Il valore del certificato di autenticità

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Croce e delizia di collezionisti e mercanti, il certificato di autenticità è uno dei documenti fondamentali che devono accompagnare sempre un’opera d’arte. Eppure la sua validità sembra essere estremamente fragile, così come il suo valore legale. Per saperne di più ci siamo rivolti all’Avvocato Angela Saltarelli, membro della Commissione per il Diritto dell’Arte di BusinessJus.

Avv. Angela Saltarelli

Avv. Angela Saltarelli

Nicola Maggi: Avvocato Saltarelli, chi è autorizzato a rilasciare il certificato di autenticità di un’opera d’arte?

Angela Saltarelli: «In Italia il diritto di autenticare un’opera d’arte spetta in primo luogo all’artista ai sensi dell’art. 20 della legge sul Diritto d’autore (legge n. 633 del 22 aprile 1941). Alla morte dell’artista tale diritto morale di attribuzione della paternità dell’opera è esercitabile dai suoi eredi (o meglio dai soggetti indicati dall’articolo 23 della legge suddetta) o da archivi, fondazioni, comitati di esperti o associazioni che siano mandatari degli eredi medesimi».

N.M.: In base a quali criteri viene rilasciato? Come si può essere sicuri che sia autentico?

A.S.: «I criteri per il rilascio del certificato di autenticità sono molto vari e differiscono a seconda del soggetto o istituzione che rilascia l’autentica: mentre i criteri utilizzati dall’artista consistono, per lo più, nel semplice riconoscimento dell’opera da lui creata, gli eredi o i soggetti mandatari compiono un esame che consiste, molte volte, nella comparazione dell’opera con altre del medesimo artista e appartenenti allo stesso periodo storico, oltre che un confronto calligrafico con eventuali sottoscrizioni presenti sull’opera. E’ quasi impossibile essere sicuri che il certificato sia autentico, salvo quando questo sia rilasciato direttamente dall’artista».

N.M.: Ma, allora, che valore legale ha questo documento?

A.S.: «Come già detto, il certificato di autenticità costituisce un documento scritto di attribuzione di paternità dell’opera. Qualora non sia rilasciata dallo stesso artista, può essere facilmente contestato, poiché costituisce una mera opinione da parte degli eredi o loro mandatari. In proposito, si ricorda la prassi delle case d’asta di prevedere nel contratto di vendita una clausola di limitazione di responsabilità in cui si dichiara che il documento rilasciato al momento della vendita costituisce una mera opinione e non una certificazione di autenticità.
Si ricorda, inoltre,  che in base a quando previsto dall’art. 64 del Codice dei beni culturali, il venditore professionista “ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione che ne attesti l’autenticità o almeno la probabile attribuzione e la provenienza; ovvero, in mancanza, di rilasciare, con le modalità previste dalle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, una dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili sull’autenticità o la probabile attribuzione e la provenienza delle opere medesime. Tale dichiarazione, ove possibile in relazione alla natura dell’opera o dell’oggetto, è apposta su copia fotografica degli stessi”.
Il mancato rilascio dell’autentica da parte del venditore costituisce, secondo la giurisprudenza, un inadempimento di non scarsa rilevanza che può condurre alla risoluzione del contratto di vendita dell’opera».

N.M.: In un libro recente, un gallerista denuncia il fatto che i critici d’arte e le fondazioni che tutelano l’opera degli artisti dettano legge sulle expertise e sui certificati di autenticità e, continua il gallerista, capita che al cambiare del critico di moda cambi anche il giudizio sull’autenticità di un’opera. Come può un collezionista difendersi da una situazione del genere?

