Mercato arte italiana (p. 1): si chiude il decennio d’oro di Fontana & Co.

Da sinistra: Lucio Fontana, Alighiero Boetti, Enrico Castellani e Piero Manzoni. Dal 2005 al 2015 sono stati i protagonisti del successo dell'arte italiana sul mercato internazionale.
Da sinistra: Lucio Fontana, Alighiero Boetti, Enrico Castellani e Piero Manzoni. Dal 2005 al 2015 sono stati i protagonisti del successo dell'arte italiana sul mercato internazionale.
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Dopo aver visto come è andato il 2016 per le aste di arte moderna e contemporanea battute in Italia, è il momento di fare il bilancio sullo stato del mercato dell’arte italiana. L’anno che si sta chiudendo ha mandato segnali che sembrano presagire, per il prossimo 2017, interessanti cambiamenti in termini di offerta. Negli ultimi 12 mesi, infatti, sembra essere giunto a conclusione il ciclo iniziato con la nascita delle Italian Sale e che, dalla fine degli anni Novanta, ha portato sulla ribalta internazionale artisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani e Alighiero Boetti: veri protagonisti del decennio d’oro iniziato nel 2005 e culminato con i record del 2014 e del 2015. Biennio, quest’ultimo, in cui il mercato ha consacrato molti degli esponenti dell’Arte Povera e artisti come Agostino Bonalumi o Paolo Scheggi, anch’essi in calo. Unica eccezione Pier Paolo Calzolari che chiude l’anno con una delle sue migliori performance di sempre.

La fine di questa “stagione d’oro”, ovviamente, non è sinonimo di una perdita d’interesse da parte del collezionismo internazionale per questi nomi, ma mostra in modo evidente come la loro liquidità – almeno per quanto riguarda le opere di maggior pregio-, si sia inevitabilmente ridotta. Nel 2016, infatti, di capolavori a firma di questi artisti non se ne sono praticamente visti, complice anche una situazione di incertezza globale che non ha certo favorito il loro reperimento da parte delle case d’asta. Il vuoto lasciato dagli artisti protagonisti dell’ultimo decennio, ha dato spazio però all’emersione di nomi “nuovi”. In primo luogo quelli appartenenti alla cosiddetta Pop Art italiana che in questo 2016 è tornata a far parlare di sé un po’ su tutte le piazze, seguita dall’Arte Ottico-Cinetica. Ma il 2016 è stato un anno di importanti conferme anche per artisti come Alberto Burri, Gianfranco Baruchello, Salvatore Scarpitta o Rudolf Stingel. Ma di questi nuovi trend ci occuperemo martedì prossimo.

 

La fine di un’epoca: in calo Fontana e Boetti

 

Era il 1999 quando a Londra Sotheby’s lanciava la prima asta internazionale interamente dedicata all’arte italiana, inaugurando una stagione di successi destinata a durare per 16 anni, con la sola partentesi “negativa” del biennio 2008-2009, funestato da una delle più gravi crisi economico-finanziarie di sempre. Quattro i protagonisti principali di questa storia: Piero Manzoni, Enrico Castellani, Alighiero Boetti e Lucio Fontana, divenuti nel tempo dei veri e propri “tormentoni” delle aste di arte moderna e contemporanea. Un nucleo di “star” a cui , nel tempo, si sono aggiunti altri artisti oggetto – tra il 2013 e il 2014 – di importanti fenomeni di riscoperta, come nel caso di Agostino Bonalumi o Paolo Scheggi. Durante tutto il 2016, però, il mercato di questo team italiano ha dato segni di forte stanchezza, facendo registrare un pronunciato calo nei fatturati. Un “declino” naturale, dopo anni di record e di una forte presenza nei cataloghi di tutte le aste sia italiane che internazionali. (Leggi -> 16 anni di Italian Sale: il racconto)

I lotti di Fontana, Boetti, Castellani e Manzoni venduti nel decennio 2005-2015.

