Pittura Analitica: bilancio di una riscoperta

Verticale di Giorgio Griffa alla mostra Opere 1969…. Allo Spazioborgogno in collaborazione con la Galleria Fumagalli. 2013.
Verticale di Giorgio Griffa alla mostra Opere 1969…. Allo Spazioborgogno in collaborazione con la Galleria Fumagalli. 2013.
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Nata alla fine degli anni Sessanta come reazione alla generale svalutazione dell’atto pittorico, imposta dal crescente successo del minimalismo e della conceptual art, la Pittura Analitica è oggetto, oggi, in Italia, di un rinnovato interesse critico e collezionistico. Un processo di riscoperta iniziato nella seconda metà del decennio scorso e che si sta inevitabilmente riflettendo, talvolta in modo significativo, anche sul mercato secondario, in termini di rivalutazione dell’opera, quanto meno, dei principali protagonisti italiani di questa tendenza. In primo luogo quella di Giorgio Griffa, Claudio Olivieri e Pino Pinelli, per non parlare di quella dei precursori dell’Analitica: Rodolfo Aricò e Mario Nigro. Una riscoperta e rivalutazione che, oggi, ha connotati principalmente italiani ma che si sta allargando, seppur lentamente, anche ad altre piazze importanti come la Francia e la Germania. Senza dimenticare alcuni ottimi risultati ottenuti recentemente nelle aste londinesi. In questo articolo cerchiamo di tracciare un primo bilancio di questo processo, almeno per quanto riguarda la compagine italiana di questa tendenza a cui, è bene ricordarlo, si sono accostati anche una serie di artisti francesi e tedeschi che non intendevano rinunciare alle possibilità offerte da una pittura che volevano, però, usare con la stessa analiticità con cui un artista “concettuale” avrebbe analizzato una proposizione logica.

 

700 eventi in 15 anni

 

I numeri della riscoperta del versante italiano della Pittura Analitica sono decisamente interessanti. Dal 2000 ad oggi sono stati circa 700 gli eventi – tra mostre, dibattiti e presentazioni di saggi – dedicati ai protagonisti di questa stagione artistica la quale, più che un movimento, ha rappresentato un sentire comune. Come scriveva già nel 1975 Filippo Menna questa esperienza artistica si inserisce, infatti, a pieno titolo «in quel processo di autoriflessione dell’arte che caratterizza buona parte della ricerca artistica fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi del decennio successivo». Questo fitto calendario di appuntamenti ha riguardato, in primo luogo, l’Italia, anche se, in questi anni, non sono mancati eventi espositivi importanti che hanno riacceso l’attenzione per la Pittura Analitica anche all’estero. Tra tutti sono da citare la mostra Analytische Malerei – 4 Protagonisten aus Italien, tenutasi nel 2011 al Forum Kunst di Rottweil in Germania e la più recente Pittura Analitica. Ieri e Oggi: progetto espositivo della milanese Primo Marella Gallery poi approdato alla Primae Noctis Art Gallery di Lugano e che ha rappresentato una prima assoluta per la Svizzera.

Pittura Analitica - Una vista della mostra "Iononrappresentonullaiodipingo - 1973", attualmente in corso presso la galleria Studio la Città di Verona. Foto Michele Alberto Sereni, courtesy Studio la Città - Verona

Una vista della mostra “Iononrappresentonullaiodipingo – 1973”, attualmente in corso presso la galleria Studio la Città di Verona. Foto Michele Alberto Sereni, courtesy Studio la Città – Verona

