Arriva Kooness: il nuovo network di gallerie online

La Home di Kooness, l'innovativa piattaforma online creata da Lorenzo Uggeri
La Home di Kooness, l'innovativa piattaforma online creata da Lorenzo Uggeri
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Dal web passa ormai il 6% in valore delle compravendite di arte (3.3 miliardi di euro) e il 49% dei collezionisti acquista opere online. Non solo, il 91% di chi acquista oggi arte è influenzato dalle immagini dei lavori postati da altri collezionisti sui principali social network. Pochi dati, quelli elencati, che ci fanno capire come internet, nell’era della globalizzazione, sia sempre più una risorsa indispensabile per chi vende arte. Eppure, molte gallerie hanno una scarsa presenza nel web limitata, il più delle volte, ad un sito web ben lontano dagli standard necessari perché sia realmente uno strumento di promozione e di vendita. E’ questo lo scenario in cui si inserisce Kooness, la nuova e innovativa piattaforma online creata da Lorenzo Uggeri che si rivolge proprio a gallerie e fondazioni oltre che, ovviamente, agli appassionati d’arte. Un progetto che in un solo anno ha vinto il premio StartmiUp in occasione della Global Social Venture Competition 2015, il primo Start Up contest dei Giovani Industriali di Confindustria e l’Europe Scaling Program di Impact Hub.

Nicola Maggi: Come nasce l’idea di Kooness?

Lorenzo Uggeri: «Kooness nasce circa due anni fa, in una domenica pomeriggio. Stavo aiutando un’amica ad attaccare un quadro al muro e, mentre lo osservavo, mi si è accesa una lampadina in testa. La mattina seguente ho cominciato a studiare l’arte da un altro punto di vista. Alla semplice curiosità, dettata dalla passione per questo mondo, ho aggiunto uno studio approfondito del settore, delle sue dinamiche e dei suoi attori. Una volta conclusa questa fase, sempre più elettrizzato da quello che stavo scoprendo, ho preso un volo e sono andato a New York a studiare al Sotheby’s Institute of Art dove ho ultimato il mio business plan e mi sono convinto di lasciare quello che stavo facendo per gettarmi a capofitto in questa nuova avventura».

N.M.: A differenza di altre piattaforma e-commerce Kooness si rivolge, in primo luogo, alle gallerie che, notoriamente, sono abbastanza carenti nella comunicazione online… che servizi offrite ai vostri partner?

L.U.: «La presenza delle gallerie nel mondo digital è veramente molto bassa, infatti il loro lavoro è quello di scoprire e promuovere nuovi talenti e non di occuparsi di campagne marketing sul web, per quello ci siamo noi. Alle gallerie offriamo due categorie di servizi: promozione della galleria e piattaforma/tecnologia per vendere le loro opere direttamente online. Per le nostre gallerie ci occupiamo dell’attività di promozione a 360° dai social fino all’organizzazione di eventi per la diffusione dei loro artisti più giovani; l’obiettivo è quello di dare alle gallerie affiliate al nostro network la possibilità di trovare nuovi collezionisti in questo mondo che è sempre più piccolo, veloce e connesso ed infine vendere direttamente le loro opere attraverso il web».

Lorenzo Uggeri

Lorenzo Uggeri

N.M.: Quanto è importante oggi, per una galleria d’arte, avere una buona presenza nel web e sui social network?

L.U.: «E’ assolutamente fondamentale, ogni giorno che passa migliaia di nuove persone si connettono al web e una percentuale sempre più alta di queste lo consulta per qualsiasi tipo di necessità. Le nuove generazioni consultano il web prima di qualsiasi acquisto, ma sorprendentemente anche quelle più vecchie sono ogni giorno più affascinate da questo mondo. Non essere presenti sul web vuol dire essere invisibili per la maggior parte di questi. Un errore che in molti fanno è pensare che avere un sito internet risolva i problemi ma, in realtà, è un po’ come fare uno spot pubblicitario in una rete poco conosciuta alle 4 del mattino di Lunedì notte. Il web richiede grandi investimenti in termini di tempo ed economici ed è proprio per questo che nasciamo noi».

N.M.: Come è stato accolto dal sistema dell’arte il vostro progetto?

L.U.: «Inizialmente non nascondo che c’era un po’ di diffidenza nei nostri confronti in quanto stavamo andando a proporre qualcosa di estremamente nuovo. Ma, sin dall’inizio, abbiamo trovato il sostegno di alcuni galleristi che hanno visto il potenziale del nostro progetto. Con il passare del tempo il sistema ci sta sempre più accettando in quanto percepita la nostra serietà e l’esclusività del progetto. Il cardine della nostra strategia, infatti, sta nella selezione delle gallerie e delle opere; vogliamo mantenere un elevato standard di qualità in modo da garantire ai nostri collezionisti la sicurezza di comprare un’opera d’arte di ottimo livello da una galleria d’arte che si meriti di essere considerata come tale».

