Mercato: tutti pazzi per il disegno

La versione su carta del celebre Urlo di Edvard Munch che nel 2012 ha raggiunto, da Sotheby's New York, la bellezza di 107 milioni di dollari.
La versione su carta del celebre Urlo di Edvard Munch che nel 2012 ha raggiunto, da Sotheby's New York, la bellezza di 107 milioni di dollari, diventando il disegno più caro del mondo.
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Una volta oggetto del desiderio e dell’ammirazione di grandi conoscitori, il disegno sta vivendo un momento di grande slancio sul mercato globale dell’arte. Dalle fiere di settore alle grandi aste internazionali, infatti, i fatturati sono in costante ascesa e i prezzi aumentano, pur rimando un segmento molto interessante per chi sta valutando di iniziare a collezionare. Un fenomeno, questo, iniziato in modo marcato con il nuovo millennio e che adesso sta lambendo anche le coste italiane con Artissima che, dopo ArtVerona e SetUp, dedicherà a questo medium uno spazio specifico e le aste che fanno registrare risultati sempre più interessanti.

 

Dalle fiere alle aste: mercato esploso in 10 anni

 

Dallo storico Salon du Dessin parigino, nato nel 1991 e a cui nel tempo si sono affiancate Drawing Now (2006) e DDessin (2012) – facendo di Parigi la “capitale” europea del disegno -, alla olandese Amsterdam Drawing, fondata nel 2011, fino ad arrivare alle newyorchesi Master Drawing (2010) e Art on Paper (2015). Già guardando il palinsesto delle fiere internazionali d’arte è possibile cogliere le dimensioni del fenomeno “disegno”.  Per lungo tempo sottovalutato dal grande collezionismo, infatti, questo medium con gli anni Duemila è diventato uno dei protagonisti assoluti del mercato dell’arte, riuscendo a soddisfare le esigenze sia del collezionista di fascia alta – in cerca di opere a firma di grandi artisti i cui dipinti sono ormai rarissimi sul mercato – sia del neofita, che guarda con maggior interesse alle creazioni contemporanee, spesso offerte a prezzi appetibili anche per le tasche meno profonde, oltre al fatto che non richiedono particolari doti da connoisseur, a differenza di quelli dei cosiddetti Old Masters.

E oggi così, accanto ai dipinti, i disegni sono ben presenti nelle principali collezioni di tutto il mondo e nelle aste internazionali questo medium, come già accaduto anche con la fotografia, inizia a raggiungere risultati di tutto rispetto. Anche se il legame con il mercato della pittura – da sempre la beniamina del collezionismo – è in questo caso molto evidente: sono ancora pochissime, peraltro, le case d’asta ad avere un dipartimento dedicato. Un legame, quello con la “maggiore” delle arti, dimostrato anche dal fatto che il disegno oggi più caro al mondo è una delle versioni del celebre Urlo di Edvard Munch che nel 2012 ha raggiunto, da Sotheby’s New York, la bellezza di 107 milioni di dollari. Mentre al secondo posto in questa particolare classifica troviamo il cinese Qi Baishi il cui disegno Eagle Standing on Pine Three ha realizzato  più di 65 milioni di dollari da China Guardian nel 2011.

Una vista del parigino Salon du Dessin, la prima fiera europea d'arte contemporanea internamente dedicata al disegno.

Una vista del parigino Salon du Dessin, la prima fiera europea d’arte contemporanea internamente dedicata al disegno.

Il tutto per un mercato che, stando ai dati divulgati da ArtPrice, nel 2015 è arrivato a valere – in termini di fatturato in asta – la bellezza di 3 miliardi di dollari quando, nel 2005 le vendite ammontavano appena a 500 milioni. E questo a fronte di un numero di transazioni che, in 10 anni, si è appena duplicato. «Riuscendo ad attirare l’interesse di nuovi e vecchi collezionisti – commentano gli analisti di ArtPrice in un report uscito l’11 luglio scorso – questo specifico segmento del mercato ha iniziato ad essere sempre più dinamico nel campo delle aste. In termini di mercato, oggi vale per circa un quarto del fatturato realizzato dalle aste d’arte, una fetta che è duplicata in 10 anni». «La domanda da parte degli amatori è cresciuta così tanto – proseguono – che questo medium ha fatto registrare un costante aumento dei prezzi nell’ultimo decennio, con i disegni degli Old Masters cresciuti mediamente del +60% e i disegni contemporanei del +25%».