Sempre sul fronte espositivo merita un’attenzione particolare, nell’ottica di questo percorso di riscoperta storica, la doppia mostra attualmente in corso a Verona negli spazi di Studio la Città. La prima consiste nel “remake” di una delle prime collettive dedicate alla Pittura Analitica: Iononrappresentonullaiodipingo (1973). Originariamente curata da Maurizio Fagiolo dell’Arco, la mostra attuale – che rimarrà aperta fino al 20 febbraio prossimo – è stata curata da Marco Meneguzzo e vede esposta una serie di opere di quegli anni e di quegli stessi artisti: Carlo Battaglia, Rodolfo Aricò, Giorgio Griffa e Claudio Verna. Contemporaneamente, nella stessa sede, si tiene la personale di Carlo Battaglia, Mare, che offre ai visitatori una selezionata antologia di tutta la sua attività, dagli inizi degli anni Settanta – che si ricollegano a Iononrappresentonullaiodipingo, di cui Battaglia è stato protagonista – ai primi anni Duemila, fino alla morte dell’artista nel 2005. Proprio l’opera Battaglia, peraltro, è in questo momento oggetto di un’attenta rivisitazione, da parte di un gruppo di galleristi e di un pool di collezionisti, di cui questa mostra costituisce una tappa importante.

 

Pittura Analitica: dialogo con Marco Meneguzzo

 

Denominata, negli anni, Pittura Pittura, Nuova Pittura, Fundamental Painting o Pura Pittura, la cosiddetta Pittura Analitica può essere definita – citando Alberto Fiz – «un movimento-non movimento a cui hanno preso parte, in maniera più o meno consapevole, una quarantina di artisti da tutta Italia (i centri propulsivi sono stati Milano, Genova, Roma) che talvolta sono saliti sul treno per fare un breve percorso, pronti a scendere non appena il convoglio rallentava». Una compagine, potremmo dire, ad assetto variabile che in una prospettiva storica ha visto, con alterne vicende, affiancati i nomi di: Luciano Bartolini, Carlo Battaglia, Enzo Cacciola, Paolo Cotani, Giorgio Griffa, Marco Gastini, Paolo Masi, Claudio Olivieri, Claudio Verna, Elio Marchegiani, Vittorio Matino, Carmengloria Morales, Pino Pinelli, Riccardo Guarnieri, Gianfranco Zappettini e i precursori Rodolfo Aricò e Mario Nigro. Tutti artisti che non sempre hanno accettato di buon grado di essere riuniti sotto un’etichetta e che non si sono mai costituiti in un gruppo vero e proprio tanto da non sentirsi, come affermava Griffa nel 1980, «cavalli da scuderia, ma cani sciolti».

Pittura Analitica - Gianfranco Zappettini mentre dipinge un quadro integralmente bianco (Genova, 1973)

Gianfranco Zappettini mentre dipinge un quadro integralmente bianco (Genova, 1973)

Quello che li accomunava era, semmai, un comune sentire, la volontà di reagire ai dettami sostenuti dall’Arte concettuale che, proponendo il definitivo abbandono di ogni finzione rappresentativa, considerava il mezzo della pittura come assolutamente superato. Una reazione che partiva, non a caso, proprio dalla pittura a cui questi artisti si avvicinavano, come spiegava Claudio Verna nel lontano 1973, liberandola «dai suoi attributi tradizionali che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici». Giungendo così ad applicare alla pittura quella stessa analiticità che gli artisti concettuali utilizzavano nell’indagare, da un punto di vista estetico, altri aspetti del reale. Per capire meglio cosa è stata la Pittura Analitica, a cosa si deve questo rinato interesse nei suoi confronti e cosa resta, oggi, di questa esperienza artistica, abbiamo colto l’occasione della mostra Iononrappresentonullaiodipingo presso lo Studio la Città di Verona, per scambiare due battute con Marco Meneguzzo:

Nicola Maggi: 1970-1980. In questo brevissimo lasso di tempo si consuma la stagione della cosiddetta Pittura Analitica. Ce ne racconta, sinteticamente, l’origine e la poetica?

Marco Meneguzzo: «Il problema è quello della pittura come strumento tradizionale, troppo tradizionale. Quando tutti cercano strumenti alternativi, chi dipinge sembra troppo legato al passato, qualunque cosa dipinga. Ma l’essere pittore è un sentimento a volte innato, e passare dalla pittura al “fare pittura”, cioè all’attore/autore e non al prodotto, poteva essere la soluzione. Ecco allora che in un periodo fortemente ideologizzato porre l’accento sul processo della pittura e sulla figura anche sociale dell’artista consentiva, appunto, di fare pittura. L’atto e il processo del dipingere, prima dell’opera, sono così l’aspetto importante della Pittura Analitica, che è tale in quanto analizza non solo gli elementi-base della pittura, ma soprattutto gli elementi-base del pittore, cioè dell’uomo che vi sta dietro e che agisce socialmente come “produttore” (almeno questo negli anni Settanta, in cui l’aspetto ideologico-politico era fondamentale)».

