In Contemporanea: il “Reggio Emilia Approach” arriva in Galleria

Margherita Fontanesi - Storica e critica d'arte, socia della Galleria d'arte de' Bonis (Reggio Emilia), e vice presidente della Fondazione Il Correggio. Foto: Nicola Muratori.
Margherita Fontanesi - Storica e critica d'arte, socia della Galleria d'arte de' Bonis (Reggio Emilia), e vice presidente della Fondazione Il Correggio.
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Il mondo delle gallerie italiane sembra essere in grande fermento. Non sono pochi, infatti, i progetti che stanno nascendo nel nostro Paese per dare nuovo vigore ad un settore che ricopre un ruolo importante nel mondo dell’arte, ma che dal 2008 ad oggi ha dovuto affrontare grandissimi cambiamenti sociali ed economici che, non di rado, lo hanno messo in difficoltà. E così, dopo Venezia, ci spostiamo a Reggio Emilia dove 6 gallerie cittadine hanno iniziato a fare rete applicando al sistema dell’arte il celebre Reggio Emilia Approach: Galleria de’ Bonis, Bonioni Arte, Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO, Galleria 8,75 Artecontemporanea, 1.1_ZENONEcontemporanea e Vicolo Folletto Art Factories.  E’ nato, così, nel 2014, il progetto In Contemporanea che da semplice momento di apertura congiunta della stagione espositiva autunnale, in occasione della Giornata del Contemporaneo AMACI, in pochi anni è diventato rete, con l’idea di proporre un vero e proprio palinsesto annuale di eventi e appuntamenti con l’obiettivo, come ci spiega Margherita Fontanesi della Galleria de’ Bonis e portavoce del progetto in questa intervista, di «salvaguardare le gallerie come ambienti espositivi, di conoscenza, di diffusione della cultura e come spazi di incontro, non solo come luoghi commerciali».

Sten Lex, Montagne, 2018, pastelli a olio su tela, 50x35 cm. Courtesy: Vicolo Folletto Art Factories

Sten Lex, Montagne, 2018, pastelli a olio su tela, 50×35 cm. Courtesy: Vicolo Folletto Art Factories

Nicola Maggi: A cinque anni dalla sua nascita In contemporanea sta entrando nella sua prima maturità. Ci dice qualcosa di questo progetto?

Margherita Fontanesi: «Ho pensato a In Contemporanea nel 2014: la crisi economica si sentiva ancora sensibilmente e aveva costretto tutti noi galleristi a modificare il nostro modo di lavorare. Partecipavamo a molte fiere, vendevamo sempre più on line e su appuntamento, spesso recandoci noi dai clienti. Da una parte il nostro lavoro di mercanti si allineava ai cambiamenti della società, dell’economia e dei costumi, ma notavo, con rammarico, che si perdeva progressivamente il “luogo galleria”. Sempre più raramente gli affari si concludevano in galleria e, pensando al futuro, immaginavo i nostri spazi diventare sempre più uffici e sempre meno luoghi di cultura. In Contemporanea nasce proprio dalla volontà di salvaguardare le gallerie come ambienti espositivi, di conoscenza, di diffusione della cultura e come spazi di incontro, non solo come luoghi commerciali. In passato nelle gallerie d’arte sono nati movimenti artistici e culturali, riviste, cenacoli intellettuali e sodalizi fra artisti, mecenati, collezionisti. Non potevamo accettare di perdere un tassello così importante della nostra città. Ho parlato della mia idea ai miei colleghi che hanno subito accettato di partecipare con entusiasmo apportando stimoli e idee sempre nuovi. Ad oggi fanno parte di In Contemporanea: Galleria de’ Bonis, della quale sono socia, Bonioni Arte, Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO, Galleria 8,75 Artecontemporanea, 1.1_ZENONEcontemporanea e Vicolo Folletto Art Factories, ma la formazione è in continuo divenire».

Alessandro Turoni, Scimpanzé, 2017, ferro, tessuto, terracotta, dimensioni variabili, courtesy 1.1_ZENONEcontemporanea

Alessandro Turoni, Scimpanzé, 2017, ferro, tessuto, terracotta, dimensioni variabili. Courtesy: 1.1_ZENONEcontemporanea

N.M.: Negli anni Novanta, in campo educativo, è nato il cosiddetto Reggio Emilia Approach. Adesso, con In Contemporanea, sembra la stessa filosofia di base la stiate applicando anche al mondo dell’arte…

M.F.: «A Reggio Emilia abbiamo il grande esempio del metodo pedagogico ideato nel dopoguerra da Loris Malaguzzi e fatto proprio dalle scuole dell’infanzia della rete Reggio Children. Da tutto il mondo gli insegnanti vengono a Reggio Emilia a studiare questo sistema e la nostra città è diventata un modello in questo settore. Il mio sogno e quello dei miei colleghi è poter fare brillare Reggio Emilia anche nell’ambito delle arti visive attraverso nuove proposte e un approccio di ricerca e di sviluppo del mercato che non si basi su modelli commerciali tradizionali ma che valorizzi le gallerie d’arte attraverso modi sempre nuovi. Siamo alla costante ricerca di formule che ci permettano di potenziare il mercato locale senza cedere a dinamiche meramente commerciali. Vogliamo proporre arte sfruttando i nuovi mezzi di comunicazione, aggregazione e, perché no, intrattenimento, che la nostra era ci offre».