Entrando più nel dettaglio, infatti, dal 2005 al 2015 il prezzo medio di un disegno aggiudicato in asta è passato da 7.000 $ a 22.000 $. Una crescita, quella dei prezzi e dei fatturati in asta per il disegno, dominata dal mercato cinese che oggi pesa per 58% sul fatturato globale di questo settore, seguita dagli Stati Uniti (13%), dal Regno Unito (7%) e dalla Francia (3%). Se i collezionisti europei e statunitensi sono, infatti,  molto attivi principalmente nelle fiere di settore e in galleria, dove ad eccezione dei giapponesi, i collezionisti asiatici sono minoritari; la crescita in asta di questo segmento di mercato è comprensibile solo riconoscendo il ruolo chiave della Cina e, guarda caso, inizia proprio con l’ingresso del colosso asiatico sul mercato dell’arte attorno al 2010 e dove in 5 anni il settore dei disegni è passato a rappresentare il 40% del fatturato, quando inizialmente era il 12%. [fonte: ArtPrice]

 

Dagli Old Masters al contemporaneo: un successo trasversale

 

Munch, Raffaello, Degas, Cézanne il successo del disegno non conosce limiti storici e anzi, a differenza dell’incisione, il collezionismo interessato al disegno è molto più trasversale ed è la qualità a fare veramente la differenza. E i lavori di qualitativamente elevati, infatti, trovano sempre un acquirente, anche quando i prezzi sono molto, molto alti. Si pensi alla bellissima Testa di Giovane Apostolo di Raffaello che, presentata con una stima di 16-24 milioni di dollari, è stata battuta nel 2012, dopo una lotta di 17 minuti, per la bellezza di 47.8 milioni di dollari nell’asta di Old Master di Sotheby’s NY. Oppure, per arrivare ad aggiudicazioni a noi più vicine, ai 3.4 milioni di dollari realizzati dalla straordinaria Incoronazione del Doge sulla Scala dei Giganti del Canaletto. Opera di grandi dimensioni realizzata a penna, inchiostro marrone e gesso bianco appartenuta a Sir Richard Colt Hoare e in uno stato di conservazione praticamente perfetto.

Canaletto, L’incoronazione del Doge sulla Scala dei Giganti. Disegno su carta – mm: 389 x 554. Courtesy: Sotheby's

Canaletto, L’incoronazione del Doge sulla Scala dei Giganti. Disegno su carta – mm: 389 x 554. Courtesy: Sotheby’s

Come abbiamo visto, però, non sono solo i disegni degli Old Masters a trascinare il mercato internazionale del disegno. E se nell’asta Old Master & British Drawings & Watercolours di Christie’s Londra del 5 luglio scorso sono stati registrati 8 nuovi record per  Timoteo Viti, Jusepe de Ribera, Carlo Maratti, Luigi Sabatelli, Adriaen van der Werff, Hendrik Gerrit ten Cate, George Romney e Samuel Frederick Brocas; durante la Post-War and Contemporary Art Evening Auction londinese del marzo scorso, la casa d’aste di King Street ha venduto l’opera su carta Deux Arabes gesticulant  di Jean Dubuffet per più di 1.3 milioni di dollari.

Joan Miró, Femme et Oiseaux, 1940. gouache and oil wash on paper 38 by 46cm. Courtesy: Sotheby's

Joan Miró, Femme et Oiseaux, 1940. Gouache and oil wash on paper. 38×46 cm. Courtesy: Sotheby’s

Mentre da Sotheby’s, in occasione della Evening Sales di Impressionist & Modern Art and Actual Size di Londra a giugno, Femme et oiseaux di Joan Mirò ha raggiunto i 31 milioni di dollari stabilendo il nuovo record per un lavoro su carta a firma di un artista occidentale. Per non parlare di Silex Scintillans, lavoro su carta di Cy Twombly battuto da Sotheby’s New York a maggio per più di 8.3 milioni di dollari; dei 1.2 milioni spesi da un collezionista, nella stessa asta, per Untitled (Tobacco) di Jean-Michel Basquiat o del milione di dollari raggiunto da Visage di Henri Matisse nella prima asta di opere su carta che la casa d’aste ha tenuto a Parigi in occasione del Salon du Dessin. Tanto per fare gli esempi più recenti di aggiudicazioni nella principali aste internazionali che confermano un trend da seguire con estrema attenzione.

 

Un collezionismo “puro” alla ricerca dell’Idea

 

Ma chi è che colleziona disegni? Ha delle caratteristiche particolari o è assimilabile ad altre forme di collezionismo? «Più dei dipinti, i disegni permettono di entrare in contatto diretto con l’arista – mi spiega Beatrice Botta, Vicedirettrice e Co-Head delle aste di Arte contemporanea di Sotheby’s Italia – , per questo il collezionismo di disegni, e in generale di opere su carta, è molto più intimista. Il collezionista di carte è generalmente una persona dai gusti raffinati che sceglie di confrontarsi con lavori molto ricercati, nel desiderio di avvicinarsi all’idea dell’artista». «Specialmente quando si tratta di lavori realizzati da artisti che si esprimono, principalmente, con altri medium – aggiunte Botta -, i disegni sono infatti opere che permettono di cogliere il divenire di un lavoro che poi si concretizzerà, in maniera finita, su un alto supporto».

