Mercato: lo strano caso di Njideka Akunyili Crosby

Njideka Akunyili Crosby
Njideka Akunyili Crosby
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Si fa presto a dire “speculazione” anche se, ogni volta che vediamo un giovane artista semi-sconosciuto raggiungere in asta cifre ragguardevoli, quella parola non può far altro che affiorare nella nostra mente. E di sicuro, dopo l’ultimo record di Njideka Akunyili Crosby, il terzo nell’arco di pochi mesi, il sospetto che ci sia qualcosa dietro è certamente nato in molti di noi. Con la tentazione di puntare il dito sulle potenti gallerie che ne gestiscono la carriera. Ma le cose non sembrano stare propriamente così. E dietro il suo successo di mercato pare celarsi l’orgoglio di un continente, l’Africa, la cui arte contemporanea sta vivendo un momento di “rivincita” dopo che per anni è stata ingiustamente negletta dallo star-system dell’arte.

 

Chi è Njideka Akunyili Crosby

 

Nata nel 1983 a Enugu, in NigeriaNjideka Akunyili Crosby è figlia di Dora Nkem Akunyili, ex direttore generale della National Agency for Food and Drug Administration and Control (NAFDAC) ed ex Ministro nigeriano dell’Informazione e delle Comunicazioni (2008-2010) scomparsa nel 2014.  Nel 1999, all’età di 16 anni, Njideka Akunyili Crosby si è trasferita negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove attualmente vive. Nella sua identità culturale si fondono, così, il forte legame con il suo Paese natale e quello con la sua patria adottiva; un’identità ibrida che si riflette a pieno nel suo lavoro. Sulla base di riferimenti storico-artisti, politici e personali, infatti, Akunyili Crosby crea composizioni figurative densamente stratificate, che evocano la complessità dell’esperienza contemporanea. Se, ad un prima osservazione, il suo lavoro sembra concentrarsi sugli interni o su scene quotidiane, questo essere legato a momenti di intimità o di riflessione fa sì che ogni opera diventi il veicolo per trasmettere nuovi possibili significati. Un’apertura a molteplici interpretazioni che nasce dall’ambiguità stessa della narrazione e del gesto, sottolineati da una seconda ondata di immagini, distinguibile solo da molto vicino: aree caratterizzate da foto-collage di vibrante fantasia, creati con immagini provenienti dalla cultura pop nigeriana e della politica, dove si possono riconoscere pop star, modelle e celebrità, così come avvocati in parrucche bianche e dittatori militari.

Njideka Akunyili Crosby, Drown, 2012. Quest'opera è stata venduta per oltre 1 milioni di dollari da Sotheby's il 17 novembre 2016.

Njideka Akunyili Crosby, Drown, 2012. Quest’opera è stata venduta per oltre 1 milioni di dollari da Sotheby’s il 17 novembre 2016.

Alcune di queste immagini provengono direttamente dall’archivio dell’artista, composto da istantanee personali, riviste e pubblicità; mentre altre sono state prelevate da Internet. Tutti elementi, questi, che vanno a comporre la metafora visiva di quel substrato di memoria personale e storia culturale che formano e intensificano l’esperienza del presente. «Più o meno allo stesso modo in cui gli abitanti delle ex-colonie selezionano e inventano partendo dalle caratteristiche culturali trasmesse loro dai colonizzatori – spiega Akunyili Crosby parlando del suo lavoro -, io estrapolo dalla mia formazione pittorica occidentale, per inventare un nuovo linguaggio visivo che rappresenti la mia esperienza, che a volte si sente paradossalmente fratturata e intera, di nigeriana cosmopolita». Nascono, così, quelle sue immagini necessariamente complicate al fine di contrastare le generalizzazioni circa l’esperienza africana o della diaspora.

