Mercato Arte Italiana (p. 2): tra Pop Art, Cinetica e Analitica

Da sinistra: Giosetta Fioroni, Franco Grignani e Carlo Battaglia.
Da sinistra: Giosetta Fioroni, Franco Grignani e Carlo Battaglia.
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A distanza di un anno torniamo a fare il punto su Pop Art, Arte Cinetica e Pittura Analitica. Ossia i trend che, a diverso titolo (e passo), stanno caratterizzando il mercato dell’arte italiana sulla scena internazionale e nostrana. Tre tendenze a cui vanno poi aggiunte, per avere un quadro il più completo possibile, una serie di singole personalità artistiche che nel 2016 hanno fatto registrare performance interessanti che hanno avviato, o consolidato, processi di riscoperta in atto da qualche anno e su cui ci soffermeremo giovedì prossimo. Ma vediamo come si è sviluppato il mercato dei principali esponenti della Pop italiana, della Cinetica e dell’Analitica negli ultimi 12 mesi.

 

Pop Art a gonfie vele

 

Al di là dei fatturati, in quello che a tutti gli effetti è stato l’anno della Pop Art italiana, la vera rivelazione è stata lei: Giosetta Fioroni. Quasi inesistente fino al 2015, il mercato della Fioroni nelle aste ha registrato una vera e propria esplosione nel 2016, culminata nel record di 65.000 euro realizzato con Liberty verticale (1968) venduto nell’asta di Farsetti del 26 novembre scorso. L’anno, per lei, si è chiuso con un fatturato di 460.520 euro, realizzato con 37 opere e un prezzo medio che, in ascesa dal 2013, è arrivato a 12.784 €. Ma soprattutto va rilevato il suo successo internazionale. Se nel 2014 vendeva qualcosa solo in Italia, già durante il 2015 il suo mercato, pur rimanendo quasi solo italiano (92% ), si è allargato alla Francia (8%), mentre nel 2016 è entrata a pieno titolo anche nel Regno Unito dove ha realizzato il 23.4% del suo fatturato.

L'evoluzione del mercato di Giosetta Fioroni dal 2014 al 2016.

L’evoluzione del mercato di Giosetta Fioroni dal 2014 al 2016.

Boom anche per Tano Festa e Franco Angeli. Festa, che storicamente non ha mai fatto registrare fatturati di molto superiori ai 500.000 euro, l’anno scorso ha totalizzato oltre 2.9 milioni, vendendo 173 opere: dal 2000 ad oggi i suoi lavori non erano mai stati tanto presenti sul mercato. Va rilevato, peraltro, un tasso di invenduto bassissimo (17.9%), oltre al record di 410.000 euro realizzato ad aprile durante l’asta milanese di Christie’s con l’opera Via Veneto 2 (1962). In ascesa anche il prezzo medio di aggiudicazione, che per la prima volta supera i 17.000 euro. Anche Franco Angeli nel 2016 ha realizzato il suo fatturato maggiore di sempre: 643.123 euro con 113 lotti venduti e un tasso di invenduto ai minimi storici (22.5%). In salita anche il suo prezzo medio di aggiudicazione anche se questo si mantiene inferiore ai 6000 euro. Sempre nel 2016, peraltro, Angeli ha stabilito il suo nuovo record d’asta: 90.792 euro realizzati a Londra da Sotheby’s con l’opera Tunisia (1961). Interessante, anche in questo caso, vedere come il suo mercato si stia internazionalizzando: nel 2015 il suo fatturato era legato al 98.9% all’Italia. Nel 2016 questa quota è calata all’80% e si è fatto largo il Regno Unito (14%).

L'andamento del fatturato in asta di Tano Festa e Franco Angeli

L’andamento del fatturato in asta di Tano Festa e Franco Angeli

Ma se le performance di Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli sono state “sorprendenti”, è a Mario Schifano e Mimmo Rotella che si lega molto del successo della Pop Art italiana nelle aste del 2016. Un exploit, quello della Pop nostrana, tenuto a battesimo da Rotella – da sempre il più internazionale degli artisti inseriti sotto questa “etichetta” – che il 9 febbraio scorso a New York, durante l’evening sale di Phillips, ha realizzato il suo record storico: 1.153.654 euro per un Untitled del 1964. Per lui il 2016 si è chiuso con un fatturato di oltre 3 milioni di euro generato dalla vendita di 149 opere. Come per molti dei nostri artisti Pop anche il suo tasso di invenduto è alto (43%) ma il prezzo medio di aggiudicazione sta salendo in modo costante e nel 2016 si è attestato tra i 29 e i 30.000 €.

