Dove andrà il mercato delle aste d’arte moderna e contemporanea nel 2018?

Dopo tre anni molto accidentati, in cui le aste internazionali hanno mostrato tutta la volatilità dell’arte, il 2017 si è chiuso in maniera decisamente positiva, con trend di crescita in tutti i segmenti di mercato e, in particolare, in quello relativo all’arte moderna e contemporanea. La aste battute lo scorso anno dalle principali case d’asta (Christie’s, Sotheby’s e Phillips) a New York e Londra hanno fatto registrare un incremento del +61.6% rispetto al 2016, ponendo fine così ad ciclo negativo durato due anni  (2015-2016) che aveva visto un calo del -39.5% rispetto al picco del 2014. Testa di serie di questa ripresa: la Grande Mela che ha chiuso il 2017 con un +72.4%, seguita da una Londra che deve “accontentarsi” di un +32.9%. Un andamento, quello appena descritto, che sta tornando a far crescere anche la confidenza nel mercato che, nel 2018, potrebbe trarre non poco vantaggio da questo ritorno di fiducia da parte degli esperti, come ha messo in evidenza il Global Art Market Outlook 2018 di ArtTactic. Ma, trend a parte, quello che si comincia a chiederci è, però, se il mercato stia facendo abbastanza per attrarre nuovi clienti. Ossia per costruire il suo futuro.

 

La performance del 2017 fa crescere la fiducia nel mercato

 

Per il 53% degli esperti il mercato dell’arte contemporanea crescerà, mentre per un altro 34% uguaglierà il risultato 2017. E solo per un 13% degli analisti il mercato del contemporaneo nel 2018 farà registrare un calo. E’ quanto emerge dal Global Art Market Outlook 2018 di ArtTactic che, in attesa delle prime aste importanti, cerca di leggere il “futuro” del mercato dell’arte moderna e contemporanea per l’anno appena iniziato. E le aspettative sono tra le migliori dal giugno 2015, quando a credere in una crescita del mercato era il 57% degli intervistati dalla società londinese che ogni sei mesi monitora il tasso di fiducia nei confronti dell'”economia dell’arte”. Fiducia che nel 2016 aveva toccato uno dei suoi minimi storici.

Cosa si aspettano gli esperti dal mercato delle aste di arte moderna e contemporanea nel 2018. Fonte: ArtTactic Art Market Expert Survey - January 2018

Cosa si aspettano gli esperti dal mercato delle aste di arte moderna e contemporanea nel 2018. Fonte: ArtTactic Art Market Expert Survey – January 2018

Adesso, però, che molte delle nuvole nere sono state archiviate, si torna a credere nei buoni rendimenti delle aste di arte moderna e contemporanea. Tanto che il report di ArtTactic rivela come il sentiment positivo registrato attraversi ben 8 dei 10 principali mercati, con solo il Regno Unito e la Russia che, apparentemente, sembrano destinate a performance inferiori rispetto al 2017. Un ottimismo che riguarda, principalmente, un primo semestre che, secondo gli esperti risentirà positivamente dell’andamento del 2017 tanto che, per il 53% degli intervistati i primi sei mesi di quest’anno saranno di netta crescita. Percentuale che cala al 47% in una prospettiva a 12 mesi. Ma qui dovremmo aspettare l’edizione di giugno del report per saperne di più.

 

Prospettive: Africa e USA i mercati che cresceranno di più

 

Del grande appeal che l’arte africana moderna e contemporanea sta facendo registrare tra il collezionismo internazionale abbiamo già parlato in passato – e presto ci torneremo su -, ma a crescere è anche lo stesso mercato dell’arte africano che nel 2017 ha totalizzato 7.9 milioni di dollari con un incremento del +84.6% sul 2016. Un trend, secondo il 70% degli analisti, destinato a ripetersi anche nel 2018. Al secondo posto, in termini di performance, il primo dei mercati “maturi”: gli Stati Uniti che, con un fatturato di 2.7 miliardi di dollari, hanno fatto registrare un +72.4% sul 2016. Anche in questo caso la maggior parte degli esperti (64%) è convinto che il 2018 sarà un anno di ulteriore crescita.

Così nel 2017: l'andamento del mercato delle aste di arte moderna e contemporanea nelle principali piazze del Mondo. Fonte: ArtTactic Global Art Market Outlook 2018

Così nel 2017: l’andamento del mercato delle aste di arte moderna e contemporanea nelle principali piazze del Mondo. Fonte: ArtTactic Global Art Market Outlook 2018

Buone notizie anche per la Cina che dopo un 2017 negativo (-1.3%) vede, adesso, il 52% degli analisti convinto che il 2018 sarà un anno di ripresa per il colosso asiatico e solo un 12% che crede in un ulteriore contrazione del suo mercato. Bene anche per l’Europa che, dopo aver chiuso il 2017 con un +22.6%, ha un buon 45% degli intervistati da ArtTactic fiducioso in un 2018 positivo e solo un 3% che si aspetta, invece, un calo. Interessante, peraltro, vedere l’andamento delle tre capitali europee delle aste di moderna e contemporanea: Parigi, Milano e Amsterdam. Con la prima che prevale sempre di più, mentre Milano dopo un 2015 ottimo (57 milioni di dollari) appare un po’ in sofferenza: la nostra “capitale” ha chiuso il 2017 con un fatturato complessivo di 39 milioni di dollari contro i 41 del 2016. E questo, come abbiamo visto, a fronte di un numero di aste battute in città che cresce di anno in anno.

