L’elegante Melancolia di Guglielmo Castelli

Guglielmo Castelli nel suo studio torinese
Guglielmo Castelli nel suo studio torinese
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Un passato da illustratore di Vogue e un presente da pittore. Guglielmo Castelli (n. 1987) è uno degli astri nascenti della nuova arte italiana, considerato uno degli giovani più influenti della scena artistica europea di oggi. La sua ultima personale, in occasione della Amsterdam Art Fair, è stato un omaggio a Carol Rama la grande artista torinese scomparsa nel settembre scorso e che è stata una figura fondamentale nella sua formazione, trasmettendogli il coraggio di essere sempre coerente e, allo stesso tempo, di mettersi sempre in gioco. Lo abbiamo incontrato nel suo studio torinese per parlare del suo lavoro e della sua ricerca artistica in attesa degli appuntamenti che lo vedranno protagonista questo autunno.

Nicola Maggi: A gennaio Forbes ti ha inserito fra i primi dieci under 30 europei più influenti nel mondo dell’ arte. Una bella responsabilità…

Guglielmo Castelli: «E’ una responsabilità se si parte dall’idea che si debba dimostrar qualcosa, mai come da gennaio, quando è stata pubblicata la lista, si è instaurata in me una minuziosa e giudiziosa ricerca creativa che mi ha fatto dedicare completamente al lavoro e poco agli aspetti più, per così dire, “mondani”. La scelta di Forbes sulla mia figura mi ha riempito di orgoglio, è stato il risultato di anni di lavoro, ricerche, cambiamenti di strade, di errori anche… Alla fine credo sia stata premiata la coerenza estetica, la caleidoscopicità con cui mi muovo in diversi ambiti…»

Guglielmo Castelli, Autoritratto, 50 x 40 cm, olio su tela, 2016. Courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea (Roma) Ron Lang Art (Amsterdam)

Guglielmo Castelli, Autoritratto, 50 x 40 cm, olio su tela, 2016. Courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea (Roma) Ron Lang Art (Amsterdam)

N.M.: Negli tempo i “personaggi” dei tuoi dipinti, che rimandavano al mondo dell’infanzia, sembrano essersi fatti più “maturi”. Ci dici qualcosa del tuo percorso artistico?

G.C.: «Più che personaggi, ora mi piace chiamarli “corpi di costruzione”.  All’inizio del mio percorso e approccio pittorico la raffigurazione di un mondo che aveva dei retaggi infantili era forte ora, crescendo io stesso, il mio sguardo e le mie intenzioni, sono cambiati anche i miei corpi, son cresciuti per così dire, hanno arti più lunghi… In una certa forma “marciranno senza maturare” per citare un’amica».

N.M.:Allo stesso tempo la componente “malinconica” appare più accentuata negli ultimi lavori…

G.C.: «Anche la paletta cromatica precedentemente usata ha subito dei mutamenti. Il tempo ha predisposto confini più fluidi, forme più antropomorfe. E’ caratteristico della giovane età esser estremi, non prendere in considerazione l’intermezzo, le pause. L’essere avventanti ha la sua bellezza, ma deve avere una durata. Così dai colori più lievi ho aggiunto delle punte di fango, da posture più lineari sono andato a scavare in quelle più contratte. Più che malinconia, che è già considerato uno stadio patologico, oserei dire melanconico.

N.M.: Nei tuoi dipinti aleggia sempre un’atmosfera sospesa che mi fa venire in mente una frase di Zygmunt Bauman: “L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore della attività umane”…

G.C.: «Per l’appunto come dice Bauman : l’incertezza c’è e rimarrà sempre… Sull’incertezza si può creare mondi, ci si può prospettare il più bello dei tramonti e sentirsi a casa».

N.M.: La tua carriera, se non erro, inizia come illustratore di moda per Vogue. Quanto c’è di quell’esperienza nella tua produzione attuale?

G.C.: «C’è tutto quello che è il divertimento, gli aspetti che paiono più ludici, più legati alla forma e all’estetica. In realtà c’è molto di più, ci sono le “invasioni di campo” nel mio lavoro, lo studio cromatico, quello di certe proporzioni, ci sono gli afflati di una ricerca di un andamento ben preciso».

N.M.: A maggio hai presentato alla fiera di Amsterdam un lavoro dedicato a Carol Rama. Ce ne parli?

