Mia Fair: 10 fotografi per una riflessione sull’identità contemporanea

Silvia Camporesi, Planasia #12 (l’archivio), 2014 Courtesy MLB Gallery. Opera vincitrice del 5° Premio BNL.
Silvia Camporesi, Planasia #12 (l’archivio), 2014 Courtesy MLB Gallery. Opera vincitrice del 5° Premio BNL.

Una fiera non è una mostra e tracciare dei percorsi non è sempre cosa facile. Si possono intravedere dei trend di mercato in atto e, nei casi migliori, scoprire artisti che non si conoscevano. L’edizione 2016 di Mia Fair (Milano, 28/04-02/05) sembra, però, fare eccezione e, al di là della qualità media decisamente elevata delle opere proposte, offre al visitatore un fil rouge particolarmente interessante: quello legato all’identità, personale o collettiva, da riconquistare o violata da una contemporaneità le cui costanti accelerazioni rischiano di cancellare le nostre radici e la nostra memoria. Un sentiero che si snoda tra i 96 stand della fiera e che parte, idealmente, dalla mostra Come eravamo. Il movimento femminista 1974-1982, dedicata all’archivio fotografico della reporter Paola Agosti, vincitrice del Premio Tempo ritrovato – fotografie da non perdere che ha come obiettivo proprio quello di promuovere la riscoperta e la tutela dei fondi che documentano la tradizione e i costumi d’Italia, ossia la nostra memoria storica.

Paola Agosti, Manifestazione 8 marzo 1977. Dalla mostra" Come eravamo. Il movimento femminista 1974-1982".

Paola Agosti, Manifestazione 8 marzo 1977. Dalla mostra” Come eravamo. Il movimento femminista 1974-1982″.

Un impegno, quello del Premio archivi di Mia, rivolto a salvare dalle nebbie dell’amnesia collettiva momenti fondamentali dalla nostra storia e che, in qualche modo, lo collega a Planasia #12 foto con la quale Silvia Camporesi, portata in fiera dalla MLB home gallery di Ferrara (stand 60B), si è aggiudicata la quinta edizione del Premio BNL, ultimo di una serie di riconoscimenti che la consacra come astro nascente della nuova fotografia italiana. Tratta dal più ampio progetto Atlas Italiae, che ha visto la giovane fotografa forlivese esplorare, nell’arco di un anno e mezzo, tutto il nostro Paese alla ricerca di paesi ed edifici abbandonati per creare una mappa ideale dell’Italia che sta svanendo, Planasia #12 è una foto realizzata nell’archivio dell’ex carcere dell’isola di Pianosa; un’immagine quasi “rubata” che ben testimonia il senso più profondo del suo progetto, vera e propria mappatura della dissolvenza come ci ricorda quella scritta rossa presente su uno dei pezzi di carta immortalati nello scatto della fotografa: Ultimo colloquio. E poi? Il nulla, l’oblio.

Thomas Jorion, Eglise du Sacré Coeur, Vietnam, 2015.

Thomas Jorion, Eglise du Sacré Coeur, Vietnam, 2015.

Quello stesso oblio che inesorabilmente avvolge le “reliquie” architettoniche dell’ex impero francese, immortalate dal Thomas Jorion nel progetto Vestiges D’Empire a cui dedica un solo show la berlinese Podbielsky Contemporary (stand 27A). Edifici abbandonati, privati della loro storia che attraverso le immagini del fotografo francese diventano elementi di una continua esplorazione tra memoria e tempo sospeso che invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra dimensione materiale e temporale. Ma se le reliquie di Jorion sono testimoni di un passato e di un’identità storica che in qualche modo persiste, seppur in una sospensione inquietante, niente è ciò che rimane  di quelle abitazioni di São Paulo, spazzate via, assieme all’identità e alle radici di chi le abitava, dalla forza centrifuga di una modernizzazione a tutti i costi e che Marco Maria Zanin fa riemergere nelle tre nature morte di ispirazione morandiana costruite con i calcinacci di quelle stesse case. Tratte dal ciclo Lacuna e equilibrio (2015) e presenti nello stand della galleria Spazio Nuovo (24A), queste tre opere rappresentano uno degli sviluppi più recenti della ricerca di questo giovanissimo fotografo veneto che, assieme alla Camporesi, rappresenta una delle espressioni migliori della nostra fotografia contemporanea.

Marco Maria Zanin, Natura Morta n. 7, 2015

Marco Maria Zanin, Natura Morta n. 7, 2015

E sempre gli effetti della modernizzazione forzata, che caratterizza molte aree del nostro Pianeta, è al centro degli scatti di due colossi dell’arte contemporanea cinese: Zeng Yi e Song Yongping, portati a MIA dalla Madeinartgallery (stand 10B). Tutti artisti dissidenti, appartenenti alla generazione di piazza Tienanmen e che mettono in risalto gli aspetti più deleteri di un regime pronto a cancellare interi paesi pur di realizzare opere faraoniche che siano dighe o ferrovie. Il tutto a spese anche dei suoi fedelissimi sostenitori che da un giorno all’altro si trovano smarriti in un mondo che non riconoscono più.