Pittura Analitica - Carlo Battaglia, Prima immagine parallela per C., 1975-1976. Olio e tempera all’uovo su tela. 100 x 260 cm. Collezione privata, Roma. Foto Michele Alberto Sereni, courtesy Studio la Città - Verona

Carlo Battaglia, Prima immagine parallela per C., 1975-1976. Olio e tempera all’uovo su tela. 100 x 260 cm. Collezione privata, Roma. Foto Michele Alberto Sereni, courtesy Studio la Città – Verona

N.M.: La tendenza di cui si fa portavoce, in Italia, il gruppo “guidato” da Griffa e Verna, ha però anche una sua dimensione europea che interessa, in particolare, la Francia e la Germania…

M.M.: «Non direi che ci sono degli artisti-guida. Se si guarda statisticamente alle mostre di Pittura Analitica si scopre che allora il più analitico di tutti è Carlo Battaglia. E’ una tendenza e non un movimento, e tanto meno un gruppo. Quanto a Francia e Germania, si tratta di due situazioni diverse tra loro e a loro volta diverse dall’Italia. La Francia è fortemente ideologica, col gruppo parigino di Buren, Parmentier, Toroni e Mosset, e con Support/surfaces al Sud: sono ancora più estremi che in Italia, mentre in Germania, l’analiticità si snoda più tranquillamente come conseguenza logica del grande filone dell’astrazione».

N.M.: Dopo un lungo periodo di oblio da qualche anno si assiste ad un rinnovato interesse per questo filone di ricerca artistica. A cosa si deve questo ritorno e come si sta sviluppando sia da un punto di vista critico-espositivo che di interesse collezionistico?

M.M.: «L’attenzione collezionistica riguarda una sorta di nostalgia di certi decenni d’arte infinitamente più motivati dei nostri. Oggi gli anni Sessanta sono al top del gusto e del mercato, e dopo gli anni Sessanta vengono invariabilmente i Settanta, che sono – secondo il gusto odierno – una sorta di propaggine politicizzata dei Sessanta. E’ logico allora che una specie di “coolness” dei Sessanta si ritrovi magari accentuata nei Settanta, di cui la Pittura Analitica costituisce il versante pittorico, ma non meno ideologico».

Elio Marchegiani, Grammature di colore, 1973. Pigmenti e intonaco su legno, cm 103,5 x 156,5. Galleria Giraldi, Livorno. Opera acquistata dal Fondo Acquisizioni Fondazione Domus.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, 1973. Pigmenti e intonaco su legno, cm 103,5 x 156,5. Galleria Giraldi, Livorno. Opera acquistata dal Fondo Acquisizioni Fondazione Domus.

N.M.: Cosa resta oggi della Pittura Analitica? Chi sono i suoi eredi?

M.M: «La Pittura Analitica non si rinnova nei nomi, che comunque resistono e oggi conoscono una seconda giovinezza: Verna, Griffa, Zappettini, Cacciola, Masi, Guarneri, Marchegiani, Olivieri, Pinelli, Morales, solo per citare i viventi. Invece l’analiticità della pittura è un sentimento, una sensazione che travalica il momento storico in cui si è coagulata in tendenza, e molti giovani artisti ripetono non tanto quelle esperienze, ma si pongono le stesse domande: cosa significa essere pittore? Che cos’è la pittura?».

