ArtePadova 2016: molta “moda” e poca qualità

ArtePadova 2016
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Si è aperta l’11 novembre la 27ª Mostra Mercato d’Arte Contemporanea ARTEPADOVA, che durerà fino a lunedì 14 mattina. 122 espositori nella sezione principale (più altri 86 nella sezione Contemporary Art Talent Show, riservata a gallerie, associazioni, artisti indipendenti e collettivi che presentino opere d’arte dal costo inferiore ai 5000 euro): questi i numeri di una kermesse che, pur non avendo grande respiro internazionale, vanta una tradizione e vede la presenza di alcune top gallery (Mazzoleni, Tornabuoni, Poleschi…) come pure di alcune proposte giovane molto interessanti. Seguendo i trend di mercato e molto (quasi troppo) prevedibilmente, ricorrono quest’anno negli stand opere di artisti come Carla Accardi, Castellani, Bonalumi, Simeti, Pistoletto, come pure degli esponenti  italiani di Arte Cinetica e Pittura Analitica; un profluvio, poi, di opere di Mimmo Rotella e di Schifano, Angeli e Festa, spesso purtroppo di non grande livello. Noto anche una massiccia presenza di opere di Piero Dorazio e di Arman, nonostante un momento di mercato non particolarmente favorevole per quest’ultimo (del quale, poi, pure vengono offerte opere spesso di scarsa qualità). Da segnalare anche una presenza notevole di lavori di Emilio Isgrò e di Elio Marchegiani.

Arte Padova-A dx Frank Stella-Untitled, 1981-Courtesy Galleria Restarte

Arte Padova-A dx Frank Stella-Untitled, 1981-Courtesy Galleria Restarte

Pochi comunque i nomi “rari” dal punto di vista collezionistico, in una Fiera dal livello generale medio-basso, fatte le debite eccezioni, come vedremo. Partendo dalle top gallery, proposte varie e particolari si trovano da Claudio Poleschi, nel cui stand (il 154) si possono ammirare un olio su tela di Capogrossi del 1955 come pure opere di Louise Nevelson, un progetto di Christo del 1975 come anche opere di Spalletti, Arienti e Garutti. Oppure da Tornabuoni (stand 70), in cui oltre ai Burri e ai Fontana c’è un bello Studio per l’angelo blu (1955) di Licini, un bellissimo Aerei (1984) di Boetti e un particolarmente divertente Isgrò: Oliver Cromwell a Hong Kong (2010).

Tano Festa - Particolare dello stand della Galleria Costa Deniarte

Tano Festa – Particolare dello stand della Galleria Costa Deniarte

Nell’orgia di tele di Tano Festa che (perdonate il calembour) infestano la Fiera di quest’anno, si segnala la bella antologica a lui dedicata da Costa Deniarte (stand 74), che espone tra l’altro anche un’opera di Salvatore Scarpitta e due bellissimi Schifano degli anni Settanta (un altro Schifano veramente notevole, Senza titolo del 1960, lo propone la Galleria Sirio di Padova, stand 104).

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Notevolissima poi l’esposizione della Galleria Volos di Roma (stand 16) dove si segnalano Superficie 155 (1954) di Capogrossi, Il lungo viaggio di Yuang Chwang (1955) di Dorazio e un enorme (cm 150×300), bellissimo Turcato: Raggi del 1986. Bello stand anche quello di Dellupi di Milano (166) dove spiccano Murol (1965) di Mathieu e un bellissimo Spirali (1951) di Roberto Crippa.

