Mercato: 2016 positivo per le case d’asta italiane (+13%)

MERCATO: 2016 POSITIVO PER LE CASE D’ASTA ITALIANE (+9.6%)
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Finale di stagione tra luci ed ombre per il mercato delle aste di arte moderna e contemporanea in Italia. Il pronunciato calo delle due major che operano sulla piazza italiana (Christie’s e Sotheby’s) fa chiudere il 2016 con un fatturato totale di 116.549.334 €, inferiore del -5% rispetto ad un 2015 che aveva totalizzato 123.284.195 €. Ma se le big, in linea con quanto avvenuto a livello internazionale, sembrano vivere un momento di difficoltà, totalmente differente è il quadro delle sole case d’asta italiane che chiudono il loro 2016 con +13% rispetto allo scorso anno, con tassi di crescita quasi sempre a due cifre. Un trend positivo, quello dei martelletti italiani, che poteva anche essere maggiore se il clima di forte incertezza che ha caratterizzato la seconda parte di novembre, non avesse penalizzato tutte le tornate d’asta immediatamente precedenti il referendum costituzionale. Ma vediamo come sono andate le cose.

 

Le case d’asta italiane si rafforzano

 

A dispetto di un andamento del mercato che torna ad avere  il segno meno dopo due anni di crescita, il 2016 non può essere considerato un anno completamente negativo per il mercato italiano. Quel -5% nel fatturato totale delle 220 aste di arte moderna e contemporanea battute durante quest’anno, infatti, nasconde un segnale positivo per quanto riguarda le realtà nostrane che operano in questo settore. Le 16 case d’asta italiane che abbiamo monitorato in questi 12 mesi hanno fatto registrare, complessivamente, un aggiudicato di 78.645.744 €, superiore del +13% rispetto a quello del 2015, che si era chiuso con 69.839.419 € di fatturato. E a salire è anche la percentuale di venduto, passata dal 65.5% dello scorso anno al 68% del 2016: quest’anno sono state 15.061 i lotti aggiudicati, a fronte di 22.149 messi in catalogo. Tutto ciò al netto di un secondo semestre decisamente più difficile rispetto ai primi sei mesi dell’anno. Se da gennaio a giugno, infatti, i dipartimenti di arte moderna e contemporanea delle nostre principali case d’asta avevano fatto registrare addirittura un +21% sul primo semestre 2015, la seconda metà di questo 2016 ha visto un incremento solo del +3.7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Prosegue il calo delle Big

 

Dopo un primo semestre 2016 che ha visto i rendimenti italiani di Christie’s e Sotheby’s calare, rispettivamente, del -24.1% e del -39.2%, anche la seconda metà dell’anno non è andata benissimo per l’unica delle big internazionali che batte in autunno: l’asta di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s del 23 e 24 novembre si è chiusa, infatti, con un totale di 10.733.125 €, inferiore del -22% rispetto all’asta autunnale del 2015.

Ma se per quanto riguarda i due appuntamenti primaverili con Christie’s e Sotheby’s la causa del calo poteva essere attribuita, in primis, a cataloghi molto più contenuti, il risultato negativo di questo autunno registrato a Palazzo Serbelloni è principalmente dovuto all’acuirsi di quella situazione di incertezza economico-finanziaria che ha caratterizzato tutto quest’anno e che, per quanto riguarda la piazza italiana, ha visto il suo apice proprio tra la metà di ottobre e il 25 novembre. Una situazione, questa, che ha pesato in primo luogo sulle performance dei lotti più quotati portando, nel caso di Sotheby’s, ad una percentuale di venduto decisamente inferiore a quella dell’anno scorso: 58% contro 84.1%. E sicuramente anche l’aumento del buyer’s premium, operativo dal 13 novembre scorso, non ha aiutato.

Il 2016, per le due major presenti in Italia, si è così chiuso con un rendimento inferiore del -31.1% per Sotheby’s e del -24.1% per Christie’s. Un trend negativo che, come è ovvio, ha avuto un riflesso pesante sul valore complessivo del nostro mercato, considerando che le due case d’asta internazionali oggi rappresentano più del 34% del valore del mercato italiano. Percentuale che, peraltro, è notevolmente calata rispetto al 2015, quando pesavano sul totale delle vendite italiane di arte moderna e contemporanea per il 44.5%.

