ArtOnTime 2017: il mecenatismo al tempo del web 2.0

Invernomuto ft. Duppy Gun Prod., Lamin Fofana, and Primitive Art - NEGUS, 2013. Still da Video (immagine di repertorio)
Invernomuto ft. Duppy Gun Prod., Lamin Fofana, and Primitive Art - NEGUS, 2013. Still da Video (immagine di repertorio)
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Venezia, fermata Giardini/La Biennale. Il bello dei grandi eventi d’arte è che sono anche l’occasione per rivedere persone che non si ha modo di frequentare spesso. Mi capita così, dopo una giornata di preview della Biennale, di ritrovarmi spalla spalla, su un traghetto affollato, con Marco Trevisan. L’uomo, per capirsi, che ha portato in Italia l’Affordable Art Fair e che, dopo un passaggio in Christie’s come direttore della sede italiana (con la quale oggi lavora in veste di consulente), si è unito al collezionista Giorgio Fasol e al co-fondare di Amplificatore Culturale, Tommaso Cinti per dar vita a ArtOnTime. La prima iniziativa di crowdfunding artistico della piattaforma Artraising.org fondata da Fasol e che ha, come main sposor Eberhard & Co.  Un progetto molto particolare, come mi spiega Marco Trevisan mentre viaggiamo nella laguna,  che «unisce più anime: è un premio, ma anche un’iniziativa di crowdfunding e un progetto espositivo e curatoriale». «Abbiamo chiesto noi agli artisti di sviluppare progetti nuovi – prosegue -, ispirati al tema del tempo. Come sai, il crowdfunding è un mezzo, che come tutti gli altri strumenti può essere usato bene o male, ma spesso lo si interpreta come una di quelle paroline magiche che fanno succedere le cose per incanto».

Marco Trevisan

Marco Trevisan

E la prima magia di ArtOnTime – lanciato a marzo in occasione di Mia Photo Fair – è certamente quella di dare agli appassionati d’arte la possibilità di elevarsi a ruolo di mecenati contemporanei contribuendo alla realizzazione dei progetti dei quattro artisti selezionati dal comitato composto da Giorgio Fasol (collezionista e presidente di AGI Verona), Fabio Castelli (ideatore di MIA Photo Fair), Antonio Grulli (critico d’arte e curatore indipendente), Riccardo Lisi (direttore de La Rada di Locarno) e Monique Veaute (Presidente della Fondazione Romaeuropa): Giordano Rush, Invernomuto, Julia Krahn e Luigi Presicce. Ma il progetto è anche un’occasione – prosegue Trevisan – «per ragionare su nuove formule di mercato e sullo sviluppo futuro di esso, con una forma d’arte (la performance) che è quella più debole da questo punto di vista… o forse anche no». Intanto, però, dopo il battesimo a MIA Photo Fair si avvicina la data di chiusura della raccolta fondi  (20 giugno) e la magia di  ArtOnTime sta per concretizzarsi.

Nicola Maggi: Manca ormai una settimana alla chiusura di ArtOnTime. Coma è andata questa prima esperienza di crowfunding artistico?

Marco Trevisan: «E’ un’esperienza ancora in corso ed è molto significativa, anche perché, come ti dicevo, somma più anime: un premio, un progetto espositivo (Milano, Venezia, Roma) e la raccolta con il crowdfunding. Era proprio questo sistema che ci interessava mettere in piedi, un unicum, e che sta dando dei risultati interessanti. Anche testare nuove formule di reward per i mecenati, inclusa la partecipazione alle performance stesse. E tutto questo con una tecnica espressiva non facile da includere in un sistema che comprende anche il mercato. Ma è proprio l’aspetto della performance che crea ‘engagement’ che ci interessava in questo contesto, il suo concretizzarsi solo nella presenza contemporanea di artista e spettatore. La condivisione dell’esperienza e la compresenza fisica sono rivoluzionarie in un mondo che accade spesso davanti ad uno schermo, e abbiamo cercato di lavorare su questo rapporto reale e biunivoco artista/spettatore e artista/mecenate».

