Diario bolognese #1- Arte Fiera 2017: tante novità… poche novità

L'ingresso di Arte Fiera 2017
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Sulla carta sembrava dovesse essere un po’ l’edizione del cambio di passo per Arte Fiera, ma alla fine l’effetto delle novità introdotte dalla nuova direttrice artistica mi sembra sia stato quasi annullato dalle logiche di mercato. Evidentemente più forti di ogni aspirazione curatoriale. E questo a partire dall’annuciata commistione di moderno e contemporaneo che doveva abbattare, finalmente, la rigida divisione tra i due periodi. Divisione che, invece, è apparsa piuttosto netta, con quasi tutte le gallerie che seguono la produzione artistica più recente inserite nella hall 25. E qualcosa ci sarebbe da dire, forse, anche sulla proposta artistica complessiva di questa 41esima edizione di Arte Fiera, mediamente poco interessante e con rarissime novità anche tra lo “storicizzato”. Per non parlare della nuova veste grafica, sulla carta moderna e accattivante, ma che, usata solo nelle aree relax e all’entrata, ha reso l’allestimento – giocato solo sui toni del bianco e del grigio – piuttosto algido. Ma procediamo con ordine.

 

Che fatica portare il contemporaneo ad Arte Fiera

 

In fondo c’era da aspettarselo. Il contemporaneo vero, ad Arte Fiera, non è di casa da molto tempo e qui il collezionista tipico cerca, principalmente, lavori di artisti ormai storicizzati. Tant’è che anche tra gli espositori della hall 25 sono stati in pochi ad osare e la maggior parte delle opere presenti negli stand è molto decorativa; magari bella a vedersi, ma abbastanza inconsistente. E a spiccare, in questo scenario, sono veramente poche le gallerie. Tra queste, la prima da citare è la fiorentina Eduardo Secci (hall 25, B/68) che a Bologna presenta una serie di lavori dello svizzero Zimoun (1977), famoso per le sue sculture ed installazioni sonore, realizzate combinando materiali grezzi ed industriali, come nel caso di 120 prepared dc-motors che campeggia all’esterno dello stand della galleria realizzata con scatole di cartone. Molto belli, peraltro, anche i lavori su carta fatta mano con fibra di gelso a firma di Monika Grymala. Sicuramente uno degli stand più belli della fiera.

Zimoun, 120 prepared dc-motors , 2016

Zimoun, 120 prepared dc-motors , 2016

Molto interessante anche la proposta della galleria Piero Atchugarry (hall 25, B/47) che quest’anno ha portato a Bologna, tra gli altri, una serie di opere del giapponese Yukem Teruya nei cui lavori, realizzati principalmente con carta, sono spesso presenti riferimenti alla cultura attuale, tra consumismo e globalizzazione, sapientemente abbinati a tecniche artigianali della sua terra d’origine, l’isola di Okinawa. Tecniche con cui l’arista, collocabile all’interno di quello che è il fenomeno Neo Pop giapponese, riscatta oggetti poveri, di uso comune, ritagliando su di loro un varco per il mondo organico, ritrovandogli così uno strato naturale.

Yukem Teruya, un lavoro dalla serie New York Time, 2011

Yukem Teruya, un lavoro dalla serie New York Time, 2011

 

La terza galleria che spicca tra quelle più votate al contemporaneo presenti ad Arte Fiera è poi la berlinese Galleria Mazzoli (hall 25, A/31), che porta lavori di artisti come i nostri Christian Fogarolli, Roberto Pugliese e Michele Spanghero. Ed è forse quest’ultimo il vero protagonista dell’allestimento, con la scultura sonora Ad Lib.: imponente installazione composta da un set di canne d’organo suonate da un apparecchio elettromedicale per la ventilazione artificiale e che gioca sulla molteplicità dei significati che può avere il termine “organo” e, allo stesso tempo, con quel titolo che in termini musicali significa “a piacere”, ci fa riflettere su temi come l’accanimento terapeutico.

Una vista dello stand della Gallerie Mazzoli con, sulla sinistra, l'opera Ad LIb (2016) di Michele Spranghero.

Una vista dello stand della Gallerie Mazzoli con, sulla sinistra, l’opera Ad LIb (2016) di Michele Spranghero.