Le aspettative per il 2018 mercato per mercato. Fonte: ArtTactic Global Art Market Outlook 2018

Le aspettative per il 2018 mercato per mercato. Fonte: ArtTactic Global Art Market Outlook 2018

La fiducia si fa, invece, meno solida quando si guarda in particolare alla Russia, per la quale solo un 5% si aspetta una performance positiva, contro un 39% che, invece, ne attende una negativa dopo un 2017 che ha fatto segnare sì un +154.2%, ma che arriva da anni di profonda crisi. E se le prospettive sono incerte anche per l’America Latina, il Medio Oriente e l’Asia. A non brillare, nelle aspettative degli osservatori di mercato per il 2018, è anche il Regno Unito: il 25% degli intervistati è convinto di un futuro calo e solo un 28% di una ulteriore crescita del mercato di Sua maestà. Una previsione su cui pesano, e molto, le incertezze su quella che sarà la natura della Brexit (hard o soft).

 

Tempi duri per le fasce basse del mercato

 

Cambiando chiave di lettura, e passando da quella “geografica” a quella per “fasce di prezzo”, nel 2018 è la parte alta del mercato (> 1 milione $), tanto per cambiare, che appare destinata a crescere in modo significativo. A pensarla così è, infatti, il 75% degli esperti intervistati, dei quali solo un misero 1% pensa alla possibilità di un calo. E il 2018 dovrebbe essere positivo anche per le opere che i collocano in una fascia di valore tra i 500.000 e il milione di dollari (68% degli esperti). Non ci dovrebbero essere grandi sorprese, invece, per le opere tra i 100 e i 500.000 dollari. Mentre a faticare di più saranno le fasce di mercato più basse. Solo un 37% degli esperti, infatti, crede in una crescita della zona 50-100.000 dollari per la quale il 22% si aspetta, invece, un calo. E scenario analogo si ha per le opere con un valore inferiore ai 50.000 $: se il 45% crede che questa fascia è destinata ad un performance positiva, il 26% la pensa in maniera decisamente opposta.

 

Se il mercato non pensa al suo futuro…

 

Previsioni a parte, comunque, tante le incertezze che ancora rimangono senza un risposta precisa. La prima riguarda la sostenibilità stessa di questi livelli. Sebbene i forti risultati del secondo semestre 2017 abbiamo portato un po’ di calma, infatti, le perplessità circa la capacità di tenuta di un mercato che alterna frenate a forti accelerazioni sembrano rimanere in agguato. Ma soprattutto, quello che gli esperti si chiedono è se il mercato dell’arte stia facendo abbastanza per attirare nuovi clienti danarosi. Da un confronto tra i dati sulla crescita dei nuovi ricchi e i trend di mercato divulgati dai report di TEFAF e Art Basel, sembrerebbe di no, in particolare se si guarda anche ai nuovi canali di vendita, online in testa. E l’interrogativo che chiude l’analisi di ArtTactic è piuttosto inquietante: Non è che tutto ciò significa che il mercato dell’arte è diventato un po’ troppo compiacente e dipendente dai clienti già esistenti? Un domanda che, visto l’andamento della piazza milanese dovremmo, forse, iniziare a porci anche in Italia.

© 2018, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

3 Commenti

  • Fab12 ha detto:

    Bisogna distinguere il ragionamento in due: il primo chiamiamolo BUSINESS e il secondo PASSION. Quindi quando tu dici “se il mercato dell’arte stia facendo abbastanza per attirare nuovi clienti DANAROSI” ti riferisci al primo (quello del business) che per sua natura guarda a un’opera nello stesso modo in cui guarda un Bitcoin > Vende o compra senza freni, che sia arte o oro non fa differenza.
    Per sostenere veramente il mondo dell’arte bisogna lavorare sul secondo (Passion) perchè è lì il vero terreno in cui crescono i fini intenditori, gli appassionati della materia, le mostre di “senso”, che aiutano a riconoscere anni prima l’artista da sostenere e che si chiamerà Warhol, Hirst, Cattelan… e se lo tengono in casa per amore prima che per calcolo.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Fabio, nel caso specifico hai ragione a fare questa distinzione anche se in molti casi le due cose vanno a braccetto. La domanda, però, rimane valida anche quando si parla di Passion. Il mercato sta facendo abbastanza per attirare nuovi appassionati d’arte? A me, molto spesso, pare di no… tu che dici?

  • giovanni ha detto:

    sulla scia di Vedova,l’astrattismo italiano storico, degli anni1940 -1970. verrà gratificato, perchè Vedova non è orfano

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