Fotografia: mercato in ripresa nel 1° semestre. In Italia bene solo Finarte

Edward Weston (1886–1958),Nude.1925 palladium print. Questa foto è stata aggiudicata da Christie's per 726.250 $, aggiudicandosi il titolo di fotografia più cara del primo semestre 2017.
Edward Weston (1886–1958),Nude.1925 palladium print. Questa foto è stata aggiudicata da Christie's per 726.250 $, aggiudicandosi il titolo di fotografia più cara del primo semestre 2017.
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Primo semestre record per le aste internazionali di fotografia con Sotheby’s, Christie’s e Phillips che da gennaio a giugno hanno realizzato un fatturato di circa 19.3 milioni di dollari con le loro vendite di Londra e New York. Cifra superiore del +21.9% rispetto alla seconda parte del 2016, ma soprattutto il totale più alto mai realizzato dal 2015. A rivelarlo è il Photography Market Report di ArtTactic uscito il 9 giugno scorso. Un segnale positivo che arriva dopo 18 mesi che non erano andati benissimo per la fotografia, tanto che la fiducia per questo segmento dell’art market a gennaio di quest’anno era ai minimi storici. E invece, nei primi sei mesi del 2017, le aste di fotografia fine art hanno dato segni di ripresa sia nella fascia alta che in quella più bassa. In netta controtendenza l’Italia dove cresce solo Finarte e il mercato è in netto calo. (Leggi -> Fotografia e mercato: sono finiti gli anni d’oro?)

 

Phillips leader del mercato

 

Leader incontrastata del mercato: Phillips che in questo primo scorcio di 2017 ha portato a casa un totale di oltre 9.3 milioni di dollari, ossia il 48.2% del mercato. E con un significativo +40.6% rispetto a sei mesi fa. In calo, invece, Christie’s (-2.2%), che detiene il 31.8% della piazza, e Sotheby’s. Il dipartimento di fotografia della casa d’asta di New Bond Street ha chiuso il suo primo semestre con un risultato inferiore del 24.1% rispetto a sei mesi fa. Nelle sue mani: il 19.9% del mercato. Entrando più nel dettaglio, in questi primi sei mesi, il dipartimento di fotografia di Phillips ha realizzato un fatturato  9.309.770 $ con la vendita 352 lotti su 439 offerti in asta. Nonostante il totale di Phillips sia il più alto tra quelli delle tre contendenti, va rilevato comunque che questo è inferiore all’aspettativa minima di 10 milioni. Ben 292 dei lotti messi in asta da Phillips, d’altronde, sono stati aggiudicati al di sotto delle aspettative. Con un prezzo medio di vendita di 26.448 $.

Vicina alle aspettative, ma comunque al di sotto della stima minima pre-asta, anche Christie’s, che ha chiuso il primo semestre con un fatturato di 6.139.275 $ che nasce dall’aggiudicazione di 220 delle 304 fotografie inserite in catalogo. Anche in questo caso, la maggioranza dei lotti è stata venduta al di sotto delle aspettative, anche se qui il prezzo medio è stato i più alto di tutti: 27.906$. Infine Sotheby’s che ha portato a casa un totale di 3.848.711 $ il più basso di tutti, ma soprattutto quello più lontano dalle aspettative pre-asta. Se Christie’s e Phillips, infatti, ha mancato il risultato minimo di pochissimo, le vendite di Sotheby’s si sono fermate ben lontane da quei 5.6 milioni attesi prima delle aste superando di poco i 3 milioni di dollari. Dei 405 lotti, d’altronde, ben 171 sono rimasti invenduti e di quelli aggiudicati 330 non hanno raggiunto le aspettative con un prezzo medio di aggiudicazione decisamente inferiore rispetto alle rivali: 16.447 $.

 

Moderno e Vintage i preferiti dai collezionisti

 

A guidare le aste di settore, la fotografia moderna che nei primi 6 mesi dell’anno ha totalizzato oltre 8 milioni di fatturato conquistando il 41.6% del mercato.  In netto calo le vendite di fotografia contemporanea, segmento che nel secondo semestre del 2016 rappresentava il 42.2% del mercato e che oggi vale, invece, solo il 28.2%. In costante ascesa, invece, quelle di fotografie vintage che oggi rappresentano il 30.2% della piazza quando, invece, alla fine del secondo semestre 2016 valevano il 25.3% del mercato.

