“Mains Hum”: la creazione di una performance

Un momento delle prove di "Mains hum" - Elisa Prosperi, Virginia Guidi, Nicholas Isherwood, Alessandro Tamiozzo
Un momento delle prove di "Mains hum" - Elisa Prosperi, Virginia Guidi, Nicholas Isherwood, Alessandro Tamiozzo

L’utilizzo della voce è centrale in diversi lavori di Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, cui il MAXXI di Roma sta dedicando una personale, aperta fino al 30 maggio. Nell’articolo sulla mostra avevamo già parlato di In the midst of things, performance presentata alla Biennale di Venezia del 2015; si potrebbero citare ancora Sediments Sentiments (Figures of Speech) del 2007, in cui, dall’interno di due sculture astratte con aperture simili a tunnel, cantanti lirici intonavano frasi tratte da discorsi ufficiali di personaggi-chiave della storia politica recente, da Martin Luther King al Dalai Lama, da George Bush a Saddam Hussein; oppure Fault lines del 2013, che vedeva l’utilizzazione di due voci bianche. Anche nel video The Great Silence del 2014 (realizzato in collaborazione con Ted Chiang), pure visibile al MAXXI nella mostra Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein, si fa esplicito riferimento alla ricerca di voci captabili dal cosmo e alle “voci” ignorate nel nostro pianeta, come quelle di specie animali in estinzione. (Leggi -> “Blackout”: Allora & Calzadilla al MAXXI di Roma)

Allora&Calzadilla, Blackout, 2017

Allora&Calzadilla, Blackout, 2017

Allora&Calzadilla lavorano sovente con la musica, sia per le sue specificità semantiche — l’irriducibilità sostanziale a un equivalente verbale, e d’altro canto il significato che determinati brani musicali rivestono all’interno di precisi contesti sociali — che per il suo aspetto filogenetico nella storia evolutiva umana. In questo senso la voce è strumento privilegiato per la sua flessibilità che, al di là del canto, possiede valenze comunicative nella capacità di imitazione e appropriazione di qualsiasi suono o rumore.

Prove 'Mains hum' - Alessandro Tamiozzo

Prove ‘Mains hum’ – Alessandro Tamiozzo

Il titolo della mostra al MAXXI, Blackout, viene da una grande scultura in ferro, rame e ceramica al centro del percorso espositivo. L’opera ingloba i resti di un trasformatore elettrico esploso, parte del gigantesco blackout avvenuto nel 2016 in tutta Puerto Rico, ove gli artisti risiedono. La scultura emette un rumore di fondo costante ed è “sorgente” di una performance basata su una partitura musicale/rumoristica del compositore americano David Lang, Mains hum, presentata per la prima volta nel settembre dell’anno passato alla Lisson Gallery di Londra. Chi scrive è uno degli interpreti della nuova versione romana, assieme all’ensemble VoxNova Italia: Monica Benvenuti, Elisa Prosperi, Virginia Guidi, Alessandro Tamiozzo, Nicholas Isherwood (che ne è anche il direttore). Quelli che seguono sono appunti tratti da un diario di lavorazione, che ripercorrono la progressiva elaborazione della performance, di cui sono previste 28 repliche fino al 27 maggio.

 

Mains hum: il diario

 

Padova, 27 novembre 2017.

Arrivata la partitura di David Lang. Più che una partitura è uno schema d’improvvisazione per un numero variabile di cantanti/performer (al MAXXI saremo in sei). Il tutto è centrato su una frase di Benjamin Franklin utilizzata come base per otto trasformazioni rumoristico-musicali che i cantanti devono elaborare in totale autonomia, relazionandosi a una nota fondamentale: il mains hum (che dà il titolo al pezzo). Il mains hum è quella frequenza bassa, quel ronzio costante che caratterizza i trasformatori elettrici — non mi ero mai accorto che ci fosse un’altezza comune a tutti gli apparecchi, anche se Lang specifica che essa può variare a seconda del voltaggio e della nazione in cui ci si trova.

