L’ultima tappa di Helen Marten: il premio Turner 2016

L'artista inglese Helen Marten vincitrice del prestigioso Turner Prize 2016
L'artista inglese Helen Marten vincitrice del prestigioso Turner Prize 2016
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Famoso ai più, il premio Turner rappresenta il maggior riconoscimento per quanto riguarda l’arte nel territorio britannico, organizzato ogni anno dalla galleria d’arte Tate, fondata nel lontano 1897. Istituito nel 1984 dal gruppo Patrons of New Art, il premio consta di una vincita in denaro di £40.000 (£25.000 al vincitore e £5.000 a ciascuno dei restanti 3 finalisti), una copertura mediatica pressoché illimitata e la possibilità di affiancare il proprio nome ad artisti, vincitori delle precedenti edizioni, del calibro di Damien Hirst, Wolfgang Tillmans, Antony Gormley e molti altri.

Damien Hirst durante la premiazione del Turner Prize (1995) con Michael Craig-Martin e Grenville Davey.

Damien Hirst durante la premiazione del Turner Prize (1995) con Michael Craig-Martin e Grenville Davey.

Se nelle prime edizioni (1984-1988) il Turner Prize diede la possibilità a chiunque svolgesse un ruolo cruciale nell’arte (artisti, curatori, critici d’arte e Direttori di galleria) di essere eletto come la persona che per quel determinato anno aveva dato il maggior contributo a tale mondo, nel 1988 fu stabilito che il riconoscimento, per le future edizioni, avrebbe premiato solamente artisti under 50 (questo, per ribadire il fatto che non si trattasse di, cito testualmente la Tate Gallery, un “lifetime achievement’ award”).

I finalisti dell’edizione 2016 sono stati Michael Dean, Anthea Hamilton, Helen Marten and Josephine Pryde. Gli artisti hanno presentato, durante la mostra tenutasi alla Tate Britan, opere composte da un’enorme varietà di materiali (tra cui: cotton fioc, marmo, gesso, catene per biciclette, uova e pelle di pesce). La vincitrice dell’edizione 2016 è stata la più giovane dei quattro finalisti, ovverosia Helen Marten. I giudici (Michelle Cotton, Direttore del Bonner Kunstverein, Tamsin Dillon, curatrice indipendente, Beatrix Ruf, Direttrice dello Stedelijk Museum, Simon Wallis, Direttore dell’Hepworth Wakefield e Alex Farquharson, Direttore della Tate Britain) hanno deciso di premiare la giovane artista britannica poiché piacevolmente stupiti dalla complessità delle opere presentate, dalla loro incredibile qualità formale, dall’uso eterogeneo di materiali, nonché dalla capacità dei suoi lavori di interagire in modo elegante ed empatico con l’environment circostante. Difatti, le opere labirintiche della Marten, che collegano gli oggetti più disparati in una scultura qualitativamente unica, possono essere tradotte come la risposta viscerale dell’artista al periodo che noi tutti stiamo attraversando, denotato da frustrazione, disapprovazione e rabbia.

Helen Marten, Brood and Bitter Pass, 2015., Installation view alla Galleria Greene Naftali

Helen Marten, Brood and Bitter Pass, 2015., Installation view alla Galleria Greene Naftali

La scultrice britannica (Macclesfield, 1985), favorita sin dall’inizio, si propone quindi come uno dei maggiori talenti emergenti nel mondo dell’arte contemporanea. Laureata alla Ruskin School of Art nel 2008, la Marten quest’anno aveva già realizzato grandi risultati: una solo exhibition (“Drunk Brown House”) alla Serpentine Gallery e la vincita di un ulteriore prestigioso riconoscimento, ovverosia il premio Hepworth per la Scultura (premio biennale dato a chi a contribuito significativamente allo sviluppo della scultura contemporanea).

Il discorso tenuto dall’artista alla premiazione è stato molto critico nei confronti dell’attuale e inutile gerarchismo che inquina il settore dell’arte contemporanea mediante l’assegnazione di premi per stabilire chi sia meglio di altri. Helen Marten ha poi ribadito, riprendendo il discorso tenuto alla Galleria Hepworth Wakefield a novembre, come l’eccessiva attenzione mediatica derivante dalla vincita del premio non sia una cosa per lei assolutamente positiva. Infine, l’artista ha generosamente deciso di condividere i due premi in denaro ricevuti (rispettivamente £25.000 e £30.000) con gli altri finalisti nominati.

Helen Marten alla Galleria Hepworth Wakefield durante il premio Hepworth per la Scultura.

Helen Marten alla Galleria Hepworth Wakefield durante il premio Hepworth per la Scultura.

Una vincita quindi che rappresenta in pieno la volontà del Turner Prize di premiare i migliori artisti della c.d.‘british art’, ma che ha suscitato qualche lieve perplessità. Perplessità espressa in modo forte e senza filtri da Michael Gove, politico britannico, che ha banalmente descritto i lavori presentati dalla Marten con un tweet alquanto infantile concluso con l’hashtag #modishcrap.

Il tweet di Michael Gove che ha ricevuto numerose critiche dai media

Il tweet di Michael Gove che ha ricevuto numerose critiche dai media

Di certo, le affermazioni di Michael Gove, tra l’altro stroncato da un critico articolo del Guardian intitolato “Michael Gove’s anti-Turner prize tweets are childish”, non toccano minimamente la vincitrice del premio che quest’anno è riuscita a collezionare riconoscimenti e traguardi impensabili per un artista così giovane. ‘Builded from scracth’, come spesso dicono gli anglofoni, descrive perfettamente chi sia Helen Marten. Un’artista che è riuscita a costruirsi autonomamente e che a soli 31 anni presenta una maturità artistica rara, la cui non convenzionalità l’ha proiettata dal suo garage-studio di Macclesfield ad alcuni dei più grandi eventi legati all’arte contemporanea.

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