Aste: prosegue la crescita del mercato italiano (+11%)

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Dopo un 2016 caratterizzato da qualche difficoltà di troppo, il mercato internazionale delle aste torna a crescere e anche l’Italia porta a casa un ottimo risultato che conferma un trend positivo iniziato ormai nel 2013. I primi sei mesi del 2017 si sono chiusi, infatti, con un eccellente +11% nel fatturato delle aste di arte moderna e contemporanea battute nel nostro paese. Una performance garantita anche dall’ottimo risultato di Sotheby’s che con la sua asta di primavera ha portato a casa un +18% rispetto allo scorso anno, ma sostenuta in modo sostanziale dalle case d’asta italiane che confermano la loro solidità facendo registrare, complessivamente, un +7% nei fatturati rispetto al primo semestre 2016. La soddisfazione per l’andamento del nostro mercato, però, non deve distrarci da alcuni problemi che ancora affliggono la piazza italiana e a cui, quest’anno più che in passato, si è aggiunto quello di un sovraffollamento del calendario delle aste che, in prospettiva futura, potrebbe creare qualche affaticamento.

 

Meno aste, più vendite: in aumento anche i prezzi

 

75.725.841 euro. A tanto ammonta il fatturato delle principali aste di arte moderna e contemporanea battute in Italia nel primo semestre di quest’anno dalle 18 case d’asta monitorate da Collezione da Tiffany. Il tutto per un calendario che, complessivamente, ha visto ben 65 aste in programma, tra quelle tradizionali e quelle solo online, e un’offerta complessiva di 10.990 lotti. Dati che confermano il ritrovato stato di salute del nostro mercato, dopo anni di grandi difficoltà. Il fatturato realizzato da gennaio ad oggi, infatti, non solo è superiore a quello del 1° semestre 2016, ma è stato realizzato con un numero nettamente inferiore di aste (lo scorso anno furono 95) e con cataloghi un po’ più selettivi: i lotti offerti quest’anno sono stato il 21% in meno rispetto al 2016. E anche se di aggiudicazioni sopra le righe non se ne sono viste, i prezzi medi sono saliti del +29%, passando dai 7.138 euro del primo semestre 2016 ai 9.188 euro di quest’anno. Il tutto con tassi di vendita medi del 74% in lotti e dell’80% in valore. Tassi, anche in questo caso, decisamente superiori rispetto al passato.

Andamento del fatturato semestrale delle aste italiane di arte moderna e contemporanea

Andamento del fatturato semestrale delle aste italiane di arte moderna e contemporanea

Entrando più nel dettaglio, i risultati di questo primo semestre portano con sé varie conferme che però si possono cogliere a pieno solo uscendo dalla logica delle semplici percentuali. Quando si “legge” il mercato dell’arte, infatti, non ci si deve mai dimenticare che, a differenza di altri settori economici, qui ci si trova di fronte ad un mercato sul quale non si vendono beni standardizzati, caratterizzato da una liquidità molto variabile e in cui i record difficilmente si eguagliano. Per cui, in molti casi, il calo dei fatturati va considerato assolutamente “fisiologico” e non come segnale di difficoltà. E non è un caso che alcune delle case che lo scorso anno avevano realizzato dei fatturati record, in questi primi sei mesi facciano registrare delle flessioni anche del -10%. Che per il mercato italiano, peraltro, si traduce in qualche centinaia di migliaia di euro in meno. E il caso, ad esempio, di Pandolfini che ha chiuso la sua asta primaverile con un totale di 1.923.625 euro, inferiore del -11% rispetto al record del 2016, ma con tassi di venduto del 70% in lotti e addirittura del 102% in valore. Capite bene che è difficile parlare di un risultato negativo.

Andamento dei tassi percentuali di venduto in lotti nelle aste italiane di arte moderna e contemporanea

Andamento dei tassi percentuali di venduto in lotti nelle aste italiane di arte moderna e contemporanea

Detto questo, su 18 case d’asta monitorate sono 9 quelle che chiudono i primi sei mesi dell’anno con i fatturati in netta crescita: Boetto (+11%), Cambi (+6%), Capitolium Art (+43.6%), Farsetti (+29),  Martini Studio d’Arte (+33%), Meeting Art (+28%), Pananti (+33%), Sotheby’s (+18%) e Wannenes (+37%). Tra queste, meritano una nota Farsetti che dopo un 2016 con qualche difficoltà di troppo, ha chiuso la sua asta di primavera con un totale di 9.000.000 euro e Wannenes che, con il record di questo semestre, sembra aver portato a compimento il rilancio del suo dipartimento di arte moderna e contemporanea. Per la prima volta, il dipartimento di arte moderna e contemporanea della casa d’aste genovese, infatti, ha realizzato un fatturato  superiore al milione: 1.004.781 euro. E se 4 case d’asta fanno registrare contrazioni pesanti, le restanti 5 – al netto di leggere flessioni rispetto al 2016 – confermano gli ottimi risultati dello scorso anno. Una fra tutti Il Ponte che il 13 giugno scorso ha chiuso la sua vendita con un totale superiore ai 5.640.000 euro e tassi di vendita superiori al 94%. Un risultato inferiore del -1% rispetto all’asta record del 2016 quando la casa di via Pontaccio realizzò 5.674.625 euro di fatturato.