A.S.: «Nel mondo dell’arte si è aperto un dibattito circa il potere monopolistico delle fondazioni che tutelano le opere degli artisti. Si è, infatti, evidenziato come vi siano stati degli abusi spesso giustificati da interessi economici nel restringere il numero delle opere autenticate al fine di mantenere alto il prezzo delle opere di un determinato artista. Ciò ha costretto molti collezionisti, soprattutto negli Stati Uniti, a fare causa contro tali fondazioni e molte di esse hanno deciso  di terminare l’attività di autenticazione delle opere proprio per il notevole dispendio economico dovuto a tale vertenze. Recentemente sono stati chiusi i comitati di autenticazione delle seguenti fondazioni: Warhol Foundation, Basquiat Estate e, da ultima,  della Keith Haring Foundation.
I collezionisti si possono difendere, preliminarmente, rivolgendosi ad istituzioni che siano mandatarie dell’artista o dai suoi eredi e non al cosiddetto “critico di moda”. Qualora il collezionista ritenga che tali soggetti agiscano illegittimamente non resterà che adire le vie legali».

N.M.: I periti d’arte che lavorano per i tribunali in base a quali criteri sono selezionati? Il loro giudizio è insindacabile o, anche in questo caso, un secondo perito potrebbe ribaltare quanto detto dal collega? 

A.S.: «L’attività di perito d’arte è svolta in Italia senza obbligo di appartenere ad un albo professionale.  I tribunali non riconoscono la figura dell’esperto d’arte e per essere iscritto negli albi generici come consulenti tecnici  è sufficiente dimostrare l’effettivo svolgimento dell’attività professionale e la speciale competenza tecnica in materia. Le Camere di Commercio hanno, invece, istituito un proprio elenco di periti d’arte cui per accedere si ritiene sufficiente una laurea tecnica in materia o l’esercizio per tre anni della professione di antiquario. Il giudizio di un consulente tecnico costituisce esclusivamente il parere motivato di un esperto e, quale mera opinione – seppur qualificata –  può essere ribaltata da un secondo perito, ad esempio di parte, o all’interno di un successivo grado di giudizio».

N.M.: Che consiglio possiamo dare ad un Collezionista di arte contemporanea che, al momento dell’acquisto, vuole essere sicuro di essere in procinto di comprare un’opera autentica?

A.S.: «Un collezionista di arte contemporanea dovrebbe aver cura, al momento dell’acquisto, di richiedere al venditore il certificato di autenticità dell’opera che, mentre per gli artisti viventi dovrebbe provenire dallo stesso artista, per gli artisti defunti sarebbe opportuno fosse rilasciato dagli eredi o da loro mandatari. Ad ogni modo, la presenza dell’opera in un eventuale catalogo ragionato delle opere dell’artista costituisce un importante elemento da tenere in considerazione, prima di procedere all’acquisto».

L’Avv. Angela Saltarelli è membro della Commissione per il Diritto dell’Arte del network internazionale BusinessJus, nato da un’idea torinese e sviluppatosi attraverso la collaborazione di professionisti italiani e stranieri, si pone come un punto di osservazione dei cambiamenti che regolano il mondo dell’impresa nei suoi differenti aspetti, nonché come luogo d’incontro per analizzare le necessità che ne derivano, attraverso un approccio tecnico ma al tempo stesso pratico. www.businessjus.com

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14 Commenti

  • cecilia ha detto:

    invece del certificato di autenticità perchè non adottiamo la vendita certificata depositata? potrete andare in edicola a vedere un esempio nella rivista arte Mondadori dove sono state pubblicate delle opere vendute con vendita certificata questa è la soluzione migliore e tangibile sia per la reperibilità delle opere,sia perchè il collezionista avrebbe modo di consultare il suo investimento e anche i mercanti saprebbero comprendere l’artista che ha un buon mercato. dal momento che il valore delle opere spesso è data dalla richieta e offerta nelle case d’asta anche la vendita dell’opera con fattura determiana il valore di
    quell’opera.Se il collezionista potesse andare nelle case d’aste italiane dove con l’opera inserita nel registro con vendita certificata alla mano la casa d’asta come può rifiutare una vedita reale ? se considerate di fare fatture false e gonfiate non sono possibili perchè dovresti pagare l’IVA e se superano sopra i 3000€ ci sarebbe dopo la terza vendita il diritto di seguito.Dunque se gli artisti sapessero che le fatture determinassero il valore della sua opera venduta esigerebbero la fattura dalla galleria che le ha vendute.Il collezionista darebbe volentieri IVA ed eventuale diritto di seguito sapendo di essere garantito nel registro artisti e darebbe al collezionista la garanzia dell’opera presa di essere comunque venduta in tutte le case d’asta Italiane.Credo che questo sia un metodo migliore anche per le giovani promesse future.