Mimmo Rotella, Untitled, 1964. L'opera è stata battuta a 1.153.654 euro il 9 febbraio 2016 da Phillips a New York, stabilendo il nuovo record d'asta per l'artista.

Mimmo Rotella, Untitled, 1964. L’opera è stata battuta a 1.153.654 euro il 9 febbraio 2016 da Phillips a New York, stabilendo il nuovo record d’asta per l’artista.

Meglio di lui, nei 12 mesi passati, ha fatto solo Mario Schifano che ha chiuso il 2016 con il fatturato record di 3.795.403 € che lo riporta ai livelli del 2007 quando il suo mercato conobbe un altro momento “caldo”. 256 i lotti venduti durante l’anno appena concluso; cifra di poco superiore al 2015. Il suo tasso di invenduto si mantiene sempre abbastanza alto – attorno al 40% -, ma dopo il record del 2015 prosegue l’ascesa del suo prezzo medio di aggiudicazione che per la prima volta supera i 20.000 euro. Dal punto di vista “geografico”, Schifano assieme a Rotella è sempre stato l’artista Pop italiano più “internazionale” e nel 2016, anche se l’Italia rimane il suo primo mercato (60.5%), è tornato a vendere nel Regno Unito (17.7%) che ha “rubato” quote alla piazza statunitense. Le sue opere più quotate e anche più ricercate sono quelle realizzate durante gli anni Sessanta e i primissimi anni Settanta.

L’evoluzione del mercato di Mario Schifano dal 2014 al 2016.

L’evoluzione del mercato di Mario Schifano dal 2014 al 2016.

Sarà interessante vedere come questo trend si svilupperà nel 2017. Già in passato, infatti, abbiamo assistito a “ritorni” dei nostri artisti Pop che si sono però dissolti nell’arco di 2 o 3 anni, ossia dopo il passaggio di quelle poche opere ritenute “importanti” anche dal mercato internazionale. Time will tell… (Leggi-> Il 2016 sarà l’anno della Pop Art italiana?)

 

Il mondo riscopre l’Arte Cinetica italiana

 

Se la “rinascita” della Pop Art italiana ha un po’ il sapore della fiammata, forte e improvvisa, molto più costante è il trend relativo alla componente italiana della cosiddetta Arte Ottico-Cinetica che nel 2016 ha visto un notevole consolidamento del processo di rivalutazione iniziato tra il 2013 e il 2014. Anche se molto di questo processo di riscoperta è ancora attivo principalmente nelle gallerie e solo da poco è approdato alle aste internazionali. Vera testa di serie di questa rivalutazione: Marina Apollonio, che fino a qualche tempo fa era praticamente assente nelle aste. Nel 2016 l’artista triestina ha realizzato, con sole 18 opere vendute, un fatturato di 440.574 euro,  con un tasso di invenduto di appena il 7.7%. Abbastanza stabile, rispetto al 2015, il suo prezzo medio si aggiudicazione, che si aggira sui 37 mila euro. Ma la cosa interessante è come si sia sviluppata la geografia del suo mercato che, da sempre molto internazionale, ha visto lo scorso anno una crescita di interesse proprio in Italia. Fino al 2015, in fatti, solo un 12.6% del suo fatturato era generato nel nostro Paese, percentuale che nel 2016 è salita al 43.3%.

Come è cambiata la ripartizione geografica del mercato di Marina Apollonio tra il 2015 e il 2016.

Come è cambiata la ripartizione geografica del mercato di Marina Apollonio tra il 2015 e il 2016.

