PentaChiari: cinque gallerie celebrano l’opera di Giuseppe Chiari

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L’arte è facile. E’ questa, forse, una delle dichiarazioni più note di Giuseppe Chiari unico artista italiano ad aderire, nel 1962, al gruppo internazionale e interdisciplinare Fluxus che in quel periodo si trova a Wiesbaden per progettare un festival organizzato in cinque sezioni geografiche: Stati Uniti, Europa dell’Ovest, Europa dell’Est, Giappone, Canada. Per lui tutti potevano fare arte, basandosi sulla quotidianità di una società di massa e il compito dell’artista era quello di mantenere le intime relazioni tra l’essere umano e l’universo. La sua poetica si basava su una musica-visiva, creata attraverso partiture che diventano elaborati diagrammi, ovvero composizioni visuali non più fatte per essere eseguite e poi ascoltate, bensì per essere guardate e vissute dallo spettatore-fruitore. Adesso, tutto questo, a dieci anni dalla sua morte, avvenuta a Firenze il 9 maggio del 2007, diviene un evento unico grazie alla collaborazione delle 5 gallerie toscane con cui l’artista a collaborato maggiormente durante la sua lunga carriera.

 

PentaChiari: 9 ore per scoprire l’anima italiana di Fluxus

 

Nove ore, dalle 11 alle 20. Tanto durerà, sabato 2 dicembre prossimo, la mostra “PentaChiari – cinque gallerie d’arte celebrano simultaneamente l’opera di Giuseppe Chiari”, a cura di Bruno Corà.  Una mostra “diffusa” che si estende tra Firenze e Prato e che, nel decennale della scomparsa di Giuseppe Chiari, vede protagoniste 5: Galleria Santo Ficara (Firenze); Frittelli Arte contemporanea (Firenze); Galleria Armanda Gori Arte (Prato); Galleria Il Ponte (Firenze) e la Galleria Tornabuoni Arte (Firenze). Il tutto con un gran finale alle ore 21, quando si terrà un concerto conclusivo presso Frittelli Arte contemporanea. Un progetto importante che le cinque gallerie hanno fortemente voluto per ricordare l’artista e l’amico con più di 100 opere che, per diversità cronologica, poetica e morfologica, danno conto dell’azione proteiforme di un artista come Chiari, tra i maggiori in Europa, attivo sui fronti della musica, della performance, della pittura e della scultura, nonché della teoria artistica ed estetica, pressoché unico esponente italiano dello storico movimento Fluxus. E ogni galleria metterà in mostra, infatti, un nucleo particolare di opere diverse di Chiari, che consentiranno di giungere a conoscere un repertorio considerevole del suo lavoro.

Giuseppe Chiari, Gesti sul piano, 1992, Photo mounted on cardboard, cm 46 x 43 / Courtesy Tornabuoni Art

Giuseppe Chiari, Gesti sul piano, 1992, Photo mounted on cardboard, cm 46 x 43 / Courtesy Tornabuoni Art

Nato a Firenze il 26 settembre 1926, Chiari, dopo aver fatto studi di ingegneria interessandosi alla matematica, dirige ogni suo interesse verso l’arte, l’architettura, la letteratura, lo spettacolo e soprattutto la musica. Dopo gli studi di pianoforte, nel 1947 crea con Giampiero Taverna il gruppo degli Amici del Jazz. Attratto dalle ricerche di John Cage, che erano state portate a Firenze agli inizi degli anni ‘50 da Sylvano Bussotti dopo un suo soggiorno a Parigi, Chiari ha cominciato a interessarsi a ricerche sperimentali di musica visiva e dall’incontro con Pietro Grossi, prende avvio un sodalizio che nel 1961 culmina nella fondazione, a Firenze, dell’associazione Vita Musicale Contemporanea. Nel 1962 idea con Sylvano Bussotti la manifestazione Musica e Segno, presentata a Roma presso la Galleria Numero e a Buffalo negli USA presso il Creative and Performing Art Center, in cui Chiari inizia le composizioni musicali basate su segni e parole scritte. Nello stesso anno, dopo Heinz Klaus Metzger, esperto di filosofia e musica, lo introduce nel gruppo internazionale Fluxus, Chiari partecipa ai Fluxus Festival europei tenutisi a Parigi e Wiesbaden.

