Indagare la storia per pensare il futuro: l’arte di Cosimo Veneziano

Cosimo Veneziano. Nato nel 1983 a Moncalieri (TO), vive e lavora a Leeds.
Cosimo Veneziano. Nato nel 1983 a Moncalieri (TO), vive e lavora a Leeds.
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Una sorta di cannocchiale in ceramica, puntato sulla  targa di un vecchio complesso industriale presente nella città di Civita Castellana e oggi riconvertito in un centro commerciale; simbolo di una trasformazione sociale e produttiva profonda, in grado di mutare la stessa percezione del territorio da parte dei suoi abitanti. Attorno, una serie di disegni realizzati con la tecnica dello spolvero, la stessa usata in ceramica per disegnare le figure sugli oggetti e in cui si riflette la costruzione del paesaggio degli artigiani della città laziale. E’ questo il cuore di 4 fuoco, ultima fatica artistica di Cosimo Veneziano (n. 1983) realizzata durante la sua residenza all’interno del progetto Ciminiere – Immaginario del lavoro a Civita Castellana promosso dall’Associazione Cantieri d’Arte e pensato per indagare sulla relazione tra produzione manifatturiera e trasformazione del paesaggio nel territorio di uno dei più importanti distretti di ceramica sanitaria d’Italia. Un lavoro che nasce dalla collaborazione illuminata (e illuminante) tra un’azienda, la ArtCeram, e un artista. Ma anche un progetto che ci dice molto della ricerca artistica di Veneziano e del suo attingere alla storia e al passato di un territorio o di un Paese per dar vita a lavori che indagano il rapporto tra cambiamenti sociali e territorio e che si configurano come punto di dialogo e di riflessione su un possibile futuro e sulle traiettorie che dovrebbe prendere lo sviluppo della nostra società.

Nicola Maggi: Ci parli di questo tuo ultimo lavoro?

Cosimo Veneziano: «Il progetto per il distretto di Civita Castellana riflette sul tema della produzione manifatturiera e su come le architetture industriali hanno cambiato la visione del paesaggio. Tramite le interviste e i vari incontri avvenuti nella prima settimana di marzo con i professionisti che operano nel settore dell’industria della ceramica, è emersa una gloriosa e ricca storia sulla produzione di ceramica sia per l’uso domestico che sanitario, con un grande sviluppo industriale ed economico, soprattutto negli anni 70-80. Il progetto intende riflettere sulla storia e sul futuro del territorio, sul suo cambiamento e il suo attuale stato, tramite la creazione di una scultura che rispecchia il ciclo storico di sviluppo economico dell’industria dell’indotto di Civita Castellana. Marco Trulli (Curatore di «Cantieri d’Arte») e Ferdinando Vaselli (Direttore artistico Officina Culturale «Distretto/Creativo») hanno costruito una rete di collaborazioni con il territorio che cercano di unire i quattro poli presenti a Civita Castellana: le Fabbriche, le Scuole, il Museo e il Comune. Unire questi semplici quattro punti in realtà è molto complesso. Per il mio primo sopralluogo e per la prima fase progettuale sono stati per me fondamentali le responsabili del Museo della Ceramica di Civita «C. Marcantoni», Tamara Patilli e Flora Scaia che hanno messo in campo la loro esperienza e competenza sul territorio».

N.M.: 4 fuoco, peraltro, affronta una tematica che ritorna spesso nelle tue opere. Quella del lavoro artigianale. Penso ad esempio, a La logica del tornasole

C.V.: «La pratica del lavoro artigianale è da sempre un punto fondamentale del mio lavoro, sopratutto perché sono interessato non tanto al esito del manufatto finale, ma al gesto che un artigiano compie nel proprio lavoro. Vedere alcuni artigiani al lavoro è meraviglioso, molte volte sono degli spettacoli di danza contemporanea».

Cosimo Veneziano, La logica del tornasole, 2013

Cosimo Veneziano, La logica del tornasole, 2013

N.M.: Negli ultimi anni il rapporto tra cambiamenti sociali e territorio urbano è al centro della tua ricerca artistica. Un interesse da cui nascono lavori come quelli che hai presentato lo scorso anno a Winterthur…

C.S.: «In Svizzera ho lavorato sul concetto di censura e su come la storia molte volte viene occultata. In Italia siamo pieni zeppi di monumenti dedicati ad eventi storici, ma una nazione neutrale non può permettere di celebrare un personaggio o un avvenimento senza suscitare polemiche. Il lavoro realizzato in Svizzera è stato per me una prova per poter realizzare, in futuro, un lavoro sulle statue realizzate in Italia negli ultimi 30 anni negli spazi pubblici e che rappresentano uno strano fenomeno: un atto di riscrittura della memoria e della storia collettiva. In tanti piccoli paesi periferici, rispetto alle città, sono nati numerosi monumenti che tentano di rivalutare una classe politica e un’ideologia legata ad una determinata corrente politica. Il progetto tenta di realizzare una mappa di questi monumenti realizzati in Italia tra il 1980 e il 2000, con l’obbiettivo di far sì che lo spettatore si interroghi su questa riscrittura silenziosa della storia».

Cosimo Veneziano, The Monument, 2015

Cosimo Veneziano, The Monument, 2015

N.M.: Sia nei lavori che hai esposto a Villa Sträuli, in Svizzera, che in quelli di Civita si intravede anche una tua riflessione sul “fare arte”, da un lato riflettendo sul Monocromo, dall’altro riscoprendo anche tecniche antiche come lo spolvero…

C.V.: «Le tecniche per me sono fondamentali e molto legate al progetto. Per il lavoro 4 Fuoco, infatti, è stato importante conoscere l’antica tecnica dello spolvero che unisce perfettamente il disegno con la scultura. Per il lavoro Monocromo I, invece, ho unito due processi, molte volte separati tra di loro, come la scultura e la pittura. E li ho uniti realizzando dei calchi dei dipinti con la gomma siliconica, materiale che si adatta molto a questo tipo di processo».

