Da Agnetti all’arte cinese contemporanea: 10 mostre da vedere

Vincenzo Agnetti, Identikit, 1973, fotografia e scrittura a china, pannello con cinque fotografie ciascuna di cm. 60 x 50, (particolare). Foto Courtesy Bruno Bani
Vincenzo Agnetti, Identikit, 1973, fotografia e scrittura a china, pannello con cinque fotografie ciascuna di cm. 60 x 50, (particolare). Foto Courtesy Bruno Bani
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Mostre, mostre, mostre… con l’avvicinarsi della primavera è un vero e proprio fiorire di eventi espositivi in tutte le gallerie italiane e dopo il post di inizio mese, non potevamo non tornare a parlare di mostre. Ecco, così, una seconda selezione di 10 eventi da mettere in agenda. Primo fra tutti, Vincenzo Agnetti. Oltre il Linguaggio mostra con cui la Osart Gallery inaugura la sua nuova sede espositiva in Corso Plebisciti 12 a Milano.  L’obiettivo della mostra è quello, attraverso una selezione di opere caratterizzate da un curriculum storico e museale rilevante, di indagare la produzione fotografica di Vincenzo Agnetti tra il 1973 e il 1976. Oltre il Linguaggio esplora, così, il modus operandi dell’artista soffermandosi con occhio critico sulla portata delle operAzioni concettuali che Agnetti mette in atto nel corso della sua breve ma incisiva.

Un lavoro di Claudia Peill

Un lavoro di Claudia Peill

Ha aperto giovedì 9 marzo a Roma, alla Anna Marra Contemporanea, la mostra personale di Claudia Peill, intitolata In ogni dove, curata da Giorgia Calò.  In mostra alcuni lavori recenti dell’artista, opere di medie e grandi dimensioni in cui Claudia Peill rileva la coscienza del paesaggio metropolitano facendo parlare i luoghi dismessi, gli interstizi e i particolari di un tessuto urbano che rimanda ad un’idea “archeologica” della città iper-contemporanea. Peill lavora costantemente sull’idea del doppio. Usa a pari livello tanto la pittura quanto la fotografia in uno stato continuo di inganno percettivo. I frammenti di realtà catturati dallo scatto fotografico elaborato in digitale vengono restituiti al pubblico come forme decontestualizzate e pertanto difficilmente ricollocabili. A queste fanno da contraltare le stratificazioni pittoriche costituite da sovrapposizioni cromatiche che completano la narrativa dell’immagine fotografica. Dunque non c’è alcuna gerarchia tra forma e colore, tra pittura e fotografia che sono fuse in un unico gesto: il particolare di un edificio dismesso, di una miniera abbandonata, di un tombino stradale, tutte queste “desolazioni architettoniche”, portavoce di un’epoca, dialogano costantemente con l’astrazione pittorica, costringendo lo spettatore a distogliere lo sguardo dal pensiero didascalico e caotico della città.

Reginald Sylvester II, Self Portrait, 2016

Reginald Sylvester II, Self Portrait, 2016

Il 16 marzo prossimo, la Fondazione Stelline di Milano presenterà la prima personale italiana dell’artista newyorchese Reginald Sylvester II: The Rise and Fall of a People. Nato nel 1987 a Jacksonville, nel North Carolina, Reginald Sylvester II si sta rapidamente affermando nel panorama internazionale come uno degli artisti più promettenti delle ultime generazioni. Dotato di un linguaggio pittorico ricco e versatile, Sylvester si muove in uno spazio a cavallo tra astrazione e figurazione, dove il gesto istintivo si traduce in una forma comunicativa immediata caratterizzata da una forte spiritualità. Le opere preparate per la mostra alla Fondazione Stelline fotografano un momento particolarmente importante nel percorso dell’artista. La visione introspettiva tipica dei primi lavori di Sylvester si sta infatti evolvendo gradualmente in un’analisi del mondo esterno, avviando una serie di riflessioni inedite su come la sfera personale interagisce con la coscienza collettiva.

Sarah Ciracì, Oh my God is full of stars, 2004. Vista dell'istallazione al MACRO di Roma.

Sarah Ciracì, Oh my God is full of stars, 2004. Vista dell’istallazione al MACRO di Roma.

