Arte & Mercato: Ok! Ma il prezzo è giusto?

ARTE & MERCATO: OK! MA IL PREZZO È GIUSTO?
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Il prezzo di mercato di un’opera d’arte, come per qualsiasi altro bene, è generato dall’incontro di domanda e offerta. Nel caso delle opere d’arte è importante capire che il bene non è l’artista ma l’opera da questo prodotta. È un errore pensare di avere un certo capitale solo perché si possiede un quadro con una firma conosciuta: infatti le opere di un dato artista, specialmente se prodotte in periodi diversi del suo percorso di ricerca espressiva, possono avere valori enormemente differenti.

 

Periodo sì, periodo no

 

Prendiamo il caso di Jackson Pollock (1912-1956) e delle sue ultime vendite all’asta: le sue opere pre-dripping (dripping è la tecnica di sgocciolamento per cui Pollock è diventato famoso), cioè eseguite prima del 1948 – sebbene i suoi primi esperimenti pare risalgano alla fine degli anni ’30 – si attestano ampiamente sotto il milione di euro (addirittura due sue opere in asta a Christie’s New York  degli anni ’30 sono andate invendute – Composition with Vertical Stripe e Composition with Horse at Center, entrambi c.1934-1938 – Christie’s , New York, 09 novembre 2011), mentre il suo ultimo quadro venduto (Number 17 del 1949, Sotheby’s New York, 11 novembre 2015), è passato di mano per l’imponente cifra di 18.873.000 Euro. Questo breve ma significativo esempio ci racconta di quanto sia importante sia il soggetto quanto il periodo di produzione, e non solo le misure su cui tanti venditori e collezionisti basano le quotazioni delle opere possedute.

 

Le case d’asta

 

Solitamente le quotazioni dei valori di vendita assegnate dalle case d’asta sono corrette anche se non è cosa rara notare sopravvalutazioni che generano degli invenduti; questi casi sono fondamentali per scoprire quale è il tetto massimo sotto il quale è possibile comprare un’opera contemporanea senza sperperare denaro. L’analisi degli invenduti è utile per capire quando sono stati assegnati prezzi troppo alti o quando le piazze di vendita non siano state quelle giuste; difatti anche il luogo in cui un’opera è messa in vendita è importante; in linea generale un artista italiano ha più probabilità di vendere in Italia, un francese in Francia e via dicendo. Quindi se un dipinto di un certo artista è andato invenduto in un dato luogo, l’analisi del prezzo di base d’asta e del luogo di vendita ci forniranno dati preziosi per capire cosa non ha funzionato. Ci sono comunque alcune piazze che possono  essere paragonate a degli hub internazionali attraverso i quali i grandi nomi dell’arte mondiale trovano spazio:  i più famosi di questi hub sono Londra e New York.

Una evening sale a New York

Una evening sale a New York

Il lavoro di quotare un’opera si fa più difficile nel caso in cui i lavori dell’artista da prendere in considerazione non siano mai stati venduti all’asta: in questo caso è necessaria una approfondita ricerca di mercato presso i galleristi e i merchant che lo trattano o lo hanno trattato. È necessario però puntualizzare che gli artisti che non presentano vendite all’asta sono generalmente, tranne rarissimi casi, “locali” e in linea di massima i valori delle loro opere si attestano su livelli piuttosto bassi.

 

Acquistare opere di nuovi talenti

 

Nel caso in cui si voglia acquistare un’opera di un artista contemporaneo vivente i cui prezzi siano dettati da un merchant, teniamo presente che il prezzo è “imposto” ed è fondamentale la credibilità del venditore, la sua capacità di scoprire nuovi talenti e di guidare in questo modo il mercato, spesso in collaborazione con case d’asta e musei.  Come per i broker ci si può fidare dell’esperienza di altri collezionisti e del proprio istinto. Teniamo comunque presente che le opere comprate oggi non sono azioni di una S.p.A. ma oggetti unici che spesso necessitano di tempo per assestarsi e per trovare un eventuale nuovo acquirente, un altro collezionista o un compratore all’asta. Inoltre consideriamo che ogni passaggio genera imposte sul valore aggiunto e introiti per gli intermediari se non è una cessione tra privati collezionisti.

 

Comprare gli invenduti

 

Nel mercato si presentano anche delle occasioni per i collezionisti più lungimiranti che non di rado vanno a pescare opere tra gli invenduti che alcune case d’asta lasciano in una sorta di limbo in cui è possibile presentare offerte al ribasso o più semplicemente comprare con una percentuale di ribasso sul prezzo di base d’asta previamente accettata dal venditore. Ciò permette a questi fortunati ma anche acuti collezionisti di fare ottimi affari in attesa che le opere dell’artista acquistato acquisiscano valori più elevati grazie anche al fatto che qualche importante critico d’arte ne rivaluti l’importanza storico-artistica con pubblicazioni e mostre.

