Arte & Web: la dura vita dell’artista indipendente e il mercato del futuro

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Abituati a leggere il mercato online dell’arte attraverso i numeri delle transazioni e le dimensioni dei fatturati, a molti di noi sta sfuggendo come il web stia realmente cambiando il modo di comprare arte nel mondo. Una piccola rivoluzione che ha come protagonisti gli artisti indipendenti, le nuove generazioni di appassionati d’arte e le periferie di quello che potremmo definire come l’impero dell’arte contemporanea, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. A gettare una luce su questo fenomeno in atto è The Artfinder Intependent Art Market Report: 2017 che mette in evidenza la dura vita degli artisti indipendenti che nel web cercano un nuovo futuro vestendo i panni di veri e propri imprenditori, e come online sita emergendo un nuovo mercato.

 

L’altra faccia del mercato dell’arte online

 

Esiste un mercato online dell’arte che cresce in modo costante e che oggi rappresenta l’8.4% dell’interno commercio globale di opere d’arte, per un valore complessivo di circa 3.6 miliardi di dollari (dato 2016). Un mercato che cresce più di quello “analogico” (15% Vs 1.7%) ma che non è “digitale puro”. Risponde, infatti, al cosiddetto bricks & clicks model, ossia è composto dai canali di vendita online di realtà che hanno anche strutture fisiche in cui vendono gli stessi artisti (case d’asta, gallerie ecc.). E’ il mercato, per capirsi, monitorato da rapporti come quello di Hiscox che, però, non ci danno una visione completa di quella che è la “dematerializzazione” del mercato artistico. (Leggi -> Art Market Online: se la leadership è di Christie’s & Co.)

Manca all’appello, infatti, il mercato dei cosiddetti artisti indipendenti, ossia di tutti coloro che scelgono – volontariamente o per cause di forza maggiore – di non avere un “produttore”, ossia una galleria o un agente che li promuova e che si affidano unicamente alle proprie forze e alle possibilità che oggi il web offre in termini di e-commerce e di visibilità. E all’appello manca anche una nuova tipologia di acquirenti che si discostano dal tradizionale collezionista, che non comprano arte necessariamente per investimento ma che semplicemente desiderano avere sulle pareti di casa un’opera originale realizzata da un artista in carne ed ossa invece di un poster Ikea.

Di questo mercato, che sfugge alle solite rilevazioni, ci dà oggi una fotografia piuttosto chiara e completa The Artfinder Intependent Art Market Report: 2017, realizzato e pubblicato da quella è oggi una delle principali piattaforme online dedicate agli artisti: artfinder.com, appunto. Nata nel 2013, artfinder.com è oggi il più grande marketplace online per l’arte indipendente, con le opere di oltre 10.000 artisti da più di 100 paesi, e dal 1° al 23 novembre 2017 ha condotto la più ampia indagine mai realizzata sulla scena artistica indipendente. Indagine che va sotto il nome di Artist income project e realizzata grazie al supporto di un gran numero di partner sia nel Regno Unito che negli States e che gli ha permesso di raccogliere dati di oltre 1.533 artisti indipendenti. Ed ecco cosa è emerso.

 

Gli artisti sono sempre più poveri…

 

Che fare l’artista e vivere della propria arte fosse un progetto di vita non semplicissimo da realizzare ce ne eravamo già accorti, ma quello che emerge dall’indagine di Artfinder è abbastanza preoccupante, considerando che oggetto del report sono, in larga parte, gli artisti indipendenti che vivono e lavorano in due dei mercato dell’arte più forti del pianeta: UK e USA. Ebbene, dai dati raccolti dalla piattaforma britannica, risulta come l’82% degli artisti inglesi guadagni meno di 10.000 £ all’anno dalla propria pratica artistica. Situazione che, ovviamente, si aggrava quando si tratta di donne (83.6%) ed è leggermente migliore per gli uomini (77%). Va un po’ meglio per i residenti negli Stati Uniti: in questo caso sono il 75.2% a rimanere sotto i 10.000 $.

Quanto guadagnano gli artisti indipendenti. Fonte: The Artfinder Intependent Art Market Report: 2017

Quanto guadagnano gli artisti indipendenti. Fonte: The Artfinder Intependent Art Market Report: 2017

Un reddito decisamente esiguo, se si pensa alla fatica che un artista indipendente deve fare per promuoversi, e che fa sì che per il 47% degli intervistati quello derivante dall’arte rappresenti solo il 25% del proprio reddito totale; mentre solo per il 21% rappresenti tra il 75 e il 100%. Stiamo parlando, ovviamente, di artisti che svolgono questa attività a tempo pieno e non dei pittori della domenica. Ed è questo, dicono da artfinder.com, a rendere preoccupante una situazione a cui, però, lo sviluppo del mercato online sembra offrire una, seppur parziale, soluzione e che sta portando molti artisti indipendenti a descriversi come veri propri “imprenditori creativi“, liberi dal controllo di poche gallerie che controllano l’accesso al mercato.

 

…ma l’artista “imprenditore” cambierà il mercato…

 

Jonas Almgren, CEO di Artfinder ne è convinto: nonostante questo rimanga un tabù per molti, il vestire, da parte dell’artista, i panni dell’imprenditore «avrà un effetto importante, in termini di trasformazione, sul mercato globale dell’arte, decentralizzando il potere e creando più canali attraverso i quali gli artisti potranno vendere i propri lavori». «Oggi stiamo assistendo all’emersione di un nuovo mercato per gli artisti emergenti – prosegue Almgren -. Un mercato che darà agli artisti indipendenti una gran voce; e questa voce sarà sempre più forte se parleremo tutti insieme».

