On tour: l’arte italiana nelle gallerie del mondo

Installation view, ‘Fabio Mauri. With Out’, Hauser & Wirth New York, 22nd Street, 2018. © Estate Fabio Mauri Courtesy the Estate and Hauser & Wirth Photo: Timothy Doyon
Installation view, ‘Fabio Mauri. With Out’, Hauser & Wirth New York, 22nd Street, 2018. © Estate Fabio Mauri Courtesy the Estate and Hauser & Wirth Photo: Timothy Doyon
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Si intitola Fabio Mauri. With Out la personale dedicata ad uno dei principali protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra che la Hauser & Wirth  ha inaugurato lo scorso 25 gennaio nella sua sede sulla 22esima strada a New York. Organizzata con Olivier Renaud-Clément la mostra è la terza, in ordine di tempo, che la galleria – dal 2015 collaboratrice dello Studio Fabio Mauri, che cura il lascito dell’artista romano scomparso nel 2009 – ha organizzato e segue I was not new del 2015 (New York) e  Oscuramento. The Wars of Fabio Mauri del 2016 (Londra). Spiccano, come parte di questa mostra che segna una nuova tappa nella riscoperta, a livello internazionale, dell’opera di Fabio Mauri, la rimessa in scena di alcune delle sue storiche performance come Europa bombardata (1978), L’Espressionista (1982) e Ebrea  (1971), uno dei lavori più celebrati e provocatori di Mauri. (Leggi -> Il ritorno di Fabio Mauri)

Fabio Mauri, Ventilatore (Senza Arte), 1990. Iron, plaster, fan 71 x 101 x 25 cm © Estate Fabio Mauri Courtesy the Estate and Hauser & Wirth

Fabio Mauri, Ventilatore (Senza Arte), 1990. Iron, plaster, fan 71 x 101 x 25 cm © Estate Fabio Mauri Courtesy the Estate and Hauser & Wirth

E con questa bella personale, inauguriamo anche il nostro periodico “giro dei campi” dedicato alle mostre che nel mondo vengono dedicate agli artisti italiani, sia storicizzati che emergenti. Così, mentre la Marianne Boesky Gallery, che ha da poco annunciato l’accordo di rappresentanza firmato con l’Archivio Maria Lai (novembre 2017), sta per inaugurare la prima mostra personale americana dell’artista sarda:  Invito a Tavola, che dal 23 febbraio prossimo porterà al n. 100 di South Spring Street di Aspen, in Colorado, una selezione di suoi lavori che coprono l’intera carriera artistica di Maria Lai.

Maria Lai, Invito a tavola, 2004. Creta refrattaria, stoffa e filo

Maria Lai, Invito a tavola, 2004. Creta refrattaria, stoffa e filo

A Londra, invece, dove si è da poco conclusa da Mazzoleni la mostra Light in Motion: Balla, Dorazio, Zappettini, il 24 gennaio scorso Tornabuoni Art ha inaugurato la prima personale da 25 anni ad oggi, del pittore italiano Piero Dorazio:  Piero Dorazio: Chromatic FantasiesLa mostra, che sarà visitabile fino al 13 aprile prossimo, copre 35 anni di carriera, dagli esordi “cubisti” alle sue monumentali esplosioni di colore. La mostra, inoltre, va anche alla ricerca delle sue radici artistiche, da Giacomo Balla all’Espressionismo Astratto che ebbe modo di conoscere durante i suoi numerosi soggiorni negli Stati Uniti. E proprio all’influenza che Robert Motherwell, Willem de Kooning e Barnett Newman ebbero sulla sua pratica, rimanda la monumentale tela degli anni settanta esposta da Tornabuoni Art che, con questa mostra, spera di reintrodurre Dorazio presso il pubblico londinese come uno dei grandi artisti italiani del dopoguerra.

Una vista della mostra dedicata a Piero Dorazio da Tornabuoni London

Una vista della mostra dedicata a Piero Dorazio da Tornabuoni London

Sempre Tornabuoni, peraltro, ha da poco inaugurato a Parigi Reading de Chirico, la prima esposizione che presenta i dipinti dell’artista insieme ai suoi scritti. E ancora la galleria fiorentina, che attraverso le sue sedi estere è tra le più attive nella promozione dell’arte italiana nel mondo, da questa primavera proporrà ai suoi collezionisti parigini la prima retrospettiva mai dedicata, nella capitale francese, ad Afro. La mostra, resa possibile dalla collaborazione dell’Archivio che cura il lascito dell’artista e che sarà inaugurata il prossimo 11 aprile, presenterà anche i disegni preparatori per il grande affresco che Afro realizzò per il palazzo dell’Unesco a Parigi: Giardino della Speranza (1958). Dopo Parigi una selezione di 20 opere volerà a Londra. Proprio nella capitale britannica, dal 20 aprile si terrà invece Boom: Art and Industry in 1960s Italy (Boetti, Burri, Pascali, Pistoletto, Rotella…).