La top 10 delle aggiudicazioni nelle aste internazionali di fotografia tenutesi nel primo semestre 2017

La top 10 delle aggiudicazioni nelle aste internazionali di fotografia tenutesi nel primo semestre 2017. Fonte: ArtTactic

E sono proprio gli scatti moderni e quelli vintage, infatti, a dominare la top ten delle aggiudicazioni di questi primi 6 mesi. Top 10 dominata da Edward Weston, vera e propria star della stagione con il suo Nudo del 1925 che è stato aggiudicato ad un hammer price di 726.250 $. E tra le prime 10 aggiudicazioni dell’anno solo uno scatto contemporaneo. Si tratta di Tulips di Robert Mapplethorpe, battutto da Phillips per 238.400 $.

 

E l’Italia? Un mercato debolissimo

 

Confrontare l’andamento delle aste italiane di fotografia con quelle internazionali è un’operazione al limite dell’esercizio di stile. I due mercato sono praticamente imparagonabili. Quattro le case d’aste nostrane che hanno in calendario aste dedicate alla fotografia: Minerva Auction, Aste Boetto, Bolaffi e Finarte. Tre le aste di fotografia che si sono tenute da gennai ad oggi nel nostro Paese per un fatturato complessivo di 463.772 euro (diritti inclusi), a cui andrebbero aggiunti i prezzi di aggiudicazione delle fotografie inserite nei cataloghi di arte moderna e contemporanea.

Tralasciando Boetto, che in questo primo semestre non ha battuto, il 20 aprile scorso la romana Minerva,  con un catalogo di 188 lotti, ha realizzato un totale di appena 79.491 euro (diritti inclusi), un tasso di venduto del 39% e un prezzo medio di aggiudicazione di poco al di sopra dei 1000 euro. Ma sopratutto un risultato molto più basso rispetto a quello del 10 maggio 2016 quando il dipartimento di Marica Rossetti totalizzò 97.272 euro di fatturato (diritti inclusi). Un calo, quello registrato nell’asta di quest’anno del -18%.

Superiore, ma non per questo migliore il risultato di Bolaffi che batte la sua asta dedicata solo in primavera, mentre nel secondo semestre propone una selezione di opere inserite all’interno dell’asta di Arti del Novecento in autunno. Dalle 220 opere messe in vendita l’11 aprile scorso la casa torinese ha realizzato, infatti,  un fatturato di 154.500 euro con un tasso di venduto del 57.3% in lotti e un prezzo medio di oltre 1.200. Un risultato comunque molto lontano da quello realizzato con la prima asta battuta nell’ottobre 2015, quando il dipartimento di fotografia guidato da Silvia Berselli portò a casa un fatturato di 402.500 euro (diritti inclusi) con un catalogo di 284 lotti, dei quali fu aggiudicato il 70% raggiungendo il 110% del valore. Mentre la seconda asta, battuta a maggio 2016 realizzò  circa 350mila euro (diritti inclusi). Il risultato dell’asta primaverile di quest’anno e così inferiore del -55% rispetto al 2016 e addirittura del 61% rispetto alla prima vendita del 2015.

L’unico dato positivo in questo panorama abbastanza deprimente, Finarte che il 31 maggio ha messo a segno la sua migliore asta di fotografia nonché la migliore dell’intera stagione in Italia, con il 55% di lotti venduti per un valore di oltre 230.000 euro (diritti inclusi), pari a oltre il 63% del valore del catalogo. Un risultato superiore del +187% rispetto alla vendita dell’8 giugno 2016 che si chiuse con appena 79.862,50 euro di fatturato, diritti inclusi. Con la vendita di questo giugno, Finarte conquista così la leadership del mercato italiano della fotografia consentendo al nostro Paese di contenere le perdite in un settore che, rispetto ai primi 6 mesi del 2016 è calato del -11.2%. Le tre aste del primo semestre del 2016 avevano totalizzato, infatti, 522.134 euro.

 

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2 Commenti

  • marco flò meneguzzo ha detto:

    Ne ha avuto la riprova ieri sera a Londra da Sotheby’s con un gran pezzo di Wolfang Tillmans, siamo decisamente un mercato secondario per la fotografia

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sfortunatamente sì, e credo la causa principale – al di là di un’offerta spesso di bassa qualità – sia da ricercare anche nella mancanza di una cultura fotografica nel nostro Paese. Ancora qualche anno fa, ad esempio, gli studenti di storia dell’arte delle nostre Università non la incontravano se non per caso. Unica eccezione era Bologna. Oggi, forse qualcosa è cambiato, ma sicuramente il gap si sente.

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