Cosimo Veneziano, Monochrome I, 2015

Cosimo Veneziano, Monochrome I, 2015

N.M.: Una curiosità. Tu sei originario di Torino, ma oggi vivi a Leeds. Un’attrazione fatale per le città industriali o c’è anche altro dietro questa scelta?

C.V.: «Ma, direi un’attrazione causale. Leeds e Torino sono due città industriali, ma con un processo di riqualificazione completamente differente».

N.M.: Peraltro alla tua città hai dedicato un lavoro molto particolare: Estensione del dominio della lotta. Ci racconti come è nato e che ruolo ha la Storia nel tuo lavoro?

C.V.: «Estensione del dominio della lotta è un lavoro del 2011 in cui parlo del disfacimento dell’identità operaia partendo dall’esperienza della fabbrica Fiat di Torino. In 33 disegni, riprodotti su capsule di Petri (i vetri che i biologi utilizzano per le colture in laboratorio) racconto i momenti della vita in fabbrica: dai gesti quotidiani, agli scioperi fino al dopo lavoro. E’ un progetto frutto di una ricerca di archivio. Io non sono un artista che crea archivi o un appassionato d’archivi, li uso come mezzi, soprattutto nella fase iniziale di realizzazione di un progetto. La selezione del materiale, che poi elaboro o abbandono, avviene in maniera istintiva, non ho nessuna regola di consultazione, l’archivio è un mezzo che mi serve per arrivare in un determinato punto, come la storia. Più che la storia mi interessa il futuro».

N.M.: Molti dei tuoi progetti sono legati a Residenze artistiche. Che importanza hanno per la tua ricerca e lo sviluppo dei tuoi lavori?

C.V.: «Il periodo di ricerca in residenza molte volte diventa fondamentale perché è l’unico modo per sperimentare nuovi linguaggi e ampliare l’orizzonte della mia ricerca. Oltre alla ricerca la residenza è anche un modo “coretto” di ampliare il proprio network grazie al lavoro. In Italia il sistema dell’arte sta diventando sempre più legato ad un fattore di conoscenza diretta e, molte volte, la strada della residenza ti può permettere di aggirare l’ostacolo».

N.M.: Tu, peraltro, assieme ad altri artisti italiani, sei tra i creatori di Progetto Diogene. Ce ne parli?

C.V.: «Progetto Diogene è ormai un lavoro che dura da 10 anni e dove, nel corso del tempo, sono cambiati sia i progetti che lo stesso nucleo progettuale. Nasce nel 2007 come gruppo informale di artisti che lavorano per costruire un luogo di riflessione e di ascolto, il cui primo riferimento è la figura storica di Diogene di Sinope. Nel filosofo abbiamo letto un ideale rapporto con la realtà legato a una riduzione del superfluo allo stretto necessario, all’autonomia di pensiero, all’attenta osservazione del mondo circostante, al cosmopolitismo, all’edificazione di una consapevolezza sempre vigile e di indipendenza esistenziale.  Nondimeno abbiamo riconosciuto nel nostro modo di lavorare una caratteristica propria della filosofia di Diogene, vale a dire l’intrecciarsi di teoria e prassi. Il gruppo è guidato dall’esigenza di costituire e di discutere il lavoro e il ruolo dell’artista; a questo si somma una fascinazione per l’ambiente urbano che ha prodotto la necessità di esplorare i vuoti cittadini improduttivi con l’obiettivo di individuare in essi delle nuove possibili funzioni. Dall’insediamento nel vuoto urbano, abbiamo costruito due tipologie di moduli abitativi autonomi, il terzo, quello attuale, è la carrozza dismessa di un tram posizionato in una rotonda, una grande area verde priva di funzione: qui si svolge il Bivacco urbano, una residenza internazionale per artisti».

N.M.: A cosa stai lavorando in questo momento?

C.V.: «Sul concetto di Council Housing qui in U.K e tento di terminare il lavoro sui monumenti in Italia di cui ti parlavo, per ultimo una mia monografia».

PER I COLLEZIONISTI

Cosimo Veneziano lavora con la Galleria Alberto Peola di Torino e la Galleria Renata Fabbri di Milano. I prezzi delle sue opere vanno, per i disegni, dagli 800 ai 3.000 euro, mentre le sculture partono dai 2.000 per arrivare fino ai 10.000 euro. Nato a Moncalieri nel 1983, Cosimo Veneziano si è formato all’Accademia Albertina di Belle Arti e al XVIII Advanced Course in Visual Arts, Fondazione Antonio Ratti, Como. È tra i fondatori e animatori di Progetto Diogene. Dal 2009 i suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Nel 2013 è stato selezionato dal programma Resò Networking per la residenza Lugar a Dudas, a Santiago de Cali in Colombia, e da C.A.R.S, progetto di residenze che si tiene ad Omegna. Da alcuni anni svolge una ricerca artistica che indaga il rapporto tra cambiamenti sociali e territorio urbano. Vive e lavora a Leeds.

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1 Commento

  • armellin ha detto:

    Quando costui é nato ho iniziato la mia The Opera che lo supera fin dal primo pezzo (che é legato ai successivi 900) senza niente di personale, é solo un mio parere…

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