 Mimmo Rotella, La Rapina, 1964, decollage, 54x94cm. Courtesy Tornabuoni Art

Mimmo Rotella, La Rapina, 1964, decollage, 54x94cm. Courtesy Tornabuoni Art

E visto che siamo tornati per un attimo nella capitale inglese, non possiamo non segnalarvi ,Medardo Rosso: Sight Unseen and his Encounters with London, la prima mostra dedicata al rapporto tra Rosso e Londra e che si conclude proprio oggi alla Galerie Thaddaeus Ropac. Inaugurata il 23 novembre scorso, la mostra ha messo insieme alcuni dei suoi lavori più iconici in cera, bronzo e gesso oltre ad alcuni rarissimi disegni e, per la prima volta nel Regno Unito, le foto realizzate dallo stesso artista dei suoi disegni e delle sue sculture. Ma da Londra è da poco passato anche Antonio Calderara con la mostra Antonio Calderara: Painting Infinity alla Lisson Gallery che ha presentato un serie di lavori che spaziavano dai tardi anni Cinquanta ai primi anni Settanta.

Una vista della mostra "Medardo Rosso: Sight Unseen and his Encounters with London" alla Galerie Thaddaeus Ropac di Londra.

Una vista della mostra “Medardo Rosso: Sight Unseen and his Encounters with London” alla Galerie Thaddaeus Ropac di Londra.

Sempre a Londra, la Cardi Gallery London fino al 30 marzo presenta per la prima volta una grande retrospettiva di Claudio Verna, con opere storiche e recenti dal 1967 al 2017. Mentre da Mazzoleni sta per inaugurare (23 febbraio) More Than words… group show con opere, tra gli altri, di Vincenzo Agnetti, Alighiero Boetti, Dadamaino, Lucio Fontana, Emilio Isgrò, Gastone Novelli, Salvo, Mario Schifano e così via. E tra i protagonisti italiani nel Regno Unito troviamo anche Giorgio Griffa che fino all’8 aprile sarà al Camden Arts Centre con la mostra Giorgio Griffa: A Continuous Becoming. 

Una vista della mostra di Giorgio Griffa al Camden Arts Centre di Londra

Una vista della mostra di Giorgio Griffa al Camden Arts Centre di Londra

Prima di lasciare Londra, che continua ad essere il principale centro di divulgazione della nostra arte, non possiamo poi ricordare The Enchanted Room: Modern Works from the Pinacoteca di Brera, la mostra che ha inaugurato il 20° anni di attività della Estorick Collection e che ha portato in Inghilterra alcuni dei maggiori capolavori italiani di arte moderna provenienti dalle collezioni di Brera. Spostandoci in Austria, a Salisburgo, fino al 20 marzo, Maurizio Nannucci, impegnato a presentare quattro nuovi lavori alla Galerie Nikolaus Ruzicska per la quali l’artista, prossimo agli 80 anni, li ha creati appositamente. Andando ora verso est, fino al 28 febbraio, nella sede della Galleria Continua a Beijing è visitabile la seconda personale di Giovanni Ozzola reduce da una importante personale a Berlino. Giovedì scorso, invece, alla Kunsthalle Basel è stata inaugurata Yuri Ancarani. Sculture.

Yuri Ancarani, Il Capo, 2010. Film still.

Yuri Ancarani, Il Capo, 2010. Film still.

La mostra, che rimarrà aperta fino al 29 aprile è la più ampia mai dedicata al giovane artista ravennate: copre la sua produzione dal 2010 ad oggi, fornendo al un pubblico una panoramica completa della sua poetica e visione artistica. E chiudiamo questa nostra rassegna delle principali mostre che, nel mondo, hanno l’arte italiana come protagonista con Death&Birth la personale di Luisa Rabbia che ha aperto i battenti ieri a New York negli spazi della Peter Blum Gallery.

Luisa Rabbia, Birth, 2017. Colored pencil, acrylic and fingerprints on canvas, 108 x 202 inches (274 x 513 cm). Image courtesy of the artist and Peter Blum Gallery, New York.

Luisa Rabbia, Birth, 2017. Colored pencil, acrylic and fingerprints on canvas, 108 x 202 inches (274 x 513 cm). Image courtesy of the artist and Peter Blum Gallery, New York.

La mostra, che rimarrà aperta fino al 7 aprile, è il terzo solo show in galleria e rappresenta la conclusione della trilogia Love-Birth-Death composta da tre tele distinte di  274×513 cm. Dei tre “capitoli” di cui si compone questo progetto,  Love (2016) è attualmente in mostra alla Collezione Maramotti di reggio Emilia. Tornando a Death&Birth (2017), questo lavoro il ciclo della vita è esplorato come processo di trasformazione invece che come un’esperienza che ha un suo inizio e una sua fine. Un numero infinito di impronte digitali copre la superficie di ciascun dipinto alludendo tanto all’individualità come agli strati di tracce lasciate dall’umanità nel corso del tempo. Entrambe i dipinti riflettono sui concetti di interdipendenza, autonomia, separazione e dissoluzione.

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