Art Paris 2016: un ponte tra Europa e Corea del Sud

Art Paris 2016
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Chiusi da poco i battenti di Art Paris 2016 (31 marzo-3 aprile 2016), quest’anno sono state 143 le gallerie presenti, provenienti da 22 paesi, con ben 58 nuovi partecipanti rispetto all’edizione precedente. Caratterizzata da un “regionalismo cosmopolita” che nelle parole del commissario Guillaume Piens la porta ad esplorare il territorio europeo ed internazionale senza preconcetti, l’edizione 2016 ha riservato interessanti sorprese: ecco alcune impressioni a caldo.

 

L’arte digitale

 

Le installazioni digitali guidavano il visitatore dall’esterno del Grand Palais, con impressionanti proiezioni notturne sulla facciata concepite da artisti come Kim Joon e Antoine Schmitt all’interno della fiera, con diverse gallerie specializzate.

Art Paris 2016 - Laurent Mignonneau - Christa Sommerer, Portrait On The Fly, 2015. Opera interattiva su schermo tv.

Laurent Mignonneau – Christa Sommerer, Portrait On The Fly, 2015. Opera interattiva su schermo tv.

Meritorio di attenzione e già vincitore del premio Beep alla fiera Arco di Madrid è il lavoro del duo Laurent Mignonneau – Christa Sommerer dal titolo Portrait On The Fly (2015): composto da uno schermo piatto e da una web cam, permette la riproduzione del ritratto della persona che vi si trova davanti ad opera di uno sciame di mosche totalmente virtuali. Proposto dalla galleria Charlot di Parigi, ha riscosso un notevole successo: 6 degli 8 esemplari sono stati venduti.

 

Focus sulla Corea

 

Ospite d’onore dell’edizione 2016, la Corea del Sud è stato probabilmente il vero centro d’interesse dell’intera fiera, con ben 8 gallerie provenienti da Seoul e provincia e molte gallerie internazionali che proponevano opere di artisti sudcoreani. Tralasciando qui il gruppo Dansaekhwa, presente in fiera soprattutto con piccole opere di Lee Ufan (Omer Tiroche, Londra, Rabouan Moussion, Parigi), sono stati soprattutto artisti ancora poco conosciuti in Europa a colpire l’attenzione. Molto affascinanti sono ad esempio le opere di Suh Jeong Min (1962), composte da carte tradizionali coreane piegate a cilindro e affiancate l’una all’altra a comporre grandi campiture policrome tridimensionali. (Leggi -> Dansaekhwa: dalla Corea con furore)

Art Paris 2016 - Suh Jeong Min, Lines of Travel-45, 2016. Carta hanji, 182x150 cm

Suh Jeong Min, Lines of Travel-45, 2016. Carta hanji, 182×150 cm

Hur Kyung-Ae (1977) sovrappone invece sulla tela diverse stesure multicolori di colore acrilico, che si preoccupa poi di grattare via con un raschietto creando con la matericità del gesto impressionanti effetti visivi. Entrambi gli artisti erano presentati dalla galleria Kálmán Makláry di Budapest, che collabora ormai da anni con artisti sudcoreani.

Art Paris 2016 - Hur Kyung-Ae, N° 445, 2015. Acrilico su tela, 210x140 cm.

Hur Kyung-Ae, N° 445, 2015. Acrilico su tela, 210×140 cm.

Meritorie di attenzione sempre per il loro significato pittorico sono poi le opere di Sung-Hy Shin (1948, presentato in fiera dalla Galerie Baudoin Lebon, Parigi), nelle quali la tela viene dipinta e poi in parte tagliata, componendo delle sottili strisce che vengono legate tra loro a formare fragili trame pittoriche.

Art Paris 2016 - Sung-Hy Shin, Vers un espace, 1997-2009. Acrilico su tela, 130,5x195 cm

Sung-Hy Shin, Vers un espace, 1997-2009. Acrilico su tela, 130,5×195 cm

Inoltrandosi nel campo della scultura e dell’installazione, molto interessanti erano le proposte della galleria SoSo di Paju. Yun Soo Kim (1975) parte dalla trasposizione delle impronte dei piedi di persone differenti su pellicola vinilica per creare simbolici paesaggi tridimensionali, mentre In Kyum Kim (1945) discute sulla nozione di spazio fisico e mentale con installazioni che richiamano nei loro scambi tra pieno e vuoto Fontana, Aricò o Lo Savio.