    • Angela Saltarelli Angela Saltarelli ha detto:

      La proposta di Cecilia di creazione di un registro unico degli artisti viventi, ove siano indicate le opere dei diversi artisti per cui sia stato presentato il relativo certificato di vendita è sicuramente una buona idea per quanto concerne la problematica relativa alla provenienza delle opere, così come per una effettiva verifica del loro valore, oltre che uno strumento idoneo a facilitare la vendita in galleria o presso le case d’asta.

      Tale strumento, seppur utile, non elimina però la possibilità, prevista in base alla legge sul diritto d’autore, per l’artista e per i suoi eredi – qualora defunto – di rivendicare la paternità di un’opera o, eventualmente, di disconoscerla e tutte le problematiche ivi connesse.

  • cecilia ha detto:

    Ma almeno è un inizio di reperibilità delle opere e almeno il diritto di seguito viene dato all’artista e il controllo delle opere.
    Il dirittto d’autore è un altra cosa. Al momento serve alla categoria è il registro che ritengo dia un valore effettivo di mercato e un monitoraggio da parte dei collezionisti a seguire il proprio investimento. pensi anche solo se il registro artisti venisse messo come legge ad ogni vendita che l’artista fa sia privatamente e sia con la galleria e le opere inserite nel registro fossero prese in considerazione dalle case d’asta Italiane per la vendita presentando il certificato reale dell’opera dell’atto di
    vendita da parte del collezionista .Questo comporterebbe anche a portare mercato da parte di collezionisti provenienti dall’estero sapendo di essere garantiti dalle case d’asta.

    Il diritto d’autore ha la possibilità già di essere depositato presso la SIAE e diventa tangibile solo quando l’idea diventa e si sviluppa concretamente.
    nelle opere ci sono le aspirazioni ad altri artisti e poi la libera interpretazione. Spesso un disegno può essere identico ma basta cambiare una piccola linea che è diverso e non è attaccabile come idea. Dovremmo su questo oltre al deposito fare delle ricerche in base alle pubblicazioni o almeno se l’opera è veramente uguale e cambia solo una percentuale minima dovrebbe essere risonosciuta come proprietà di chi per primo la ha realizzata. basterebbe cambiare solo questa piccolissima cosa.
    Comunque ringrazio di appoggiare la mia idea riguardo il registro artisti
    distinti saluti
    martinelli – art
    Cecilia Martinelli

  • Bartolomeo Gatto ha detto:

    Mi chiamo Bartolomeo Gatto. Ho sprecato le mie migliori energie negli anni 70 a Milano nella speranza di promuovere un ARCHIVIO delle opere d’arte, forse era quello che voi oggi chiamete REGISTRO UNICO. A chiacchere tutti mi osannavano, nei fatti non lo ha mai voluto nessuno.
    Si sta troppo bene, una meraviglia in questo guazzabuglio dell’Arte Contemporanea.
    Lo scorso dicembre mentre ero occupato a proporre i miei lavori in Germania e Usa, alcuni collezionisti mi telefonavano “a Milano circalano tue opere false!”
    Non era la prima volta che sentivo queste parole e non mi allarmai più di tanto.
    Più tardi ho avuto modo di constatare che una casa d’asta milanese aveva venduto diversi quadri, in parte trafugati dal mio studio, alcuni non firmati, alcuni non finiti, a prezzi indecenti.
    Sono vivo e vegeto nessuno mi ha mai chiesto autentiche, nessuno mi ha mai interpellato.
    Penso sia uno schifo…
    C’è poca serietà, una una leggerezza da parte della Casa D’asta?
    Mio Dio, a me sembra un letamaio…
    Bartolomeo gatto

    Sono vivo e vegeto

    • Angela Saltarelli Angela Saltarelli ha detto:

      Ringrazio il Sig. Gatto per la sua importante testimonianza circa i problemi riscontrati, quale artista, con riferimento all’autenticità delle proprie opere.