 

Cosa non comprare

 

Il mercato spesso ha presentato terribili riproduzioni su foglia d’argento, placcata d’oro o con altri arricchimenti che nulla hanno a che vedere con l’arte. Queste riproduzioni non vanno acquistate pensando che si acquisti un’opera originale seppur numerata: sono quasi sempre delle riproduzioni. Un caso interessante è quello degli arazzi di Picasso: ne ho analizzato uno con certificato di autenticità in lingua inglese ove è riportato che la nipote di Picasso, Marina, ha ereditato la collezione personale del maestro e da questa erano state autorizzate un certo numero di copie di un dipinto riprodotte su arazzi eseguiti in lana della Nuova Zelanda con i migliori colori indiani; resta sempre il fatto che si tratta di una riproduzione postuma e che, pur avendo un mercato presso case d’asta di un certo rilievo (ad es. Bonhams NY), stanno perdendo valore a vista d’occhio confermando il solo interesse decorativo di questi arazzi. Pare che il compratore in oggetto abbia pagato l’arazzo 20.000 Euro; se avesse chiesto un parere di un esperto, si sarebbe risparmiato l’intera cifra o lo avrebbe pagato quanto vale, non più di 5.000 Euro.

 

Cosa tornare a comprare

 

Il mondo delle opere originali su carta è caduto un po’ in disgrazia in Italia dopo il decennio tra gli anni ’80 e gli anni ’90, periodo in cui molti venditori professionali hanno cominciato a mettere prezzi eccessivamente alti a produzioni litografiche o serigrafiche con tirature molto alte e di autori non sempre di primo livello, vendute a cifre sopra il milione di lire. Gli acquirenti si sono ritrovati pochi anni dopo con un pugno di mosche in mano, rendendosi conto che, se andava loro bene, quelle stesse opere venivano vendute sul libero mercato a 100 Euro. Ma questa è una vecchia storia che secondo me può essere considerata definitivamente chiusa. Le opere calcografiche su carta di autori importanti (Picasso, Matisse, Chagalle, Léger solo per citare nomi conosciutissimi) sono spesso bellissime, economicamente abbordabili, originali e hanno un mercato di tutto rispetto. 

Prezzo Arte - Walasse Ting "One Cent Life", 68 Original Pop-Art & Cobra Graphics 1964

Walasse Ting “One Cent Life”, 68 Original Pop-Art & Cobra Graphics 1964

È importante però capire e sapere bene ciò che si sta acquistando, con il vantaggio che gli autori di un certo rilievo hanno cataloghi ragionati dedicati alla loro produzione sia di libri d’arte che di opere calcografiche originali; per i prezzi, è utile affidarsi ai valori delle vendite all’asta. Ad esempio, la bellissima cartella serigrafica di Walasse Ting del 1964 con una tiratura di 2000 copie che ovviamente per il mercato americano è ridottissima, arricchita con la serie di opere di autori del calibro di Warhol, Lichtenstein, Rauschenberg, Riopelle che questa ospita, rappresenta un buon investimento se preso alla cifra giusta.

 

In conclusione

 

Alla domanda “il prezzo è giusto?” la risposta più sensata è “dipende da che cosa si sta per comprare”; stabilire il prezzo per un’opera d’arte non è semplicissimo ed in linea teorica il prezzo giusto si trova in un intervallo di valori entro i quali la contrattazione è di fondamentale importanza, quindi non dimentichiamo mai che una lunga ed estenuante trattativa con il venditore ci aiuterà a garantirci un prezzo equo. Vendere è un’arte, ma saper comprare non è da meno; comunque per acquisti di opere che si attestano sopra i 30.000 Euro ritengo necessario l’intervento di un perito, che difenda l’acquirente da acquisti imprudenti e fornisca un parere sul valore dell’opera che si sta per acquistare. Nel caso in cui la trattativa vada a buon fine, la parcella del perito potrà essere equamente divisa tra compratore e venditore; nel caso in cui non vada a buon fine saranno soldi ben spesi dal mancato acquirente che si sarà risparmiato, oltre ai denari, il cruccio di una causa di durata decennale per averli indietro e con una certa probabilità di non avere successo.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

1 Commento

  • armellin ha detto:

    Argomento vastissimo che merita una finestra di aggiornamento tutta sua…l’artista vivente non sbaglia mai a quotarsi nella fascia da 0 a 5000 euro, dopo per salire serve un CV serio, proprio per capire i periodi di produzione, alcuni più significativi di altri…per i viventi super quotati come Gerhard Richter, lui stesso non sa assolutamente capire come é possibile che le sue opere siano vendute a cifre così alte,milioni di euro, la finanza é un mondo per lui estraneo…perciò é interessante approfondire il passaggio che va dalla giusta e modesta quotazione che l’artista fa della sua opera, al salto finanziario stellare : chi gioca dietro le quinte ? quali sono i veri attori ? la mafia ha un ruolo ? l’onestà di un Capolavoro é compromessa se viene acquistato da un mercante di droga o da un trafficante di armi ? ecc. ecc. SA

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