Art Paris 2016 - Yun Soo Kim, Depth Of Calmness, 2002. Installazione in plastica vinilica. Dimensioni variabili.

Yun Soo Kim, Depth Of Calmness, 2002. Installazione in plastica vinilica. Dimensioni variabili.

Jung Uk Yang (1982) con le sue scatole magiche in legno dalle quali escono strani personaggi in movimento, ispirati a persone realmente incontrate, ci ricorda infine che la Corea è il paese della tecnologia, una tecnologia comunque nata dall’incontro tra l’artista e altri individui e per questo umanistica.

 

Post War

 

Riguardo l’arte del secondo dopoguerra molto interessante e di qualità era lo stand proposto dalla Galerie Pascal Lansberg di Parigi: accanto ad uno splendido Hartung del 1962 opere su tela di Soulages, Vasarely e Wesselmann mostravano grande qualità nella scelta delle proposte.

Art Paris 2016 - Hans Hartung, T1962-A39, 1962. Acrilico su tela, 33x55 cm

Hans Hartung, T1962-A39, 1962. Acrilico su tela, 33×55 cm

Mentre De Primi Fine Art di Lugano e lo Studio Visconti di Milano sceglievano di presentare alcuni arazzi e carte di Boetti, era il Nouveau Réalisme a farla da padrone nei numerosi stand di gallerie francesi. Arman, Rotella, Villeglé erano presenti con opere storiche e più recenti in numerose gallerie, mentre la Galerie Najuma di Marsiglia dedicava grande spazio a César con le sue tarde sculture in bronzo.

 

Drawing Now

 

Tra gli appuntamenti di questa ricca settimana d’arte parigina meritava infine almeno una visita Drawing Now, il salone del disegno contemporaneo. Giunto ormai alla sua decima edizione e dunque  pienamente maturo, mescolava la storicità di artisti ormai entrati a pieno titolo nella storia dell’arte del secondo dopoguerra – è il caso di Herman de Vries (Galerie Aline Vidal, Parigi) o di Claude Viallat, al quale la galleria Bernard Ceysson (Parigi-Ginevra-Lussemburgo) ha dedicato uno stand monografico di carte storiche e più recenti – con la sperimentazione di talenti più giovani. Il vincitore del premio messo in palio da Faber Castell è risultato Jochen Gerner (1970), presentato dalla galleria Anne Barrault (Parigi): già illustratore e autore di una campagna pubblicitaria per Hermès, l’artista di Nancy è autore di opere che riducono ai minimi termini affiches cinematografiche o cataloghi Ikea attraverso una stesura di acrilico nero, con la creazione di interessanti unità primordiali in grado di creare un nuovo linguaggio segnico.

Art Paris 2016 - Jochen Gerner, L'inondation, 2016, Acrilico su supporto stampato, 56 x 75,8 cm

Jochen Gerner, L’inondation, 2016, Acrilico su supporto stampato, 56 x 75,8 cm

Agathe Pitié (1986), rappresentata dalla galleria Michel Soskine (New York-Madrid), ha scelto invece di inserire nei suoi disegni a china fortemente legati alla tradizione nordica delle xilografie medioevali elementi contemporanei, creando dissonanze al tempo stesso ironiche e brutali: lo scheletro della morte sostituisce la falce con una lametta da barba, i mitragliatori rimpiazzano le lance dei soldati, facendo intuire che l’epoca contemporanea è pur sempre legata a grandi temi universali come la violenza, la sopraffazione e il denaro.

Art Paris 2016 - Agathe Pitié, Combardus Mortuis, 2015. China su carta, 24 x 32 cm

Agathe Pitié, Combardus Mortuis, 2015. China su carta, 24 x 32 cm

La spagnola Sara Landeta (1985) ha presentato infine presso la galleria 6más1 (Madrid) una selezione di opere dalla serie Medicine as Metaphor (2014-15): 120 scatole di medicinali usati da differenti pazienti aperte dall’interno e dipinte con immagini di uccelli tropicali, animali in grado al tempo stesso di collegare la terra al cielo e vivere in cattività proprio come i malati in un ospedale.

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