Luigi Presicce. Il giudizio delle ladre (Pentecoste), 2012. Immagine di repertorio

Luigi Presicce. Il giudizio delle ladre (Pentecoste), 2012. Immagine di repertorio

N.M.: Chiusa la raccolta quali saranno le prossime tappe?

M.T.: «Dopo la messa in scena a Venezia, presso l’Istituto di Cultura Svizzero, le performance troveranno spazio al Maxxi, il 2 dicembre prossimo, nel contesto di quello che sarà l’evento conclusivo del Romaeuropa Festival. La performance presentate a Roma potrebbero essere leggermente diverse da quelle presentate a Venezia, partendo da una idea di base comune: anche questo faceva parte della sfida, ossia partire da un concept artistico di base e ampliarlo, potenziarlo, variarlo a seconda della raccolta e del palcoscenico destinato ad ospitarne la messa in scena».

N.M.: I progetti di Giordano Rush, Invernomuto, Julia Krahn e Luigi Presicce che destinazione avranno?

M.T.: «Naturalmente gli artisti rimarranno proprietari delle opere e quelle che verranno cedute saranno le opere derivate (fotografie, serigrafie, esperienze, oggetti, etc). Il Premio Eberhard & Co. per la Performing Art verrà assegnato dopo la tappa di Venezia, quando il comitato (Giorgio Fasol, Monique Veaute, Fabio Castelli, Riccardo Lisi, Antonio Grulli) avrà avuto modo di vedere le performance messe in scena. L’opera vincitrice del premio avrà modo, tra le altre cose, di essere inclusa in un circuito di festival internazionali e di essere valutata per eventuali programmazioni in tali ambiti».

Julia Krahn, Padre e Figlia, 2011.

Julia Krahn, Padre e Figlia, 2011.

N.M.: ArtOnTime è un progetto di Artraising.org di cui sei co-fondatore. Ci racconti di cosa si tratta?

M.T.: «Come dicevo, è un progetto che riunisce tre anime: premio, progetto espositivo e la parte di crowdfunding. Ma grazie alla presenza di uno sponsor illuminato – Eberhard & Co, maison svizzera di orologeria giunta al suo 130° anniversario di vita – novità per un’iniziativa di crowdfunding, siamo riusciti a creare un apparato attorno al solo obiettivo di realizzare delle opere tramite raccolta pubblica online. Ad esempio, abbiamo potuto affrontare i costi della comunicazione e del tour espositivo, ma anche di supportare la produzione stessa delle performance nella loro formula di base, ampliabile con il crowdfunding. E di creare una sinergia importante tra istituzioni (MIA Photo Fair, la Fondazione Romaeuropa, l’Istituto di Cultura Svizzero), persone (il comitato tutto e gli organizzatori: con me Giorgio Fasol e Tommaso Cinti) e gli artisti, per creare valore e occasioni, cosa che di solito manca in una mera raccolta di crowdfunding. Diciamo che questa diventa strumento di concretizzazione di un strategia che si muove ben più a monte».

N.M.: Ci puoi già dire qualcosa sulla seconda edizione di ArtOnTime?

M.T.: «ArtOnTime è un progetto ospitato sulla piattaforma Artraising.org, che si pone l’obiettivo di accogliere una iniziativa per volta, con attenzione e sviluppo di varie sinergie a supporto. Non è un portale per il crowdfunding che ospita proposte di altri nelle quali non entra, in gran numero, e dalle quali spera di ricavare delle commissioni (non ci sono commissioni trattenute). ArtOnTime ha un’onda lunga, che terminerà il 2 dicembre con l’appuntamento al Maxxi, ma forse anche no, nel senso che ci potrebbero essere anche altre tappe espositive. Vogliamo prima andare avanti con il processo, ma l’idea potrebbe essere quella di una seconda edizione con delle variazioni, appunto per il desiderio di testare ambiti nuovi, ma con un approccio simile ossia mettere in network più realtà del mondo arte, dalle istituzioni agli artisti, dal mercato ai singoli, che possano portare un valore aggiunto in un sistema coordinato».

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