Diario Scaligero: prova di carattere per ArtVerona 2017

ArtVerona 2017 - Ultimi ritocchi prima dell'opening.
ArtVerona 2017 - Ultimi ritocchi prima dell'opening.
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Torino, Milano, Verona. Sembra essere ormai questo il triangolo italiano dell’arte. Le tre città che ospitano le fiere più interessanti del nostro paese. E se la presenza di Verona vi stupisce, andate a vedere l’edizione 2017 di ArtVerona | Art Project Fair (13-16 ottobre 2017) e capirete. In quest’anno di grandi cambiamenti ai vertici del mondo fieristico italiano, dopo le conferme di Miart, la delusione di ArteFiera e in attesa di vedere come sarà l‘Artissima di Ilaria Bonacossa, ArtVerona è certamente la sorpresa del momento.

Sì, perché dopo tutto, la nuova direttrice artistica, Adriana Polveroni, poteva anche giocare sul sicuro, lasciando inalterato l’ottimo modello messo a punto dal predecessore Andrea Bruciati – un po’ come ha fatto a Miart Alessandro Rabottini – e magari giocarsela con i grandi annunci, col rischio però di deludere​ le aspettative, come accaduto a Bologna. E invece no. Polveroni, già da questa prima edizione, è riuscita ad imprimere un suo segno positivo ad una manifestazione che in questi anni è cresciuta tanto: ha consolidato il già ottimo padiglione 11 – quello dedicato, in prevalenza, all’arte del dopoguerra -, e ha dato struttura all’area del contemporaneo (padiglione 12) che, fino ad oggi, era sempre stata un po’ l’anello debole della kermesse scaligera.

Quest’anno, invece, anche il padiglione 12 appare impeccabile, godibile a pieno e dall’offerta qualitativamente più elevata che in passato. Già al primo sguardo si percepisce immediatamente che dietro l’allestimento c’è un duro lavoro curatoriale, fatto di selezione, ma anche di tanto entusiasmo. Quell’entusiasmo, mi raccontano alcuni galleristi che qui a Verona non erano mai venuti, che ha convinto tanti ad optare per la fiera veneta e che adesso si dicono soddisfatti per la cornice in cui sono inseriti e per un pubblico, forse non numerosissimo in questa prima giornata di apertura, ma certamente colto, preparato e soprattutto motivato. Come mi sottolineano in molti. Ma adesso è tempo di addentrarci tra i padiglioni di ArtVerona 2017.

 

Tra vecchi trend e “nuovi amori”

 

Il primo padiglione di ArtVerona, il n. 11, anche se in realtà ormai quella che è la cosiddetta main-section della fiera è strabordata da tempo anche nel 12, è tradizionalmente il luogo dove cogliere il polso delle tendenze più calde del momento sul nostro mercato. Pop Art romana e Arte Cinetica e Programmata qui fanno ancora un po’ da padrone assieme alla Pittura Analitica. Anche se, va detto, la “riscoperta” della nostra Pop appare già un po’ sbiadita, mentre la proposta artistica di Cinetica e Analitica mi sembra di uno standing decisamente superiore. In particolare quando ci si trova a confrontarci con stand come quello della 10 A.M. Art di Milano che si presenta con un gruppo di psicoplastiche di Franco Grignani e altre opere storiche a firma, tra gli altri, di Lucia Di Luciano e Marina Apollonio.

10 A.M. Art - Lucia di Luciano, Discontinuità ritmica in orizzontale e successione in verticale, 1965. Morgan's paint su masonite 60x50 cm.

10 A.M. Art – Lucia di Luciano, Discontinuità ritmica in orizzontale e successione in verticale, 1965. Morgan’s paint su masonite 60×50 cm.

E tra vecchi e nuovi “cinetismi” si muove anche Valmore Studio d’Arte che qui a Verona ha uno degli stand a mio avviso più interessanti. Forse un po’ affollato, ma ricco certamente di stimoli, dagli automi meccanici del giovane Ale Guzzetti alle opere storiche dei cinetici italiani – dal Gruppo MID a Paolo Scirpa – e internazionale (Hugo Demarco, Joel Stein…) passando per i rappresentanti della Pittura Analitica fino ad arrivare al giovanissimo Emiliano Zucchini e ad Annamaria Gelmi di cui la galleria ospita, proprio in queste settimane, una bellissima personale. E interessante è anche l’installazione di Jacques Touissaint; un Omaggio a Pierre Simon Laplace, matematico, fisico e astronomo, autore della “Meccanica celeste”, testo ottocentesco che indaga sulla creazione dell’universo.

Valmore Studio d'Arte - Jacquest Toussaint, La galassia primordiale, installazione in omaggio a Pierre Simon Laplace

Valmore Studio d’Arte – Jacquest Toussaint, La galassia primordiale, installazione in omaggio a Pierre Simon Laplace

Bellissimo, poi, lo stand di Nicola Turco Arte Contemporanea, interessante realtà parmigiana che, qui a Verona, si sta facendo notare già da un paio d’anni per una proposta artistica decisamente di ottimo livello, con opere storiche di Vincenzo Agentti, Urs Luthi e Emilio Prini, tanto per citare alcuni degli autori presenti nel suo stand.

