Il futuro delle collezioni: Fondazione o Trust?

Il futuro delle collezioni: Fondazione o Trust?
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Il destino delle collezioni d’arte è spesso legato a doppio nodo con quello del collezionista che le ha messe insieme. E se sul mercato le aste cosiddette single owner – ossia quelle che mettono in vendita intere raccolte – hanno un successo sempre maggiore, non è detto che questo sia il futuro scritto delle collezioni. In molti casi, infatti, i collezionisti vorrebbero che il loro patrimonio non venisse disperso dopo la loro dipartita. Ecco allora che sempre più spesso si ricorre alla creazione di una Fondazione o di un Trust come strumenti per la valorizzazione, la tutela e il passaggio generazionale delle opere d’arte. Ma se la Fondazione è già un istituto molto diffuso nel mondo dell’arte italiano, quello del Trust è ancora poco noto. E questo nonostante abbia una lunga storia in Italia e che, come spiega l’avvocato Nicola Canessa dello studio legale e tributario CBA di Milano, sia anche uno strumento molto più duttile e, quindi, maggiormente adattabile alle esigenze del collezionista, rispetto alla Fondazione.

 

Il Trust e le collezioni d’arte

 

Per prima cosa credo sia necessario precisare subito che quando si parla di Trust stiamo parlando di un istituto molto trasparente a cui la giurisprudenza italiana si è dedicata con grande attenzione e che è sempre stato valutato, dai nostri giudici, con molta coerenza. Uno stato di cose che ha fatto in modo che nel nostro Paese questo istituto si sia sviluppato in modo corretto. In Italia, peraltro, il Trust ha una storia molto lunga. Il nostro Paese, infatti, è stato tra i primi a riconoscerlo attraverso la convenzione dell’Aia dell’1985, ratificata in Italia con la Legge 364/1989, entrata in vigore nel 1992. Il Trust è quindi un istituto ormai riconosciuto a pieno titolo nel nostro ordinamento. Ma perché preferirlo alla Fondazione quando parliamo di collezioni d’arte?

«In Italia – spiega a tal proposito l’avvocato Nicola Canessa – la Fondazione è un istituto che deve sottostare al controllo pubblico e quindi più ingessato, nella gestione, rispetto a quanto può esserlo un Trust». «Quest’ultimo – prosegue l’avvocato – è invece molto più snello nella gestione e molto più veloce nelle dismissioni e negli acquisti. Caratteristiche che lo rendono certamente uno strumento più adattabile alle singole esigenze, pur avendo un suo strumento di controllo (c.d. Enforcer) che deve verificare che il Trustee faccia quello che deve nel rispetto del trust deed».

Ma la differenza più importante, per quanto riguarda il collezionismo, è che – ci tiene a precisare Canessa – nel caso di un ricorso al Trust per finalità successorie la collezione si mantiene nell’ambito della famiglia secondo un asse ereditario in linea retta. «Se guardiamo all’esperienza degli ultimi anni – prosegue, infatti, l’avvocato –  le Fondazioni spesso sono state create da una famiglia di imprenditori per mantenere intatto il proprio patrimonio, ma questo, nell’ambito di una Fondazione, non segue l’asse ereditario, ma rimane nell’ambito di una gestione più pubblica. Al contrario, nel caso di un Trust con finalità successorie che possegga una collezione d’arte, essa viene comunque tramandata, in linea retta, ai discendenti, potendo tuttavia prevedere che la collezione sia messa a disposizione di musei e gallerie perché la sua visione sia fruibile da un largo pubblico». Il tutto, peraltro, con indubbi vantaggi fiscali.

La Fondazione in Sintesi

La Fondazione è un ente creato da privati per atto pubblico notarile o per testamento per sostenere attività sociali, educative, filantropiche, religiose, scientifiche e culturali che possano contribuire al benessere o al progresso collettivo. L’atto costitutivo detta le regole che il fondatore vuole dare per la realizzazione dello scopo (non lucrativo) della fondazione ed affida ad amministratori di fiducia del fondatore la gestione della fondazione. Una volta costituita, la fondazione ottiene il riconoscimento dall’autorità competente e assume la veste di persona giuridica. A differenza dalla associazione, ove l’elemento caratteristico è dato dalle persone, nella fondazione assume rilevanza il patrimonio, attribuito contestualmente alla sottoscrizione dell’atto costitutivo con un apposito atto di dotazione, che deve essere adeguato al raggiungimento dello scopo e gestito dagli amministratori.

