Come si riconosce un talento nel campo delle arti visive? 3 cose da tenere a mente

Lady in the radiator - Flickr: Lo studio di Francis Bacon, 2013. Questo file è sotto la licenza CC BY-NC 2.0
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Ho lavorato per anni nel talent scouting, facendo, come si dice, “il lavoro sporco”. Sostanzialmente mi occupavo di scorgere il talento al suo sorgere, magari nei giovani appena usciti dall’Accademia, o in procinto di uscirne. Mi ero presa il compito di cogliere il lavoro su cui aveva senso puntare per il futuro nel calderone delle nuove proposte e degli artisti emergenti.

Eccitante vero? Beh, sì. Ma ha i suoi pro e i suoi contro, rischi di burn out compresi. Perché non è un lavoro facile, anzi, è spesso un lavoro ingrato. Anche perché gli artisti emergenti, una volta lanciati, raramente si ricordano di chi li ha fatti uscire dal buio indistinto del nulla, e preferiscono raccontare a sé stessi una storia diversa, che li vede nascere già inseriti al top del sistema non si sa come, al loro primo vagito… Ma questa è un’altra storia… (e anche la ragione per cui in questo articolo non farò nomi di giovani scoperte da me curate o segnalate, o per cui ho scritto sui loro primissimi cataloghi). Però quello del talent scouter è un lavoro da cui si impara molto. Soprattutto si impara una cosa: come fare a riconoscere qual è un talento su cui puntare e come distinguerlo, perdonatemi il francesismo, dalle “sole”.

Ora non svolgo più questo lavoro (per cui OCCHIO! Se tu che leggi sei un artista alla ricerca di qualcuno che lo scopra, non prenderti la briga di contattarmi perché sarebbe inutile), ma ho deciso di mettere il mio know how e la mia esperienza al servizio di chi ha voglia di capire come muoversi al meglio nel magico mondo dei diamanti grezzi delle arti visive. Insomma, se sei un talent scouter, un gallerista che vuole occuparsi di giovani talenti, o, meglio ancora, un collezionista alle prime armi o che vuole occuparsi di giovani ed emergenti, quello che sto per scrivere potrebbe interessarti.

Dove e come cercare i talenti? Come distinguerli, appunto, dalle “sole”? Come capire quelli che spaccano, anzi, spaccheranno?

Posto che alla base per capire queste cose dovremmo essere dotati di una buona dose di intuito (una specie di fiuto per gli affari declinato sul talento), anche in assenza di tale dote naturale, ci sono un paio di cosette che, se le teniamo presenti, ci possono aiutare.

 

#1 – Dove vado a cercare i giovani o gli emergenti interessanti?

 

Beh, ok, ora che l’ho scritta, me ne rendo conto anch’io: la domanda è ingenua. Per prima cosa occorre girare molto e vedere molto. Vedere anche, e in questo caso soprattutto, i piccoli: i posti piccoli, le piccole mostre, i piccoli concorsi. Come ormai in ogni campo, è utile usare molto il web e scandagliarlo con cura.

Ne verranno fuori i primi risultati e potrebbero essere utili, a patto però che tu sia una persona almeno un po’ esperta di arte contemporanea, e consapevole di ciò che accade in questo momento nell’ambiente delle fiere e delle gallerie di pregio. Se non sei abbastanza aggiornato, potresti infatti cadere in alcune trappole, come trovare interessante un lavoro che invece è banale o già visto (ma se non sei aggiornato, cioè non vai alle fiere o alle mostre, mi sorge il dubbio che l’arte non ti interessi molto, quindi non si capisce perché tu voglia collezionare o fare il gallerista o il critico… ma anche questa è un’altra storia!).

Teniamo presente che un lavoro potrebbe essere banale in modo evidente, per i temi e la qualità tecnica ed esecutiva, ma anche in un modo più sottile. Tolti quelli che fanno il ritratto della fidanzata (nel migliore dei casi) e altre banalità, capita infatti che molti aspiranti artisti a corto di idee copino lavori meno noti di artisti di grande livello internazionale, spacciandole per proprie con gli incauti. Qui perciò occorre un po’ di expertise. Se sei un gallerista o un critico o un collezionista che coltiva molto il suo interesse, o ancora un art-enthousiast queste cose dovresti però saperle. Ma una persona alle prime armi o che si fida molto potrebbe cadere nella trappola, perciò occorre fare un po’ di attenzione.

