Manovra: cancellate (per ora) le misure che colpivano le vendite d’arte

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Pericolo scongiurato, almeno per ora. Nella nuova bozza della Legge di Bilancio 2018, che i tecnici del MEF hanno rilasciato alle ore 16.49 di martedì 25 ottobre 2017, le due misure che in questi giorni hanno scosso tanto gli animi dei collezionisti italiani e degli operatori di mercato non ci sono più.  Si trattava, lo ricordiamo brevemente, di due ipotesi di misura inserite nel capo della Legge che riguarda il contrasto all’evasione: una modifica dell’aliquota Iva degli oggetti d’arte (ipotesi 2) e una tassazione sui redditi percepiti dalla vendita degli oggetti d’arte (ipotesi 1). Due provvedimenti che, se mantenuti, averebbero potuto dare un brutto colpo al mercato italiano che da poco sta dando segnali di ripresa.

Ad aver permesso la rimozione momentanea delle due proposte, è stato l’intervento del MiBACT, il cui Ufficio Legislativo era stato immediatamente contattato dai vertici delle associazioni di categoria, in primis da Carlo Orsi, presidente dell’AAI – Associazione Antiquari d’Italia, che pare avesse già avuto rassicurazioni in merito. Rassicurazioni che, però, non devono far tirare troppo il fiato perché la confusione è ancora tanta e la rimozione attuale ha più il sapore di una tregua che non di un “passato pericolo”. Anche perché non è la prima volta che misure del genere vengono paventate. Ma quelle inserite in Manovra, come ci spiegava nell’articolo di martedì scorso l’Avvocato Giuseppe Calabi dello studio legale CBM & Partners, che sta attualmente collaborando a progetti di riforma della normativa italiana in materia di notifiche ed esportazioni di opere d’arte, erano due ipotesi decisamente  discutibili «soprattutto per la loro formulazione e per come è introdotto l’argomento, più che per il principio di base». «Nella bozza di Legge di Bilancio – spiegava Calabi – queste misure sono presentate come “interpretazione autentica” di norme già esistenti, ma sono in realtà molto innovative e introducono con effetto retroattivo (di 5 anni, ndrdelle sanzioni, anche se in forma ridotta. Sarebbe stato lecito aspettarsi quanto meno un holding period, come avviene per gli immobili».

Giudicate una «riforma un po’ pasticciata»,  le due ipotesi sono state quindi ritirate su sollecitazione di MiBACT, che fin da subito aveva preso le distanze dalle proposte, visto anche il suo impegno nel cercare di riformare un mercato dell’arte che, in Italia, ha una normativa decisamente antiquata e che non permette lo sviluppo di un adeguato business climate per gli operatori di settore e per i collezionisti.  Adesso si spera che questo tema venga trattato in modo un po’ più aperto e ragionato. Discussione che dovrebbe aprirsi, secondo indiscrezioni, già nei prossimi giorni quando la Manovra arriverà al Parlamento. La sua consegna è prevista per il 30 ottobre prossimo. Vi terremo aggiornati sui futuri sviluppi. (Leggi -> Legge di Bilancio 2018: lacrime e sangue “solo” per chi vende arte?)

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2 Commenti

  • golfandonelmondo ha detto:

    comunque non ci sarebbe nulla di strano di tassare le vendite sull’arte dei privati, in questo caso l’Italia è rimasto l’unico paese che non paga le tasse sulla vendita di opere d’arte da privati.

    • gualtiero ha detto:

      Trovo veramente curioso e inquietante che chi si interessa di golf sia favorevole a far pagare ad altri settori, in questo caso ai collezionisti d’arte, ulteriori balzelli statali, come se non fossero sufficienti quelli già attivi !!

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