Il Trust in sintesi

Il Trust viene istituito dal disponente per un scopo che deve essere meritevole di tutela (ad esempio successorio e familiare); il disponente detta nell’atto istitutivo le regole cui il trustee dovrà attenersi per la gestione del fondo in trust e indica quali sono i beneficiari (del reddito e finali) del fondo stesso, riservandosi spesso di essere il guardiano del trust, figura che ha l’incarico di controllare che il trustee operi secondo le regole indicate nell’atto istitutivo. Elemento caratteristico del trust è la segregazione del fondo in trust, che consente che detto fondo non sia aggredibile dai creditori del disponente, del trustee e dei beneficiari e non entri a far parte del patrimonio personale del trustee né sia soggetto alla sua successione. In Italia si istituiscono i c.d. Trust interni, regolati dalla Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 e riconosciuti con la legge 364/89 entrata in vigore il 1 gennaio 1992, in cui normalmente tutti i soggetti (disponente, trustee e beneficiari) sono italiani e i beni sono situati in Italia e l’unico elemento straniero è dato dalla legge applicabile, che è quella di uno stato straniero che riconosce all’interno del proprio ordinamento tale istituto. Il trust viene utilizzato in Italia tutte le volte in cui altri istituti del nostro ordinamento non riescono a soddisfare, dal punto di vista civilistico, le esigenze del disponente.

 

Trust e fisco: tanti vantaggi, ma ancora per poco

 

Oltre a mantenere la collezione in mano alla famiglia che l’ha creata, il Trust presenta, in questo momento storico, vari vantaggi economici. L’Italia, infatti, è oggi un piccolo paradiso fiscale per quanto riguarda le imposte di successione e di donazione, che si applicano agli atti di attribuzione in trust; in effetti, nel caso di un cosiddetto Trust successorio con beneficiari i discendenti in linea retta del disponente, le attribuzioni al Trust di beni godono di una franchigia di 1 milione di euro per ogni beneficiario e un’aliquota del 4% sul maggior valore (in tutti gli altri Stati della UE le aliquote sono di gran lunga superiori). Un beneficio che non sappiamo quanto potrà ancora durare, ma che oggi permette una pianificazione successoria per niente gravosa; ciò anche perché nulla sarà dovuto dai beneficiari al termine finale del Trust, essendo già stata pagata un’imposta al momento della attribuzione dei beni.

 

Tempi e modi per l’istituzione di un Trust

 

Anche da un punto di vista strettamente burocratico le differenze tra la costituzione di una Fondazione e la istituzione di un Trust sono evidenti. Mentre la Fondazione richiede la costituzione per atto notarile e il riconoscimento da parte dell’autorità competente  (che può  essere rilasciata entro qualche mese), il Trust non ha obblighi di forma, se non quella scritta, e non necessita del riconoscimento previsto per la Fondazione;  consuetudine vuole peraltro che il Trust sia istituito per scrittura privata autenticata dal notaio, che richiederà altresì il codice fiscale del Trust. Contestualmente alla istituzione del Trust il notaio procederà alla redazione dell’atto di attribuzione dei beni in Trust, che, nel caso siano opere singole o una collezione, dovranno essere elencate e identificate, anche nella provenienza. Da questo momento le opere saranno gestite dal trustee, nell’interesse generale del Trust, ossia secondo lo scopo del Trust, così come indicato dal disponente nell’atto istitutivo. Il Trust rappresenta quindi un istituto che consente ai collezionisti di trasmettere le opere d’arte ai propri discendenti e, al contempo, di permettere ad un vasto pubblico la loro visione, senza per questo che il patrimonio artistico venga per sempre affidato alla gestione pubblica.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

  • dorean ha detto:

    l’articolo è per coloro che già sanno cosa sia il trust ma per costoro quindi è inutile così come per coloro che non lo sanno Saluti

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      mi spiace che trovi inutile questo articolo e mi scuso, ma certe volte è necessario anche affrontare temi più specialistici e tecnici. Cogliendo l’opportunità della sua critica, comunque, ho inserito due box che definiscono, in modo sintetico, cos’è una Fondazione e cosa un Trust. Spero che così le sia più utile. Comunque cercheremo di fare meglio la prossima volta. Cordiali saluti.

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