Le gallerie e i giovani artisti italiani: un rapporto da ripensare?

Save pagePDF pageEmail pagePrint page

Sempre più spesso, sui blog e nei forum dedicati all’arte, agli investimenti in arte e al collezionismo, ci si interroga su quanto i collezionisti italiani siano molto esterofili e poco attenti a seguire e collezionare i nostri artisti un po’ di tutte le generazioni. Sul forum di finanzaonline della Brown Editore si è aperta da qualche giorno una interessante discussione dal titolo “Ai Galleristi Italiani ” in cui viene chiesto conto ai Galleristi nostrani del perché siano così poco attenti a seguire e a proporre nei loro spazi espositivi i nostri artisti.  Nonostante tutti concordino sul fatto che la completa mancanza, o quasi, di un sostegno più o meno diretto da parte di Istituzioni Pubbliche sia la causa principale che blocca, fin sul nascere, il diffondersi degli artisti italiani già sul territorio nazionale, le motivazioni di tale situazione sono molto più profonde e a oggi non tanto sviscerate.

Al contrario degli altri paesi europei, ma ancor più degli U.S.A., l’Italia è un paese molto tradizionalista i consumatori sono ancora legati al bottegaio sotto casa, sono poco disposti a affrontare viaggi anche relativamente brevi per visitare mostre in spazi pubblici e/o privati. Frenati anche dal fatto che, prediligendo l’automobile come mezzo di trasporto, visto che musei e gallerie sono ospitati prevalentemente nei centri storici delle città, sempre più vigilati da sistemi di controllo del traffico e dai costosi parcheggi,  il rischio di rendere la visita molto costosa in termini di contravvenzioni è sempre in agguato. La crisi economica che imperversa da diversi anni sta sempre più creando un solco tra chi economicamente può un giorno non solo collezionare ma essere almeno iniziato all’arte e al bello, basti pensare l’assurdità di chiedere a una famiglia con bambini che si reca a Venezia per visitare la Biennale di dover pagare un biglietto, seppur ridotto, già dai 6 anni in su.

La prima cosa da fare per provare a rilanciare l’arte in Italia negli spazi privati, secondo chi scrive, è il decentrare tali attività in zone facilmente raggiungibili ai più, come i centri commerciali, che insieme ai suoi frequentatori beneficerebbero di questa “riqualificazione culturale”, e gli snodi autostradali. Occorre tenere bene presente, inoltre che è inutile organizzare belle e importanti mostre in un’unica città, ma bisogna trovare il modo di portare tali eventi in più zone d’Italia, almeno una al nord, una al centro e una al sud, cercando di fare nascere delle fattive sinergie (joint venture ) tra i Galleristi per permettere ai loro collezionisti/frequentatori di venire in contatto con i lavori degli artisti proposti.

Alcune gallerie come Pinksummer e Francesco Pantaleone hanno iniziato questo percorso aprendo loro stessi spazi espositivi in altre città (es. Roma e Milano), ma per ora proponendo esclusivamente artisti che trattano regolarmente in esclusiva o quasi. Naturalmente gli artisti in tutto questo dovranno fare la loro parte, lavorando tantissimo e distruggendo altrettanto, per mantenere la qualità del loro lavoro sempre molto alta e non produrre tantissime opere di medio-bassa qualità solo per accontentare il mercato. Il passo da giganti che deve essere fatto è quello di mettere da parte simpatie e gelosie e iniziare a condividere gli artisti, una galleria non può, anche solo per la legge dei grandi numeri, avere esclusivamente artisti “buoni come investimento”. Occorre quindi che tali nomi vengano portati in altre sedi per poter essere visti ed eventualmente acquistati da un numero sempre maggiore di collezionisti.

Parafrasando quello che ha detto Henry Ford “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti” diffondendoli capillarmente sul territorio nazionale, con il contributo della stampa locale si divulgherebbe sempre più la cultura tra i non addetti ai lavori. Un gallerista deve essere oggigiorno sempre pronto a rispondere in tempo reale o quasi alle esigenze/richieste/interrogativi di ogni suo cliente, nella quotidianità troviamo invece ottimi galleristi che hanno siti internet non aggiornati, alcuni nemmeno bilingue italiano-inglese e lentissimi, visti i tempi con cui molti collezionisti, specie tra i più giovani, sono ormai abituati a muoversi sul web con i social, a rispondere alle richieste anche più semplici e meno impegnative.