Giorgio Griffa, Senza Titolo, 1976, acrilico su tela, 39,5x75 cm, foto Fabio Fantini. Courtesy Galleria d'Arte 2000 & NOVECENTO

Giorgio Griffa, Senza Titolo, 1976, acrilico su tela, 39,5×75 cm, foto Fabio Fantini. Courtesy Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO

N.M.: Dallo scorso anno In Contemporanea è diventata una vera e propria rete, con l’idea di dar vita a varie iniziative durante l’anno. Cosa bolle in pentola per il 2018?

M.F.: «Per il 2018 abbiamo in programma una partnership con l’associazione Arteam, con la partecipazione al premio Arteam Cup: ben cinque gallerie d’arte della città offriranno una mostra in premio, le esposizioni inaugureranno tutte in contemporanea e si creerà così un piccolo “Focus Reggio Emilia”. Fra i nostri desideri, c’è anche quello di proseguire con le conversazioni d’arte a Palazzo Magnani nelle quali approfondire col pubblico le dinamiche del collezionismo, della committenza, del mercato dell’arte; nel 2017 la serie di incontri sul mestiere del gallerista è stata un successo. Vorremmo inoltre portare di nuovo le nostre opere anche fuori dalle gallerie, come abbiamo fatto con la collettiva In Contemporanea al Museo nel 2016, all’interno dei Musei Civici di Reggio Emilia. Per la prossima edizione stiamo pensando ad una collaborazione con un’importante realtà associativa del territorio: si tratterebbe di una mostra collettiva in uno spazio privato storico normalmente non aperto al pubblico. Ogni evento esterno è sempre abbinato a un richiamo, a distanza di pochi giorni, nelle singole gallerie dove viene ripreso e approfondito in forma conviviale, il tema introdotto nel pubblico».

Ludmila Kazinkina, L'acino del tempo - nella vite dello sguardo, 2011, olio su tela, cm. 185x190. Courtesy: Galleria 8,75

Ludmila Kazinkina, L’acino del tempo – nella vite dello sguardo, 2011, olio su tela, cm. 185×190. Courtesy: Galleria 8,75

N.M.: Quando si pensa a Reggio Emilia, difficilmente ci viene in mente una “capitale del contemporaneo”. Eppure è un terreno fertile per l’arte di oggi. Cosa è mancato in questi anni per un corretto posizionamento della città in questo campo?

M.F.: «In realtà Reggio Emilia è una città estremamente viva per quanto riguarda le proposte di arte contemporanea sia pubbliche sia private: i Musei Civici sono molto vivaci nella loro programmazione e anche molto innovativi nella fruizione delle loro collezioni. In città sono state fatte iniziative di grande spessore come Invito a… (2004-2006), con la  commissione pubblica di quattro opere site-specific a Robert Morris, Sol LeWitt, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci. Per non parlare di realtà espositive, come la Collezione Maramotti, Palazzo Magnani e tanti altri esempi virtuosi, primo fra tutti Fotografia Europea. Per quanto riguarda le gallerie d’arte, in città ne esistono davvero tante e di ottimo livello. Forse se questo non è percepito fuori regione è più un problema di comunicazione che di contenuti. Uno degli obiettivi di In Contemporanea è anche quello di fare conoscere le iniziative delle gallerie d’arte di Reggio Emilia fuori dal nostro contesto territoriale. Siamo ben consci però che, affinché si parli di noi, sia necessario continuare a produrre contenuti di qualità ed esplorare formule innovative. Questa è la sfida che abbiamo accettato».

Roberto Crippa, Senza titolo, anni 50, polimaterico su tavola, 47,5x67,5 cm, foto Dario Lasagni. Courtesy: Bonioni Arte

Roberto Crippa, Senza titolo, anni 50, polimaterico su tavola, 47,5×67,5 cm, foto Dario Lasagni. Courtesy: Bonioni Arte

N.M.: Allargando un po’ l’orizzonte, da Pietrasanta a Venezia, passando per la vicina Bologna. Le gallerie italiane sembrano sentire sempre di più il bisogno di lavorare in rete. Cosa sta succedendo nel settore?

M.F.: «Se in molti casi il motore dell’aggregazione è stata la crisi economica, credo che tutte le realtà che hanno fatto rete abbiano scoperto quanto efficiente e stimolante sia questa strada. Il confronto continuo fra gallerie vivacizza il dibattito culturale delle città ed è continuo stimolo e occasione di scambio per gli operatori del settore. Si arriva a creare nelle città dei piccoli circuiti che incentivano la frequentazione delle gallerie. Per noi In Contemporanea si sta rivelando anno dopo anno un ottimo strumento di lavoro, grazie anche al prezioso contributo di CSArt, il nostro ufficio stampa che, nella persona di Chiara Serri, dà spesso il tocco finale perché un’idea “giri” nel modo giusto. La rete che si è venuta a creare ha fatto crescere anche i rapporti personali fra di noi: sempre più spesso ci troviamo a decidere eventi e a preparare calendari a tavola e gli scambi professionali sono ormai diventati vere amicizie. Credo che questo clima disteso e conviviale aiuti molto il buon esito del nostro lavoro: fra uno scambio di idee e una risata i progetti nascono più sani e forti!»

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