 Roberto Crippa - Spirali, 1951 - Courtesy Dellupi Arte


Roberto Crippa – Spirali, 1951 – Courtesy Dellupi Arte

Anche Bonioni Arte Contemporanea di Reggio Emilia (stand 144) propone lavori “storici” di Crippa e Turcato, assieme a opere significative di Masson e Mambor. Tra le proposte di Giorgio Ghelfi (stand 12) segnalo invece tre begli Schifano degli anni Settanta, un bel piccolo Arman degli ultimi anni (Yukulele, 2003), una Coulée di César e dei bei Lindstrom. Tonelli (stand 50), oltre ad alcune ceramiche di Fontana e a dei lavori di Alviani degli anni Sessanta e Settanta, dedica una parete ad opere di piccole dimensioni ma significative, tra cui spiccano alcuni décollages di Jacques Villeglé e una bella opera su carta di Sam Francis. Anche nello stand de Il Mappamondo di Milano (130) sono notevoli due opere di piccole dimensioni: una pittura su sicofoil di Carla Accardi del 1976 e un Senza titolo (Firmus), sale bruciato e piombo su tavola del 1972 di Pier Paolo Calzolari.

Particolare dello stand della Galleria Tonelli

Particolare dello stand della Galleria Tonelli

Da segnalare infine, nello stand di Ca’ di Fra’ di Milano (80) le bellissime polaroid e stampe di Nobuyoshi Araki — un fotografo che in genere non amo molto — e le due grandi cibachrome del senegalese Ousmane Dago (n. 1951): una delle poche proposte di qualità veramente innovative nel panorama di ARTEPADOVA di quest’anno.

Ousmane Dago, Femme-terre, 1988-89. Courtesy-Ca' di Fra'

Ousmane Dago, Femme-terre, 1988-89. Courtesy Ca’ di Fra’

Passando a gallerie meno “famose”, mi piace segnalare Soave Arte di Alessandria (stand 16) con una bella scelta di opere di astrattisti italiani della prima metà del Novecento e bei lavori di Nouveaux Réalistes; Roberta Lietti di Como (60) con notevoli disegni di piccolo formato di Mario Radice e Carla Badiali; Eidos di Asti (18) ancora con Nouveaux Réalistes e due belle opere di Gianfranco Baruchello e Jiří Kolář, più una particolarissima opera interattiva di Aidan (n. 1979): Tra le righe (2016), un quadro che “innesca” un’animazione elettronica se osservato tramite smartphone; La Piazzetta di Udine (74) che presenta tra l’altro gli interessanti lavori di Bruno Beltramini, giovane direttore della fotografia e videomaker friulano (si tratta di riprese digitali su supporto iPad incorniciato come un quadro, con ipnotiche immagini della natura) e un bell’olio e inchiostro su carta a mano di Mauro Gentile (n. 1974): Atlas.

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Un discorso a parte va fatto per Maco Arte di Padova (stand 98), che non è una galleria ma un progetto di Art Advising & Consulting. Con scelta intelligente, lo stand è allestito con esposizioni tematiche (anche con prestiti da collezionisti) che contestualizzano le opere effettivamente in vendita. Strepitosa la parte dedicata agli artisti di Forma 1, con pezzi museali che vanno da una Miniera di Turcato del 1950 a un Dorazio pre-Reticoli (Dagli Scyti agli Scyti, 1954), da un piccolo ma prezioso Accardi (Quattro piccole forme n° 2, 1961) a un importantissimo Corpora: Le grand voilier del 1949, esposto nella mostra dell’artista del 1952 alla Gallerie de France di Parigi, poi donato dall’artista a Charles Zadok che a sua volta lo donò al Milwaukee Art Museum che lo vendette infine tramite Christie’s di New York. Tutte le opere esposte di Maco Arte hanno accanto una scheda che ne ricostruisce minuziosamente storia e documentazione, e bisogna dire che questo servizio — assolutamente rispettoso nei confronti del  collezionista, se non semplicemente necessario — risulta ben raro tra le gallerie in mostra ad ARTEPADOVA di quest’anno, che spesso non forniscono informazioni esaurienti anche solo su provenienza e autentiche delle opere in vendita.

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Un’ultima nota a margine. Sembrerebbe che la professionalità e l’educazione dei galleristi vada di pari passo con l’importanza e la qualità della galleria: è Claudio Poleschi, o De Nisi di Costa Deniarte, o Manganiello di Casati Arte Contemporanea a venire incontro al visitatore salutandolo cortesemente e magari soffermandosi ad illustrare le opere, mentre in stand di gallerie piccole e semisconosciute spesso l’esercente rimane seduto alla sua scrivania senza alzare lo sguardo, a volte senza neanche rispondere al saluto. Noblesse oblige?