Njideka Akunyili Crosby, “The Beautyful Ones Are Not Yet Born” 2013. Photo: Courtesy the Artist and Nasher Museum of Art, Duke University, Durham/(C) Njideka Akunyili Crosby

Njideka Akunyili Crosby, “The Beautyful Ones Are Not Yet Born” 2013. Photo: Courtesy the Artist and Nasher Museum of Art, Duke University, Durham/(C) Njideka Akunyili Crosby

Vincitrice di numerosi premi, tra i quali il prestigioso Prix Canson (2016) e Donna dell’Anno 2016 per il Financial Times, Njideka Akunyili Crosby si è laureata nel 2011 alla Yale University School of Art di New Heaven. Il suo debutto è datato 2012, con la partecipazione alla mostra Primary Sources allo Studio Museum di Harlem, e da quel momento ha esposto negli Stati Uniti e all’estero, con personali e in importanti collettive. Tra i solo show più recenti si possono ricordare Portals alla Victoria Miro Gallery di Londra (2016) e I Refuse to be Invisible al Norton Museum of Art (2016); The Beautyful Ones alla Art + Practice (2015) e quella all’Hammer Museum, entrambe a Los Angles, sempre del 2015. Recentemente alcuni suoi lavori sono stati esposti in sedi istituzionali come il Whitney Museum of American Art (2016); il New Museum e The Studio Museum di Harlem (2014) a New York; il Nasher Museum of Art della Duke University a Durham  (2014) o il Museum of New Art di Detroit (2012). Tra le collettive, invece, mi piace ricordare la sua presenza alla Brand New Gallery di Milano in occasione della mostra Shakty (2014). Dal febbraio 2015 Akunyili Crosby è rappresentata dalla Victoria Miro Gallery di Londra.

 

La strategia anti-speculazione di Victoria Miro

 

Per l’85% degli operatori di settore intervistati da ArtTactic per il suo Global Art Market Outlook 2017, la speculazione rimane il terzo maggior fattore di rischio per la crescita del mercato nell’anno in corso. Una rilevazione, quella emersa dal rapporto ArtTactic, che è qualcosa di più di un semplice timore. Come ha rivelato un recente studio condotto su un milione di record d’asta realizzati in 36 anni (1970-2014) da tre ricercatoti della University of Luxemboug – Roman Kräussl, Thorsten Lehnert e Nicolas Martelin -,  il mercato dell’arte è nuovamente in una fase di surriscaldamento e presenta caratteristiche simili a quelle che dettero vita alla bolla del 1990. Una notizia certo non sorprendente, ma che potrebbe avere ricadute pesanti sul mercato dell’arte, visto l’attuale scenario di instabilità economica. Ricadute che, peraltro, stanno già colpendo altri settori del lusso. Ma al di là di ogni previsione, l’ultima bolla si è da poco sgonfiata e chi oggi “maneggia” la carriera di artisti che potrebbero diventare le star di domani, deve muoversi con cautela se non vuole bruciare i suoi cavalli di razza come ha fatto chi era dietro a Oscar Murillo, Lucian Smith, Parker Ito e agli altri protagonisti del cosiddetto zombie formalism. Anche se in questo caso, forse, di qualità non ce n’era poi tanta, a differenza di Njideka Akunyili Crosby, la cui opera è di tutt’altro tenore.

Njideka Akunyili Crosby, Super Blue Omo, 2016. Questo lavoro, secondo quanto riportato da The Economist, è stato acquistato dal Norton Museum of Art ad Art Basel 2016 per meno di 100.000 $.

Njideka Akunyili Crosby, Super Blue Omo, 2016. Questo lavoro, secondo quanto riportato da The Economist, è stato acquistato dal Norton Museum of Art ad Art Basel 2016 per meno di 100.000 $.

Proprio per evitare ogni forma di speculazione, visto anche il grande interesse che l’arte africana contemporanea sta riscuotendo sul mercato globale, la Victoria Miro Gallery – che rappresenta Akunyili Crosbyha messo in atto una strategia anti-speculazione molto particolare. Come ha raccontato nel settembre scorso, a The Economist, Glenn Scott Wright, co-direttore della Victoria Mirola galleria al momento non vende opere dell’artista nigeriana né a collezionisti privati né a musei privati, perché non vuole che «la sua arte diventi unicamente un qualcosa legato ai soldi e alla compravendita». E così oggi i suoi lavori messi in vendita dalla galleria londinese sono a disposizione solo dei musei pubblici che, peraltro, possono accedervi a prezzi piuttosto competitivi, se si considera che il Norton Museum of Art di West Palm Beach, durante Art Basel 2016, ha potuto acquistare il dipinto Super Blue Omo per meno di 100.000 $. Un prezzo fatto appositamente perché il museo potesse acquisirlo con i propri fondi. Oggi sono circa 20 in musei in coda per avere un’opera di Akunyili Crosby e l’attesa sarà piuttosto lunga, considerando che l’artista produce, al massimo, 5 o 6 lavori all’anno. Ma suoi lavori fanno già parte, oltre che di quella del Norton Museum, anche delle collezioni della Tate Modern di Londra, del Museum of Modern Art di New York, del Los Angeles County Museum of Art, del Whitney Museum of American Art e della Yale University Art Gallery. La strategia della Victoria Miro dovrebbe proseguire fino a tutto il 2018.