 

Calendario a rischio congestionamento

 

Da un punto di vista geografico, Milano conferma la sua centralità nel mercato dell’arte italiano: nel capoluogo lombardo sono state vendute opere per un totale di circa 40 milioni di euro. Un primato che nasce dal numero sempre maggiore di case d’asta che scelgono la città meneghina come sede delle proprie vendite di arte moderna e contemporanea. Una scelta che sta portando ad un congestionamento pericoloso del calendario, in particolare a maggio quando, quest’anno, si sono tenute ben 19 aste delle quali 5 concentrate nella prima settimana e 8 nell’ultima, con un offerta complessiva di oltre 4000 lotti. Per non parlare dei casi di vendite organizzate nello stesso giorno, alla tessa ora e nella stessa città, come accaduto a Finarte e Blindarte che, non a caso, sono uscite piuttosto insoddisfatte dalle loro sessioni d’asta che si sono chiuse, rispettivamente, con totali del -31% e del -70% inferiori rispetto allo scorso anno. E questo nonostante le due case presentassero cataloghi interessanti.

Ma quelli di Finarte e Blindarte sono solo i casi più eclatanti di una situazione che rischia di sfuggire di mano. Per quanto Milano possa essere un piazza importantissima, infatti, non la si deve scambiare per una Eldorado: alla resa dei conti il pubblico è sempre quello e sempre quelle sono le tasche in cui pescare. Tasche mai troppo profonde e rese forse anche più piccole da una situazione economica mai tornata normale, nel nostro Paese, dal 2008 ad oggi e solo in parte calmierata dal crescente numero di acquirenti internazionali che bazzicano nelle nostre aste. Tanto che oggi dal 25 al 50% delle opere di arte moderna e contemporanea battute nelle aste italiane vola all’estero. Ma al di là della scelta geografica, è il sovraffollamento delle aste nel mese di maggio che potrebbe, alla lunga, creare qualche problema ad un mercato, quello italiano, che pur facendo registrare continui segnali positivi, rimane comunque debole e appesantito da sovrastrutture burocratico-amministrative che ne rallentano lo sviluppo.

Gherardo Rusconi, Direttore dipartimento Modern & Contemporary Art - Capitolium Art

Gherardo Rusconi, Direttore dipartimento Modern & Contemporary Art – Capitolium Art

A spiegarci senza troppi giri di parole quello che è successo in questi primi sei mesi di mercato e cosa ancora non va sulla nostra piazza è Gherardo Rusconi, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea di Capitolium Art che ha chiuso la sua asta del 4 maggio con un risultato su cui ha pesato molto proprio il congestionamento del calendario. Anche se, va detto subito, che il semestre per Capitolium, si è concluso con un fatturato di 1.980.000 €, segnando un +43.6% sul 2016.

Tornando però alla vendita in esame, la casa d’aste bresciana, ma che batte a Milano a Palazzo Serbelloni, ha chiuso la sua asta di moderna e contemporanea con un fatturato di  749.080 euro con tassi di vendita dell’80% in lotti 67,70% in valore.  «E’ stata un’asta piuttosto fiacca, con aggiudicazioni non all’altezza della qualità delle opere – ha spiegato Rusconi – Complice l’assembramento di vendite in questo periodo, l’asta ha registrato, infatti, una bassa presenza di partecipanti che ha ovviamente inficiato il risultato finale».

Un risultato, prosegue il Rusconi, che è frutto di «un’offerta superiore alla domanda che crea colli di bottiglia nei periodi caldi dell’anno». «Dal nostro punto di vista – ha proseguito il capo dipartimento di Capitolium – la dinamica appena descritta è dovuta a una mancanza di maturità del mercato dell’arte italiano che, soprattutto a causa di implicazioni fiscali e alla cattiva gestione da parte della maggioranza degli archivi in materia di trasparenza, non riesce ad attirare la domanda. La presenza degli stranieri continua fortunatamente a mantenere continuità, soprattutto nella parte alta delle aggiudicazioni». Una riflessione, quella di Rusconi, che si basa certamente su un’esperienza personale, ma che contiene degli elementi su cui è certamente necessario interrogarsi per evitare che abbiano importanti ripercussioni sul mercato nel prossimo futuro.

 

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