Nicola Turco Arte Contemporanea - Urs Luthi, Selfpotrait, 1971. 110x112cm

Nicola Turco Arte Contemporanea – Urs Luthi, Selfpotrait, 1971. 110x112cm

Fin qui molti dei nomi che si stanno facendo notare anche sul mercato internazionale. Ma tra gli stand si incontrano anche tanti nostri artisti in odor di rivalutazione. Come ad esempio alcuni esponenti della Poesia Visiva, Aldo Mondino – presente in maniera massiccia in vari stand che hanno portato in fiera decine dei suoi Dervisci – o Enrico Baj del quale Dellupi propone alcune bellissime opere degli anni Sessanta e Mazzoleni un collage del 1971: D’Après Picasso.

Mazzoleni, Enrico Baj. D'Après Picasso, 1971. Acrilico, collage, pastello e plastica su tela. 116x89 cm

Mazzoleni, Enrico Baj. D’Après Picasso, 1971. Acrilico, collage, pastello e plastica su tela. 116×89 cm

Ancora da Dellupi, si trovano un paio di lavori pregevoli di Pinot Gallizio di fine anni Cinquanta. E poi Emilio Scanavino, tanto Scanavino, i cui dipinti, dalla tela Namta del 1953 presente da Tornabuoni all’olio del 1960 Nascita di una forma proposto da De Primi Fine Art, passando dalla Tramatura del 1976 da ArteSanterasmi, sbuca dietro ad ogni angolo.

De Primi Fine Art - Emilio Scanavino, Nascita di una forma, 1960. Olio su tela. 162x130 cm

De Primi Fine Art – Emilio Scanavino, Nascita di una forma, 1960. Olio su tela. 162×130 cm

Fino ad arrivare alla Transavanguardia Italiana, presente in massa nelle ultime day sale londinesi della scorsa settimana, è ora ben rappresentata anche ad ArtVerona, in particolare con alcuni lavori di Sandro Chia, come il bellissimo olio su tela che ha portato in fiera la toscana Galleria Alessandro Bagnai presente però nel padiglione 12. Segnali di rilanci futuri? Forse è presto per dirlo, ma dopo gli anni Sessanta, i Settanta e, lo scorso anno, i Novanta… forse è tempo di riassaporare anche gli anni Ottanta. Chissà…

 

Il padiglione 12 e il “nuovo che avanza”…

 

Finalmente, a distanza di quattro anni dall’inizio del rilancio di ArtVerona | Art Project Fair guidato dal 2013 e il 2016 da Andrea Bruciati, la metamorfosi della fiera scaligera si compie sotto la direzione di Adriana Polveroni e anche la sezione dedicata al contemporaneo raggiunge un assetto più maturo. Tanto che, con grande sorpresa, durante l’opening di oggi era l’area forse più visitata. Interessante, peraltro, notare come post-war e contemporaneo, in questa edizione di ArtVerona si intreccino molto più che in passato.

Visitatori durante l'opening di ArtVerona 2017

Visitatori durante l’opening di ArtVerona 2017

Per cui nel padiglione 11, ad esempio, da Km 0 (alter ego austriaco di Montrasio Arte), si possono ammirare gli ottimi lavori di due giovani emergenti italiani: Gianni Moretti, che presenta lo Studi per Anna (monumento all’attenzione), 2016-2017, per il monumento che sta realizzando a Sant’Anna di Stazzema, e l’artista viandante e raccoglitore Andrea Mori che propone un suo lavoro nato in cammino sulla Via del Sale. Un artista, quest’ultimo, che ha fatto proprie le ricerche dei maestri della Land Art e del movimento dei walking artists, raccogliendone l’eredità spirituale.

Km0 - Gianni Moretti, Studi per Anna (monumento all’attenzione), 2016-2017,

Km0 – Gianni Moretti, Studi per Anna (monumento all’attenzione), 2016-2017,

Mentre nel padiglione 12 non mancano, ad esempio, opere storiche di Paolo Masi (Galleria Bagnai), di Nanni Balestrini (Maab Gallery) o di Ketty La Rocca e Lucia Marcucci (Frittelli Arte Contemporanea). Tanto per citarne alcuni. Messi indirettamente in dialogo con gli ottimi lavori di Cosimo Veneziano e Botto&Bruno portati a Verona da Alberto Peola.

Alberto Peola - Botto & Bruno, Il ritorno, 2010 . Collage e grafite su carta, forex. 35x400 cm.

Alberto Peola – Botto & Bruno, Il ritorno, 2010 . Collage e grafite su carta, forex. 35×400 cm.

Oppure con le opere di uno degli stand in assoluto più interessanti del padiglione 12: quello della romana Anna Marra Contemporanea, tra le poche gallerie della capitale ad avere una programmazione sempre di grande spessore e che ad ArtVerona porta Claudia Peill, Maria Elisabetta Novello, Perino e Vele e soprattutto Elvio Chiricozzi, candidato al Premio Icona e artista a cui la galleria dedicherà la sua prossima mostra in apertura a fine novembre. I suoi lavori a matita sono semplicemente impressionanti.