Poi, nulla vieta di comprare un lavoro che fa il verso a un contemporaneo più importante, ma in questo caso occorre:

  1. Distinguere la copia dalla citazione (altra cosa e ben più colta e interessante)
  2. Capire che se vogliamo comprare una scritta al neon che non è Kosuth, ma ci piace, nessuno ce lo vieta. Basta sapere che non è un’idea originale, però.

#2 – Ma come distinguo un diamante grezzo da un lavoro scadente?

 

Ok, è chiaro: ci sono tanti artisti bravi in giro, ma ci sono anche molte cose che a prima vista appaiono interessanti o addirittura geniali, e poi si rivelano delle fregature. Ma occorre essere onesti e premettere che in parte chi scommette su nuovi talenti, invece di puntare su quelli già storicizzati, deve giocoforza assumersi una certa dose di rischio. È nella natura della cosa, e, ammettiamolo, costituisce una parte del divertimento.

C’è un po’ il brivido della scommessa. Oggi io punto su un lavoro al momento sconosciuto e lo pago poco, e domani lo rivendo a prezzi incredibili, oppure non lo vendo affatto, ma lo tengo e me ne vanto con amici e conoscenti. Per poter dire queste cose domani però la conditio sine qua non è proprio il non aver puntato sul sicuro!

La sicurezza al cento per cento di non buttare via tempo e denaro, nell’arte come nella vita, non si può avere, certo. Tuttavia, qualche criterio per capire dove andare a parare esiste. In primo luogo, sarebbe utile identificare un esperto di arte di cui vi potete fidare, sia per cultura che per lealtà e onestà (ahahah ok, buona fortuna! Non è proprio facilissimo! Ma neanche impossibile, c’è un sacco di gente preparata in giro). Se però non ne avete voglia, o non vi fidate, potete imparare voi qualcosa per muovervi al meglio.

Quando trovate un lavoro di un artista (si spera soltanto per il momento ancora) poco conosciuto, la prima cosa da capire riguarda il lavoro in sé. Deve essere attuale, ma personale. Deve essere inserito in ciò che accade, parlare con il mondo dell’arte e della cultura com’è oggi e aver presente le tendenze attuali, nel senso più ampio possibile, ma deve anche saperle sviluppare con una propria capacità di elaborazione unica e (attenzione, punto importante) con un proprio linguaggioIn secondo luogo, l’opera deve avere delle qualità in cui si intravede un possibile sviluppo futuro. Tale qualità si vede ovviamente nell’opera in sé, ma si capisce ancora meglio osservando il suo autore.

Teniamo presente che è l’artista l’oggetto di attenzione, in questo caso, quasi più delle sue prime opere. Io vedo che cosa lui o lei fa, per esempio, ma mi interessa ancora di più capire che cosa farà. Le qualità interessanti da notare hanno a che fare con la ricerca, la strada che l’artista intende percorrere. Dall’idea che lui ha in mente, capiamo dove vuole andare e come intende farlo. Chiediamoci anche se è informato, se legge, se studia. Queste sono cose importanti. È importante anche sapere se frequenta l’ambiente giusto, non neghiamolo, ma non è questa la cosa essenziale (inoltre su questo, se deciderete di seguirlo come galleristi o collezionisti, potrete facilmente intervenire voi).

In più, tenete presente che l’artista emergente non avrà ancora una visibilità sui media tradizionali, tipo testate ufficiali e note (se no, non è emergente o lo è meno), ma sarà presente sui social e altri canali analoghi. Proprio come le compagnie che fanno hiring, dai social e da come sono usati potete già capire e vedere molto. Si vedono i lavori, innanzitutto, e si vedono le relazioni che l’artista intrattiene con spazi e realtà del settore. Si vedono i gusti, cosa importante. E poi si vede come il personaggio che ci interessa si comporta con le altre persone, cosa altrettanto importante, anche se non sembra.

Occhio, infatti. Se vi accorgete che l’artista è un continuo tentare di compiacere con metodi di persuasione o simili voi o altri tipo galleristi, collezionisti o critici, cassatelo immediatamente. Non solo vuol dire che non è affidabile, ma probabilmente supplisce alla carenza di talento e capacità, con abilità di relazione che durano il tempo del suo interesse a spillarvi quattrini o contatti. Lasciatelo perdere, non merita la vostra attenzione.