Zeng Yi, A Long Life

Zeng Yi, A Long Life

Ma a minacciare l’identità di popoli e persone non sono solo le politiche dissennate di modernizzazione. Lo è anche, e oggi più che mai, lo scontro culturale, razziale, religioso che Jovana Popic, la migliore tra le Proposte MIA di quest’anno, affronta con un lavoro iniziato nel 2003 e che l’ha riportata nel piccolo centro di Ervenik, in Dalmazia, distrutto durante la guerra civile che ha insanguinato i balcani negli anni Novanta. L’artista croata è andata alla ricerca dei segni di una memoria perduta, riportando alla luce un luogo che oggi ha quasi una dimensione metafisica, nella sua enigmaticità. Un paese fantasma che il processo artistico riporta in vita quasi come una provocazione, registrando i segni di un passato mutato dal fuoco e dalla distruzione. Come nel caso della fotografia Le Parche, scattata in una sala da pranzo bruciata e demolita, in cui si vedono le silhouette annerite di tre sedie. Tracce su un muro che spingono il reale alle soglie dell’immaginario.

Jovana Popic, The Parcae, 2006

Jovana Popic, The Parcae, 2006

Uno scontro culturale ed etnico, quello che fa da sfondo al progetto della Popic, su cui invita a riflettere anche Sacro Pasto (Cena in Emmaus), opera che apre il ciclo Lux et Filum – una visione contemporanea di Caravaggio, rivisitazione di alcune delle più famose tele caravaggesche realizzata dalla fotografa brasiliana Monica Silva che, ripercorrendo il passato, racconta il nostro presente. Portata in fiera dalla Galleria Bianconi (stand 41B) questa foto  invita ad un dialogo e confronto tra le varie fedi che l’artista ritrae sedute attorno alla stessa mensa. Cosa curiosa, il giorno dopo la realizzazione di questa immagine, Papa Francesco ha effettivamente invitato a pranzo i rappresentanti delle varie religioni. Una coincidenza, ovviamente, ma che la dice lunga di come l’arte riesca, talvolta, ad illuminare il presente.

Monica Silva, Sacro Pasto, 2014

Monica Silva, Sacro Pasto, 2014

Porta, invece, all’attenzione degli spettatori, il dramma dei migranti il progetto Fino alla fine del mare di Jacopo di Cera. Da sempre interessato al tema del viaggio, di Cera ha realizzato 30 close-up degli scafi delle imbarcazioni abbandonate nel cimitero delle barche dell’Isola di Lampedusa. Stampate direttamente su pezzi di legno prelevati dalle stesse barche, queste 30 fotografie, al limite dell’astrazione, compongono altrettante tappe di un viaggio metaforico, fatto di contraddizioni, di sofferenza, di approdi e di speranza. Testimonianza di un’umanità in continuo movimento, in costante ricerca di una nuova opportunità (Galleria Visiva, stand 35 B).

Jacopo di Certa, Fino alla fine del mare, 2015

Jacopo di Certa, Fino alla fine del mare, 2015

Come una nuova opportunità cerca Daniele Cametti Aspri che torna a Mia, ad un anno di distanza dalle visioni notturne e distaccate di Dark Cities Paris, con due progetti che sono proiezioni di un percorso intimo di esperienze interiori: Il Mio diario per te – storia di un lutto e del percorso di ricerca di espiazione da una grande sofferenza – e My American Dream, in cui l’autore rivive il proprio doloroso passato, segnato da conflittualità familiari e da un padre bipolare assente. Passato che Cametti Aspri affronta traendo forza da un “sogno americano” che in gioventù gli ha consentito di forgiare la propria volontà e crescere nella speranza di una felicità futura (Bag Gallery, stand P7).

Daniele Cametti Aspri, Il mio diario per te, 2016

Daniele Cametti Aspri, Il mio diario per te, 2016

Un filone centrale, quello che abbiamo individuato in MIA 2016 che apre poi a tanti altri percorsi legati, in primo luogo, al viaggio, ma anche di riscoperta di artisti come Mario Giacomelli il cui archivio porta in fiera una selezione di fotografie che disvelano al collezionismo italiano il Giacomelli della maturità inserito tra opere più datate. Creando un affascinante continuum in cui passato e presente restano uniti, e dove, in un’essenzialità che si fa più forte nella maturità, si annulla ogni distanza, ogni mancanza, per essere parte di un tutto.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.