudicare o esternare osservazioni semplicistiche o azzardate, ma sono tradito dalla mia passione e rispetto per la STORIA, STORIA che ancora oggi mi “regala” emozioni ammirando opere dei secoli scorsi di Artisti di cui non “scomodo” il nome, Artisti che proprio per questo sono di una “CONTEMPORANEITA'” unica, appartenendo di diritto alla STORIA dell’ARTE a cui sono molto legato ed ossequioso..

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