Inaugura sabato 18 marzo alle ore 18.00 al MATA di Modena una nuova edizione di Effimera – Suoni, luci, visioni, a cura di Fulvio ChimentoLuca Panaro e in collaborazione con la Galleria Civica di Modena. Un evento espositivo che si propone quale indagine critica in relazione alle ultime tendenze artistiche caratterizzate dai “Nuovi Media”. Per l’occasione i 500 mq del MATA sono stati suddivisi in tre ambienti distinti. Il punto di partenza della mostra è costituito dalla ricerca sonora del sound artist Roberto Pugliese, per arrivare alle installazioni luminose in fibra ottica di Carlo Bernardini, attraverso un percorso che si snoda fra le immagini fluttuanti degli affreschi digitali di Sarah Ciracì.

Pellegrini Valerio, Genesi, stampa digitale ai sali d'argento montata su dibond. 70x100 cm

Pellegrini Valerio, Genesi, stampa digitale ai sali d’argento montata su dibond. 70×100 cm

E sempre sui new media si sofferma la collettiva Identità17 #digitalartprato che inaugurerà venerdì 17 marzo alle ore 18.30 presso lo studio associato BBS-Pro di Prato. La mostra, a cura di Filippo Bigagli, mette insieme una serie di opere che nascono da elaborazioni informatiche presentate in forma di stampe digitali e che affrontano il tema dell’identità in rapporto al web, soprattutto il socialweb, e alla facilità di manipolazione delle informazioni mediatiche. Ma è anche un focus sul movimento della digital art, alla ricerca di una consacrazione nel mondo dell’arte contemporanea. In mostra lavori di Asimodt (n. 1990) che fotografa oggetti e situazioni quotidiani e li processa con l’utilizzo di molteplici app per smartphone fino a crearne una nuova visione astratta; di Valerio Pellegrini (n. 1987) che elabora dati statistici riportandoli a noi in complesse strutture grafiche che, attraverso un percorso narrativo, conducono il visitatore fino a determinarne una visione finale; e di Guido Segni (n. 1979) il quale lavora principalmente con il web indagando le contraddizioni di uno strumento libero e accessibile a tutti, ma che proprio nella sua accessibilità evidenzia i propri limiti.

Jiří Kolář, Atelier notturno, 1987, chiasmage e cuborollage, cm 40 x 55

Jiří Kolář, Atelier notturno, 1987, chiasmage e cuborollage, cm 40 x 55

MAAB Gallery il 23 marzo prossimo inaugura, negli spazi espositivi di via Nerino 3 a Milano, la mostra personale di Jiří Kolář, Il poeta del collage. Attraverso una selezione di oltre venti opere realizzate tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento, l’esposizione ripercorre la lunga carriera dell’artista ceco (Protovín 1914 – Praga 2002). Da sempre affascinato dai caratteri tipografici, autore di saggi e poesie, il poliedrico Jiří Kolář elegge il collage a una vera e propria scienza. Tecnica di origini antichissime, ma diffusa ampiamente in Europa solo dai primi decenni del XX secolo, quando venne praticata da cubisti, dadaisti e surrealisti, il collage trova nelle creazioni di Kolář un ampio spettro di possibili soluzioni, elencate dall’artista stesso nelDictionnaire des méthodes, terminato nel 1983.

Teresa Margolles, “Frazada (L’Ombra)”, 2016

Teresa Margolles, “Frazada (L’Ombra)”, 2016

In Toscana, a Vorno, presso lo SPE – Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta Dello Scompiglio, apre il 25 marzo prossimo Sobre la sangre,  mostra di Teresa Margolles sul tema dell’odio di genere. Margolles, un’artista visiva messicana che esamina le cause e le conseguenze sociali della morte, della distruzione e della guerra civile. Il suo lavoro critica l’ordine sociale ed economico che rende normali certe morti violente, trasgredendo le convenzioni sociali e artistiche e sottolineando la complicità del governo nel produrre violenza e nel generare povertà. Sottili e seducenti, le sue opere offrono inizialmente una piacevole esperienza estetica, che presto però diventa qualcos’altro. Tra le opere in mostra alla Tenuta dello Scompiglio, l’installazione itinerante “Frazada (La Sombra)”, la grande tela che presta il titolo all’esposizione “Wila Patjharu / Sobre la sangre” e la nuova installazione site specific “Testimone”. Nella sua complessità e articolazione la mostra, a cura di Francesca Guerisoli e Angel Moya Garcia, trasforma integralmente l’architettura dello spazio espositivo Dello Scompiglio, alterandone le caratteristiche fisiche e percettive, per portare il visitatore in un ambiente buio e labirintico che lo avvolge completamente.