Assieme alla Apollonio, l’altro artista che ha fatto registrare, nel 2016, ottime performance di mercato è Franco Grignani. Al di là di un fatturato leggermente inferiore al 2015, ma determinato semplicemente da una minor presenza in asta, il suo prezzo medio di aggiudicazione è salito in modo consistente arrivando a superare i 22.000 euro quando solo due anni fa era di appena 7.000. Sempre nel 2016, peraltro, Grignani ha rinnovato, per il terzo anno consecutivo, il suo primato in asta con Proiezione accumulata (1965), venduta durante l’Italian Sale di Christie’s per 96.543 euro.  A differenza della Apollonio, il suo mercato – tradizionalmente italiano – si è allargato quest’anno ad Austria e Regno Unito. Prosegue anche la crescita del mercato di Toni Costa che, con una presenza in asta nettamente inferiore rispetto al passato, ha realizzato nel 2016 il suo fatturato record (197.204 euro) stabilendo a marzo da Sotheby’s Londra, con Dinamica Visuale (1966), il suo nuovo primato in asta: 49.012 euro. In crescita vertiginosa il suo prezzo medio di aggiudicazione passato dai circa 9.400 euro del 2013 agli oltre 24.000 del 2016.

L'andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Franco Grignani e Toni Costa.

L’andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Franco Grignani e Toni Costa.

L’anno che si è appena concluso è stato positivo anche per Alberto Biasi che, con la vendita di 54 opere ha realizzato un fatturato di oltre 963.000 euro. Inferiore al 2015, ma il calo è dovuto unicamente ad un numero nettamente minore di lotti passati in asta, anche se va rilevato un incremento del suo tasso di invenduto salito al 32%, quando negli ultimi due anni si era sempre mantenuto sotto il 20%. Al di là di questo, però, continua l’ascesa del suo prezzo medio di aggiudicazione che nel 2016 ha superato per la prima volta i 20.000 euro. Tre anni fa raggiungeva a mala appena i 10.000. Stabile, invece, il mercato di Getulio Alviani, la cui presenza in asta è sempre abbastanza constante, con circa 40 opere all’anno e un prezzo medio che, al netto di piccolissime oscillazioni, si attesta sui 26 mila euro. Nel 2016 ha realizzato un fatturato di poco superiore ai 716.000 euro che rappresenta il secondo miglior risultato di sempre, anche se il suo tasso di invenduto negli ultimi due anni si elevato sopra 35%, ma la tendenza sembra in calo.

Gli unici artisti cinetici italiani presenti nei cataloghi delle aste 2016 ad aver fatto registrare un trend negativo sono Grazia Varisco e Gianni Colombo. Quest’ultimo in particolare, a fronte di un numero maggiore di lotti venduti (16), ha realizzato un fatturato di appena 177.445 euro, il più basso degli ultimi tre anni, con un tasso di invenduto del 31%. Ma soprattutto è calato vertiginosamente il suo prezzo medio che, dopo tre anni di ascesa continua, è crollato a circa 16.000 euro. Interessante notare come, anche nel suo caso, il 2016 sia stato l’anno del mercato italiano, le cui quote sono praticamente raddoppiate rispetto al 2015. (Leggi -> La riscoperta dell’Arte Cinetica: 2000-2016)

 

Pittura Analitica: passo lento, ma costante

 

Arriviamo, infine, alla cosiddetta Pittura Analitica che pur avendo dato, durante il 2016, importanti segnali di crescita, rimane ancora un fenomeno – almeno dal punto di vista delle aste – quasi unicamente italiano, con qualche propaggine in paesi limitrofi come Austria e Svizzera. Mai presenti con molti lotti sul mercato, i loro prezzi di aggiudicazioni si mantengono bassi, anche se di anno in anno stanno crescendo in modo costante. Una crescita lenta, ma che nel 2016 è stata contraddistinta anche da nuovi record d’asta un po’ per tutti gli esponenti di questa corrente.

Detto questo il 2016 è stato particolarmente positivo per uno dei precursori di questa tendenza: Rodolfo Aricò, che lo scorso anno ha totalizzato il suo fatturato più alto superando i 653.000 euro con 51 opere vendute e un tasso di unsold del 32%. Triplicato il suo prezzo medio di aggiudicazione, che ha raggiunto i 12.800 euro. Per lui anche un nuovo record stabilito il 22 novembre scorso da Dorotheum con un Untitled del 1971, battuto per 110.000 €. Sempre molto continuo nel suo rendimento, Giorgio Griffa, che tra gli analitici – assieme a Pinelli – è quello che può vantare il mercato più “internazionale”, ha chiuso il suo 2016 con un fatturato di tutto rispetto: 536.032 euro realizzato con 52 lotti, molti meno di quelli passati in asta nel precedente biennio. E infatti il suo prezzo medio lo scorso anno è cresciuto in modo significativo, passando dai circa 6500 euro del 2015 a oltre 10.000.