N.M.: Dal punto di vista dei collezionisti che strumenti mette a loro disposizione la vostra piattaforma?

L.U.: «I collezionisti hanno molteplici strumenti a loro disposizione, primo tra tutti anche se può sembrare scontato credo che sia la trasparenza, di ogni singola opera sono disponibili tutte le informazioni necessarie. Secondo la possibilità di comprare direttamente online con tutti i tipi di carta di credito o bonifico e di spedire l’opera dove preferiscono. Possono consultare la piattaforma con qualsiasi device e iscrivendosi possono rimanere informati sugli artisti e le gallerie che preferiscono. I nostri curatori sono sempre a disposizione per qualsiasi domanda o aiuto».

La App di Kooness che grazie alla realtà aumentata vi permette di vedere l'opera come se fosse appesa sulle pareti di casa vostra.

La App di Kooness che grazie alla realtà aumentata vi permette di vedere l’opera come se fosse appesa sulle pareti di casa vostra.

N.M.: E per quanto riguarda la documentazione che deve seguire l’opera? 

L.U.: «Tutte le opere vengono spedite con tutta la documentazione del caso, i galleristi sono tenuti per obblighi contrattuali a fornire tutti i documenti necessari».

N.M.: Nel caso in cui un collezionista non sia soddisfatto dell’acquisto che politica adottate?

L.U.: «Per ogni acquisto che viene effettuato su Kooness il collezionista se non è soddisfatto ha 14 giorni per restituire l’opera ed essere rimborsato».

N.M.: Oltre alla parte commerciale, Kooness ha anche un’anima “culturale”, un magazine…

L.U.: «Esatto, quello che noi abbiamo soprannominato KoonessMag. Abbiamo creato questo magazine per parlare d’arte ovviamente, ma soprattutto per avvicinare il maggiore numero possibile di persone a questo mondo. I nostri articoli sono molto brevi e ricchi di immagini; previa nostra autorizzazione tutti gli appassionati d’arte possono scrivere sul nostro magazine. La nostra mission è quella di trasformare i semplici acquirenti di oggi nei futuri collezionisti di domani e credo che il magazine sia un buon punto di partenza».

N.M.: C’è poi anche l’ormai immancabile App, perché dovremmo scaricarla sui nostri dispositivi mobili?

L.U.: «L’App è il modo più semplice per portare sempre con se tutta la nostra arte, infatti ripropone tutte le funzioni della piattaforma dai profili delle gallerie fino al magazine, è molto comoda e facilissima da utilizzare. In più rispetto alla versione desktop del sito con l’App, grazie alla tecnologia della realtà aumentata, è possibile vedere l’opera che più ci piace sul muro di casa nostra o in qualsiasi altro spazio dove ci piacerebbe esporla».

© 2015, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    Rimane sempre il problema visibilità, esempio : 50 mila artisti italiani teoricamente hanno almeno un sito web, e producono (ipotesi) un’opera al mese, teoricamente quest’opera vuole essere venduta, perciò ogni mese ci sono 50 mila opere nuove sul mercato e solo dall’Italia, consideriamo che il 50% di queste opere venga tenuto dagli artisti o regalato, ne rimangono 25 mila da vendere e solo dall’Italia. L’offerta c’é, ma la domanda ? SA

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Un interrogativo non poco. Intanto dovremmo avere la certezza che i 50.000 che si autodefiniscono artisti lo siano veramente (nel senso professionale del termine). In secondo luogo ognuno di questi artisti dovrebbe muoversi per riuscire a trovare la propria nicchia di riferimento (nel caso decidano di promuoversi da soli) o una galleria che li rappresenti. Una sfida difficilissima, anche perché oggi più che in passato l’offerta supera certamente la domanda. Internet, però, con i suoi vari canali può essere un buon strumento per farsi conoscere e raggiungere anche pubblici che una volta sarebbero stati irraggiungibili. In tutto questo però, manca oggi un elemento secondo me importante: quello del critico che in passato conosceva bene la scena artistica quanto meno della sua città e cercava di sostenere gli artisti in cui credeva. Oggi questa figura è stata sostituita da curatori, ma come sa bene, dietro questa “nuova” etichetta si celano non dirado persone improvvisate. Per le nuova generazioni un aiuto importante potrebbe venire dalle varie accademie se solo si decidessero, sul modello anglosassone, a fare delle mostre finali rivolte in primo luogo agli operatori di settore così da far conoscere le nuove leve dell’arte. La vedo più dura per quegli artisti, invece, che sono in attività da tempo e che non hanno mai avuto, fino ad oggi, un reale riconoscimento dal mondo dell’arte. Una possibilità, ovviamente, ci può sempre essere, ma più il tempo passa più le cose si complicano.

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