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

5 Commenti

  • armellin ha detto:

    da piangere

  • Franco Zamarco ha detto:

    In un momento di profonda crisi del mercato dell’arte è deludente sentire un prologo cosi negativo e una elencazione di nomi di artisti ormai storicizzati. Per fortuna che si può contare sul fatto che l’arte e il mercato della stessa sono due cose assolutamente diverse e quasi completamente slegate. In questi casi sembra potersi ipotizzare che i galleristi vanno in fiera per contarsi (sopravvissuti) dopo la grande depressione e prendono l’occasione per svuotare in saldo le proprie rimanenze di magazzino. Questi articoli, di certo non sono il massimo per il marketing.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno. Sul fatto che arte e mercato siano completamente slegati non sarei così sicuro, sfortunatamente. Il “quasi” credo, infatti, che sia azzeccatissimo. Anche sul resto concordo. La sensazione che talvolta uno si trovi davanti a stand da “saldi di fine stagione” è forte. Ma va anche aggiunto che molti galleristi, o sedicenti tali, preferiscono cavalcare le mode del momento per “vivacchiare” invece di proporre una loro “ricerca artistica”. Gli artisti italiani storicizzati che meriterebbero più attenzione sono tantissimi e su questi potrebbero lavorare, invece si appiattirsi su un pensiero unico che li spinge a seguire, con i loro mezzi, i trend del mercato “maggiore”. E questo a discapito, ovviamente, della qualità. Personalmente sarei molto più felice, da amante e studioso d’arte, di trovare nei loro stand delle opere di pregio a firma di artisti “minori” (mi passi il termine) che delle “croste” a firma di grandi “brand” da asta internazionale. Ma per far ciò occorre investire, sia economicamente che culturalmente. E non tutti sembrano disposti a farlo. Sì, forse questi articoli non sono il massimo per il marketing. Ma temo che molti di questi galleristi non abbiano nessuna strategia di marketing definibile come tale. Ma questo non è certo un male italiano. Più girò il mondo più mi rendo conto che ovunque la situazione è identica. Con questo, ognuno ha il sacrosanto diritto di vendere e proporre quello che più desidera. Ma in un mondo dell’arte sovraffollato come quello attuale, è ovvio che solo un lavoro di qualità possa premiare. E in Italia, fortunatamente, ci sono tantissimi esempi di piccole gallerie di provincia che lavorano benissimo. E alcune di queste sono tra quelle che abbiamo citato anche in questo articolo.

  • sergio ha detto:

    Interessante panoramica Nicola, …Ma di figurativo proprio non se ne vede… ? e come dici tu artisti che potrebbero emergere…pare pochi…Ma se io volessi esporre secondo te quale strada seria… potrei imboccare?…vorrei che guardassi le mie opere anche su FB.
    So benissimo che la situazione attuale è penosa, ma possibile che nessuno riesca a fare un registro di artisti Italiani con la A maiuscola….E se esiste qualcosa del genere, dove lo trovo?.
    Basta sempre pagare per poter essere inseriti….?…non esiste una commissione esaminatrice titolata da un ente di cultura nazionale….Non so se mi sono spiegato, ma gradirei mi dessi una risposta, o quì o privatamente se puoi….grazie
    sergio gatta

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Sergio, come dici tu la situazione è complessa. Un registro degli artisti italiani non so, sinceramente, a cosa potrebbe servire. Ne esistono ma tutti partono bene e poi aprono a tutti senza un minimo di selezione e divengono archivi infiniti pieni di ciarpame. L’unico modo serio è sempre quello di lavorare sodo e cercare di avere visibilità partecipando a concorsi seri, residenze d’artista e a tutti quei progetti che prevedono una selezione, così da cogliere, magari, l’occasione per esporre e far girare il proprio nome.
      Un caro saluto
      Nicola

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