Investire in arte e i rischi dell’acquisto compulsivo

Una vista della mostra Magnificent Obsessions: The Artist as Collector alla Barbican Art Gallery (2015)
Una vista della mostra Magnificent Obsessions: The Artist as Collector alla Barbican Art Gallery (2015)
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Ogni giorno, in Italia e nel mondo, un numero elevatissimo di potenziali collezionisti d’arte viene raggiunto da programmi televisivi, articoli di giornale o radiofonici e, soprattutto, grazie a contatti più o meno fortuiti sul web, da nuove opportunità di acquisto con la promessa che tali investimenti si rivelino buoni traguardi finanziari. Ora, il sottoscritto crede fermamente nelle opportunità che l’investimento in Arte può regalare e nell’importanza di diversificare i propri investimenti attraverso il posizionamento del proprio portafoglio finanziario su questo asset, considerato storicamente come un vero e proprio “bene rifugio”, tanto da avere scritto, assieme allo storico dell’Arte Salvatore Puzella, il libro Investire in Arte e Collezionismo (Trading Library Editore, 2015 ), ma occorre mettere in guardia i tanti potenziali investitori, appassionati e fiduciosi nell’arte, sul confine talvolta molto sottile tra la figura del collezionista e quella dell’esperto d’arte.

Sempre più persone tendono a sfogare un loro bisogno compulsivo di collezionare investendo cifre importanti del loro patrimonio in “oggetti d’Arte”, stante la vasta offerta di opportunità di acquisto. La storica chiusura di molti collezionisti, effettivi o potenziali, la loro ritrosia nei confronti dei rapporti con gli altri e la loro tendenza a minimizzare l’importanza delle relazioni personali non li porta però a confrontarsi e a condividere informazioni che possono altresì incidere nelle loro scelte, non tanto per acquisti consigliati, ma come acquisti che poi non si concretizzano grazie agli approfondimenti che gli interessati trovano per esempio sui forum, e che “aprono gli occhi su possibili incauti acquisti”. Pensiamo ad Artisti che sono il frutto di una mera operazione speculativo-commerciale, che ne promuove il nome e ne gonfia il valore. Scambiarsi conoscenze e esperienze, fare rete fra soggetti competenti ciascuno in un determinato settore, è fondamentale per cercare di tutelarsi reciprocamente.

Molti programmi televisivi si occupano di persone afflitte dall’ossessione per l’accumulo in ogni sua forma e un numero sempre crescente di letteratura medica-scientifica affronta il tema del collezionista e della sua “compulsività” con particolare attenzione a come persone con disturbi ossessivi compulsivi, insicuri, sentano molto forte la necessità di collezionare, più in generale, oggetti di ogni genere. Premesso doverosamente che ho così tanto rispetto dei medici da non non volermi nemmeno per un attimo sognare di sostituirmi a loro, è bene segnalare alcuni comportamenti che possono e devono farci riflettere se sia o meno il caso di procedere impulsivamente in un investimento nel campo dell’arte, ma anche in altri strumenti finanziari che possono avere ripercussioni molto importanti sul nostro budget familiare.

Esistono dei segnali da non sottovalutare, campanelli d’allarme che devono spronarci ad approfondire se in quel determinato momento siamo guidati nell’acquisto da una reale consapevolezza (se siamo lucidi) o da una imprudente e potenzialmente rischiosa inconsapevolezza (se stiamo semplicemente sognando). Così come non bisogna avere la convinzione che ci sia soltanto un modo giusto di fare le cose, allo stesso modo dobbiamo sempre chiederci se l’acquisto che stiamo valutando sia davvero l’unica opportunità che abbiamo in quel determinato momento.

Occorre essere aperti a altre possibilità, atti o azioni e soprattutto non perseverare nei comportamenti nonostante i ripetuti fallimenti. Ammettere gli errori commessi e affrontarli è il primo passo per superare le nostre paure e correggere i nostri sbagli. Personalmente consiglio di arrivare all’acquisto di un Quadro solo ed esclusivamente se riconosciamo in esso soprattutto un elemento di piacere dato dal valore intrinseco della sua fruibilità indipendentemente dal valore storico-economico che ha o che verrà a avere. Dobbiamo stimare, prima di procedere all’acquisto, se abbiamo o meno la tendenza a conservare Opere prive anche solo di quella dote.