Può non piacervi l’idea, ma un artista valido facilmente non sarà tanto compiacente nei vostri confronti, ma terrà fede alla sua idea di quello che vuole fare anche contro la vostra opinione. Valutate questo aspetto più dei lecchinaggi vari, questo è un punto fondamentale.

Ma da ciò che ho detto si capisce anche che, social a parte, la prima cosa da fare è frequentare gli studi degli artisti e, dove possibile, gli artisti stessi. Parlare con loro, capirli. Per ragioni logistiche e di tempo spesso non si riesce, ma questo sarebbe davvero il punto fondamentale.

 

#3 – E come capisco che cosa accadrà in futuro?

 

Ok. Chiariamoci subito. Se l’artista è davvero emergente e alle prime armi è molto difficile capire il suo futuro posizionamento nel mercato, per forza di cose. Troppi sono i fattori (ambientali, logistici, di mercato stesso e finanche personali) da valutare e a meno di saper leggere i tarocchi o interpellare Paolo Fox, non potete avere alcuna risposta scientificamente certa al riguardo. Tenete presente due cose però.

Uno: se avete comprato qualcosa che vi piace e in cui credete, siete già ripagati dal fatto di possedere un’opera che vi piace e in cui credete. Vi pare poco?

In più, trattandosi di un giovane, è vero che il suo futuro è incerto, perché dipende da troppe variabili, ma è anche vero che non avrete speso molto per la sua opera. Perciò la perdita, se amate il lavoro, non vi brucerà molto!

Secondo: cosa ancora più importante, occhio… siete voi i collezionisti o i galleristi, ricordatevelo. In realtà il futuro posizionamento nel mercato del giovane artista dipende in gran parte da voi, da come lo gestirete, da come investirete sul suo lavoro e da come, con chi e dove lo presenterete. Un’idea potrebbe essere per esempio affidare a qualcuno esperto, magari, la cura della promozione dell’artista, investendo qualcosa, ma se siete un gallerista dovreste farlo voi.

Chiaro che, crisi o non crisi, quello che ho appena scritto non è facilissimo da mettere in pratica. Ma a parte il coraggio e il gusto per il nuovo e per la scoperta, che, come dicevamo, senza un pizzico di rischio non si dà, queste non sono che alcune prime cose da tenere a mente e che mi riprometto di approfondire prossimamente in altre occasioni (magari rivolgendomi non solo a chi compra e sceglie, ma anche agli artisti stessi).

In ogni caso, per quanto complessi da affrontare, credo davvero che questi siano temi molto importanti a cui pensare, molto più di quanto oggi in effetti non accada. Perché alla fine, oltre ad essere un investimento finanziario, l’arte che scegliamo parla di noi come persone, come ruolo, come personaggi e, perché no, anche come brand (pensiamo alle corporate collections e altre realtà analoghe). E nel mondo della comunicazione (n).0, in continua evoluzione, questo non è affatto poco. (Leggi anche -> Come si valuta l’arte contemporanea)

PS: In tutto l’articolo ho declinato il termine artista al maschile, ma soltanto per mera esigenza di coerenza sintattica volendo mantenere il discorso sul generico. Il fatto che io scriva “un artista” con o senza apostrofo, non significa nulla. Qui s’intende come artista colei o colui che fa arte, indipendentemente da genere, specie, gusti sessuali, colore o piatto preferito, squadra del cuore e se ami i cani o i gatti. Chiaro il concetto? Grazie!

 

© 2017 – 2018, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

12 Commenti

  • Heloisa ha detto:

    Questo non sembra un articolo scritto da Lei, Nicola. Gli altri suoi articoli sono abbastanza laconici, eleganti, leggeri, piacevoli e non didattici, mai impacciati e tantomeno ripetitivi. Qui ci sono troppe “altre storie” e poco succo: siccome il tema afrontato è molto interessante, io su questo ci rilavorerei un pochino di più.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Al di là del fatto che non mi sembrava ci fossero tutti questi difetti, ma ognuno ha la sua sensibilità, l’articolo non è mio ma della collega Maria Cristina Strati che mi pare abbia trattato l’argomento in modo idoneo e specificando che si tratta solo di un primo approccio su cui tornerà in futuro proprio per la necessità di andare più in profondità.