      L’idea di un registro unico che raccolga tutti gli artisti viventi e le loro opere è, quindi, sempre più avvertita. Tale registro avrebbe il pregio di costituire un punto di riferimento unico per il mercato dell’arte e di sostituire i cataloghi ragionati per singolo artista, editi da archivi e fondazioni che fanno capo all’artista medesimo o ai suoi eredi.

      • Bartolomeo Gatto ha detto:

        Sarebbe una cosa stupenda, meravigliosa, ma Lei pensa che gli uomini facciano le cose giuste?
        A volte ho constatato che i mafiosi e gli intrallazzatori aggirano ostacoli incredibili e
        mettono fuori un’intelligenza e una capacità straordinaria che se avessero seguita la strada maestra sarebbero esempi di eccellenza. Qualcuno si rompe i piedi con la zappa, ma non ha voglia di guarardare oltre, non sa guardare negli occhi il suo interlucotere, non vede l’orizzonte, non sogna, ma crede di essere il più furbo, l’unico.
        Ha visti i politici come arrancano?
        L’arte e la politica camminano a braccetto, spesso l’arte ruba l’idee alla politica, ma è più verosimile pensare l’arte sia la vera madre regina..

  • cecilia ha detto:

    iniziamo a fare il registro pubblicandolo in una rivista come arte Mondadori una volta l’anno prendendo un mese fisso per chi vuole consultare le giovani promesse dell’arte o artisti che veramente non hanno visibilità. La mia idea è su le vendite certificate come ho già pubblicato nella rivista arte Mondadori del mese di ottobre.basterebbe la buona volontà da parte degli artisti a volere accettare una pubblicazione delle proprie opere.Il costo è irrisorio e così si aiuterebbe ad incentivare anche i collezionisti che una volta l’anno vedono le opere degli artisti su i quali hanno creduto. Credo che solo noi del settore possiamo attivare tutto questo.Se il ministero vedesse l’interesse da parte della categoria potremo fare una richiesta alla SIAE da intercedere con il ministero per accettare questo. non pensate la cosa sia fattibile? Io personalmente credo di sì basta crederci e avremo una tutela migliore e sarebbero anche facilitati anche i collezionisti e gli enti che devono tutelarci
    Ho già un dominio registrato http://www.registroartisti.it chi aderirà al registro artisti nella pubblicazione verrà inserito gratuitamente costruendo un sito adeguato per la consultazione già pronto per un futuro anche per le case d’asta,la SIAE,i collezionisti,le gallerie che voglio documentarsi dell’andamento di mercato degli artisti emergenti ecc……(denominato registro artisti”viventi”)
    sarebbe fantastico facciamo vedere che volere è potere
    martinelli-art
    Cecilia Martinelli

  • cecilia martinelli ha detto:

    inserisco una precisazione sul registro artisti: il registro nasce con vendite certificate per tutelare i collezionisti e gli artisti.
    il registro deve essere esclusivamente gestito secondo un criterio professionale inserendo anche la perizia dell’opera che è basilare e la vendita certificata.
    per la compravendita verrebbe da sola non può essere autogestito altrimenti si attiverebbe un sito come tanti che già sono sul mercato e dove gli artisti possono confrontarsi. Deve filtrare secondo un metodo logico e consapevole dopo diventare una regola effettiva ministeriale. Solo così potremmo fare un accordo con le case d’asta e le opere con vedita certificata. Porteremo mercato anche dall’estero noi diventeremo il primo paese che darebbe garanzia di vendita ai collezionisti presso le case d’asta Italiane. Andate vedere la rivista arte Mondadori di ottobre che ha già una sua struttura .Ho ideato delle griglie adatte anche per le gallerie e avrebbero la visibilità come gli artisti che rappresentono con costi veramente irrisori.Gli artisti avrebbero anche loro una consultazione migliore delle gallerie che veramente meritano di essere prese in considerazione e magari da chi farsi promuovere e potrebbero contattarle direttamente dalla pubblicità inserita nella griglia con i suoi artisti.
    Solo essendo al momento un unico registro che personalmente ho ideato potrà essere guidato per il valore effettivo che deve avere.Facendo un registro libero dove tutti dichiarano senza un controllo delle vendite certificate e perizie non si avrebbe quello che personalmente mi prospetto di fare con la mia idea. Per questa idea è stata resa partecipe la Mondadori aiutandomi con le pubblicazioni,la SIAE che sta collaborando con le manifestazioni a titolo istiuzionale e territoriali. Credo invece che avvocati che si occupano di tutela dell’arte essendo specialisti dovrebbero attivare delle trasmissioni adeguate a puntate informando gli artisti per divulgare al meglio le leggi con l’appoggio delle istituzioni come la SIAE e in più si farebbero pubblicità per avere una cerchia di artisti da tutelare in cui ce ne fosse bisogno. Questo potrebbe essere fatto con una serie televisiva da inserire nei canali dell’arte ed è quello che mi prospetto di fare.

    • bartolomeo gatto ha detto:

      L’opera una volta registrata, avrà un valore e un propritario!
      Il registro tutela i collezionisti e artisti e, offre credibilità e certezze al mercato estero.
      Magnifico. Il vantaggi sarebbero inestimabili.
      Eppure ci sono collezionisti che non gradiscono pertecipare e, i mercanti, i galleristi quale ruolo avrebbero?
      Sono attori e posizioni che vanno presi in considerazione e valutate, anche se credo sarebbe interessante iniziare…
      Romeo

  • CECILIA ha detto:

    BARTOLOMEO HAI PERFETTAMENTE RAGIONE MA CONSIDERA CHE LE OPERE VERREBBERO VENDUTE AD UN PREZZO MAGGIORE E QUINDI LORO AVREBBERO UN GUADAGNO MAGGIORE SE LE OPERE VENDUTE VENISSERO INSERITE NEL REGISTRO ARTISTI E IN OLTRE LE GALLERIE CHE HANNO A CUORE I SUOI ARTISTI E I LORO COLLEZIONISTI AVREBBERO UNA VISIBILITà PUBBLICITARIA NEL SETTORE DELL’ARTE E DEPOSITANDO LE VENDITE CERTIFICATE DAREBBERO SEGNO AI PROPRI COLLEZIONISTI E AI PROPRI ARTISTI DI SERIETà PROFESSIONALE NON CREDE?
    I COLLEZIONSTI NON DEVONO PARTECIPARE E NON VIENE SEGNALATO A CHI è STATA VENDUTA L’OPERA QUI ENTRA LA PRAIVACY CHE PER LEGGE PUò NON ESSERE MESSA. VIENE ESCLUSIVAMENTE SEGNALATA LA VENDITA CERTIFCATA CHE PUò ESSERE LA GALLERIA O L’ARTISTA,LA PERIZIA DELL’OPERA E UN Pò DI STORIA DELL’ARTISTA.CONSULTI BENE IL REGISTRO ARTISTI PUBBLICATO NELLO SPECIALE DELLA RIVISTA ARTE MONDADORI DI OTTOBRE.hO ANCHE INSERITO DELLE OPERE MIE PERSONALI VENDUTE E INSERITE UNA DOPO L’ALTRA PER DARE UN ESEMPIO DI PIù OPERE VENDUTE DALL’ARTISTA O DAL GALLERISTA E INCENTIVARE I COLLEZIONISTI AD INVESTIRE SU GLI ARTISTI CHE RITIENE OPPORTUNO COMPRARE FACENDO ANCHE VALUTAZIONI DI INVESTIMENTO DELLE OPERE DEGLI ARTISTI CHE VANNO PER LA MAGGIORE
    ANCHE GIOVANI. QUESTA è UNA SOLUZIONE CHE NON IMPLICA AL COLLEZIONISTA DI INSERIRE IL PROPRIO NOME.