Dania Zanotto, My Earth/My Heart, elogio alle Terre dei Fuochi, Nord-Sud andata e ritorno, 2016-2017, feltro, pelle, lana, piombo, foto su plexiglas, misure variabili

Dania Zanotto, My Earth/My Heart, elogio alle Terre dei Fuochi, Nord-Sud andata e ritorno, 2016-2017, feltro, pelle, lana, piombo, foto su plexiglas, misure variabili

Dal 25 marzo al 7 maggio 2017 il salone superiore della Basilica palladiana di Vicenza ospita Flow arte contemporanea italiana e cinese in dialogo, un evento nel quale l’arte contemporanea si fa strumento di comprensione e interrogazione reciproca fra le due culture. Flow presenta 25 artisti e 29 opere selezionati fra Italia e Cina che interpretano gli strumenti e i punti di vista più diversi. Performance live, ceramica, plexiglas, neon, lana, passando per carta e tela e arrivando alle tecnologie digitali e a composti di uso comune completamente rivisitati, come liquidi antigelo e profilati in alluminio, per fare alcuni esempi: ogni materia diventa forza viva nella mani e nella mente di ciascun artista. Questi gli artisti italiani invitati: Bertozzi&Casoni, Francesco Candeloro, Simone Crestani, Arthur Duff, Angelo Formica, Piero Gilardi. Franco Ionda, Enrico Iuliano, Eva Marisaldi, Giovanni Morbin, Margherita Morgantin, Roberto Pugliese, Arcangelo Sassolino, Cristina Treppo, Dania Zanotto. Mentre quelli cinesi sono: Aniwar Mamat, Bu Hua, Chao Brothers, Cui Xiuwen, Geng Xue, Li Binyuan, Li Wei, Shang Yang, Tian Xiaolei, Yuan Gong.

Li Changlong, Daily Political N47, 2015

Li Changlong, Daily Political N47, 2015

Da Vicenza a Mantova, dove dal 29 marzo prossimo alla Casa del Mantegna si parla, ancora una volta di arte cinese con la mostra 无界 – UNBOUNDED, a cura di Zhu Tong ed Eleonora Battiston, con il coordinamento scientifico di Simona Gavioli. L’esposizione intende fornire una visione dell’attuale esigenza degli artisti in Cina di farsi portavoce e promotori della propria millenaria cultura, pur mantenendo riferimenti tanto locali quanto internazionali. La caratteristica fondamentale delle opere degli autori in esposizione sta proprio nel recupero di un legame con le proprie radici, che riprende, secondo maniere differenti, quegli aspetti tipici dell’arte autoctona, come la centralità della natura o l’importanza del vuoto, seppure avvalendosi di un linguaggio contemporaneo e/o di ispirazione occidentale.

Fang Lijun, 2016, 2016

Fang Lijun, 2016, 2016

Una prima parte della mostra di Mantova presenta gli artisti nati negli anni Cinquanta-Sessanta, che hanno vissuto la Rivoluzione Culturale: Zhou Chunya (1955), Tan Ping (1960), Fang Lijun (1963) e Luo Quanmu (1965). Seguono gli artisti nati negli anni Settanta ed emersi all’inizio di questo millennio: Ma Ke (1970), Li Changlong (1975) e Chen Ke (1978).  Essi lavorano per creare uno stile tutto proprio, svincolato da una connotazione totalmente locale e sono apprezzati e rappresentati da gallerie internazionali, come la Platform China (Ma Ke) e la francese Perrotin (Chen Ke). L’ultimo gruppo include due giovanissimi artisti nati negli anni Ottanta, Cai Lei (1983) e Man Ling (1989), a cui è affidato il futuro della pittura cinese, in bilico tra tradizione e innovazione.

Eric Shaw, Tbt, 213,36x182,88 cm acrylic on canvas

Eric Shaw, Tbt, 213,36×182,88 cm acrylic on canvas

Il 30 marzo, infine, la Privateview Gallery di Torino presenta, per la prima volta in Europa, il giovane artista americano Eric Shaw (n. 1983): SyntaxReflux. Curata da Domenico de Chirico, la mostra è un’esaustiva sintesi della ricerca stilistica del giovane artista. Le opere, di grandi dimensioni e di forte impatto cromatico, sono state realizzate in studio a Torino, durante un periodo di residenza che ha messo l’artista a contatto con la città e, più in generale, con l’autorevole tradizione italiana. La mostra, prodotta dalla Privateview, è realizzata site-specific per gli spazi della galleria di San Salvario.

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