G.C.: «Da persona nata a Torino e cresciuta a Torino, quella di Carol Rama è sempre stata una presenza importantissima. Era come quell’ombra ai lati dei corsi, sempre qui a Torino, lungo il Po. Di quegli alberi che avevano una storia, noiosissimi quasi respingenti, ma che alla fine ti proteggevano dal caldo invadente. Il lavoro di Carol mi ha segnato e sotto certi punti di vista mi ha “insegnato” cosa vuol dire la coerenza, cosa vuol dire il coraggio della matita sulla carta. Che ci può essere eleganza anche nei segni violenti e apparentemente scostanti. La possibilità di poter esporre i miei lavori con i suoi è stato per me un momento molto bello. Partendo dal titolo “Cadavre Exquis”, tipico gioco surrealista di inizio ‘900, sono andato a vagliare degli elementi caratteristici nel lavoro di Carol, rielaborandoli. Protesi, letti e occhi».

Guglielmo Castelli, Cadavre Exquise, 90 x 70 cm, olio e cera su tela, 2016. courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea (Roma) Ron Lang Art (Amsterdam)

Guglielmo Castelli, Cadavre Exquise, 90 x 70 cm, olio e cera su tela, 2016. courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea (Roma) Ron Lang Art (Amsterdam)

N.M.: Quali sono i tuoi impegni per il secondo semestre dell’anno?

G.C.: «Ci sono in cantiere numerosi progetti, tutti diversi fra loro, ma tutti interessantissimi, tre collettive in Italia, per poi passare alle fiere in autunno, approdando a dicembre a Miami».

PER I COLLEZIONISTI

Guglielmo Castelli è nato nel 1987 e vive e lavora a Torino. È stato protagonista di mostre personali a Roma, Ginevra e Amsterdam. Formatosi alla Accademia Albertina di Torino, è stato artista residente selezionato presso il Macro di Roma. A gennaio di quest'anno Forbes l'ha inserito tra 300 giovani più influenti e intraprendenti. Il suo lavoro è rappresentato dalla galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea di Roma e dalla Ron Lang Art di Amsterdam. I prezzi delle sue opere vanno dai 2.800 ai 14.000 euro.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

21 Commenti

  • armellin ha detto:

    Odio le classifiche, gli artisti non fanno le olimpiadi, costui é tanto influente che é la prima volta che lo sento ! da quel che vedo qui un epigono di Bacon, ma é solo una mia opinione personale…fa sorridere sentirlo parlare di un premio ad anni di lavoro, quando la mia composizione da sola supera di 4 anni l’intera sua vita,e alla sua età avevo già fatto un’opera che affonda tutte le giovani promesse del contemporaneo internazionale di ieri, di oggi e di domani, comunque buona fortuna…

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sempre molto modesto…

      • armellin ha detto:

        Leonardo scriveva : “Stolto l’allievo che non supera il maestro”. Le mie opere certificano chi ho superato…mi fermo qui…ma la frase di Leonardo impegna moltissimo tutti gli artisti…continuo a sostenere che l’arte é una questione di genio e il genio é un fatto raro non uno sport di massa…l’umiltà é una forza divina, pensiamo a Francesco, primo stigmatizzato della storia, possiamo definirlo modesto ? uno che aveva come modello niente di meno che Dio !

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          e qui una battuta di Woody Allen cade a pennello: “Tu mi dai fastidio perché ti credi tanto un Dio”. “Beh, dovrò pur prendere qualcuno a modello a cui ispirarmi, no?”. Francesco giustamente prendeva a modello il suo Dio, si deve sempre puntare in alto, no? Ma non credo che, ad ogni occasione, criticasse il prossimo per elogiare il proprio operato… aveva come modello Dio, ma non era né si sentiva Dio. Mi sembra che si sia una bella differenza.

          • armellin ha detto:

            Sono d’accordo : chi si loda si imbroda, ma non bisogna confondere l’elogio con i fatti, io come altri diciamo : questo é il nostro risultato che parla da sé, come Bolt dice : questo é il mio tempo : 09.54 sui 100 m record del mondo, é un fatto non un elogio gratuito…qui cerco di dare un contributo serio non ho bisogno di pubblicità, tento di fare un po’ di critica d’arte fuori dal solito sistema Forbes…e Francesco si sentiva Dio(sono un docente di Religione Cattolica ) e come San Paolo poteva dire : non sono più io che vivo ma é Lui che vive in me.
            Poi se permette io non punto in alto, sono già in alto !

          • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

            Certo che permetto e sono felice per lei. Anzi, non le nascondo che sarei molto interessato a vedere una sua mostra per vedere dal vivo il suo lavoro: le foto penalizzano sempre. Mi tenga informato. Buona giornata.

          • armellin ha detto:

            Grazie, per la mostra degli originali il mio studio é sempre aperto se vi capita di passare per Pompei magari per un servizio sulla Collection inedita 1983/1985…in Veneto sto proponendo CAPORETTO se farò una mostra vi avviso…

          • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

            Grazie. Pensavo che fosse di base in Veneto… sono stato a Pompei poco tempo fa, se l’avessi saputo l’avrei disturbata.