L'andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Rodolfo Aricò e Giorgio Griffa.

L’andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Rodolfo Aricò e Giorgio Griffa.

Al secondo posto, in termini performance, troviamo l’altro analitico che ha più confidenza con le piazze straniere: Pino Pinelli che, pur avendo chiuso l’anno con un fatturato di 342.157 euro, inferiore al 2015 ma solo per una sua minor presenza in asta, vede il suo prezzo medio di aggiudicazione rimanere abbastanza stabile sui 6.000 euro e un record di 28.175 € realizzato a Londra nel febbraio scorso. Anche se molto raro da vedere in asta, Carlo Battaglia è forse tra gli artisti analitici che nel 2016 ha fatto registrare la crescita più interessante. Fresco di record, realizzato nell’ultima asta del Ponte dove l’opera Visionario (sette) del 1969 è stata battuta per 24.000 euro, il suo prezzo medio di aggiudicazione sta crescendo in maniera esponenziale: nel 2014 era di 1.900 euro, mentre oggi è salito a 8.500.

L'andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Pino Pinelli e Carlo Battaglia.

L’andamento dei prezzi medi di aggiudicazione in asta di Pino Pinelli e Carlo Battaglia.

E ottima è stata, nell’ultimo anno, anche la performance di Marco Gastini che ha chiuso il 2016 con il suo fatturato più alto di sempre (171.711 euro) e un prezzo medio che continua a crescere, attestandosi oggi oltre  i 7.000 euro. Un andamento che a dicembre, da Studio d’Arte Martini, è stato coronato da un nuovo primato di 39.000 euro realizzato con Bende (1975). Nuovo record anche per Paolo Cotani che sempre nelle stessa asta ha raggiunto i 33.000 euro a fronte di un prezzo medio di aggiudicazione inferiore ai 5.000 euro. Ed è  ancora la casa d’aste Martini dove sta crescendo, a colpi di record, il mercato di Elio Marchegiani che nel 2016 ha rinnovato ben due volte il suo primato fissato, il 16 ottobre scorso, a 16.000 euro con Grammature di colore (1973). Senza contare che il prezzo medio si è duplicato in tre anni arrivando oggi a vicino ai 7.000 euro. In costante crescita anche Riccardo Guarneri, Claudio Olivieri e Gianfranco Zappettini che chiude l’anno con un fatturato di 180.000 e un prezzo medio di circa 7.000 euro. Per lui anche un nuovo record: 18.000 euro, realizzato nell’asta del 18 dicembre scorso da Martini con Superficie analitica n. 244 (1973). (Leggi -> Pittura Analitica: bilancio di una riscoperta)

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6 Commenti

  • Sebastiana Gangemi ha detto:

    Riccardo Guarneri e non Guarnieri 🙂

  • Fulvio Bernardini-Fulber ha detto:

    Gent. Maggi, non sono un esperto in materia e la personale esperienza pittorica si limita alla mia pittura che ha sposato le tecniche di Roy Lichtenstein, ma voglio immaginare che nel 2017 possa continuare il trend positivo sull’interesse per la Pop Art, per effetto di due importanti date celebrative: il 30° della morte di Andy Warhol e il 20° della scomparsa di Lichtenstein.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ciao Nicola, come sempre il tuo osservatorio crea spunti per poter imbastire un sano e costruttivo confronto. Hai parlato dell’ARTE NOSTRANA che ancora stenta ad affermarsi internazionalmente, salvo qualche timida apparizione oltre confine. Tra i pop non ho letto i nomi di MAMBOR, TACCHI, LOMBARDO però immagino che il tuo intervento sia focalizzato sui nomi noti e commercialmente più presenti nel mercato. Sugli analitici non ho visto il nome di VERNA e NIGRO che comunque hanno i loro passaggi in asta. Anche sul versante Ottico-Cinetico ho visto delle assenze, ma non è sugli artisti mancanti che vorrei incentrare il mio intervento, ma cercare un tuo contributo per analizzare da vicino questi tre Movimenti in funzione di una loro maggiore riconoscenza internazionale. Stiamo parlando di Autori che appartengono a Generazioni se vogliamo lontane dall’oggi pertanto a mio avviso un po distanti dalla visione attuale, quella visione che un mercato internazionale fa enorme fatica a riconsiderare, tenuto poi conto che gli investimenti da fare per una loro rinascita sarebbero notevoli con risultati dubbiosi. Quale potrebbe essere la chiave di svolta, qualora ci fosse, per la definitiva affermazione.
    Vorrei abusare della tua paziente attenzione per proporti come discussione il linguaggio “poetico-visivo” o “verbo-visivo”. A mio giudizio questa corrente di pensiero se così si può chiamare potrebbe avere un suo spazio ben definito in futuro sebbene che anche qui troviamo generazioni d’artisti appartenenti al dopoguerra. Analizzando il fenomeno e approfondendo alcuni aspetti socio- culturali, credo che il pensiero sia molto attuale anche perché la comunicazione di quei lavori trovano stranamente rispondenza nella realtà, come se a distanza di anni i sentimenti, le emozioni, le speranze e le aspettative sono rimaste similari. Comunque questa espressione ha anche un respiro internazionale perché alcuni artisti europei proprio dal dopoguerra si sono cimentati in questa ricerca o meglio nella necessità di far rimanere vivo l’incontro, il dialogo ed il confronto tra gli uomini. Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero al di la delle sirene del mercato o dalle mere prospettive commerciali.
    Un caro saluto.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, buongiorno e buon anno.
      Come sempre i tuoi interventi mi permettono di arricchire le analisi che pubblico su Collezione da Tiffany. Nell’articolo ho citato solo i nomi che hanno avuto risultati di rilievo in termini di conferme o di performance particolarmente brillanti. I nomi che citi, li ho omessi volutamente perché nel 2016 non hanno avuto andamenti degni di nota. E’ il caso, ad esempio, di Cesare Tacchi, che dopo l’exploit del 2015 è tornato ai livelli precedenti e questo a fronte di un numero maggiore di lotti venduti. E così gli altri artisti che nomini. L’unico che forse potevo inserire è Claudio Verna il cui prezzo medio di aggiudicazione, negli ultimi due anni, è cresciuto in modo interessante, passando dai 3.750 euro del 2015 ai 5.685 del 2016 con relativo aumento di fatturato. Per gli altri, al netto di qualche aggiudicazione buona, non si è visto molto.
      Venendo alla tua prima domanda, per cominciare desidero precisare che quello delle aste è solo la punta di un iceberg e molto del mercato degli artisti citati è tutto tra le mura delle gallerie che li stanno seguendo ed è sempre lì che si sta costruendo la loro rivalutazione, non solo di mercato ma anche storico-artistica. Le aste sono però anche la cartina di tornasole di quello che stanno facendo le gallerie in questione, anche perché è l’unica parte del mercato che ha una sua “trasparenza”. Detto questo tutti e tre i movimenti o correnti, che dir si voglia, possono contare su ottime gallerie italiane e infatti il loro mercato, almeno da noi, gode in molti casi di ottima salute da tempo. Quello che manca, spesso, è la loro forza di portarli all’estero e farli conoscere ad una platea internazionale. In questo la Pop italiana ha certamente una marcia in più. Segue l’arte ottico-cinetica che è stata un fenomeno internazionale di grandi dimensioni, tant’è che molti dei nostri artisti sono stati sempre presenti in tutti i principali eventi espositivi degli ultimi anni.