 

3 record d’asta in 6 mesi e il collezionismo nigeriano

 

A fronte dei prezzi contenuti con cui le sue opere vengono proposte ai musei, il mercato in asta di Njideka Akunyili Crosby ha iniziato a correre in modo impressionante. Un corsa iniziata circa 6 mesi fa, quando, il 29 settembre 2016,  un suo Untitled del 2011 è stato battuto da Sotheby’s New York, durante la Contemporary Curated, per circa 100.000$. A novembre è stata, invece, la volta di Drown, immagine che la ritrae in un abbraccio intimo con il padre, a segnare un’accelerazione impressionante, con un prezzo di aggiudicazione vicino a 1.1 milioni di dollari: circa 10 volte la stima massima. Si arriva così all’evening sale di Christie’s della scorsa settimana, dove il suo The Beatiful Ones è stato battuto per oltre 3 milioni di dollari, diritti inclusi. (Leggi -> Londra: nuovo record per Carol Rama da Christie’s)

Tre passaggi in asta, gli unici fino ad oggi, che almeno apparentemente sembrano aver riconfigurato il valore di mercato dell’artista di origini nigeriane, a dispetto della cauta strategia della galleria che la rappresenta. Tanto che The Art Market Monitor, molto ironicamente, ha commentato che il piano anti-speculazione della Victoria Miro, in realtà, sta rendendo i lavori di Akunyili Crosby troppo allettanti per i collezionisti privati da farseli sfuggire, aprendo così ad un effetto speculazione che agisce di riflesso. In realtà, stando ad altre fonti, lo scenario che starebbe dietro a questo surriscaldamento del mercato dell’artista sarebbe un po’ più complesso del classico gioco al rialzo. Come ha scritto Hadassah Egbedi su Ventures Africa, infatti, l’attuale emersione dell’arte africana, di cui Akunyili Crosby è oggi forse la principale rappresentante, è legata a vari fattori, il più importante dei quali è la «crescente ricchezza della classe media, come risultato di una crescita generale di molte delle economie [africane]. E non a caso, oggi, molti di coloro che comprano arte africana sono africani, in particolare nigeriani e sudafricani».

Njideka Akunyili Crosby, The Beautyful Ones, 2012

Njideka Akunyili Crosby, The Beautyful Ones, 2012

Uno scenario, quello descritto da Egbedi, che trova conferma anche in un articolo di Tolu Ogunlesi apparso a gennaio 2016 sul Financial Times dove viene messo in evidenza come «per buona parte della storia della Nigeria, i collezionisti privati d’arte fossero stati marginali e non riconosciuti tra gli attori del mercato». Questo fino agli anni Novanta e, in modo ancor più marcato, dagli anni Duemila quando «un gruppo di collezionisti è emerso ed ha attirato su di sé l’attenzione», tra questi: Yemisi Shyllon, Adedotun Sulaiman, Sammy Olagbaju, Newton Jibunoh, Rasheed Gbadamosi, Femi Akinsanya, Gbenga Oyebode, Kavita Chellaram, Abdulaziz Udeh, Joe e Sandra Obiago. Molti, prosegue Ogunlesi, collezionano da decenni, altri sono diventati collezionisti di recente, beneficiando della crescita economica della Nigeria. Una comunità sempre più forte ed unita e, soprattutto, che acquista principalmente arte contemporanea nigeriana ed è decisamente orgogliosa del successo internazionale che sta avendo l’arte del proprio paese, dalla 1:54 Contemporary African Art Fair a Africa Now, il primo format di aste dedicato unicamente all’arte africana e lanciato tre anni fa da Bonhams. Ma cosa sta succedendo allora al mercato di Akunyili Crosby?

Una vista di Portals (2016) alla Victoria Miro Gallery di Londra: la prima mostra personale di Njideka Akunyili Crosby in Europa.

Una vista di Portals (2016) alla Victoria Miro Gallery di Londra: la prima mostra personale di Njideka Akunyili Crosby in Europa.