Giuseppe Chiari, L'acqua con tre specchi, 1979 fotografia in bianco e nero su carta 104,8x73,5 cm. Courtesy: Galleria Il Ponte, Firenze

Giuseppe Chiari, L’acqua con tre specchi, 1979 fotografia in bianco e nero su carta 104,8×73,5 cm. Courtesy: Galleria Il Ponte, Firenze

Ancora nel 1962 concepisce e realizza l’opera Gesti sul piano, performance in divenire inclusiva di immagini. Insieme con Frederic Rzewski, pianista ed esecutore di sue musiche, e aderisce e partecipa alle improvvisazioni di MEV,  Musica Elettronica Viva. Dal 1964 Chiari diventa perfomer egli stesso delle proprie composizioni. Intanto, le gallerie d’arte iniziano ad occuparsi del suo lavoro e lo espongono come artista visivo e performer dotato di una straordinaria intensità, grazie alla sua concentrazione e presenza scenica. Lavora sulle partiture, realizza libri, manoscritti, grandi fotografie, film, video, oggetti che usa appunto nelle sue “azioni-concerto”.

L’artista  inizia a elaborare diversi “metodi per suonare” il pianoforte, che diventa un oggetto-strumento che interagisce con il corpo dell’autore. Pubblica  articoli e partiture musicali, talvolta raccolte in libri da lui stesso scritti a cominciare dal ’69 (Musica senza contrappunto, 1969; Senza titolo, 1972; Teatrino, 1973; Musica Madre, 1974). Dal 1970 sperimenta nuovi mezzi espressivi su supporti di diversa natura, con la successiva aggiunta di forti interventi di colore.

Giuseppe Chiari, I sei scalini sono la musica (anni ’90) due scansioni su cartoncino di cui una in negativo e una scritta fotocopiata su acetato 59,4 x 42 cm. Courtesy: Galleria Il Ponte, Firenze

Giuseppe Chiari, I sei scalini sono la musica (anni ’90)
due scansioni su cartoncino di cui una in negativo e una scritta fotocopiata su acetato 59,4 x 42 cm. Courtesy: Galleria Il Ponte, Firenze

Negli anni successivi l’artista lavora all’esecuzione di composizioni (Gesti sul piano, Galleria Toselli, Milano, 1972; Suonare la stanza, Galleria Schema, Firenze, 1972; Suonare la città, Università di Architettura, Firenze,1973;  Gesti sul piano. Performance, Kunstler Haus, Berlino, 1982; Concerto per la luce, Modern Art Galerie, Vienna, 1983) e alla realizzazione di statements e scritte con nitidi caratteri, usando pennarelli o chine su carta o tela. Dagli anni Settanta fino al 2007 Chiari è protagonista di un intenso programma espositivo in gallerie private e pubbliche, con mostre personali e collettive, e partecipa a manifestazioni nazionali internazionali.

La fortuna critica di Chiari è stata enorme e tutti i più eminenti critici italiani si sono occupati di lui e del suo lavoro, primo fra tutti Gillo Dorfles, con dichiarazioni di stima che hanno trovato un importante riflesso negli inviti che Chiari ha ricevuto a partecipare a tre edizioni della Biennale di Venezia e a Documenta 5 del 1972, curata da Halarld Szeemann. Alla Biennale di Venezia del 1978, quella immortalata nell’immaginario collettivo dal film con Alberto Sordi “Le vacanze intelligenti”, Chiari presentò un’opera consistente in una delle sue celebri frasi: “L’arte è una piccola cosa”. Per tutelarne la preziosa eredità culturale, nel 2008 è nato lArchivio Giuseppe Chiari che negli ultimi anni a dato vita a vari incontri, tavole rotonde e mostre per mantenere viva l’attenzione sull’opera dell’artista fiorentino.

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