      La Pittura Analitica è un po’ più debole, se si escludono casi come Griffa o Pinelli. Al netto di tutto ciò i processi di riscoperta sono lenti e solo oggi alcuni degli artisti che ho analizzato iniziano a raggiungere in asta i prezzi che già hanno da tempo in galleria. Penso ad un Grignani, tanto per fare un nome. Fatta questa premessa, mi chiedi “Quale potrebbe essere la chiave di svolta, qualora ci fosse, per la definitiva affermazione”. La prima risposta che mi viene in mente è: il sostegno delle istituzioni. Se musei, pubblici o privati che siano, non sostengono la nostra arte tutto è più difficile e non si può pensare che siano solo i privati (leggi galleristi) a far riscoprire al mondo queste stagioni della nostra arte.
      L’interesse non nasce mai da solo, va solleticato. E questo solo in parte lo possono fare le gallerie: qualche mostra di più ampio respiro sarebbe fondamentale. Oltre al fatto che oggi, più che in passato, per il rilancio almeno degli artisti più significativi è fondamentale che ci siano dietro archivi seri che lavorano, anche in squadra, creando relazioni e facendo entrare le opere in collezioni museali importanti o, quantomeno, inserendo i loro artisti nelle mostre più significative. Aggiungo, poi, che servirebbero più pubblicazioni, anche divulgative, che permettano di (ri)scoprire certe ricerche. Ti faccio un esempio personale: quando studiavo arte contemporanea, all’università di Pittura Analitica non si sentiva quasi parlare, l’arte ottico-cinetica veniva presentata come un fenomeno valutato inizialmente come interessante, ma che aveva un po’ deluso le aspettative. Giudizi spesso legati alle influenze della critica “militante” più che a studi storico-artistici. Oggi, con l’avvenuta storicizzazione di queste ricerche, altri studi sono stati pubblicati; studi che rivedono molte di queste posizioni e sarebbe interessante che anche in ambito accademico ci fosse più attenzione e si creasse “cultura” attorno a questi movimenti. Molto spesso, invece, i testi più aggiornati rimangono di nicchia, sono di difficile reperimento e hanno prezzi proibitivi per uno studente e alla fine finiscono nelle mani solo di coloro che già seguono certe espressioni artistiche, spesso assenti anche dai nostri principali Musei. In tutto ciò, peraltro, potrebbero intervenire anche i collezionisti con una partecipazione un po’ più attiva e “pubblica”. La riscoperta di determinate stagioni dell’arte non può avere basi solo “mercantili”, ma deve poggiare su solide fondamenta culturali che da noi sfortunatamente mancano, spesso anche tra gli operatori di settore.
      Per quanto riguarda la Poesia Visiva, nel primo semestre di quest’anno – sulla scia anche del rinnovato successo della Pop Art italiana – si sono visti dei risultati interessanti, ma già nel secondo semestre sembra che tutto sia rientrato. I problemi di cui soffre sono quelli che ti ho già citato. Peraltro la trovo una forma di espressione artistica estremamente attuale, proprio per i suoi legami con il mondo della comunicazione di massa. Ma anche in questo caso sarebbe fondamentale permettere alle persone che amano l’arte di (ri)scoprirla, non solo attraverso i cataloghi delle aste. Ma tranne che al Museo del Novecento di Firenze di esempi di opere di Poesia Visiva se ne incontrano veramente pochi. Una curiosità: dove lavoro abitualmente ne abbiamo una piccola collezione in mostra grazie ad un prestito del Museo Pecci di Prato.
      Insomma, per farla breve, l’interesse per ogni forma d’arte non può nascere solo dal mercato, ma ha bisogno di un’infrastruttura un po’ più articolata che veda tutti gli elementi del cosiddetto sistema dell’arte collaborare. E sinceramente, vedendo l’interesse che all’estero riscuote tutto ciò che è arte italiana, non capisco perché il nostro Paese non promuova la nostra produzione artistica del dopoguerra con mostre sia in Italia – perché siamo noi i primi a non conoscerla – che all’estero, sfruttando la rete dei nostri Centri di Cultura e i rapporti tra musei.
      Spero di aver risposto in modo sensato alle tue richieste.
      Un caro saluto
      Nicola

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Grazie per la risposta esauriente quanto pertinente.
    “OCCORRE FARE SISTEMA” e per far questo bisogna mettere da parte i vari “campanilismi” e progettare un nuovo modi approcciare l’Arte, questo in Italia e all’Estero.
    Ti dirò di più, operando in Provincia, quindi lontano dai grandi centri, debbo a volte superare l’abitudine del “provincialismo” della gente e del territorio, quando invece per mia esperienza entrambi costituiscono delle risorse delle opportunità.
    Mi spiego meglio. Quando si affrontano del “DOPOGUERRA” i movimenti, le correnti, i gruppi, i sodalizi, si lascia poco spazio alle città ai territori dove gli artisti sono nati, dove hanno lavorato,dove hanno vissuto il loro percorso artistico, dove hanno partecipato alle lotte politiche e sociali. Quello che voglio dire è che noi oltre alla nostra Arte che parte da lontanissimo, possiamo vantarci di una storia non comune, quanto meno non riscontrabile in altri Paesi.
    Concludo dicendo che la nostra Arte non è solo espressione, concetto, pensiero, significato, ma è STORIA e CULTURA, le vere nostre radici.

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