 

La Pittura Analitica in Asta

 

I processi di riscoperta hanno tempi lunghi e possono passare molti anni prima che i loro effetti abbiano un reale e concreto riflesso sul mercato. Oltre al fatto che interessano, in primo luogo, le personalità più in vista per poi procedere, a caduta, sugli altri esponenti di una tendenza o di un movimento. E’ naturale quindi che oggi, per quanto riguarda la compagine italiana della Pittura Analitica – come già avvenuto con l’Arte Povera o lo Spazialismo – si assista ad ottime performance per alcuni artisti, mentre per altri si debba ancora attendere. Termometro di questa rivalutazione: le aste, dove questi processi approdano dopo essere “maturati” nelle gallerie. Detto questo, analizzando i risultati d’asta degli artisti appartenenti alla cosiddetta Pittura Analitica, si può mettere in evidenza come negli ultimi due anni si registri una generale crescita dei prezzi di aggiudicazione mentre il più “internazionale” degli analitici è Griffa che, quest’anno, ha fatto registrare ottime aggiudicazioni sia da Christie’s a Londra che da Dorotheum a Vienna. Nello schema che segue riportiamo un primo “borsino” dell’Analitica in asta che, per il momento, ha l’intento di fotografare la situazione attuale. Anche per questo abbiamo deciso di prendere in considerazione un gruppo abbastanza ampio di artisti che comprende anche quelli che sono considerati i precursori di questa tendenza: Aricò e Nigro. Oltre a nomi che si sono avvicinati all’Analitica solo per brevi periodi della loro attività. In futuro pubblicheremo, invece, degli articoli monografici in cui analizzeremo l’andamento del mercato degli artisti più significativi.  (Fonte dati: artprice.com)

ARTISTA INDICE PREZZI∗

(2000-2015)

INDICE PREZZI

(2015 su 2014)∗∗∗

LOTTI VENDUTI

(2015)

% INVENDUTO

(2015)

PREZZO MEDIO∗∗

(2015)

 RECORD∗∗

 

Rodolfo Aricò  +373%  +7.3%  40    25.5%   4.873 €   27.000 € (2014)
Luciano Bartolini n.d.  n.d.  17    15%   5.452 €    20.000  € (2014)
Carlo Battaglia n.d. n.d.  5    0%   8.400 €   15.000 € (2015)
Enzo Cacciola n.d. n.d.  30   9.1%   3.938 €    9.200  € (2015)
Paolo Cotani n.d. n.d.  26   25.7%   4.286 €   10.000 € (2015)
Marco Gastini n.d. n.d.  8    11.1%    4.451 €    22.000 € (2008)
Giorgio Griffa 1008% +1%  75    21.1%    6.311 €   50.000 € (2014)
Riccardo Guarneri n.d. n.d. 44   29%    1.893 €   14.300 € (2015)
Elio Marchegiani n.d. n.d. 44    15.4%   4.944 €   12.000 €  (2011)
Paolo Masi n.d. n.d. 12   50%   1.024 €   12.500 €  (2011)
Vittorio Matino n.d. n.d. 5   37.5%   3.210 €   6.200 €  (2015)
Carmengloria Morales n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d.
Mario Nigro +25%  +11.6%  21   19%   12.285 €   120.000 € (2015)
Claudio Olivieri +206% +31.3% 34   17.1%   3.507 €   19.000 €  (2015)
Pino Pinelli  +1712 % +36.8%  83    30.1%    5.681 €   24.000 € (2015)
Claudio Verna n.d. n.d. 10   18.2%   4.600 €    15.500 € (2014)
Gianfranco Zappettini n.d. n.d. 17    29.2%   4.511 €   13.000 € (2015)

∗ L’indice dei prezzi è calcolato su 100 euro di investimento iniziale.

∗∗ Prezzo di aggiudicazione (Buyer’s Premium escluso)

∗∗∗ Dato 1/10/2015 ultimo disponibile

© 2015 – 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

4 Commenti

  • armellin ha detto:

    La mia prima formazione risale proprio a quel periodo, le domande sono eterne : cosa significa essere pittore? Che cos’è la pittura? e a queste due domande si può rispondere con una terza : cos’é la Verità in Leopardi ? vero poeta é vero filosofo e vero pittore. Ovviamente a questo livello l’orizzonte é vuoto di protagonisti…il 2015 finisce quindi nel deserto e nel silenzio ma non come fine bensì come annuncio, ed é la Ginestra che canta sotto il vulcano… SA

  • artieletteree ha detto:

    Riccardo Guaneri e non Guarnieri, questo il nome esatto dell’esponente fiorentino della Pittura analtica. Cordiali saluti.

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