Una monografia e una mostra per “scoprire” Annamaria Gelmi

Una vista della personale “Inarchitettura” al Castello di Rivara in provincia diTorino a cura di Franz Paludetto con catalogo a cura di Giorgio Verzotti.
Una vista della personale “Inarchitettura” al Castello di Rivara in provincia diTorino a cura di Franz Paludetto con catalogo a cura di Giorgio Verzotti.
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A distanza di un anno e mezzo, torniamo a parlare di Annamaria Gelmi che Collezione da Tiffany aveva già incontrato nel 2016 quando, con l’installazione Oltre il Sacro, fu scelta come protagonista della rassegna Kunstraum Kirche ad Innsbruck. La ricerca artistica dell’artista trentina sta conoscendo un momento di importante “riscoperta” che proprio in questo 2017 ha portato alla pubblicazione di una bellissima monografia sulla sua carriera  – Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo, a cura di Katia Fantarel ed edita da WASABI – e ad una ampia retrospettiva presso la Galleria Valmore Studio d’arte di Vicenza, che aprirà i battenti il 29 settembre: Geometria nello spazio. Mostra dove sarà possibile ammirare, peraltro, proprio l’installazione di Innsbruck. (Leggi -> Oltre il Sacro: installazione di Annamaria Gelmi nel Duomo di Innsbruck)

Due eventi, quelli appena citati, che ci permettono di ripercorrere le tappe fondamentali degli oltre cinquant’anni di carriera artistica di Gelmi; aprendo davanti ai nostri occhi una serie di scorci sulle fasi della rigorosa ricerca espressiva di questa artista internazionale, originaria di Trento, che si è formata nelle Accademie di Milano e di Venezia degli anni Sessanta e che, sin dagli esordi, ha cercato di elaborare l’espressione di un nuovo sentimento vitale, di una nuova idea dell’essere, determinata a comunicare al mondo il proprio pensiero, caratterizzato da un forte impegno civile e da una convinta adesione alle ideologie femministe. Più di mezzo secolo di attività che le ha concesso di raggiungere un equilibrio tra la sua parte razionale, rigorosa e di carattere fortemente progettuale, e la sua vena più romantica e sensibile, derivante da un profondo lavoro di ricerca metafisico e trascendentale, nel segno di un costante dialogo con l’architettura.

La copertina di "ANNAMARIA GELMI - Rigore e passione nella misura del mondo", monografia a cura di Katia Fortarel ed edita da Wasabi book-makers

La copertina di “ANNAMARIA GELMI – Rigore e passione nella misura del mondo”, monografia a cura di Katia Fortarel ed edita da Wasabi book-makers

Il volume di Katia Fantarel da un lato e la retrospettiva di Vicenza dall’altro, sono così due occasioni per scoprire come Annamaria Gelmi sia da sempre una donna dell’arte che ha saputo rinnovarsi grazie ad un’innata propensione per la sperimentazione con diversi materiali, come nel caso dei suoi famosi ed evocativi lavori su acetato degli anni Settanta: le rigorose sequenze geometriche che, grazie alle peculiari caratteristiche del materiale di supporto, acquistano ulteriori significati nel dialogo imprescindibile con l’ambiente circostante. Una vita artistica, quella della Gelmi, in cui s’intrecciano personaggi e contesti suggestivi, che hanno caratterizzato il panorama nazionale e internazionale dell’arte, a partire dagli anni delle grandi contestazioni giovanili.

Di grande significato, in questo racconto, sono ad esempio le sue personali del 1974 a Roma, presso lo Studio d’arte moderna SM13 – dove la Gelmi entra in contatto con artisti del calibro di Carla Accardi – e quella di Milano, organizzata dallo Studio D’Ars, con la presentazione del teorico e critico Umbro Apollonio. Mentre l’anno successivo, nel 1975, è tra i protagonisti della mostra internazionale “Luce e Materia. Il Metacrilato nell’arte”, curata da Giulio Carlo Argan. Il tutto nel raccordo di sperimentazioni di forme e nuovi materiali come i plexiglas, eseguiti a partire dal 1973 sullo sfondo di alcune tra le più significative amicizie dell’artista. In particolare, quelle gravitanti intorno alla rivista D’Ars – con Oscar Signorini, Grazia Chiesa e Vanna Nicolotti– e che incontra a Calice Ligure, località diventata famosa nell’ambiente culturale internazionale per la presenza di Emilio Scanavino, uno dei massimi esponenti dell’arte informale.

