Aspettando Natale 2016: 5 mostre da non perdere

Izumi MiyazakiHair cut, 2016© Izumi Miyazaki
Izumi MiyazakiHair cut, 2016© Izumi Miyazaki
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Manca una settimana al Natale 2016 e tra una visita ai parenti e un pranzo magari avrete un po’ di tempo in più per dedicarvi alla vostra passione: l’arte. Ecco allora che in questo ultimo articolo dell’anno dedicato agli appuntamenti nelle gallerie d’arte e nei musei italiani abbiamo selezionato, come di consueto, 5 mostre che stanno aprendo (o inaugurate da pochissimo) che potrebbero fare al caso vostro. Iniziamo con  Give Me Yesterday, la mostra che il prossimo 21 dicembre inaugurerà Osservatorio, il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi creato dalla Fondazione Prada all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. L’esposizione, a cura di Francesco Zanot, rimarrà aperta fino al 12 marzo 2017 e si sviluppa lungo un percorso che comprende più di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali coinvolti in un progetto espositivo che esplora l’uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall’inizio degli anni Duemila a oggi. In un contesto caratterizzato dalla presenza pervasiva di dispositivi fotografici e da una circolazione ininterrotta di immagini prodotte e condivise grazie alle piattaforme digitali, una generazione di giovani artisti ha trasformato il diario fotografico in uno strumento di messa in scena della propria quotidianità e dei rituali della vita intima e personale. Consapevoli delle ricerche di autori come Nan Goldin e Larry Clark negli Stati Uniti o Richard Billingham e Wolfgang Tillmans in Europa, i fotografi presentati in Give Me Yesterday sostituiscono l’immediatezza e la spontaneità dello stile documentario con un controllo estremo dello sguardo di chi osserva ed è osservato. Creano così un nuovo diario nel quale si confonde la fotografia istantanea con quella allestita, si imita la catalogazione ripetitiva del web e si usa la componente performativa delle immagini per affermare un’identità individuale o collettiva. Ma ecco gli altri appuntamenti che, secondo noi, non dovreste perdere:

 

Anish Kapoor

MACRO Via Nizza – Roma

Un lavoro di Anish Kapoor

Un lavoro di Anish Kapoor

Apre oggi al MACRO di Roma la personale di Anish Kapoor curata da Mario Codognato. Considerato uno dei maggiori artisti della scena contemporanea, Kapoor torna finalmente ad esporre in un museo italiano dopo oltre 10 anni, con una mostra straordinaria interamente dedicata ai suoi lavori più recenti e che si focalizzerà sull’aspetto meno conosciuto ma non meno apprezzato di Kapoor: opere e forme che sembrano abbandonare la tridimensionalità e l’utilizzo dei colori primari, che hanno reso l’artista britannico uno dei principali esponenti della New British Sculpture, a favore di nuovi modi e mezzi espressivi.

 

Giovanni Campus

Galleria Giraldi – Livorno

Una vista delle opere di Giovanni Campus alla Galleria Gilardi di Livorno

Una vista delle opere di Giovanni Campus alla Galleria Gilardi di Livorno

Apre oggi, sabato 17 dicembre alle ore 18, negli spazi della Galleria Giraldi, in piazza della Repubblica n.59 a Livorno, una mostra dell’artista Giovanni Campus, con il quale la galleria collabora dall’inizio degli anni sessanta. Quella di Campus è una delle figure più singolari e autonome nel campo della scultura italiana. Le geometrie di Campus, infatti, come scrive Alberto Zanchetta nel suo testo introduttivo al catalogo,  «non appartengono al mondo euclideo ma alla vita fenomenica, al quotidiano epurato, sublimato, idealizzato. Campus guarda in profondità, e in prospettiva a ciò che può ancora accadere. Per lo stesso motivo le sue opere cambiano a seconda dei punti di vista. Quelle qui esposte invitano lo spettatore a un esercizio di concentrazione, e non solo di contemplazione; un esercizio nient’affatto scontato, tanto meno immediato, perché incentrato sui rapporti e sulle misure».  Questa è la decima mostra personale che l’artista tiene presso la galleria, esattamente dopo cinquanta anni dalla prima, che risale al 1966; una sezione del catalogo che accompagna la mostra riporta sinteticamente le precedenti nove personali che la Galleria Giraldi ha dedicato all’artista.

