Libri – L’arte nel cesso

Francesco Bonami, L'arte nel cesso, Mondadori, 2017
Francesco Bonami, L'arte nel cesso, Mondadori, 2017
Save pagePDF pageEmail pagePrint page

E’ tempo di Summer Break. La maggior parte delle gallerie sta chiudendo per ferie, le aste principali sono in stand-by per un po’ e anche se le mostre negli spazi istituzionali non mancano, il mondo dell’arte tira per un attimo il fiato dopo un primo semestre ricco di appuntamenti. Quale momento migliore, allora, per fermarsi a riflettere? Fa caldo, lo so, e l’afa tropicale di questi giorni inviterebbe più all’azzeramento delle nostre facoltà cerebrali che non alla riflessione intima. Ma se il vento che spira dal mare vi dà un po’ di sostegno provate a prendere in mano L’arte nel cesso, ultima fatica editoriale di Francesco Bonami e, a mio avviso, uno dei più interessanti spunti di riflessione che la nostra editoria abbia dato alle stampe negli ultimi anni.

Con il suo stile chiaro e ironico, il critico di origini toscane, punta il dito su tanta produzione artistica odierna, ammettendo in tutta franchezza che l’arte contemporanea, iniziata nel 1917 con il celebre urinatoio di Duchamp, è ormai spesso un vuoto esercizio di stile che magari stupisce, ma che fa venire il «dubbio che l’arte stia virando verso la dimensione del parco giochi […] barando un po’ sulla dimensione spirituale ed estetica». Un cortocircuito, quello raccontato in modo gustoso da Bonami, che ha coinvolto negli anni anche tanti artisti una volta validi, ma che oggi tendono a ripetersi in modo vuoto, tanto che l’autore suggerisce quasi di togliergli la patente di artisti. Mentre, scrive l’autore, «l’arte che funziona è quella nella quale uno s’identifica in un modo o nell’altro, o che rispecchia un nostro stato d’animo», mentre adesso sembra aver perso la sua forza, la sua capacità di essere il “punto focale” il “centro d’attenzione”.

Questo, ovviamente, non significa che tutta l’arte prodotta dal 1917 al 2017 – anno che Bonami identifica come quello della “fine” dell’arte contemporanea come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi – sia da gettare nel cesso, ma che un ciclo è terminato. Che l’arte, oggetto di attrazione per un numero sempre crescente di persone, deve riprendere il mano il suo ruolo e l’artista ha il dovere di tornare ad essere capace di «dire o far vedere qualcosa di rilevante al mondo o magari anche di ripugnante, ma comunque capace di comunicare qualcosa». Insomma, per dirla in parole povere, L’arte nel cesso è una stilettata data col sorriso sulle labbra all’odierno circo dell’arte; un libro che rimette in discussione tante cose ormai date per certe, in primis da tanti sedicenti artisti che dell’artista, spesso, hanno solo la “posa”. Cacciatori di una “fama a stretto giro di posta” che non è la vera fama in arte.

A dieci anni da Lo potevo fare anch’io, Bonami ha così il coraggio di riprendere il filo di quel discorso – giusto e condivisibile – in cui ci spiegava come mai l’arte contemporanea è veramente arte contemporanea; denunciando che il gioco ha preso un po’ la mano degli addetti ai lavori, abusando dell’assunto che oggi l’arte “si fa con tutto” per cercare di convincere il pubblico che “tutto è arte” o distorcendo la parola di Joseph Beuys, il quale sosteneva che ognuno di noi è un artista. «Lui – scrive Francesco Bonami – intendeva, a ragione, che l’essere umano ha dentro di sé il seme della creazione. […] Molti però hanno frainteso il messaggio, pensando che l’essere artista consistesse nel poter fare qualsiasi opere d’arte ci venisse in mente, la maggior parte delle quali schifezze». «L’equivoco di Beuys – aggiunge il critico – ha così generato molti, moltissimi, troppi individui che si sono autodichiarati artisti. Il risultato  è che alla fine se tutti sono artisti nessuno lo è davvero».