    • Bartolomeo Gatto ha detto:

      Non ho capito se diciamo la stessa cosa in maniera diversa o se effettivamente sosteniamo due tesi differenti.
      L’artista è colui che crea e con il suo stile mette il marchio alle opere. Al momento che vuole commercializzarle dovrebbe registrarle, come si fa con un oggetto di valore che si immette sul comune mercato. Meglio se ha un numero di matricola che contraddistingue l’oggetto.
      Questa operazione ha valore reale se il mercato la riconosce. L’opera è la cosa da custodire e valorizzare, ma l’artista, il mercante, il gallerista, il collezionista sono cointeressati quanto l’artista. L’anonimato è altra cosa.
      A me è successa una cosa molto disgustosa, ma come artista non mi sono gettato nella mischia perchè penso che le opere, una volta immesse sul mercato, devono seguire un percorso naturale.
      Penso anche che il mercato sia una cosa seria.
      Per quanto mi riguarda se la stessa viene pagata 100 euro o 100.000 euro ha lo stesso valore…
      E’ difficile però sviluppare un’opinione o anche un serio dibattito in pache righe.

  • cecilia ha detto:

    io credo invece che un opera prima pagavi 100€ e con l’andamento registrato delle vendite si ottiene delle vendite maggiori e dichiarate nel registro artisti una valutazione generale del valore puoi farla delle opere dell’artista vendute nel corso della sua vita.
    Il collezionista che vuole un domani vendere un opera dell’artista e questo è inserito nel registro l’opera viene messa in vendita.
    questo porta già una garanzia per il collezionista e l’opera viene accettata per la vendita.La casa d’asta valuterà in funzione dell’artista,l’opera e il collezionista la base d’asta.Questo si dovrebbe fare garantire i collezionisti che sono loro che portano il mercato a gli artisti. se venisse attivata una certa regola tanti collezionisti avrebbero interesse a venire a comprare opere di artisti giovani in Italia o artisti minori sapendo di potere avere come garanzia la vendita in futuro in qualsiasi casa d’asta Italiana .
    le gallerie si adeguano ad un sistema di legge e magari venderebbero le opere anche ad un prezzo maggiore garantendo al collezionista la registrazione dell’opera venduta .
    Non credi?
    Personalmente vado sul concreto come lavoro e mio interesse è fare crescere le quotazioni delle mie opere dal momento che è il mio lavoro primario.

    il collezionista che vuole vendere l’opera e tale opera

  • Daniela ha detto:

    Buongiorno a tutti sto scrivendo una tesi universitaria proprio su questo argomento, e la lettura di questo articolo è stato illuminante.
    A proposito, mi interesserebbe sapere qual’è il libro di cui si parla nell’intervista ” In un libro recente, un gallerista denuncia il fatto che i critici d’arte e le fondazioni che tutelano l’opera degli artisti dettano legge sulle expertise e sui certificati di autenticità e, continua il gallerista, capita che al cambiare del critico di moda cambi anche il giudizio sull’autenticità di un’opera. Come può un collezionista difendersi da una situazione del genere?”

    E se Lei , avv. Saltarelli è a conoscenza dell’esistenza di sentenze italiane in merito, magari può suggerirmene alcune che mi possono essere sfuggite.

    Potrei utilizzare il suo contatto per porgerle ulteriori domande in merito? sempre se non le reca troppo disturbo.

    La ringrazio moltissimo in anticipo per l’attenzione che mi ha dedicato e con l’occasione porgo

    Distinti Saluti

    Daniela

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Daniela,

      mi scusi per il ritardo con cui le rispondo. Il libro a cui faccio riferimento in apertura è “Il libro nero del collezionismo d’arte” di Ippolito Edmondo Ferrario, edito da Castelvecchi. Usi pure il form di contatto per inviarmi tutte le domande che le servono così da girarle all’avvocato Saltarelli.

      Buona giornata

      Nicola Maggi

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