I lotti di Fontana, Boetti, Castellani e Manzoni venduti nel decennio 2005-2015.

Casi emblematici di questa flessione, sono quelli di Lucio Fontana e Alighiero Boetti. Fontana, che dalla fine degli anni Novanta è stato il vero portabandiera nell’arte italiana sui mercati internazionali, nel 2016 ha realizzato uno dei fatturati più bassi degli ultimi 6 anni, di poco inferiore ai 33 milioni di euro quando nel 2015 aveva ampiamente superato i 166 milioni. E questo a fronte di un numero di lotti più o meno uguale a quello degli anni passati e ad un tasso di invenduto aumentato di pochissimo. In calo anche il prezzo medio di aggiudicazione che quest’anno si è attestato sui 213 mila euro: il più basso dal 2010.

L'andamento del fatturata in asta di Lucio Fontana e Alighiero Boetti

L’andamento del fatturata in asta di Lucio Fontana e Alighiero Boetti

Tutti numeri, questi, che fanno capire subito come la liquidità di Fontana si sia molto ridotta per quanto riguarda le opere di maggior valore. Dal 2005 ad oggi, d’altronde, sono state circa 2500 le opere a sua firma passate sul mercato e per quanto sia stato un artista prolifico era ovvio che il suo filone aureo si dovesse esaurire. Quest’anno, infatti, complice anche una situazione di incertezza che ha frenato i collezionisti dal metterli in vendita, di “capolavori” di Fontana se ne sono visti pochissimi. Di fatto la sua aggiudicazione più alta del 2016 è stata registrata a maggio quando da Farsetti un Concetto spaziale, Attese del 1961 è stato venduto per 2 milioni di euro collocandosi al 53° posto nella classifica dei suoi risultati d’asta, guidati dal record realizzato nel 2015 da Christie’s New York: 24.079.230 € per Concetto spaziale, La fine di Dio (1964). (Leggi -> Lucio Fontana Vs Amedeo Modigliani)

L'andamento del prezzo medio di aggiudicazione delle opere di Lucio Fontana e Alighiero Boetti

L’andamento del prezzo medio di aggiudicazione delle opere di Lucio Fontana e Alighiero Boetti

Per quanto riguarda Alighiero Boetti, il 2016 è stato un anno record in termini di lotti immessi sul mercato (146), ma a questo primato non è corrisposto un altrettanto ottimo andamento nelle vendite. Quest’anno, in asta, Boetti ha infatti totalizzato un fatturato di circa 14.5 milioni, il più basso dal 2014, facendo registrare una crollo nei prezzi medi di aggiudicazione del -49.7%  e un aumento di quasi 7 punti percentuali negli invenduti rispetto al 2015. Come si è visto anche nelle ultime Italian Sale londinesi, d’altronde, la qualità media delle opere di Boetti presentate quest’anno nei vari cataloghi era nettamente inferiore a quella degli ultimi anni. Anche per Boetti sembra così essersi interrotta, almeno per il momento, la striscia positiva che proseguiva da un decennio e che aveva visto una forte accelerazione nel 2014, ossia in quello che è stato l’anno clou per tutti gli esponenti della cosiddetta Arte Povera, consacrati con l’asta Eyes Wide Open: An Italian Vision, battuta da Christie’s a Londra nel febbraio di due anni fa. Anche nel suo caso, d’altronde, la mole di opere immesse sul mercato è a dir poco impressionante: oltre 1200 dal 2005 ad oggi su una produzione che, prendendo in considerazione solo le fasi più importanti della sua carriera, ne conta circa 1650. (1961-1979). (Leggi -> Il decennio d’oro di Alighiero Boetti)

 

In frenata anche Castellani e Manzoni

 

