Incontro con Alberto Marangoni (GRUPPO MID)

Alberto Marangoni
Alberto Marangoni

Dopo aver chiacchierato con Antonio Barrese mi sembrava naturale fare una riflessione sul Gruppo MID anche con Alberto Marangoni. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1964 è cofondatore del Gruppo MID. Membro del comitato direttivo ADI dal 1973 al 1976 ebbe una un’intensa attività didattica: dal 1977 fu docente presso l’ISIA di Urbino e lì fu membro di diversi comitati scientifico-didattici; dal 2002 al 2005 è stato docente al Politecnico di Milano del corso di visual design. Nella sua carriera ha ricevuto numerosi premi tra i quali: Premio Compasso d’oro per la redazione del testo monografico “Tre secoli di calcolo automatico” per conto di IBM Italia; vincitore del concorso della sezione Italia della XIV Triennale di Milano; vincitore del concorso per il progetto dell’immagine per le Ferrovie Nord Milano.

Fabio Agrifoglio: Quale differenza intercorre tra il Mutamento e il Movimento, perché rimarcate la differenza tra questi due concetti?

Alberto Marangoni: «Il mutamento, rispetto al semplice movimento, contiene in sé un contenuto ‘temporale’ che si fonda su concetti di trasformazione da una configurazione di base, detta matrice, che muta sino ad arrivare a livelli di massima complessità formale. Viene a determinarsi così, un processo di metamorfosi vero e proprio. Il movimento indica più semplicemente il puro spostamento nello spazio e non implica, necessariamente, un concetto di trasformazione. Le opere del Gruppo MID, pur considerando l’aspetto cinetico del movimento, si fondano sui concetti di mutazione, come già detto derivata da una semplice matrice formale grafica fino a mutare in forme decisamente più complesse».

F.A.: Dopo lo scioglimento del MID lei rimase vicino a Grassi e Laminarca…

A.M.: «Il sodalizio con Grassi e Laminarca è durato per più di venti anni. Ci siamo conosciuti al liceo artistico di Brera. Anzi con Alfonso Grassi ho frequentato insieme le scuole medie. Il nostro è stato un lungo viaggio non solo a livello professionale, ma anche soprattutto umano. Subito dopo lo scioglimento del Gruppo MID nel ’72 il sottoscritto con Grassi e Laminarca, fondammo lo studio MID Design-Comunicazioni visive e lo studio MID Design-ambiente, ottenendo diversi riconoscimenti. Il passaggio dalla fase del Gruppo MID, come attività di ricerca artistica, al design fu una logica conseguenza, anche perché nell’attività professionale non si persero gli interessi verso la ricerca e l’innovazione e sulle varie attività di sperimentazione. Tengo a sottolineare che lo studio MID Design-comunicazioni visive è stato uno dei primi studi ad attivarsi secondo logiche multidisciplinari, affrontando i vari aspetti legati al progetto attraverso un ampio spettro di interventi, dalla comunicazione visiva, al product design, all’Exhibition design sino agli interventi di Urban design».

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F.A.: Perché come MID proponete opere a doppia datazione?

A.M.: «La doppia datazione viene adottata esclusivamente per quelle opere che presentano una maggiore efficacia del linguaggio visivo, vedi per esempio l’illuminazione a LED, innovazioni comunque sempre riconducibili alle ricerche storiche originali».

F.A.: Cosa rappresenta per lei l’autenticità in un’opera classica e l’autenticità in un’opera cinetica e programmata?

A.M.: «I problemi legati all’autenticità sono strutturati secondo logiche molto complesse che si sviluppano soprattutto all’interno degli aspetti di carattere storico conservativo, collezionistico ed economico. Per fare un esempio: chi può affermare che il restauro della Cappella Sistina abbia riportato l’opera al suo stato di origine? Anche lo scorrere del tempo è una variante che incide fortemente sull’identità delle opere artistiche. Ancora oggi vediamo come il dibattito sui temi dell’autenticità e del restauro siano ampiamente discussi. L’autenticità di un’opera, quando ci si riferisce a tendenze artistiche come l’arte cinetica, dove sono presenti parti meccaniche come motori, lampade e quant’altro, assume una connotazione particolare perché è ovvio che, con il passare degli anni, questi elementi possano deperire o andare fuori norma e che perciò debbano essere sostituiti, mantenendo, assolutamente integro il loro valore filologico».

F.A.: Questo ha un impatto anche sul restauro…

A.M.: «Come Barrese dichiara nella sua intervista L’arte cinetica e programmata è l’effetto che la macchina produce, ma non è la macchina, è approssimativo pensare che il valore espressivo di questa tendenza sia riconducibile ad un puro concetto meccanico e la sostituzione di quest’ultimo non incide minimamente sull’origine storica e sull’autenticità delle opere. Tutte le opere del Gruppo MID hanno in sé componenti ottiche che determinano ambiti percettivi di vario genere ed effetto. Il rinnovo delle componenti tecniche non va inteso come la pura sostituzione del vecchio con il nuovo, ma come una logica conseguenza delle disponibilità degli aggiornamenti tecnici capaci di dare vigore, congiuntamente ad una maggiore intensità espressiva. Per esempio usando le attuali sorgenti di luce a LED».