Parole che credo facciano tirare un sospiro di sollievo a tanti, più o meno addetti ai lavori, che la pensano così da tempo e che in questi anni si sono trovati ad alzare, istintivamente, un sopracciglio davanti a tante delle proposte artistiche più recenti. E anche se non tutta l’arte è per tutti – ma questo vale ogni espressione creativa umana, dalla musica alla letteratura, fino alla cucina -, non è certo più accettabile che l’artista si approfitti «della buona fede del visitatore e della sua insicurezza culturale».  «L’arte – si legge in una delle pagine più caustiche di questo libro – non dovrebbe mai far passare per cretino nessuno». E sul banco degli imputati di questo raffinato richiamo all’ordine, ci finiscono un po’ tutti: critici, curatori, galleristi, artisti. L’unico che ne esce bene è il pubblico a cui viene riconosciuto un ruolo fondamentale e che il mondo dell’arte non può permettersi di ignorare. Su questo tema, peraltro, è molto interessante anche il confronto che l’autore fa tra il modo anglosassone di concepire le mostre e quello italiano, sempre molto criptico e apparentemente orientato più a soddisfare l’ego dei curatori e non quello del pubblico pagante.

Ma non voglio aggiungere altro, per non sciuparvi il gusto della lettura di questo libro che oltre ad essere chiaro e piacevole, ha anche un altro pregio fondamentale: non presenta tracce di quell’acido livore che spesso caratterizza i testi che mettono in discussione la produzione artistica contemporanea. Testi animati da un revisionismo che non ha senso e dovuto spesso più all’invidia di non essere riusciti ad imporre la proprio visione che non ad altre motivazioni più nobili. Ma il nostro, considerato uno dei più brillanti critici d’arte internazionali, non ha certo di questi problemi e può parlar fuori dai denti con tutta la serenità e l’autorevolezza di chi il mondo dell’arte contemporanea lo frequenta da sempre e ne conosce da vicino le dinamiche interne e gli umori. Quella di Bonami, mi verrebbe da aggiungere, è la voce “istituzionale” che serviva per sollevare il coperchio di quel vaso di pandora che è l’universo artistico di oggi e spingere addetti ai lavori, art enthusiast e scettici della prima ora, verso una riflessione lucida e storicamente (scientificamente?) accettabile sullo stato di salute dell’arte e su quello che dovrà essere il nuovo corso della produzione artistica futura. Assolutamente da leggere.

La scheda

Titolo: L’arte nel cesso

Autore: Francesco Bonami

Editore: Mondadori

Collana: Saggi

Data: 2017

Prezzo di copertina: 18,00 €

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

12 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Appena lo leggerò ti farò sapere le mie “osservazioni”. “Lo potevo fare anch’io” è un buon libro sebbene personalissimo nei giudizi e nelle interpretazioni, ma tra ironie, arguzie, sarcasmi, critiche, emergono molte verità, ho usato il plurale ( le verità) perchè la VERITA’ non la si potrà conoscere mai. Buone vacanze a te ed alla tua redazione, il prossimo autunno sarà foriero di sicure novità nel nostro settore ed a te come sempre non sfuggiranno e catturandole ci renderai partecipi. Un caro saluto, Daniele.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, buongiorno e scusa se non ti ho risposto prima, ma nei fine settimana cerco di sfuggire a “Lucifero” che infiamma Firenze portando la famiglia al mare in attesa della partenza. Credo che il tuo giudizio sarà molto simile a quanto già rilevato in “Lo potevo fare anch’io”, ma è certamente un testo da leggere e che dovrebbero leggere i tanti giovani che si stanno affacciando al mondo dell’arte come pretendenti al trono di artista o come galleristi in erba. Sì, perché oltre a parlare di “fare arte” il testo, per una volta, parla anche di “comunicare l’arte”, tema delicatissimo, come sai bene, in questa nostra Italia invasa da tanti curatorelli che si nascondono dietro ad un linguaggi astruso e complesso; o a mostre che non si capisce bene per chi vengano fatte, visto che nessuno le capisce. Ma detto questo. Buona lettura e buone vacanze anche a te caro Daniele. Un abbraccio. Nicola