Quanto detto per Fontana e Boetti, che in questi anni sono stati tra gli artisti più longevi – in termini di resa sul mercato – e tra i più desiderati dal collezionismo, vale anche per gli altri due protagonisti del mercato internazionale dell’arte italiana degli ultimi anni: Enrico Castellani e Piero Manzoni, seppur con vicende un po’ diverse. Come per Boetti e Fontana, anche il mercato di Castellani è iniziato a crescere già tra il 2005 e il 2006 con una forte accelerazione nel biennio d’oro 2013-2014. Ma dopo un 2015 abbastanza stabile, anche se in lieve flessione, il 2016 – a parità di lotti venduti – ha fatto registrare un fatturato pari a circa la metà di quello realizzato nelle due stagioni precedenti: 10.7 milioni di euro. Allo stesso tempo il tasso di invenduto è aumentato del 12% rispetto al 2015 e il prezzo medio di aggiudicazione è calato del -35%.

L'andamento del fatturata in asta di Enrico Castellani e Piero Manzoni.

L’andamento del fatturata in asta di Enrico Castellani e Piero Manzoni.

Interessante notare, peraltro, come al calo nel valore delle opere di Castellani immesse sul mercato quest’anno sia corrisposto un aumento dell’Italia come paese di vendita: nel 2014 – anno record per l’artista – il mercato italiano rappresentava il 30.3% del suo fatturato, nel 2016 la percentuale è salita al 38.3%. In calo, invece, il peso del Regno Unito: passato dal 63.5% al 46.6%. E lo stesso trend lo si registra anche leggendo il mercato di Castellani dal punto di vista dei lotti venduti. Anche in questo caso, l’andamento negativo del mercato è da imputare all’alto numero di passaggi in asta: negli ultimi 10 anni sono state 585 le opere di Castellani battute nelle sale room di mezzo mondo su una produzione catalogata che ne comprende complessivamente 1103 realizzate, però, lungo tutta la sua carriera.

L'andamento del prezzo medio di aggiudicazione delle opere di Enrico Castellani e Piero Manzoni

L’andamento del prezzo medio di aggiudicazione delle opere di Enrico Castellani e Piero Manzoni

Leggermente diversa la situazione del mercato di Piero Manzoni. La presenza dell’artista milanese, per quanto continua, è stata un po’ meno “pressante” degli altri. Dal 2005 ad oggi sono 305 le opere passate in asta su una produzione 1229 lavori catalogati. A differenza degli altri tre protagonisti del decennio d’oro dell’arte italiana sui mercati internazionali, il 2016 per lui si è chiuso con un fatturato di oltre 13 milioni di euro a fronte di 37 opere vendute. Più del doppio di quello realizzato nel 2015. Metà del fatturato di quest’anno, però, è stato realizzato da una sola opera: un Achrome del 1958 battuto a 6.359.710 € da Phillips a Londra il 2 febbraio scorso. Se si va a vedere, infatti, il suo prezzo medio di aggiudicazione del 2016 possiamo notare come questo sia stato di circa 383 mila euro: il più basso, dopo quello del 2015, da cinque anni a questa parte. In salita, se pur di poco, il tasso di invenduto.

 

Il mercato degli altri protagonisti: Calzolari in crescita

 

Se Fontana, Boetti, Castellani e Manzoni sono state le presenze più longeve e redditizie del decennio 2005-2015, l’ultimo biennio ha visto la consacrazione di altri artisti italiani sul mercato internazionale. Anche per loro, salvo alcune eccezioni, il 2016 non è stato particolarmente positivo. Dei protagonisti dell’Arte Povera, il cui successo ha raggiunto il punto massimo con l’asta Eyes Wide Open: an Italian Vision battuta da Christie’s nel febbraio del 2014, praticamente tutti, già dall’ottobre dello scorso anno, stanno facendo registrare trend negativi seguendo, in un certo senso, la sorte di Boetti. Anche se, in molti casi, la loro presenza nei cataloghi delle aste è decisamente molto limitata tanto che il loro fatturato 2016 si lega, in molti casi, ad una sola opera. E’ il caso di Gilberto Zorio o di Pino Pascali, gli unici del gruppo, assieme a Calzolari, a far registrare un trend positivo. Pascali, ad esempio, chiude il 2016 con un fatturato di oltre 2.6 milioni di euro generato dalla vendita di 28 lotti, ma su cui pesa in modo “spropositato” l’aggiudicazione di Coda di delfino (1966), battuta da Christie’s a Londra per 2.498.760 € e che ha stabilito il suo nuovo record d’asta. 

