Laura Pugno: La parte per il tutto

Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7x21 each
Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7x21 each

Laura Pugno, nata a Trivero nel 1975, da anni vive e lavora a Torino, dove ha radicato e portato avanti una ricerca artistica che ha come principale terreno di indagine il paesaggio, inteso non tanto come elemento naturale, ma come costruzione sociale, come metafora attraverso cui invitare lo spettatore ad osservare meglio il contesto e i dettagli diventandone parte attiva, e innescando una personale visione.

Laura, che è rappresentata dalla Galleria Alberto Peola di Torino, utilizza tecniche differenti, dall’abrasione su stampa fotografica – sperimentata a partire dalla serie Esitando su cui ha lavorato nel 2011 – all’incisione su plexiglass, fino alla sperimentazione di materiali quali il poliuretano espanso. Nelle sue opere, emerge tutta la volontà e la ricerca di un’artista che vuole evidenziare l’integrazione dei diversi elementi – sia fisici, sia culturali – che compongono il paesaggio, spesso attraverso un procedimento di parziale annullamento degli elementi stessi, un espediente per condurre verso un differente punto di vista.

Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7x21 each

Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7×21 each

Una delle ultime serie su cui Laura ha lavorato s’intitola La parte per il tutto, un progetto incentrato su singole vedute stampate su carta fotografica, leggibili solo nella parte superiore dell’opera, poiché l’artista interviene alterando il processo di stampa causando accumuli di inchiostro fino al termine del processo.

Si tratta di un progetto fotografico iniziato nel 2017 ed esposto ad oggi in una sola occasione, dove l’oggetto della riflessione e dell’azione dell’artista risiede nella personale decisione in merito a cosa e quanto mostrare di ogni singola immagine. È proprio sull’analisi della ricerca e della realizzazione dell’opera, che abbiamo lavorato e prodotto la scheda tecnica di Project Marta – Monitoring Art Archive, un servizio che, a partire dall’intervista con l’artista, redige una carta d’identità dell’opera, raccogliendo tutte le informazioni utili a conoscerla in profondità, e quindi a tutelarla nel corso della sua esistenza.

Benedetta Bodo di Albaretto: Se penso alle tue opere, mi vengono in mente principalmente stampe fotografiche, un mezzo attraverso cui realizzare installazioni e progetti articolati, in qualche modo come La parte per il tutto. Puoi raccontarmi da cosa nascono le tue preferenze in termini di media utilizzati?

Laura Pugno: «Nella mia pratica artistica mi trovo a utilizzare differenti media: dal disegno, all’incisione alla scultura fino ai video, mi sono anche avvicinata alla fotografia, mezzo espressivo ormai massificato che meglio di altri si presta ad un discorso di critica della visione. Uso la fotografia non come mezzo espressivo fine a se stesso ma lo scopo è spesso quello di ottenere un’immagine il più possibile “neutra e oggettiva”, su cui intervenire con alterazioni manuali o meccaniche come per quest’opera, che la rendono unica».

B.B.: Come si lega quest’opera al tuo percorso artistico?

L.P.: «Anche in questo caso si tratta di mostrare una porzione dell’immagine in esame, è un processo che ha a che fare con le cancellazioni, con la decisione di cosa e quanto mostrare all’osservatore. Quello che mi affascina è che la complessità di ogni immagine che, in questo caso, viene restituita solo parzialmente come dettaglio riconoscibile; il restante accumulo di inchiostro nasconde le rimanenti informazioni, solamente immaginabili. Per questo lavoro ho usato fotografie del mio archivio, senza un particolare riferimento ad un periodo, un ambito o un’area geografica specifica. Nel momento in cui scelgo un’immagine, ho già preso una decisione in merito a quale parte del paesaggio mostrare. La serie si compone di dieci stampe di uguale formato, e benché si tratti di pezzi singoli, c’è un orizzonte comune: il foglio è stato bloccato per tutte nello stesso momento, creando un unico immaginario orizzonte».

Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7x21 each

Laura Pugno, La parte per il tutto, 2017. Print inkjet, cm. 29,7×21 each

B.B.: La parte per il tutto è un progetto in divenire, oppure si tratta di un progetto concluso? Come hai impostato il lavoro a livello compositivo, quali le caratteristiche hai riscontrato in corso d’opera?

L.P.: «Considero questa come un’opera chiusa. Sebbene l’opera sia frutto di un processo parzialmente meccanico, ha incontrato molte difficoltà di realizzazione, e non sempre il risultato ha soddisfatto le mie aspettative. Il momento delicato risultava essere l’estrazione della fotografia a fine stampa, quando l’inchiostro continuava a colare. Solo al temine di un lungo processo ho potuto selezionare le dieci opere che, per soggetto e composizione, erano quelle che ritenevo ideali a comporre l’opera finale, dove la parte visibile era in armonia con la sovrapposizione dell’inchiostro».

B.B.: La parte per il tutto richiede condizioni espositive particolari, ad esempio una sequenza, una distanza specifica le une dalle altre?

L.P.: «La scelta di allestimento è nata da un’idea ben precisa di ritmo. Ho numerato le foto e le ho esposte in un ordine bene definito, disposte su un’unica linea orizzontale a 150 centimetri da terra, per rimarcare l’orizzonte interno, e ad una distanza di 10 centimetri l’una dall’altra.  La cornice che ho scelto è di legno laccato bianco e, al suo interno, la fotografia rimane sollevata dal supporto e ad un centimetro dal bordo perimetrale».

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