Tra le opere allestite nei vari stand della hall 25 spiccano, in uno scenario mediamente poco stimolante, alcuni lavori di singoli artisti emergenti, principalmente italiani, e che meritano certamente attenzione. E’ il caso di Gianni Moretti  presente, con alcuni lavori recenti, nello stand della galleria Montrasio Arte (Hall 25, A/79), o di Gugliemo Castelli, portato in fiera da Francesca Antonini (Hall 25, A/75). E molto belle sono anche le sculture del giovane Paolo Migliazza candidato al premio Euromobil Under 30 e presente nello stand della galleria L’Ariete (Hall 25, B/48).

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E interessanti sono anche i lavori di Ivan Barlafante presentati dalla Galleria Michela Rizzo (Hall 25, A/43) e quelli di Paolo Bini proposti dalla Galleria Nicola Pedana (Hall 25, B/73). Tutti nomi, quelli appena citati, che sono una dimostrazione di come la scena artistica contemporanea italiana sia vivace e qualitativamente ottima. Tanto che, forse, meriterebbe un po’ più spazio anche ad Arte Fiera, ma, stando anche ai commenti abbastanza sprezzanti di alcuni visitatori, riportare qui il contemporaneo, quello vero, appare la missione più faticosa.

 

Se i vecchi trend faticano a cambiare

 

Dalla Hall 25 spostiamoci alla 26. La sezione dedicata al moderno, o meglio, al contemporaneo storicizzato è stata sempre lo zoccolo duro di Arte Fiera. Ma quest’anno, nononstante lo sforzo apprezzabile di ridurre il numero delle gallerie a favore della qualità, la proposta media è apparsa abbastanza deludente. I nomi, i soliti, c’erano tutti, ma spesso con opere di minor importanza rispetto al passato. Se non addirittura con lavori già visti nel 2016. Segno dei tempi e Arte Fiera, da sempre una bussola per capire i nuovi trend di mercato, rispecchia quanto si è già visto, infatti, nel settore delle aste dove alcuni “filoni aurei” si stanno esaurendo e, piano piano, ne mergono altri o almeno si testano. Con tutto quello che ne consegue in termini di incertezza su cosa proporre. Tanto che non pochi stand hanno optato per una selezione trasversale, proponendo insieme artisti cinetici, un po’ di Pop Art romana e di Pittura Analitica. Con buona pace di ogni intento “progettuale” o “curatoriale” che dir si voglia. Spesso, peraltro, le opere presenti sono anche di produzione tarda rispetto ai periodi d’oro degli artisti portati in fiera. Di fatto la parte migliore della Hall 26 è il corridoio di destra dove si trovano gli stand, sempre elegantissimi e con opere di assoluto pregio, della Galleria dello Scudo – che, tra gli altri, portava una serie di lavori bellissimi di Giuseppe Spagnulo e una tela splendida di Tancredi – , Mazzoleni Arte e Tornabuoni Arte, con una bella selezione di lavori di Burri e di Marino Marini.

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Ben curato ed elegante anche lo stand di Open Art che, a Bologna, ha portato quattro mini-personali dedicate a Jiri Kolar, Paul Jenkins, Conrad Marca-Relli e Walter Fusi. Ma, insomma, nel suo insieme niente di nuovo sotto il sole della hall 26. In termini di novità, infatti, sono solo un paio gli espositori che mi sento di citare: Osart Gallery e 10 A.M. Art. La prima ha portato in fiera, ad esempio, una serie di opere storiche di Shusaku Arakawa, come la tela Mistake, omaggio dell’artista a Duchamp. Ma anche alcuni lavori superbi di Pietro Fogliati, come la bellissima scultura “di luce” da titolo Realtà Virtuale. Tanto per citare alcuni dei nomi presenti nello stand di Osart.

Shusaku Arakawa, Mistake

Shusaku Arakawa, Mistake

La 10 A.M. Art, realtà che si sta sempre più affermando nel campo dell’arte ottico-cinetica, accanto a lavori storici di Marina Apollonio e Franco Grignani, ques’anno ha portato a Bologna una bellissima selezione di lavori di Mario Ballocco che, in maniera quasi filologica, attravarsano alcune delle principali tappe delle sue ricerche ottiche, mostrandoci a pieno quale sia stato il suo ruolo di pioniere delle ricerche optical. Per non parlare dei lavori storici di Luigi Veronesi, messi in dialogo con le sperimentazioni fotografiche di Grignani. Uno stand di qualità museale.

Una vista dello stand di 10 A.M. Art con lavori storici di Mario Ballocco.

Una vista dello stand di 10 A.M. Art con lavori storici di Mario Ballocco.