La frase di Benjamin Franklin recita (anche se non andrà mai resa intelligibile nelle sue trasformazioni):

Andando avanti con questi esperimenti, quanti bei sistemi creiamo, per poi trovarci subito a doverli  distruggere! Se non si scoprirà altro uso dell’elettricità, è comunque qualcosa di notevole che essa possa rendere umile l’uomo superbo.

Assieme alla partitura, Allora&Calzadilla hanno inviato dei video di giganteschi cortocircuiti e conseguenti esplosioni, specificando che sono altrettanto importanti della partitura. Il titolo della mostra al MAXXI sarà Blackout.

Padova, 30 novembre

Ho iniziato lo studio di Mains hum: c’è da imparare a memoria la frase di Franklin (in inglese) e cominciare a elaborare le otto “variazioni” prescritte, studiando anche effetti vocali che imitino rumori elettrici.

Roma, 20 gennaio 2018.

Primo giorno di prove con VoxNova Italia. Arrivo al MAXXI con molto anticipo. Seconda colazione alla caffetteria del museo, dove scopro con piacere che — a differenza di molti posti analoghi — i prezzi dei prodotti sono assolutamente normali.

Mi guardo intorno: che bello vedere, finalmente, in un’istituzione del genere in Italia, così tanti ragazzi — per la maggior parte studenti, che sembrano utilizzare questa caffetteria/bookshop proprio come luogo per studiare, in attesa dell’apertura del museo.

Ottenuto il pass, attendo i miei colleghi all’esterno — bellissima la struttura di Zaha Hadid — passeggiando tra alcune installazioni della mostra The place to be. Mi sorprende trovare opere di due artisti di cui mi ero occupato in articoli per CdT: Mircea Cantor e Pedro Cabrita Reis.

Prove "Mains hum" - Nicholas Isherwood

Prove “Mains hum” – Nicholas Isherwood

Proviamo a ritmi rilassati per circa sei ore: nella prima parte della giornata c’è la ricerca di emissioni vocali che possano ricordare i vari tipi di rumore collegati a cortocircuiti elettrici; poi passiamo a costruire le diverse “variazioni” previste da David Lang. Decidiamo di non seguire del tutto alla lettera le istruzioni del compositore, e di avere una maggiore interrelazione tra noi. Poi iniziamo a creare le transizioni dall’una all’altra variazione.

A fine pomeriggio proviamo una prima “filata” del pezzo, di circa dieci minuti di durata complessiva, che Nicholas registra e invia per e-mail sia a Lang che a Jennifer e Guillermo. Grazie alla differenza di fuso orario con gli Stati Uniti, faranno in tempo ad ascoltare il file e a inviarci critiche, note e correzioni per la prova di domani mattina.

Roma, 21 gennaio

Positivo il giudizio “a distanza” di Jennifer e Guillermo. Lavoriamo sulle loro indicazioni per regolare meglio la durata delle diverse sezioni del pezzo. Sviluppare energia. Diventare corpi elettrici.

A fine pomeriggio registriamo la nuova versione, della durata di dieci minuti esatti, che Nicholas invia.

Roma, 22 gennaio

Arrivano le puntualizzazioni di David Lang. Ci eravamo forse spinti troppo in là con l’energia un po’ “selvaggia” di ieri. Ripristiniamo alcuni dati più precisi dal punto di vista musicale. La durata del pezzo continua a oscillare tra i dieci e gli undici minuti. Invitiamo Anne Palopoli — co-curatrice della mostra — ad assistere a un’ultima filata. Riprenderemo a febbraio con Allora&Calzadilla, che monteranno la performance.

Roma, 12 febbraio

Ripresa delle prove. È presente solo Guillermo, Jennifer è dovuta rimanere a Puerto Rico. Proviamo nello spazio in cui è collocata la grande scultura con il mains hum reale: un amplificatore esalta la frequenza della corrente elettrica del museo cui la scultura è collegata. L’altezza della nota fondamentale è differente da quella del file con cui avevamo provato: bisogna ripensare alcuni effetti vocali. Facciamo una prima filata per mostrare a Guillermo il lavoro fatto. Troppo movimento e troppa “drammatizzazione”: lui ci invita a stilizzare il tutto, a essere meno partecipi espressivamente ma nello stesso tempo a concentrarci di più sul rapporto con l’oggetto sorgente della frequenza. Non è difficile avvicinarci progressivamente alla sua idea; la mostra è, però, ancora in pieno allestimento, quindi ci aggiorniamo a domani pomeriggio quando dovremmo avere maggiore calma intorno per iniziare a rifinire il lavoro.