L'andamento delle aste di arte moderna e contemporanea battute in Italia durante il 2016.

L’andamento delle aste di arte moderna e contemporanea battute in Italia durante il 2016.

 

Novembre “mese nero” per il mercato italiano

 

Come ha messo in evidenza Moryana Longo nella sua analisi pubblicata all’interno dello Speciale Referendum Costituzionale pubblicato sul Sole24Ore il 5 dicembre scorso, tra la metà di ottobre e il 25 novembre – ossia nel periodo immediatamente precedente al voto – l’Italia è stata oggetto di una speculazione ribassista da parte degli hedge fund che ha determinato, in questo periodo, il crollo della Borsa e la crescita dello spread. Una situazione analoga a quella vista prima dell’elezioni americane e della Brexit e che nel nostro Paese ha trovato terreno fertile per le tante fragilità che caratterizzano il nostro sistema economico, a partire dalle Banche. Questo, insieme ad un’economia reale che non è mai realmente ripartita, ha ovviamente influito – non solo a livello psicologico – su chi compra arte nel nostro Paese, facendo sì che tutte le tornate d’asta in calendario nella seconda metà di novembre, abbiamo riportato risultati negativi.

Oltre alla vendita di Sotheby’s, infatti, non hanno brillato – nonostante cataloghi anche decisamente interessanti –  gli appuntamenti con l’arte moderna e contemporanea di Cambi  (-7%), Farsetti (-53%), Minerva (-25%), Wannenes (-7%) e Blindarte (-15%). Tutte case d’asta che avevano chiuso il primo semestre con i fatturati in netta crescita rispetto all’anno precedente tant’è che, tranne Minerva (-3%) e Farsetti (-20%), tutte hanno concluso l’anno comunque in positivo. Tutto ciò, però, ha determinato non solo un lieve calo nel tasso di venduto nel secondo semestre, ma anche una flessione del -15% nei prezzi di aggiudicazione 2016 rispetto a quelli del 2015.

Ma la cosa che ha colpito, al di là del calo, sono state le dinamiche molto simili che si sono viste durante queste vendite: lotti che faticano a raggiungere le valutazioni in catalogo e molte opere importanti rimaste senza un’acquirente. Una situazione, quella che abbiamo appena descritta, che si è “magicamente” dissolta già all’indomani del referendum, quando i mercati hanno rapidamente ritrovato un loro equilibrio. Basti pensare alle aste di Pandolfini e del Ponte – rispettivamente in calendario il 5 e il 6 dicembre – che si sono chiuse con fatturati superiori del +64% e del +38% rispetto alle loro aste di dicembre 2015. E altrettanto bene sono andate tutte le altre vendite dell’ultimo mese dell’anno che, caratterizzate da ottimi tassi di venduto e numerosi record d’asta, hanno riequilibrato l’andamento del nostro mercato, limitando così le perdite.

A questo punto, visto l’approssimarsi delle elezioni politiche – che potrebbero tenersi già prima della prossima estate – i primi 6 mesi del 2017 saranno, più che in passato, un importante test per le nostre case d’asta e per tutto il mercato italiano che vede le sue aste più importanti tenersi proprio tra maggio e giugno. Intanto, approfittando della breve pausa natalizia, giovedì prossimo analizzeremo l’andamento del mercato dell’arte italiana a livello nazionale ed internazionale.

NOTA PER IL LETTORE: i fatturati riportati includo i diritti d’asta. Il conteggio, invece, non comprende le vendite effettuate dalle case d’aste in trattativa privata.

Articolo aggiornato il 5 gennaio 2017

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4 Commenti

  • aldo ha detto:

    Ottimo articolo che mostra gli inequivocabili trend di quest’anno che sta per passare. Complimenti.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ciao Nicola, come sempre le tue indagini ed interrogazioni sui protagonisti del sistema arte sono sempre puntuali ed esaustive. Non è facile districarsi nei meandri del mercato che corre ad una velocita non controllata, d’altronde questo fa parte della magia del nostro mondo meraviglioso. Auguro a te e attuta la redazioni i migliori auguri per il nuovo anno.

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