AnnaMarraContemporanea - Elvio Chiricozzi, Ritroverai le nubi, 2013. Matita su legno. 120x178 cm.

AnnaMarraContemporanea – Elvio Chiricozzi, Ritroverai le nubi, 2013. Matita su legno. 120×178 cm.

E sempre da Roma arriva anche Montoro12 Contemporary Art che porta  in fiera, assieme ad Emmanuele De Ruvo ed altri, uno dei più recenti “carpet works” dell’azero Faig Ahmed, con i quali l’artista trasforma oggetti dalla tradizione secolare in imponenti opere d’arte contemporanea, creando manufatti che sembrano proiettati nel futuro grazie a un’estetica azzardata e fuori dal tempo, nonostante l’esecuzione fedele ad antichissimi procedimenti.

 

Il carpet work dell’azero Faig Ahmed all'interno dello stand di Montoro12 Contemporary Art

Il carpet work dell’azero Faig Ahmed all’interno dello stand di Montoro12 Contemporary Art

Interessantissima, poi, l’area Scouting – una delle novità di quest’anno – dove si trovano alcune delle nostre migliori gallerie di ricerca. Come la FuoriCampo di Siena che, tra gli altri, porta in fiera Eugenia Vanni con un particolarissimo lavoro sulla pittura e il suo supporto, la tela; o il divertente lavoro di Serena Vestrucci, artista in odor di Premio Cairo, che presenta La difficoltà del naso di stare insieme alla facciaun lavoro che parte da un gesto vandalico, da un danno, da una mancanza, ridando corpo a questa forma di rovina. Un’opera che parla di memoria, di assenza, di tempo, aprendo un discorso tra presente e passato, tra pubblico e privato, tra esterno e interno. Una mappatura potenzialmente infinita da sviluppare negli anni campionando le statue che continuamente si rompono, in Italia, in Europa, nel mondo.  Una collezione di nasi in gesso, a dimostrazione che anche i nasi si possono ingessare.

Galleria FuoriCampo, Serena Vestrucci, La difficoltà del naso di stare insieme alla faccia, 2017

Galleria FuoriCampo, Serena Vestrucci, La difficoltà del naso di stare insieme alla faccia, 2017

Mentre nello stand di VillaContemporanea colpiscono i Soffi di Silvia Vendramel, composti da oggetti  domestici dentro i quali  il vetro viene soffiato e fatto espandere fino al limite del collasso, generando un dialogo serrato tra il vetro e il metallo, tra il gesto e la memoria.

VillaContemporanea - Silvia Vendramel, Il contrario di puff 2014 - Vetro soffiato, legno e cuoio - 60x35x35cm

VillaContemporanea – Silvia Vendramel, Il contrario di puff 2014 – Vetro soffiato, legno e cuoio – 60x35x35cm

E se anche quest’anno la Galleria Bianconi ci stupisce portando in fiera un nuovo allestimento “museale”, dove è possibile ammirare anche il lavoro che Aldo Spinelli portò ad Art Basel nel 1979, bellissimo è, nella Raw Zone, il progetto monografico portato da Renata Fabbri e in cui l’artista marchigiano Andrea Nacciarriti presenta un’installazione site-specific concepita ad hoc per Verona in cui a dominare è il concetto di trasformazione e mutamento, che ci concentra sul significato e sul rinnovamento dell’opera d’arte e della figura identitaria dell’artista.

Galleria Renata Fabbri - Andrea Nacciarriti, I'm a Sill Life, 2017

Galleria Renata Fabbri – Andrea Nacciarriti, I’m a Sill Life, 2017

Infine, la fotografia, che entra a pieno titolo anche ad ArtVerona – dove peraltro è sempre stata presente – senza però essere inserita in una anacronistica “riserva indiana”, ma allestita tra le altre opere d’arte contemporanea. Ossia nel posto che le compete. Ed allora ecco che la MLB di Ferrara porta, assieme ad alcuni dei nostri migliori giovani fotografi, anche una selezione di lavori recenti di Mario Cresci.

Due dei lavori di Mario Cresci presenti nello stand di MLB

Due dei lavori di Mario Cresci presenti nello stand di MLB

Mentre la mc2gallery di Milano porta insieme alcuni bellissimi scatti di Michael Ackermann e lavori dei giovani italiani Vittoria Gerardi e Lamberto Teotino. Tanto per citare alcuni dei suoi nomi. Ma qui il nostro reportage si interrompe e passiamo il testimone a voi. Le galleria che espongono quest’anno sono 140 e vi assicuro che potremmo andare avanti per pagine e pagine. Buona visita.

 

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2 Commenti

  • marco flò meneguzzo ha detto:

    ulteriore salto in avanti di questa fiera rispetto a qualche altra più ‘blasonata’, mi sembra che la strada intrapresa sia quella corretta, auguri

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