Annamaria Gelmi, Rotazione 1, 1976. China su acetato 70 x 200 cm.

Annamaria Gelmi, Rotazione 1, 1976. China su acetato 70 x 200 cm.

Grazie a questa presenza, nel piccolo centro della Liguria nasce, infatti, una comunità artistica impegnata nella ricerca e nella sperimentazione d’avanguardia di cui la Gelmi fa parte, insieme a Paolo Icaro, lo stesso Scanavino, De Filippi, Brusamolino, Bonalumi e Nangeroni. Seguono gli anni dell’incontro con l’arte rinascimentale, che vedono la Gelmi suscitare l’interesse, soprattutto nel 1987, di alcune riviste d’informazione economico-finanziaria a tiratura nazionale, ad esempio “Gente Money” dov’è eletta una delle “regina del colore”, e “Gentleman” dove viene indicata da Marina Mojana come una tra le cinque artiste che rappresentano “la punta di diamante della scultura contemporanea in Italia”. E gli anni Novanta si aprono per lei proprio nel segno della scultura, con i lavori di grandi dimensioni in acciaio, spesso impreziositi da inserti in pietra, bronzo o rame: anni in cui l’artista fonda con cinque colleghi il gruppo di ricerca artistica Argentario ’95.

Il nuovo secolo è inaugurato, invece, con un grande mostra al Castello di Pergine (Trento), che segna una tappa importante per l’artista, che è chiamata a realizzare alcune grandi opere per il giardino e gli ambienti del maniero medievale. Gli anni più recenti sono segnati da novità e felici ritorni, ma anche da prestigiose partecipazioni a numerosi eventi internazionali – come l’invito della Shanto-Mariam University of Creative Technology di Dacca e l’installazione “Oltre il sacro” nel 2016 per la XXV Edizione di “Kunstraum Kirche” nel Duomo di Innsbruck. L’installazione che, dicevamo in apertura, dal 29 settembre prossimo potrete ammirare nella seconda sala della retrospettiva della Galleria ValmoreOltre il sacro.

Annamaria Gelmi, Oltre il Sacro, 2016. Vista dell'installazione nel Duomo di San Giacomo ad Innsbruck in Austria.

Annamaria Gelmi, Oltre il Sacro, 2016. Vista dell’installazione nel Duomo di San Giacomo ad Innsbruck in Austria.

Realizzato in plexiglas specchiato e led, questo lavoro è stata scelta da una giuria internazionale come protagonista della XXV edizione della rassegna “Kunstraum Kirche”, la quale ogni anno promuove il dialogo tra tradizione e modernità nello spazio sacro del Duomo di Innsbruck attraverso l’installazione di opere d’arte contemporanea durante il periodo della Quaresima. L’opera è stata quindi collocata nel 2016 esattamente all’intersezione fra transetto e navata centrale del Duomo di San Giacomo con uno straordinario effetto di riflessi. Nell’attuale collocazione l’opera, liberata dall’ingombrante dialogo con l’architettura barocca della basilica austriaca, riesce a coinvolgere l’ambiente circostante in un gioco di geometrie rigorose poste nello spazio.

Nel giardino, infine, l’installazione in acciaio corten “Doppio fiore”, un lavoro del 2012 che ben rappresenta un importante filone della produzione di Annamaria Gelmi. L’artista fin dagli anni Ottanta si è misurata con spazi aperti sempre più grandi e impegnativi collocandovi lavori caratterizzati dall’utilizzo dell’acciaio e dalla predilezione per soggetti che nel rigore geometrico portano un ricordo della natura, la narrazione di un Eden immaginario e perfetto, la ricerca, tutta laica, della sintesi della Creazione.

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

1 Commento

  • marco flò meneguzzo ha detto:

    Ottimo articolo, consiglio vivamente la lettura del catalogo e la mostra di vicenza.

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