L'andamento del mercato di Pier Paolo Calzolari

L’andamento del mercato di Pier Paolo Calzolari

Decisamente più significativa, invece, la performance di Pier Paolo Calzolari, che quest’anno ha generato un fatturato di circa 1.4 milioni di euro, pareggiando con il 2015, ma con un numero di lotti inferiore. E, infatti, il suo prezzo medio di aggiudicazione è salito, negli ultimi 12 mesi, del 19% raggiungendo gli 86.868 €. In netto calo, invece, il mercato degli artisti emersi a seguito di Manzoni e Fontana. In primo luogo Agostino Bonalumi che dopo il “botto” del 2014 è in caduta libera già dal 2015. Scenario simile per quanto riguarda Paolo Scheggi, la cui ascesa iniziata nel 2013 sembra essersi già interrotta con un tasso di invenduti che in un solo anno è praticamente raddoppiato facendo crollare il suo fatturato. Parabola discendente anche per Turi Simeti, anche lui riscoperto nel 2013, i cui prezzi di aggiudicazione sono in drammatica discesa già dal 2015 mentre sale il numero di suoi lotti che non trova acquirenti.

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7 Commenti

  • paolo cascio ha detto:

    che post! accurato, paziente nella raccolta e nell’analisi dei dati, utile, curioso e portatore di molte riflessioni. Grazie!

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Carissimo Nicola che dire, un bilancio consuntivo molto accurato e ben descrittivo. Ora bisogna guardare al prossimo, non solo sul mercato internazionale ma anche su quello nazionale. Credo sempre di più che bisogna prima essere riconosciuti nel proprio “territorio” per poi approdare in altri lidi ben più selettivi. Mi piacerebbe condividere con te chi accompagnerà i nostri artisti in questo percorso, gallerie, case d’asta, televendite, fiere ecc.
    Sono sempre più convinto che la scelta o l’attenzione del compagno di viaggio sia indispensabile per la definitiva affermazione, non è più sufficiente ricercare, sperimentare, esplorare, osare, da soli non si va da nessuna parte e questo purtroppo è anche un limite per molti autori che pur bravi nel pensiero e nel significato rimangono al palo, orfani di un compagno di viaggio.
    Sarà comunque un decennio ricco di proposte che rimuoveranno la magia del nostro mondo, sempre più affascinante e misterioso.

  • Vittorio ha detto:

    Enrico Castallani? Nicola sei sicuro di conoscere davvero ciò di cui stai parlando? Direi che i dati presi in considerazione possono servire più per fare gossip che per fare cultura…ma se l’intento era quello ottimo lavoro!
    Auguri
    Vittorio

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Il tono del suo commento non mi piace. I dati riportati riguardano il suo andamento in asta nell’ultimo anno. Non è mio costume fare gossip. Non mi interessa. Se pensa che ci siano delle imprecisioni risponda dati alla mano. Così mi sembra il solito commento strafottente di chi pensa di sapere tutto ma non si espone. Buona serata.