 

Pietro Gilardi – Natura Espansa

Poleschi Arte – Milano

Piero Gilardi, Sasso, 1975. Poliuretano espanso, 70x100 cm.

Piero Gilardi, Sasso, 1975. Poliuretano espanso, 70×100 cm.

E’ dedicata all’artista torinese Pietro Gilardi la mostra inaugurata ieri presso gli spazi della galleria Poleschi Arte in Foro Buonaparte 68 a Milano. Il titolo della mostra – Natura espansa – è di per sé programmatico: come esiste una “realtà aumentata” dai nuovi media elettronici, così esiste una “natura espansa” che però, agli occhi dell’artista, assomiglia molto a un “grido” della natura, dissimulato sotto i colori “aumentati” dei frutti, dell’erba, dei tronchi caduti, della neve o delle onde del mare, realizzati in gommapiuma dall’artista torinese. L’avventura dei “tappeti natura” – così si titolavano sin dall’inizio – comincia nel 1964/65, e l’azione di tagliare e vendere la natura “a metro”, che Gilardi realizza nella seconda metà degli anni Sessanta, è sintomatica del discorso di denuncia, di resistenza, e di attenzione alla “biopolitica” che caratterizza tutta l’attività dell’artista, sino ad oggi, con la significativa e coerente decisione di rinunciare a fare arte per dedicarsi al sociale, durante gli anni Settanta. La mostra di Poleschi, curata da Marco Meneguzzo, presenta una cinquantina di lavori recenti, che tuttavia non hanno perso nulla della loro carica provocatoria e del loro status di “memento” al genere umano: del resto, la vocazione addirittura profetica dell’artista ha sempre pervaso le sue opere, sia durante il momento della cosiddetta lotta di classe – gli anni Settanta -, sia oggi, in cui il campo di battaglia è diventato l’ecosistema planetario.

 

I varchi del poi

aA29 Project Room – Milano

Vinci/Galesi, I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza, 2016, stampa fotografica su carta Hahnemuhle Rag Ultrasmooth

Vinci/Galesi, I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza, 2016, stampa fotografica su carta Hahnemuhle Rag Ultrasmooth

Ha aperto giovedì scorso a Milano, presso la Project Room aA29, il progetto I varchi del poi, con opere di Tiziana Pers, Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi. La mostra, con cui aA29 inaugura la nuova sede di via P. Sottocorno 27, analizza la centralità dell’azione artistica come dispositivo concettuale mirato a superare lo status quo e a trovare un varco tra le secche del presente. Come scrive nel suo testo Leonardo Caffo, «anticipare significa piegare lo spazio-tempo. In questa prospettiva l’arte diventa la verifica della filosofia ma anche, più importante e decisivo, la verifica della vita. Per questo l’artista è una forma di vita del tutto specifica che è impossibile scindere dal suo lavoro: il significato dell’artista coincide con il suo uso». Il duo Vinci/Galesi presenta in mostra il progetto I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza, testimoniato da una serie fotografica in cui le teste e le mani dei due artisti fioriscono di un rituale antico. Con il recupero di un gesto manuale antico, quale il ricamo con fiori, si attua così una metamorfosi in cui senso del sacro e identità individuali vengono proiettati altrove. Con Nativity Tiziana Pers prosegue, invece, il progetto Art History, in cui l’artista scambia una sua opera con un animale altrimenti destinato al mattatoio. In Nativity i protagonisti sono un asino e una mucca, salvati la scorsa estate durante RAVE East Village Artist Residency. In una natività che ragiona per presenze e assenze – si pensi ad esempio alla mancanza di figure umane che nella tradizione iconografica sacra hanno un ruolo centrale – i due animali vengono ritratti ora in una serie pittorica il cui focus non è tanto la descrizione analitica, quanto invece la loro vita come esseri unici e irripetibili. L’ultima sezione della mostra è dedicata all’incontro tra i disegni di Sasha Vinci e quelli di Tiziana Pers.

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