  • Titti Pece ha detto:

    Tutte cose che sapevamo da tempo meno male che ora ce le dice Bonami-

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Cara Titti. L’importanza che le dica Bonami sta nel suo posizionamento all’interno della cultura main-stream del mondo dell’arte e, lasciami dire, anche nello stile con cui lo fa. Poi, è vero, tante delle cose che scrive le pensavamo forse in già in tanti. Ma nella vita ci vogliono anche le conferme no? Buone vacanze. Nicola

      • Titti Pece ha detto:

        certo che è così e anche questo lo sappiamo; quel che volevo dire, un po’ forse nello stile di una battua, è che facendone una recensione o volendo comunciare la cosa magari sarebbe stato opportuno dire quello che ci stiamo dicendo ora- ma nessuna polemica, credimi. stimo il tuo lavoro e queste sono ‘sfumature’- buone vacanze anche a te- Titti (magari il discorso lo riprendiamo, magari con una bibliografia sull’argomento, che ne pensi?

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          Sarebbe un’ottima idea. Risentiamoci dopo le ferie. Mi sembra un buono spunto per un articolo post-vacanziero per prepararsi alla nuova stagione. Buone ferie.

  • Gina Re ha detto:

    «L’arte non dovrebbe mai far passare per cretino nessuno!»
    Che goduuuuuria che ho provato leggendo questo articolo! Credo che leggere il libro mi farà andare in estasi! :-DDDD. Francesco Bonami, non ti conosco ma già ti adoro!

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Avevo scritto un commento molto articolato e poi stranamente scomparso, forse troppo articolato !!! Comunque il finale recitava in questo modo … l’autore con ironia, arguzia, sarcasmo, intelligenza, irriverenza ci pone una serie di dubbi, dubbi che tra le righe sono anche i suoi, La verità o le verità non esistono, sarebbe un grave errore esserne i depositari … il nostro mondo è meraviglioso, fantastico, immaginario misterioso, magico, ognuno di Noi è li presente affrontando le mere illusioni, e questo quando parliamo di ARTE, se poi ci spostiamo nel MERCATO, alle illusioni vanno aggiunte le mode, le tendenze, l’effimero, le influenze e così via.
    Questa è la mia chiave di lettura del testo, fermo restando che ho potuto conoscere artisti a me ignoti e approfondire altri di cui avevo solo nozioni.
    Comunque alla fine una lettura leggera, libera e poi uno nell’ARTE porta avanti, come giusto, il proprio “IO”, non dimenticando mai l’esortazione di BRUNO GROSSETTI il Mercante dell’Annunciata che sosteneva … malgrado tutto è un mondo talmente bello che vale la pena entrarvi …

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele. Non so perché il finale sia scomparso (misteri del web) ma sono felice che tu l’abbia postato nuovamente. Preziosa riflessione. Grazie. Un caro saluto. Nicola

  • armellin ha detto:

    Bonami e Maggi potrebbero anche alzare il coperchio di The Opera, giusto per dire che qualcosa comunque é stato fatto in Italia : SFIDE INTERNAZIONALI :

    ECCO, oggi nel mondo ci sono tante mostre di arte contemporanea, alcune davvero con prodotti eccellenti, é aumentato il numero degli artisti professionisti e il livello medio é più alto di cent’anni fa.

    ORA, l’artista Stefano ARMELLIN sostiene che CON una sua mostra, ad esempio con le 170 strisce dell’Epilogo del Poema visivo del XXI secolo, é in grado di superare (in senso metaforico) tutte le mostre esistenti al mondo di arte contemporanea.

    UNA COSA é però la sicurezza dell’artista e del suo lavoro, altro é il parere reale del pubblico del mondo.

    PERCIO’ la mostra serve per capire fino a che punto la teoria artistica espressa in un Capolavoro autentico, SIA condivisa dall’opinione di un pubblico internazionale colto e sensibile, ma generico nelle attitudini e nelle attività.

    LA SFIDA al mondo dell’arte internazionale E’ APERTA.

I commenti sono chiusi