Parole da grande motivatore, certo, ma che non cambiano uno scenario in cui gli artisti che rimangono ai margini di quello che è il “mercato ufficiale dell’arte” non se la passano benissimo. Ma una cosa è certa. «Le gallerie che rappresentano un artista – commenta Fintan Whelan, uno degli artisti più venduti e ricercati su artfinder.com -, che lanciano le carriere artistiche sono solo per pochi. Il resto di noi deve trovare altre modi per sostenere la propria vita artistica». E la situazione non è certo migliorata negli ultimi 20 anni: «Oggi ci sono molte più opportunità per esporre e più canali di vendita grazie all’online. Ma un artista locale che ha solo una personale e qualche collettiva all’anno è costretto a diventare oggi un artista globale e a frequentare eventi e a porsi nuovi obiettivi per sostenere il proprio “brand”».

«Il successo – conclude Whelan – è spesso guidato dalle vendite e da quanto sei in grado di essere un buon imprenditore artistico. Ma questo non basta: è fondamentale produrre buona arte e investire nella propria pratica artistica, così da maturare e migliorare sempre di più, il resto è complementare».

 

…insieme alle nuove generazioni di acquirenti

 

Già in passato, parlando della difficile situazione vissuta dalle gallerie, abbiamo messo in evidenza come questa dipenda anche dalla loro difficoltà di intercettare nuovi clienti, in particolare tra le ultime generazioni. I più giovani, specialmente i nativi digitali, sembrano preferire altri canali di acquisto anche per vincere una certo timore che, spesso, il mercato dell’arte tradizionale incute in chi non lo frequenta abitualmente. E così, assieme agli artisti indipendenti, sembra che siano proprio gli amanti dell’arte Under 35 l’altro attore principale della trasformazione del mercato annunciata da Almgren.

Chi oggi a tra i 25 e i 34 anni, afferma il rapporto di artfinder.com, sono la clientela emergente, coloro che oggi possono accedere al mercato dell’arte per la prima volta e che lo fanno, sempre più spesso, attraverso le piattaforma online, sia perché vi trovano prezzi più abbordabili (lusso accessibile), sia perché non intimidiscono e hanno modalità di acquisto a loro decisamente più familiari. Nei primi 6 mesi del 2017 questo mercato di giovanissimi art lovers è cresciuto, in termini di acquisti, dal 17% al 26%. Chi è il cliente migliore? Le donne, sia in termini di ordini fatti che di valore medio degli stessi.

Ma la cosa interessante, è che questa “piccola rivoluzione” in atto sul mercato dell’arte sembra prendere le mosse da quella che potremmo definire come la periferia dell’impero dell’arte contemporanea. Il mercato online, infatti, oltre ad aprire contatti con le nuove generazioni di compratori, ha dato accesso all’acquisto d’arte a tutti coloro che non vivono vicino a gallerie o nelle grandi città. A coloro per capirsi, che stanno in periferia, ma che spesso hanno ampie possibilità di spazio e di denaro. Insomma, una serie di dati, quelli che emergono da The Artfinder Intependent Art Market Report: 2017 che forse andrebbero tenuti in considerazione anche da tutte quelle gallerie che ancora oggi si ostinano a non sfruttare a pieno le potenzialità di un commercio online che, ogni giorno, invece, si dimostra sempre più forte in termini di capacità di penetrazione nella società. (Leggi -> Art Market Online: il 36% delle gallerie dice “no”)

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    FARE L’ARTISTA E’ E SARA’ SEMPRE DIFFICILE. Lo era anche per Picasso, poi un bel giorno stanco di bruciare disegni per scaldarsi nel freddo inverno parigino si guardò intorno e disse : quale categoria di persone ha successo economico con il minimo dei mezzi ? E la risposta fu : le signorine di Avignone, cinque belle puttane selezionate dalla insigne categoria ; subito destarono scandalo ma c’è chi ebbe occhio per questa rivoluzione artistica e Picasso iniziò a diventare una banca. Facile ? difficilissimo anche per un genio. Perciò gli artisti veri non possono essere una categoria di massa come le puttane. Ora che la pizza é patrimonio dell’umanità il titolo UNESCO é declassato ad un nulla, sembra che on line finalmente gli artisti possono avere credito e vendere come si vende la pizza, falso, aprire un mercato é difficilissimo. I successi sono rari e i fallimenti numerosi. Chi non ha un minimo di rendita dovrebbe evitare di fare l’artista,lo scrittore,il cantante…c’é poco reddito in queste attività perché il mercato é ristretto a pochi, anche Leonardo che cmq era Leonardo ha fatto il suo record epocale da morto, però Michelangelo morì con un patrimonio personale equivalente a 50 milioni di euro attuali, e questo spiega perché lavorò gratis alla Fabbrica di San Pietro. Ma era Michelangelo non un pinco pallo qualsiasi. Stefano Armellin http://armellin.blogspot.com
    NOTA PER MAGGI : Sul mio Blog sto continuando a pubblicare in prima mondiale on line The Opera 1983/1985 dove dimostro che già nel XX secolo avevo riportato l’arte contemporanea italiana in cima al mondo, mi auguro che la luce di questo Natale illumini Tiffany e tutti i suoi bravi giornalisti.

  • marcoflòmeneguzzo ha detto:

    ottimo articolo nella speranza che ‘molti’ anche in Italia, inizino ad aprire gli occhi tra le ‘pieghe’ dell’arte

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