Prove 'Mains hum' - Monica Benvenuti

Prove ‘Mains hum’ – Monica Benvenuti

A cena con Guillermo parliamo degli abiti da indossare: con un po’ di disappunto da parte delle colleghe, viene richiesta una tenuta totalmente casual. Dobbiamo essere parte del landscape — è l’espressione che usa — dell’esposizione e, dati i temi affrontati, l’abito elegante sarebbe fuori luogo…

È interessante come, parlando, Guillermo sottolinei la libertà creativa che lui e Jennifer sono riusciti a rivendicare nella loro attività, sfuggendo alla tendenza delle gallerie di creare un “marchio di fabbrica” per rendere gli artisti riconoscibili (e quindi maggiormente vendibili). Effettivamente non lo avevo mai focalizzato, ma l’apparente eclettismo nella produzione di A.&C. è sintomo proprio di questa libertà: eterogeneità di mezzi espressivi al servizio di una poetica coerente ma non prigioniera di se stessa…

Roma, 13 febbraio

Arrivo con una mezz’ora d’anticipo sull’inizio delle prove e vado a rendere omaggio a Nefile, il mio ragno preferito. In Gravity c’è una di quelle opere di Tomás Saraceno costituite da un ragno chiuso in una teca a tessere la sua tela che, illuminata in una certa maniera, diventa una scultura organica. Solo che qui la teca non c’è, il ragno è libero ma non si allontana dal suo spazio perché gli è stato ricreato un ecosistema a lui adatto e — in mancanza di predatori, ragni antagonisti e con i pasti serviti a orari regolari — non c’è pericolo di fughe indesiderate. Mi hanno detto che Saraceno per questo tipo di opere desidererebbe sempre che la teca fosse solo virtuale, ma raramente ottiene il nulla osta dagli organizzatori. E anche che — data la durata della mostra — in caso di incidente o premorienza della bella Nefile, c’è pronto un sostituto della stessa sottofamiglia aracnide. (Cosa c’entra quest’opera col tema della mostra? mi chiedevo. Bene: al di là dell’installazione sonora — microfoni sensibilissimi captano i movimenti dell’animale sulla tela e li trasformano in impulsi sonori che a loro volta scuotono la tela stessa — ho scoperto che negli ultimi anni il filo secreto da questa famiglia di ragni ha suscitato l’interesse degli studiosi di nanotecnologie, per la sua eccezionale resistenza ed elasticità).

Prove Mains hum-Sandro Naglia e Virginia Guidi

Prove Mains hum-Sandro Naglia e Virginia Guidi

Bene la prova: troviamo i ritmi giusti sia dal punto di vista musicale che scenico; la durata complessiva arriva a 14 minuti. Anne Palopoli, che assiste a una filata, ci dice che risulta molto efficace il rapporto tra i performer e la scultura.

Roma, 14 febbraio

Prova generale. Lavoro di rifinitura sulla qualità dei movimenti, che non debbono essere né teatrali né troppo freddi: il più normali possibile, ma trovando un equilibrio tra disinvoltura e presenza.

Roma, 15 febbraio

Le prime tre performance: di mattina alla fine della conferenza stampa di presentazione della mostra, poi verso sera la preview e a seguire il vernissage pubblico. L’avventura è cominciata.

La Performance Mains Hum

L’opera Blackout è accompagnata dalla composizione sonora mains hum (2017), realizzata dal compositore americano David Lang ed eseguita dal vivo dal gruppo vocale Voxnova Italia alle 11:30 e alle 16:00 di: sabato 3 e domenica 4 marzo; sabato 17 e domenica 18 marzo; sabato 31 marzo e domenica 1° aprile; sabato 7 aprile; domenica 22 aprile; sabato 28 e domenica 29 aprile; sabato 12 e domenica 13 maggio; sabato 26 e domenica 27 maggio.

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