    • armellin ha detto:

      Giusto, merita un approfondimento con link di talent scout attivi e seri, dove per seri s’intende che rispondono subito e visitano lo studio dell’artista…

    • Maria Cristina Strati Maria Cristina Strati ha detto:

      Gentile Heloisa, ma certo, questo non è che un primo articolo, per altro volutamente provocatorio. Mi spiace che non le sia piaciuto, ma pazienza. Di certo affronterò ancora il tema (e con almeno due “effe”! 😉 )
      Un cordiale saluto

  • armellin ha detto:

    EVITEREI PER SEMPRE la categoria giovane ed emergente, il talento o c’é o non c’é e può manifestarsi a qualsiasi età ; la parte chiave di questo articolo é : “la prima cosa da fare è frequentare gli studi degli artisti e, dove possibile, gli artisti stessi. Parlare con loro, capirli. Per ragioni logistiche e di tempo spesso non si riesce, ma questo sarebbe davvero il punto fondamentale”. Qui a Pompei aspettiamo sempre Maggi.
    Come metodo per i talent scout in erba suggerisco questo : una volta nello studio dell’artista (vero) e possibilmente prima di essere presi a calci perché chiaramente già la sola vostra presenza non é gradita, niente di personale, ma state intralciando i lavori ! chiedete nei pochi decimi di secondo che avete a disposizione, se l’artista é vero (se é falso potete dormirci nello studio); di vedere le prime cento opere di inizio carriera e le ultime cento, cioé quelle più recenti dell’anno in corso. Poi, uscite in fretta e correte,correte, anche senza salutare, ogni artista vero in studio ha sempre il fucile del nonno carico ! SA

    • giuseiannello ha detto:

      La categoria dell’art talent scout appartiene a una professione, cioè cerca talenti come lavoro. Ne deriva che l’obiettivo è il guadagno. Cstui deve avere la ragionevole certezza che il Talento avrà modo di produrre ancora per molti anni, perché il suo utile sarà proporzionale alla quantità prodotta.
      Inoltre, si dà per scontato che chi, dopo i quaranta, non ha ancora sfondato, non abbia le qualità per farlo mai più.
      Cari Artisti di mezza età, rassegnatevi, resterete “emergenti” per sempre, ormai…e lo dico con affetto, da attempata artista emergente.

  • Daniele Galloni ha detto:

    Giovane emergente la sola categoria dove cercare? ah ah ma non si è allungata la vita? Comunque va bene così, in effetti arrivati ad una certa maturità se si continua a dipingere non è certo per essere scoperti e svendere a poco prezzo i propri lavori, per un’illusoria speranza di successo.

  • Fab12 ha detto:

    Trovo l’articolo comunque utile per lo stimolo e le dritte che comunque riesce a stuzzicare. Sono d’accordo con Armellin sul punto “categoria giovane ed emergente”: è una gabbia che ci vogliamo troppo spesso imporre… da professionista in ambito creativo (sono pubblicitario e designer) ritengo che le idee più belle siano il frutto dell’intuizione unita all’esperienza che sappia però mantenersi libera e aggiornata.
    Altro punto da valutare: capire quanto l’aspirante artista creda in sé stesso e quanta energia abbia veramente intenzione d’investire per primo…

  • marcoflòmeneguzzo ha detto:

    mi sono proprio divertito a leggere l’articolo, complimenti alla Sig.ra Strati

    • Maria Cristina Strati Maria Cristina Strati ha detto:

      Gentilissimo Prof. Meneguzzo, detto da Lei è un vero complimento, grazie molte!

  • richardchance84 ha detto:

    Io l’articolo l’ho trovato interessante, mi piacerebbe approfondire l’argomento e pertanto spero che ci sia un seguito. La parte che mi ha poco convinto, forse perché trattata in maniera troppo rapida, è quella che affronta il concetto di banalità. Come esempio si cita l’artista che fa il ritratto della fidanzatina : io penso che se un artista (uomo o donna che sia) è in grado di elaborare uno stile e un linguaggio personali, poco conta il soggetto delle proprie creazioni. Non è il grado di stravaganza che rende degna di considerazione un’opera d’arte.

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