Gruppo MID, Lampeggiatore

Gruppo MID, Lampeggiatore

F.A.: Gli anni Sessanta sono stati un periodo di intensa sperimentazione, collaborazione e confronto sul metodo…

A.M.: «Il Gruppo MID nasce nei primi anni ‘60, un decennio carico di vitalità culturale e di tensioni i sociali. E’ un periodo che in cui si sviluppa il grande risveglio degli anni ‘50, incanalando le varie energie in processi culturali di grande portata soprattutto negli ambiti delle attività creative e progettuali. Non a caso in questo periodo, soprattutto nella tendenza dell’arte cinetica, nascono diversi gruppi all’interno dei quali i vari artisti si identificano (Gruppo N, Gruppo T, Gruppo MID, ecc.). Questo è un fenomeno che è presente anche in modo più esteso, pensiamo all’ambito musicale (i Beatles, i Rolling Stone, ecc). E’ stato questo un periodo di forti intrecci culturali e disciplinari. Artisti, ricercatori, architetti e letterati si confrontavano reciprocamente, collaborando con ampie disponibilità e sinergie operative. Mi ricordo intense frequentazioni con Paolo Bonaiuto, con il quale abbiamo attivato una intensa collaborazione, all’università di Bologna, sulla percezione visiva; e poi Giancarlo De Carlo, Umberto Eco, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Bruno Munari, Alberto Rosselli, Albe Steiner, Marco Zanuso e tanti, tanti altri. In questi continui confronti è ovvio che ci fosse un ampio interesse verso la metodologia, la sperimentazione e la ricerca. Forte fu l’interesse espresso dal Gruppo MID verso tutti questi aspetti, soprattutto nel cercare di perseguire l’idea di concepire l’arte come progetto che, come tale, non può esimersi dall’operare senza le opportune metodologie».

F.A.: Barrese prende una distanza netta dalla Gestalt…

A.M.: «Io ritengo che la Gestalt sia stata una base culturale importante, soprattutto per l’arte programmata che è stata più influenzata dalla teoria secondo cui la percezione si configura come una totalità strutturata, un insieme unitario e non come un insieme di elementi isolati. Studiosi come Gaetano Kanizsa, per non citarne molti altri, sono stati fondamentali per tutti gli operatori della comunicazione visiva per i quali la visione costituisce il mezzo privilegiato di espressione».

Gruppo MID, Quadri stroboscopici

Gruppo MID, Quadri stroboscopici

F.A.: Si avvicina il centenario della nascita della Bauhaus, esistono relazioni in una lettura storico/sociologica tra Bauhaus e i movimenti degli anni ‘60?

A.M.: «Anche la cultura espressa dal Bauhaus è stata fondativa nei confronti di tutte quelle espressioni legate allo studio e all’analisi dei rapporti tra arte, industria e scienza. Basti pensare a Moholy-Nagy, antesignano delle ricerche legate al rapporto tra spazio e materia in una soluzione dinamica che si realizzò in sculture cinetiche nelle quali la luce assume un ruolo essenziale. Mi sembra, comunque, un po’ azzardata l’ipotesi di far rientrare l’arte cinetica e programmata degli anni ‘60 in un ambito culturale riferito alla Bauhaus degli anni ’20, se non altro per i rapporti legati alla ricerca scientifica e interdisciplinare. Per quanto riguarda l’accomunare l’esperienza del Gruppo MID con gli altri gruppi (Gruppo N, Gruppo T, GRAV, ecc.) va infatti precisato che il Gruppo MID, i cui membri erano, sia pur di poco, successivi ai gruppi sopracitati ha sempre generato esperienze sperimentali di ricerca ampiamente trasversali come, per esempio, la fotografia, la filmologia, studiando sistemi di fruizione interattiva particolarmente innovativi. La stessa decisione di firmare le varie opere come Gruppo, rifiutando l’autorialità individuale, è segno distintivo di un avanzamento innovativo a livello culturale e artistico».

F.A.: Recentemente il Gruppo MID ha accettato di partecipare ad una manifestazione a Genova connessa all’uso della luce nera, quale relazione intravede tra ricerche come quelle del MID e le altre ricerche legate alla luce?

A.M.: «Come già detto il Gruppo MID ha sempre espresso un forte e coerente interesse verso quei fenomeni ottico-percettivi generati dalla luce artificiale. Rimane ovvio, perciò, che i rapporti con i ricercatori e gli artisti legati allo studio sulla luce siano stati e siano molto intensi».

F.A.: Il Gruppo MID sta ritornando prepotentemente sulla scena artistica nazionale. Recentemente, oltre che a Genova, avete esposto all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, ad Arte Fiera Bologna e a Brescia in una personale alla galleria Kanali

A.M.: «Lo sforzo che stiamo compiendo io e Antonio Barrese, sollecitati dal vivo interesse di questi anni verso l’arte cinetica, è quello di riposizionare storicamente il gruppo, rivendicandone il ruolo di forte innovazione nell’anticipare le ricerche dell’arte digitale e multimediale». (Leggi -> La riscoperta dell’Arte Cinetica: 2000-2016)

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