          • armellin ha detto:

            Alla prossima, da nove anni sono qui in Via Tre Ponti 200 tel. 081.85044.44 ma in veneto sono nato a Conegliano e lì intendo traslocare infatti passando di qui noterete uno studio imballato…

    • bruno stefanelli ha detto:

      Meno male che ogni tanto qualcuno dà una zampata alle troppe fantasiose costruzioni ‘intellettuali’ che appesantiscono la comunicazione sull’arte contemporanea (e non solo).
      Il sorpasso che Armellin compie con simpatica ironia sulle improbabili fantasie che condiscono questo articolo promozionale ricompensa il lettore della leggera noia che quest’ultimo suscita.

      • armellin ha detto:

        Grazie. SA

      • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

        Mi spiace che trovi l’articolo noioso. Ma al di là di questo, non mi sembra che ci sia nessuna fantasiosa costruzione “intellettuale” in quello che dice l’artista. L’articolo, peraltro, non è “promozionale” ma è il modo che da sempre abbiamo di presentare ogni mese un giovane artista che ci sembra meritevole: dandogli voce. Credo che far parlare gli artisti sia una cosa importante visto il silenzio assordante che contraddistingue questa epoca in cui di arte sembra che possano parlare solo curatori e critici. L’artista è sempre stato parte del dibattito artistico; intervistarli è un modo per farli uscire allo scoperto. Con questo, ognuno è giusto che muova le sue critiche ed esprima le sue opinioni, ma quando ci si trova davanti a giovani che fanno il loro lavoro seriamente credo che un maggior rispetto non guasti. Armellin, a cui va tutta la mia simpatia, cade sempre un po’ nella tentazione di avere una visione armellin-centrica in cui tutto quello che non corrisponde alla sua idea/visione è inferiore a quello che ha fatto lui. Il tutto con toni più o meno sprezzanti. Una critica più costruttiva la apprezzerei maggiormente. Tutti qui. L’autocelebrazione non serve a niente e la superiorità va dimostrata con i fatti. Dalle mie parti, in Toscana, si dice “Chi si loda, si imbroda”, ossia “Chi si elogia troppo finisce per danneggiarsi”.

  • Pietro Antonio Pasquini ha detto:

    Caro Maggi,
    Ho letto con molto piacere l’intervista a Guglielmo Castelli ……………Le segnalo che in occasione del suo articolo su Artefiera Bologna 2016 avevo commentato e segnalato questo giovane talento italiano di cui avevo apprezzato le opere a Bologna.

  • bruno stefanelli ha detto:

    Ho scoperto da poco ‘Collezione da Tiffany’ e ne sono ormai un lettore costante. Apprezzo il taglio della ‘rivista’ e l’azione che svolge nei confronti dei giovani artisti. Punto.
    Ma nel pezzo su Castelli ho trovato ‘troppo’. E’ senz’altro una pittura con tratti di sicuro interesse ma c’è una componente di autocompiacimento che affiora dalle considerazioni del pittore, forse non cercata, ma che trasmette comunque un senso di improbabile certezza ed è questo, credo, che Armellin ha còlto.
    Parlare della propria pittura è sempre molto difficile. Buon lavoro.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Penso anch’io che parlare di se stessi non sia mai facile. Sinceramente, però, interpreto il tono delle risposte come piene di passione per quello che fa. Credere nel proprio lavoro penso sia fondamentale per andare avanti. La giovane età poi, spesso, fa il resto anche se personalmente non mi è sembrata una persona altezzosa, ma molto riflessiva e concentrata sul proprio operato. Mi viene anche un dubbio… che la prima domanda relativa a Forbes – fatta un po’ per dovere di cronaca – possa portare all’interpretazione di cui parla. Buona giornata e scusi il ritardo nella risposta.

  • anna castoro ha detto:

    Veramente ,anche a me G.Castelli ricorda moltissimo, forse troppo, Bacon .

    • armellin ha detto:

      E’ veramente difficile produrre una nuova immagine in arte, e ricordare qualcuno é inevitabile ma il punto é che bisogna poi dimostrare di saper superare l’artista di riferimento se si vuole innovare la storia iconografica dell’umanità, ed é qui che si vede se sei un genio oppure no…

  • Giuseppe Eramo ha detto:

    Ho impiegato degli anni per farmi piacere Bacon, ma non credo di vivere tanto a lungo per farmi piacere Castelli, contaminato da Bacon ma anche da Freud (ma non Lucian). Perché non rileggersi il precedente saggio di Valeria Calzolari su Aura, brand ecc.?
    Così è (se vi pare).

    • armellin ha detto:

      mi pare…e già che ci siamo ricordiamoci che Bacon aveva passato da un pezzo i 40 anni prima di trovare la pittura che lo rende un brand riconoscibile…

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