Nella fase di ricerca delle Opere bisogna fare molta attenzione e dobbiamo preoccuparci quando registriamo una notevole difficoltà a distinguere a prima vista i diversi livelli di importanza delle questioni, cioè a limitare la preoccupazione per i dettagli rispetto agli aspetti essenziali, situazione che si traduce poi in una difficoltà nello stabilire priorità in compiti e interventi. La ricerca maniacale di una perfezione ideale nell’Opera che stiamo valutando esprime, più che una reale problematica, un disagio psicologico che ci fa leggere il difetto (presunto) nel quadro, magari una pennellata sfuggita al controllo dell’Artista, come un tratto negativo che mina la bontà della nostra scelta. Seguendo questa visione materiale però, ci attacchiamo più al supporto che al contenuto che vi è rappresentato. In questi casi dobbiamo desistere dal concretizzare il nostro acquisto perché tale introiezione non ci permetterebbe poi di gustare i momenti di piacere che il Quadro dovrebbe invece donarci, poiché nell’opera ricercheremmo, esclusivamente in quel caso, un’espansione della nostra visione caratteriale e caratteristica, di come vorremmo vederci, non riuscendo così a provare genuina soddisfazione per il nostro acquisto, magari conseguito con sforzo e sacrificio.

Al tempo stesso dobbiamo diffidare dall’apparente stato di benessere che ci può procurare il delegare completamente a altri (consulenti, Amici, galleristi di fiducia, etc.) le nostre scelte, con l’illusione di poter evitare di fare scelte personali impegnative. La mancanza del coraggio di affermare le proprie scelte porta alcune persone a avere sempre più difficoltà nel costruire una propria collezione, aumentando i rischi di sentimenti ambigui di inadeguatezza, fino a veri e propri atteggiamenti auto colpevolizzanti.

Nel collezionare, come tra l’altro nella realtà di tutti i giorni, avere regole inflessibili significa essere al servizio di una pretesa irrealistica di prevedibilità degli eventi, e inconsciamente, di un retaggio infantile, dell’illusione di poter dominare il mondo, interno ed esterno, inteso come presunzione che le proprie scelte e il proprio percorso collezionistico siano immuni da errori e da doverosi aggiustamenti. Occorre invece prendere consapevolezza che soltanto una metodica e puntuale abnegazione nel curare questa grande passione, attraverso un aggiornamento continuo che passa dalle letture/approfondimenti, frequentazione di Gallerie-Musei-Fiere, eventi culturali pubblici e privati, può illuminarci in una scelta che sia consapevole, oltre che remunerativa.

Particolare attenzione è da porre, infine, ai casi in cui constatiamo una preponderanza dell’aspetto compulsivo che guida le nostre scelte per l’imprudente acquisto, visto come azione liberatrice della tensione. Per alleviare l’ansia, taluni passano rapidamente all’acquisto, in maniera talmente veloce da eludere essi stessi la presa di coscienza del fatto che è in atto una scelta. Acquisti che si rivelano poi non solo inutili per la valorizzazione/consolidamento della collezione ma molte volte dannosi per le finanze.

Al tempo stesso bisogna insospettirsi di fronte a una fin troppo meticolosa analisi delle situazioni, che si traduce in una estenuante lentezza e difficoltà nelle decisioni. Questa attività di valutazione continua corre il rischio di essere inconcludente e blocca sovente l’acquisto anche di valide opportunità di acquisto/investimento. Da tutto questo ne deriva che soltanto uno stile di vita consapevole porta al conseguimento di brillanti risultati nel campo del collezionismo d’arte e non solo.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

1 Commento

  • Franco Zamarco ha detto:

    Articolo illuminante, è risaputo che l’artista è tale perché riesce a trarre dalle proprie profondità inconsce gli elementi di connessione con le proprie opere che raggiungono gli osservatori attraverso gli archetipi di inconscio collettivo. Quindi , le opere sono comprese a livello istintuale da molti, e questo risultato avviene attraverso una ricerca compulsiva dell’artista. I clienti dello stesso quindi sono animati da uno schema di percezione dell’opera altrettanto compulsivo. Quando l’emozione che ha vissuto l’artista nella composizione riesce ad arrivare all’osservatore dell’opera, si attiva un ricordo di sensazioni che rimbalzano nella mente e accendono più o meno casualmente ricordi , sentimenti e percezioni riflesse (riflessi condizionati) simili a quelle che si prova guardando un limone tagliato, un bignè , una fiamma ….
    I mercanti dell’arte sono maestri nello sfruttare il momento di debolezza del potenziale cliente che per motivazioni momentanee e personali risulta altrettanto momentaneamente soggiogabile e indirizzabile verso l’acquisto. Questo ragionamento ovviamente fallisce con l’arte astratta estrema ( monocromi o assenza totale di riferimenti oggettuali) ove le connessioni con l’inconscio risultano modeste se non nulle. In questi casi si instaura una certa confusione percettiva nel cliente che sentendo poco o niente dal punto emozionale deve sforzarsi a ” credere” di comprare qualcosa di “artistico”. Compra una ” idea” , “un gesto” “una composizione materica”……ovvero un bel NIENTE!

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