Beatrice Botta, Co-Head of Sale, Deputy Director, Specialist Arte Moderna e Contemporanea, Sotheby’s Milano

Beatrice Botta, Co-Head of Sale, Deputy Director, Specialist Arte Moderna e Contemporanea, Sotheby’s Milano

«Collezionare disegni significa andare alla ricerca della base del lavoro di un artista e del gioiello che è racchiuso in essa. E’ quello che sta succedendo, ad esempio, con Boetti la cui opera su carta sta iniziando ad essere maggiormente conosciuta ed apprezzata e da cui emerge la parte più concettuale del suo lavoro. Per altro a novembre avremo in asta un suo lavoro su carta molto importante e sarà interessante vedere cosa succede. A livello generale, comunque,  queste caratteristiche dei lavori su carta – conclude la vicedirettrice di Sotheby’s Italia – fanno sì che i collezionisti di questo medium siano meno speculatori di tanti compratori d’arte contemporanea che fanno i loro acquisti anche nell’ottica di una rivalutazione di breve-medio periodo. Anche se negli ultimi anni stiamo registrando una maggior attenzione per questa tipologia di opere, infatti, le loro stime delle carte sono ancora piuttosto contenute e questo fa sì che attirino l’attenzione di un collezionismo forse più genuino».

 

Il “risveglio” dell’Italia

 

Nel nostro paese un collezionismo di disegni e opere su carta esiste da sempre. E l’esempio più emblematico è forse quello della Collezione Ramo, iniziata alcuni anni fa dall’amore di Giuseppe Rabolini per il segno e per le opere su carta e che ripercorre le tappe della storia dell’arte italiana a partire dal disegno, non solo inteso come mezzo preparatorio per la realizzazione di dipinti e sculture, ma, soprattutto come espressione primaria della ricerca artistica italiana. Meno sviluppato, forse, è invece questo settore da un punto di vista mercantile, fatta eccezione per alcune ottime gallerie specializzate. Ma forte del trend internazionale e della rinnovata popolarità che questo mezzo espressivo sta conoscendo in particolare tra i nuovi collezionisti, anche il mercato italiano, seppur un po’ a distanza, non si è fatto attendere e prima con fiere di ricerca come la SetUp di Bologna, da sempre molto attenta alla produzione contemporanea su carta, e poi la ArtVerona guidata da Andrea Bruciati, non ha risparmiato il suo interesse per il disegno e lavori su carta.

Un vista della mostra Discovering Tancredi alla Collezione Ramo

Un vista della mostra Discovering Tancredi alla Collezione Ramo

Un’interesse che quest’anno approda, finalmente, anche in una delle fiere italiane maggiori: Artissima. La kermesse torinese, che aprirà al pubblico dal 3 al 5 novembre 2017 e organizzata, per la prima volta, sotto la guida di Ilaria Bonacossa, ospiterà infatti la prima edizione di Disegni. Un progetto sperimentale all’interno di un contesto fieristico dedicato alle arti contemporanee, che intende valorizzare una pratica artistica in grado di catturare, come metteva in evidenza anche Beatrice Botta, l’immediatezza processuale e di pensiero del gesto creativo, vivendo in uno spazio sospeso tra idea e opera finita. E movimenti interessanti si stanno registrando anche nelle aste nostrane. Nell’asta del Ponte del 12 giugno scorso, ad esempio, un rarissimo acquerello del 1918 a firma di Vasilij Kandinsky che è stato battuto a 86.000 euro, mentre un delicatissimo lavoro di Joan Mirò del 1963 è stato aggiudicato per 42.000. Per non parlare del bozzetto di Christo  – Store Front Project del 1964 – volato a 195.000 euro o di Personnage dans un paysage, china su carta del 1960 a firma di Jean Dubuffet battuta a 64.000 euro.

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Buongiorno. Non posso essere che felice di queste considerazioni sul “disegno”, ma ancora di più sulla “carta”, il più nobile dei supporti. La mia passione per il “disegno” e conseguentemente per le “carte” risale ai primi anni 90, questo mio approccio, molto desiderato, è nato proprio dal fascino e dall’emotività che trasmette la “carta”, quella “carta” che raccoglie tutte le angosce, le ansie, le turbolenze interiori dell’Artista, e poi perché con “tanto meno” in termini finanziari, si riesce a condividere queste interiorità dell’autore. E poi, la carta non ammette errori, ripensamenti, sovrapposizioni, riutilizzi, la carta rappresenta meglio l’uomo, l’autore, con tutti i propri limiti e le proprie fragilità, per questo la carta riveste una intimità unica, un rafforzamento della tua spiritualità.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, incredibile come dalle tue parole emerga forte la grande passione che hai per questo medium. Grazie per il tuo commento che arricchisce e far capire ancor meglio chi è il collezionista di opere su carta. Un caro saluto. Nicola

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