Certamente non tutti i clienti possono essere trattati alla stessa maniera, il gallerista deve però in tal caso sapere fare delle scelte e fornire un ottimo servizio ad alcuni piuttosto che cercare di accontentare un numero più ampio di interessati finendo per dare un servizio mediocre e livellato al ribasso a tutti. In un mondo in cui le informazioni viaggiano in tempo reale dei commenti negativi sull’operato di una galleria possono davvero, quando motivati da dati oggettivi e non soggettivi influenzare di molto le fortune della stessa.

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

11 Commenti

  • Mauro Defrancesco ha detto:

    Personalmente mi pare un falso problema.
    I giovani artisti italiani, se sono bravi troveranno le loro gallerie in Italia e all’estero.
    I dati presi in considerazione sono percettivi e riguardano poche gallerie, non rappresentano la realtà.

  • Clotilde ha detto:

    Il rapporto andrebbe assolutamente ripensato. Nel mentre, noi artisti emergenti italiani, abbiamo enormi ed infinite possibilità all’estero. Per fortuna!

  • simonemoranacyla ha detto:

    Io sono un artista italiano, molti galleristi mi snobbano ma non me ne frega nulla. Volevano che dipingessi a comando o soggetti a loro congeniali. Io invece faccio quello che voglio e vendo online. Alla faccia dei signori snob del mondo dell’arte ✌️

  • Gina Re ha detto:

    Oh, Collezionista, Collezionista, perché non sei tu Mecenate?

  • Mauro Defrancesco ha detto:

    A parte la retorica dell’articolo e del commento, non si capisce perché il rapporto andrebbe ripensato.
    Viaggio molto in Europa.
    Conosco molti galleristi, non noto particolari differenze tra le gallerie Italiane e straniere.
    Esistono molti modelli consolidati di gallerie.
    Ogni artista deve individuare quelle più adatte a rappresentare il proprio lavoro.
    Sarà stupida l’esterofilia dei galleristi, ma anche quella degli artisti non scherza.

  • Antonio ha detto:

    un articolo da ridere … chi scrive e chi commenta non ha idea cosa vuol dire avere e gestire una galleria d’arte oggi! …e non sa di cosa parla quando si domanda perché tante gallerie non siano così disponibili con i ‘giovani artisti’ … in un’epoca come questa, fatta di ignoranza dilagante e concorrenza mediatica globale. …e Pantaleone sarebbe un esempio? buonanotte!

  • armellin ha detto:

    I Galleristi devono vendere altrimenti la bottega chiude, e costruire un nome da zero anche se ci sono le opere, costa, la vendita anche on line é cosa rara e a questo punto molti artisti auto-organizzati vendono più di galleristi vecchia mentalità ; il mercato é internazionale, la vetrina é il mondo, l’arte é un mestiere difficile che non assicura uno stipendio ; l’artista non é un mestiere di massa anche se il livello medio si é alzato…certamente un vero artista deve pensare alla qualità delle sue opere e non essere condizionato dalla vendita per vivere, perciò il giovane artista rientra con pieno diritto nella categoria di colui che deve vivere di rendita per fare la sua arte. Un discorso che si dovrebbe fare chiaramente già al Liceo Artistico. Poi bisogna affrontare e risolvere la realizzazione di un Capolavoro, e qui casca l’asino. Non ci sarà mai inflazione di Capolavori e quindi di artisti (veri). Stefano Armellin

  • Mauro Defrancesco ha detto:

    Essere auto referenziali è ridicolo; come ventilare di gallerie autarchiche, rappresentate da italici artisti.
    Siamo in estate e le polemiche da ombrellone fanno passere il tempo.

    Un esercizio interessante e utile sarebbe quello di mappare le gallerie che si occupano di scouting in Italia e in Europa.

  • Angelo Marino ha detto:

    Almeno ho risolto il problema del decentramento e della visibiltà/frequentabiltà. 😉 http://www.dirartecontemporanea.eu

Lascia un commento