Da rilevare, infine, una presenza minore rispetto a quello che ci si poteva attendere di opere della Pop Art romana, di fatto rappresentata quasi unicamente da Mario Schifano e Tano Festa. Interessante, invece, l’emergere in modo sempre più consistente di artisti come Bruno Munari, Ugo La Pietra, Emilio Isgrò e Scarpitta. Tutti segni di un cambiamento in atto, già “ufficializzato” anche dalle aste, e che certametne caratterizzerà un po’ tutto il 2017.

 

Fotografia: poca ma buona

 

Tra le “novità” di questa edizione, quella meglio riuscita è certamente la sezione dedicata alla Fotografia. Dopo il “divorzio” con Mia Fair, la presenza di gallerie di fotografia è stata fortemente ridimensionata e quest’anno sono solo 9. Tutte di ottima qualità. Ma soprattutto questa è la sezione curata personalmente da Angela Vettese che ha selezionato i partecipanti basandosi sulla proposta artistica e non sul “brand”. E il risultato è ottimo e ci fa intuire cosa potrebbe essere Arte Fiera se questo modus operandi fosse adottato per tutta la manifestazione. Invece di affidarsi, nelle selte, ad un comitato composto prevalentemnte da galleristi. Cosa, peraltro, piuttosto discutibile in termini proprio di “etica”. Detto questo, basta dare uno sguardo allo stand della MLB Gallery dove, in pochi metri quadri, sono presenti alcuni dei nostri migliori fotografi: da Silvia Camporesi a Mustafa Sabbagh, passando per la giovanissima Anna di Prospero, una promessa della fotografia italiana che sta avendo un ampio consenso di pubblico e non solo.

Anna di Prospero, Self-portrait with my mother, 2011

Anna di Prospero, Self-portrait with my mother, 2011

Insomma, chiudendo questo nostro primo reportage da Bologna, il processo di rinnovamento di Arte Fiera sembra essere iniziato in modo piuttosto timido, non soddisfacendo quasi per niente quelle che erano la aspettative nate dopo la presentazione del progetto. Questo non vuol dire che non ci siano opere interessanti, alcune ve le abbiamo citate, altre le scoprirete da domani. Ma sicuramente quello che manca a questa edizione è, in assoluto, la “freschezza”.

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13 Commenti

  • Fabio12 ha detto:

    Visitato solo il Pad25 (non ho fatto in tempo! L’apertura del Vernissage dalle 12 alle 21 non la trovo molto logica per un giorno infrasettimanale Sono partito da Lecco alle 16 e alle 19,15 entravo in Fiera… almeno fino alle 22!). Mi fa piacere che i tuo report coincida con le opere che ho notato (e fotografato) pure io… ma al contempo non so se è reciprocamente conveniente per te 😀
    Il Contemporaneo “vero” hai ragione: “appare la missione più faticosa”

  • armellin ha detto:

    Ursula Casamonti della Tornabuoni Gallery London mi aveva invitato gentilmente al loro stand ad arte fiera per conoscerci personalmente, purtroppo sono impegnato in una nuova composizione (Tempi Ultimi) e, sinceramente, arte fiera non mi manca.
    Un bicchiere di vino e un panino alla mortadella mi da più pace e benessere del falso storicizzato di turno che trovi da quelle parti. E’ chiaro che tutti gli espositori di arte fiera che lo desiderano possono prenotare la visita al mio Space Seven di Pompei, aperto 365 giorni l’anno.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Carissimo Nicola sono reduce da due giorni in Fiera a Bologna e come oramai succede da alcuni anni si percepisce un assenza di nuove proposte dell’oggi, che dialoga poi con i rari capolavori di ieri !!!
    Ho visto anche gallerie con stand poco curati nel rigore e nell’eleganza, tra quelli più significativi, la mia età mi porta al padiglione 26, segnalo la TORNABUONI , la MAZZOLENI, la GALLERIA DELLO SCUDO, passando all’altro, il 25, la galleria che ha mostrato più cura dello stand è quella di Niccoli ed Anselmi che con sobrietà e gusto sono riusciti a far dialogare SCARPITTA con SASSOLINO, rapprentanti rispettivamente di quella suddivisione temporale che non ha mai condiviso!!!
    Nicola dobbiamo riconoscere che il termine “fiera” si addice a Bologna storica e bella città italiana che non può che rappresentare al meglio la nostra Italia, sempre più sofferente, ingessata, rassegnata, priva di idee e progetti e chi più ne ha li metta!!!
    Malgrado tutto quell’angolo di MARINO MARINI da Tornabuoni mi è rimasto nel cuore!!!
    Ciao e a presto

