Appunti di Viaggio: a Kiev per “Fragile State”

Urs Fischer. Untitled, 2011. Paraffin wax mixture, pigment, steel, wicks. Private collection Courtesy of the artist
Urs Fischer. Untitled, 2011. Paraffin wax mixture, pigment, steel, wicks. Private collection Courtesy of the artist
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Ritorno al Pinchuk Art Centre dopo quasi un anno per l’inaugurazione di Fragile State, collettiva che durerà fino al 7 gennaio 2018. Con un titolo che gioca sui molteplici significati dell’espressione, riferibile tanto a uno stato di vulnerabilità fisica (di persone o oggetti) o psicologica, quanto a una situazione di crisi politica, ideologica, culturale, la mostra propone lavori di Marina Abramović, Jan Fabre, Urs Fischer, Douglas Gordon, Damien Hirst, Carlos Motta, Oscar Murillo, Santiago Sierra, Barthélémy Toguo e Ai Weiwei. (Leggi-> Una visita al Pinchuk Art Center)

Un momento dell'inaugurazione della mostra Fragile State al PinchukArtCentre di Kiev. PinchukArtCentre © 2017. Photographed by Sergey Illin.

Un momento dell’inaugurazione della mostra Fragile State al PinchukArtCentre di Kiev. PinchukArtCentre © 2017. Photographed by Sergey Illin.

Ecco allora la Chair for ghosts: Urs (2003) di Urs Fischer, sospesa e a pezzi, come pure il trittico di Ai Weiwei Dropping a Han Dynasty Urn (2016), realizzato con mattoncini Lego che “raddoppiano” il concetto di fragilità; la foto di Carlos Motta con la grata alla finestra di uno dei Colonial Forts (2013) costruiti in America Latina dai colonizzatori europei che distrussero intere civiltà, ma anche la statua a grandezza naturale di un uomo appoggiato a un tavolo realizzata in cera che brucia lentamente come una candela, sempre di Urs Fischer (Untitled, 2011). E ancora: la videoazione di Santiago Sierra Burned word (2012 — la parola che brucia è Future; di Sierra è anche la bella installazione/performance Veterans of war facing the corner, 2017) e anche un bel lavoro di un artista che generalmente aborrisco (Jan Fabre): Skull with turtle (2017).

Santiago Sierra. Burned Word, July 2012. El Cabanyal, Valencia, Spain. PinchukArtCentre © 2017. Photographed by Sergey Illin.

Santiago Sierra. Burned Word, July 2012. El Cabanyal, Valencia, Spain. PinchukArtCentre © 2017. Photographed by Sergey Illin.

In questo contesto non poteva mancare Damien Hirst, presente qui con un vero capolavoro: Here today, gone tomorrow del 2008. All’ultimo piano del Centre, infine, Marina Abramović ripropone un suo lavoro partecipativo del 2014: Generator, in cui i partecipanti vengono privati di vista e udito tramite una benda e una cuffia e lasciati liberi di esplorare (o meno) un ambiente di cui non conoscono le coordinate spaziali; la compresenza di più partecipanti può anche generare incontri tra le persone legati al semplice contatto fisico, senza alcun pre-giudizio legato ai cosiddetti sensi a distanza.

In due parole: mostra strepitosa, curata da Björn Geldhof, direttore artistico del Pinchuk Art Centre, con un bellissimo allestimento arioso e intelligente.

Il terzo piano del Centre è come sempre dedicato a mostre di artisti ucraini: tra le opere esposte, mi piace (ri)segnalare il nome di Sergey Bratkov (1960), qui con Hell Operator and Hell Land del 2008, e il bel video Atomic Love di Illya Chichkan (con la collaborazione di Piotr Wyrżykowski), girato a Černobyl, in cui due figure nelle loro tute anticontaminazione si incontrano, si corteggiano e infine mimano un amplesso…

Marina Abramović. Generator, 2014/2017. Public Participatory Experience

Marina Abramović. Generator, 2014/2017. Public Participatory Experience

È da sottolineare che nei prossimi giorni al Pinchuk Art Centre si svolgeranno una serie di seminari e workshop per bambini e adolescenti: si va da corsi come Art Detective per diverse fasce d’età dai 4 ai 12 anni, a Art Friends, per bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni con problemi particolari. L’educazione e l’accostamento guidato all’arte come terapia o come lungimirante formazione per le nuove generazioni di un popolo che nel corso della sua storia ha vissuto diverse catastrofi: dalla carestia degli anni Trenta — oggi ufficialmente riconosciuta come un genocidio pianificato da Stalin per favorire la russificazione dell’Ucraina — ai massacri nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, all’incidente nucleare di Černobyl nel 1986 (tralascio la guerra tuttora in corso con la Russia)… Le tendenze artistiche favorite dalla Pinchuk Foundation sono spesso hard, impegnate e impegnative, non facili al primo impatto, ma nello stesso tempo strettamente legate alle problematiche contemporanee, rispecchiando (nel bene e nel male) e cercando di analizzare il mondo in cui viviamo. E, come riferito nella mia precedente visita, probabilmente non è un caso che siano tantissimi i giovani che affollano le sale di queste mostre.

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