Una risposta univoca è difficile da darsi. Certamente, la strategia della Victoria Miro, come sostiene The Art Market Monitor, sta contribuendo a rendere i suoi lavori molto desiderati, tanto che le poche opere in mano a privati che si affacciano sulla piazza delle aste pubbliche vengono contese da decine di collezionisti molti dei quali, probabilmente, nigeriani. In un mix tra l’affarismo di pochi “fortunati” collezionisti privati, che hanno potuto mettere le mani sui lavori di Njideka Akunyili Crosby prima della stretta di Victoria Miro, e l’orgoglio nazionalista (in senso positivo) di un collezionismo nigeriano che, ogni volta che viene interpellato, non smette di sottolineare la sua gioia per il riconoscimento che sta avendo oggi l’arte africana e nigeriana in particolare. Dichiarando che spera di veder continuare a crescere sia i prezzi delle opere dei “suoi” artisti che la loro valorizzazione culturale.

Per questo, il surriscaldamento del mercato di Akunyili Crosby non permette ancora di parlare di una vera e propria bolla speculativa, ma semmai di singoli casi isolati di speculazione dietro i quali, però, non vi è per il momento alcun disegno più ampio, ma solo la “scommessa” di chi ha messo in vendita i suoi lavori nel momento giusto. Si può, infatti, parlare generalmente di bolla, come spiegano Roman Kräussl, Thorsten Lehnert e Nicolas Martelin  della Luxenbourg School of Finance, solo quando si assiste ad una «drammatica escalation nel volume delle transazioni di determinati asset a prezzi che eccedono il loro valore di base, seguita da un improvviso collasso delle quotazioni». Ma questo non sta ancora avvenendo e se i prezzi sono volati è dovuto, in primo luogo, alla loro rarità sul mercato delle aste, ma il loro flusso sul mercato è decisamente minimo.

Dei tre lotti passati fino ad oggi in asta, d’altronde, il primo proveniva dalla Maravelli Gallery di New York, che l’aveva acquistato direttamente dall’artista, mentre gli altri due erano di un collezionista che li aveva comprati alla lussemburghese Zidoun and Bossuyt Gallery, probabilmente in occasione della mostra New Works: Abigail DeVille and Njideka Akunyili (2013). “Pesci” sfuggiti dalla rete della Victoria Miro Gallery – che segue l’artista solo dal 2015 – e che i collezionisti, fiutando “l’affare”, hanno messo sul mercato nel momento di massima visibilità e apprezzamento della giovane artista nigeriana. Ma una cosa è certa: il giorno in cui aprirà il mercato dell’artista anche ai collezionisti privati, la Victoria Miro Gallery avrà un bel daffare per difendere il mercato di Njideka Akunyili Crosby dalla vera speculazione.

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

6 Commenti

  • marco meneguzzo ha detto:

    alla fine delle cose, speculazione o non speculazione, rimane la qualità dell’artista che nel caso della Crosby certo non manca così come, giudizio del tutto personale, in un altro artista segnato dal mercato, parlo di Ostrowski, direi che è meglio lasciare al tempo compiere il suo corso e riparlarne tra qualche anno, lei che ne dice?

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sì, anche Ostrowski è stato un artista decisamente segnato dal mercato e spero che per la Crosby questo non avvenga. La sua ricerca mi sembra interessante. Peraltro è un’artista molto “onesta” che riconosce sempre anche le influenze dei maestri classici del contemporaneo – cosa rara in un mondo dell’arte spesso senza “padri” – e che lavora molto seriamente. Speriamo.

  • d ha detto:

    Lei non crede che invece quando la Victoria Miro Gallery “riaprirà” il mercato i prezzi si abbasseranno? I recenti record non potrebbero essere dovuti alla scarsità di pezzi disponibili? Mi aiuti a capire…
    Grazie mille

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Fare previsioni non è semplice, ma credo sia più probabile che, una volta posizionata nei musei, venga proposta ai privati con prezzi decisamente più alti rispetto a quelli fatti oggi alle istituzioni pubbliche per motivi di strategia. Quando apriranno ai privati il suo valore sarà più vicino al valore d’asta, ma a quel punto il prezzo sarà giustificato da un curriculum più che solido. Non credo, peraltro, che la galleria inonderà il mercato di sue opere. La rarità, legata anche ad una produzione limitata in origine, sarà sempre una caratteristica del suo mercato. Spero di aver risposto alla sua domanda.

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