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, condivido a pieno quello che scrivi. Peraltro, citi le gallerie che ho anch’io inserito nell’articolo, tranne la coppia Anselmi-Niccoli che non ho inserito solo per motivi di spazio: effettivamente avevano un bellissimo stand, con un lavoro di Isgrò molto interessante (tra li altri). Sinceramente, come ho scritto, mi aspettavo di più. Anche perché l’edizione dello scorso anno era molto bella e quanto fu intrapreso il rilancio di Arte Fiera, circa 3 anni fa, tra il prima e il dopo si vide uno stacco decisamente più marcato, in termini sia di immagine che di qualità, rispetto a quello che ho visto quest’anno. Forse, faccio riferimento al tuo commento, dovremmo anche renderci conto di qual è l’anima di Arte Fiera e lavorare su quello. Da amante del contemporaneo vorrei, ovviamente, vederne di più, ma se davvero lo si vuole riportare a Bologna bisogna anche portarci i collezionisti giusti. Parlando con molto galleristi più di ricerca mi dicevano che si sentivano un po’ dei pesci fuor d’acqua e non sono stati pochi i commenti sprezzanti che ho sentito fare davanti alle opere più recenti da parte dei partecipanti alla preview. Segno che si è cercato di fare un cambiamento (più annunciato che altro), ma che non si è stati in grado di ampliare la platea coinvolgendo chi poteva apprezzarlo. Un peccato anche perché alla fine il rischio corso è stato proprio quello di non accontentare nessuno: né chi ama Arte Fiera così come è sempre stata, né chi (come me) sperava in una maggior freschezza della proposta. Detto questo, l’angolo di Marini era veramente bello…
      Un abbraccio

      Nicola

  • marco meneguzzo ha detto:

    condivido in toto l’articolo pochissime note di rilievo eccettuate quelle citate, mi sono divertito molto di più in giro per la città……….confidavo molto in un cambio di rotta con l’avvento della sig.ra Vettese ma……..direi che non c’è stato, cordiali saluti

  • Emanuele Palli ha detto:

    Ormai l’artista contemporaneo è soltanto un tizio che compie un gesto elementare, come tagliare una tela, appoggiare una passerella plastificata a un’isola o accostare una statua classica a una montagna di panni, per poi ricamarci sopra qualche costruzione teorica insignificante. D’altronde su qualsiasi stupidaggine si possono erigere commenti intellettualoidi e basta un po’ di meteorismo metafisico per darsi arie da artista. L’arte contemporanea si sta riducendo alla posa di qualche parolaio che commenta il nulla di cui è stato capace. Il problema non è costituito dagli impostori, ma da un’intera società che li celebra e dà loro credito. Chiaramente il discorso è estendibile a tante altre categorie professionali che esulano dal fatto artistico.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Questioni di punti di vista. Certo non tutto quello che ci viene proposto come arte lo è. E non di rado si ha la sensazione che l’opera sia più nella testa del critico/curatore di turno che non nell’oggetto in sé. Ma generalizzare mi sembra eccessivo. Per poter apprezzare alcune forme di espressione serve anche un po’ di conoscenza. Ma questo vale per l’arte di ogni periodo: valutare la produzione artistica solo fermandosi alla superficie non basta. Altrimenti se ne perde la reale portata. L’importante è guardare all’arte con un corretto spirito critico senza farci abbindolare. Ma questo è fondamentale anche nella vita di ogni giorno. Poi, ovviamente, ognuno ha i suoi gusti e su questo non si discute.

  • Fabio12 ha detto:

    Signor Emanuele, mi piacerebbe anche sapere quali sono, secondo lei, i veri artisti e non solo quelli che non le piacciono…

  • Emanuele Palli ha detto:

    “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. In arte e in letteratura sono un necrofilo e amo risalire a ritroso le correnti del tempo per trovare artisti degni d’amore. Probabilmente è un mio limite. Oppure sono i contemporanei ad essere lillipuziani rispetto a chi ci ha preceduto. D’altronde non vengo per fare approfondimenti, non vengo in pace, ma con spirito di polemica verso certi santoni dell’arte contemporanea che si mettono in posa nei salotti televisivi, spandendo pomposamente un vuoto di valori artistici che è ben diverso da una desolazione sublimata nell’arte. L’Oracolo Insolente, ovvero il sottoscritto, non si inchina ai vacui idoli del presente e cerca, anche dentro se stesso, verità che reggano alla prova del tempo, schivando performance o installazioni nate per scivolare nell’oblio. L’arte deve arricchire per sempre di suggestioni irresistibili, attirare come un’esca salvifica che trascina in alto e altrove.

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