L’armonia dell’invisibile: quando la sostanza travalica l’apparenza

L'artista siciliano Piero Guccione
L'artista siciliano Piero Guccione
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Un borgo medievale, il cielo stellato e il profumo del mare: in tale contesto, lo scorso 22 luglio l’artista Piero Guccione ha ricevuto l’edizione 2017 del “Premio Pio Alferano”, “per avere reso la pittura poesia immortale, per avere sublimato i luoghi e la natura in messaggi lirici e metafisici”. In concomitanza alla serata di premiazione, è stata inaugurata la mostra personale dell’artista: “L’armonia dell’invisibile”, a cura di Giuseppe Iannaccone, che resterà allestita nelle sale del Castello di Castellabate sino al prossimo 30 settembre. Le opere esposte sono poi contenute in un apposito catalogo, in cui, oltre all’indicazione delle informazioni tecniche (dimensioni, stile, etc.) e alla presentazione della vita e del profilo di Guccione, lo stesso Iannaccone, unitamente al direttore artistico, Vittorio Sgarbi e al coordinatore artistico, Rischa Paterlini, descrivono con dedizione e accuratezza, in tre distinti testi, le impressioni più intime dei dipinti e della persona dell’artista, supportando il visitatore nella profonda comprensione del percorso di Guccione.

Piero Guccione_Dopo il tramonto, 1985-1987, olio su tela, 84x108 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone

Piero Guccione_Dopo il tramonto, 1985-1987, olio su tela, 84×108 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone

Si tratta di un progetto espositivo “speciale”, espressione di un sodalizio tanto bizzarro quanto vero tra due personalità (in apparenza) poco confacenti l’una all’altra ma, al contempo, parimenti lungimiranti. Da un lato, Iannaccone, il curatore eccentrico e determinato, dall’altro, Guccione, l’artista riservato, austero ed effimero, le cui opere appagano (o comunque “placano”) il bisogno di poetica del primo, rappresentando, senza mito, né contestazione, l’infinità dell’essere e la purezza primordiale della natura, ormai precaria. Non a caso, il primo incontro tra Iannaccone e Guccione ha avuto luogo nelle campagne sicule, dove l’artista vive.  Il carattere innovativo e l’approccio metafisico con cui Guccione rappresenta elementi ricorrenti della tradizione pittorica italiana, quali il mare, gli alberi e le campagne, avevano “incuriosito” il collezionista al punto tale da voler vedere dal vivo, con i propri occhi, i paesaggi raffigurati e comprendere a fondo l’ispirazione dell’artista. Quel primo incontro (e l’immersione nella natura) fu rivelatore della capacità di Guccione di sublimare la realtà: le terre dipinte erano, come dichiarato dallo stesso Iannaccone, “più dolci e romantiche” di quelle reali. Come emerge anche dalla mostra in corso, Guccione vede, rappresenta e racconta la spiritualità dei paesaggi, che l’osservatore coglie mediante la contemplazione delle opere, immergendosi nel senso di calma e integrità a cui i dipinti mirano.

Piero Guccione_Albero del Siparietto, 1989, pastello su carta, 27x38 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone

Piero Guccione, Albero del Siparietto, 1989, pastello su carta, 27×38 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone

L’essenza “isolana” di Guccione invade impetuosamente nei suoi lavori per poi “disperdersi”: da un lato, il mare azzurro, la sabbia dorata, i caldi tramonti evocano nell’osservatore le bellezze naturali della Sicilia e il senso di appartenenza a quella terra; dall’altro lato, l’infinito delle acque, le linee d’orizzonte sfumate, la staticità delle immagini, esprimono le emozioni più contrastanti di chi supera romanticamente i confini, travalicando nell’assoluto.  Il messaggio di Guccione in fondo va ben oltre “i limiti” della sua terra: tramite il costante contrasto tra ciò che è e ciò che appare, l’artista si propone di esprimere il bisogno dell’uomo contemporaneo di recuperare la purezza primordiale della natura, ora infranta dalla civiltà industriale. Ciò che Guccione comunica tramite le proprie opere è la presa di coscienza di una società e di una terra che sta cambiando: è così che al mare limpido, alle terre aride ma ospitali si aggiungono spesso pezzi di legno e di ferro arrugginito, sacchi della spazzatura e autovetture. Nonostante alcune opere rappresentino “terre spaccate”, quella di Guccione non è una denuncia sociale, né l’urlo di un conservatore ma la consapevolezza dell’uomo moderno di potere ritrovare se stesso solo recuperando quella natura sempre esistente ma semplicemente occultata da una realtà apparente.

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