  • Vittorio ha detto:

    Buongiorno Nicola, forse ci siamo capiti male e mi scuso. Mi riferivo nello specifico all’errore (refuso) nel quarto e nel quinto grafico a partire dall’alto dove al posto di Enrico Castellani si legge Enrico Castallani (all’americana?). Troppo volte su riviste patinate o siti “pettinati” si leggono orrori tipo Piero D’orazio e Luca Fontana.
    Ma questo era solo per scherzare…ça va sans dire!
    Invece entrando più nel merito del mio commento mi riferivo nello specifico al fatto che non ha senso esprimere giudizi in merito a parabole ascendenti o discendenti su qualsivoglia artista prendendo a riferimento i soliti comprovati e così onesti risultati d’asta…è piuttosto riduttivo e riconducibile ad una mera mercificazione ottusa dell’arte. Sembra un borsino azionario…l’arte non è (solo) mercato se così fosse (e mi auspico non succeda mai) invece dei cm o dei punti potremmo utilizzare come metro di misura il kg per parlare del valore da attribuire alle opere d’arte. Ma questo è chiaramente un mio punto di vista.
    Termino specificando che non intendevo offendere nessuno ne tantomeno mancare di rispetto ma purtroppo di default non riesco a sopportare che la mia intelligenza venga offesa senza proferire parola.
    Auguri a tutti un felice anno nuovo all’insegna dell’Arte (con la A maiuscola).

    Vittorio

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Vittorio, buongiorno. Intanto grazie per la segnalazione del refuso che correggo subito. Per il resto, che dire. Il valore degli artisti non è certamente quello economico delle aste o delle gallerie. E lungi da me il pensarlo, tant’è che quando presento i cataloghi delle aste cerco sempre di spiegare perché un’opera è importante al di là delle stime. Oppure, tanto per fare altri esempi, quando ho parlato ad inizio 2016 delle riscoperte dell’Arte Cinetica o della Pittura Analitica, come della Pop Art italiana, alla parte più “mercantile” ho sempre aggiunto articoli che ne tracciavano un profilo storico-artistico. D’altronde la mia formazione è quella: di storico dell’arte. L’articolo pubblicato, come quelli che usciranno la prossima settimana, vogliono tracciare semplicemente un bilancio del mercato degli artisti italiani. Tutto qui. Sembra un borsino? Forse lo è, ma non ci vedo niente di ottuso nel fare dei piccoli rapporti sul mercato, specie in un’epoca in cui si guarda un po’ troppo all’arte come investimento o agli artisti come brand. Spiegare come sta andando il mercato di un artista aiuta anche a capire che questo non può essere trattato come un’azione di borsa: le opere non sono tutte uguali e i periodi creativi non sono tutti uguali. Il fatto che il mercato di un Castellani o di un Fontana sia in flessione, non incide minimamente sulla loro importanza, solo che oggi si trovano nelle aste opere minori, tirate fuori dai cassoni solo per cavalcare una moda. Oltre al fatto che far sapere qual è il prezzo medio di un artista credo possa aiutare coloro che si avvicinano all’acquisto d’arte e si sentono dire: quest’opera è venduta a 9.000 euro ma in realtà ne vale 20.000… una cosa che capita spesso perché si cerca di far trapelare l’idea che sia un buon investimento. E’ bene invece capire qual è il valore reale di mercato di un artista per non incappare in truffe. Un lavoro che si compra a 9.000 se va bene vale 9.000, altrimenti anche meno. Collezione da Tiffany, d’altronde, è un blog dedicato al collezionismo e al mercato oltre che all’arte in generale, ossia a tutte le componenti di questo mondo. Anche perché un collezionista, oltre che con la storia dell’arte, deve per forza confrontarsi con il mercato e fargli sapere come funziona e come si sta muovendo mi sembra un’indicazione utile perché si formi un collezionismo realmente consapevole. Mi spiace aver offeso la sua intelligenza, ma sinceramente non ho mai capito il costume tutto italiano di guardare al lato economico dell’arte come a qualcosa di sconcio. Io sono convinto che l’aspetto creativo e quello economico, se trattati con onestà, possano convivere tranquillamente. E questo per le regioni che ho detto. Al di là di questo Auguro anche a lei e a tutti i suoi cari un 2017 quanto meno sereno e pieno di Arte.
      Nicola

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