Finarte: risultato ottimo nel segno di Boccioni, Arienti e Turcato

Un momento dell'asta Finarte di arte moderna e contemporanea ai Frigoriferi Milanesi con Fabio Massimo Bertolo che sta per aggiudicare Turbina (1986) di Stefano Arienti.
Un momento dell'asta Finarte di arte moderna e contemporanea ai Frigoriferi Milanesi con Fabio Massimo Bertolo che sta per aggiudicare Turbina (1986) di Stefano Arienti.
Save pagePDF pageEmail pagePrint page

Finarte questa sera ha chiuso il suo secondo anno di attività con un’ottima asta autunnale di arte moderna e contemporanea che realizzato un totale di 1.460.000 euro (diritti d’asta inclusi).  Il tutto con un tasso di venduto del 60%. Potrà non sembrare un risultato strabiliante e certamente non è il totale più alto di sempre per la casa d’aste con sede al numero 8 di Via Brera, ma  se si considera come sono andate le cose in questa prima parte della nuova storia di Finarte, non è possibile non rilevare che questo totale arriva al termine di un’asta ben diversa da quelle viste in passato. Un’asta che premia un cambio di passo segnato da una campagna acquisti che, tra l’estate e i primi mesi di questo autunno, ha messo insieme quella squadra che era mancata alla prima fase della rilancio dello storico marchio.

Finalmente sembra che Finarte stia imboccando la strada giusta per crescere. E, a dire il vero, il sospetto che qualcosa fosse realmente cambiato lo si era già avuto leggendo un catalogo – il primo realizzato sotto la guida di Kimiko Bossi come senior advisor – che non abbiamo esitato a definire il migliore tra quelli messi insieme in questi due anni di attività. E se qualche top lot è rimasto invenduto poco importa. L’aria che si respirava stasera nella sede di Open Care ai Frigoriferi Milanesi sembrava distante anni luce da quella dello scorso maggio con i suoi lunghi momenti di silenzio. Ma soprattutto lontanissima dalla disastrosa asta del novembre 2016. E poi non dobbiamo dimenticare che il calendario italiano delle aste, sempre più fitto, non aiuta certo i “sold out”… ma vediamo come sono andate le cose.

 

Finarte: cronaca di un successo tanto atteso

 

Anche se non mancano gli invenduti, tutta la prima parte dell’asta Finarte di questo autunno ha un ritmo sostenuto e il primo lotto importante del catalogo – Il Pagliaio, olio su tela di Carlo Carrà del 1927 proposto con una stima di 60-80.000 euro (lotto 13) – non ha delude e centra la stima minima con il martello che batte a 60.000 euro. Va bene anche la prima carta di Giorgio Morandi che prelude alla sezione dedicata all’artista bolognese pochi lotti più in là. Ma prima è il momento delle tra opera su carta di Umberto Boccioni provenienti da una importante collezione privata milanese. Un attimo di tentennamento sul primo pastello che viene aggiugicato a 36.000 euro di martello, al di sotto della minima aspettativa, ma l’artista si rifà con il secondo lotto per arrivare, letteralmente, ad esaltare la sala con lo Studio per Testa+Casa+luce (La madre). Proposta al lotto 19 con una stima di 17-20.000 euro, questa penna su carta del 1912 viene contesa per lunghi minuti  che vedono salire le offerte in modo vertiginoso fino a fermarsi a 80.000 euro di hammer price, superando così la stima massima di ben 4 volte.

LOTTO 19 - Umberto Boccioni, Studio per Testa + casa + luce (La madre),1912. Penna su carta, cm 21,4x13,6. Stima: 17.000-20.000 euro.

LOTTO 19 – Umberto Boccioni, Studio per Testa + casa + luce (La madre),1912. Penna su carta, cm 21,4×13,6. Stima: 17.000-20.000 euro.

Ottima anche la performance del lotto successivo: Tracciato per natura morta cubista, matita su carta del 1919 a firma di Gino Severini. Valutata 25-35.000 euro la carta sale fino a 48.000 euro. Segue un’altra serie di aggiudicazioni che superano agevolmente le aspettative anche se dispiace un po’ per i due bei De Chirico che non hanno trovato un acquirente. Ma il mercato del padre della Metafisica non sembra brillare particolarmente e anche da Wannenes, la scorsa settimana, il risultato è stato abbastanza deludente. E certo non l’ha aiutato trovarsi tra le “parentesi” boccioniana dell’asta e quella dedicata a Morandi che, invece, è andata benissimo con 4 lotti su 5 che hanno superato la stima massima. Tra questi da citare la performance dell’acquaforte al lotto 27: Piccola natura con tre oggetti (1961) che partendo da una stima di 6.000-8.000 euro è arrivata ad essere aggiudicata per 11.500 euro di martello.

LOTTO 27 - Giorgio Morandi, Piccola natura con tre oggetti, 1961 acquaforte su rame, mm l 157 x a 123. Esemplare 16 di 100. Valutata 6.000 - 8.000 €, quest'opera è stata aggiudicata per 11.500 euro.

LOTTO 27 – Giorgio Morandi, Piccola natura con tre oggetti, 1961. Acquaforte su rame, mm l 157 x a 123. Esemplare 16 di 100. Valutata 6.000 – 8.000 €, quest’opera è stata aggiudicata per 11.500 euro.

Non ha fortuna il bronzetto di Marino Marini al lotto 29, ma la vendita prosegue bene con i tre disegni di Osvaldo Licini che non deludono le aspettative, e lo Schifano al lotto 37 e scelto anche per la copertina del catalogo – Sogno rosa per Balla (Sogno rosa a la Balla) (1965) – che rispetta la minima aspettativa di 80.000 euro. Ma insomma, dopo tante aspettative l’atteso rilancio della Pop italiana mi pare che abbia perso un po’ di verve… Detto questo, passato il lotto 42 l’asta sembra entrare in un momento di stallo che, memori di quanto accaduto in passato, per un attimo fa temere il peggio. Fino al lotto 71 gli invenduti si susseguono in modo inquietante, ma è anche vero che questa è forse la parte meno interessante del catalogo  e le opere migliori trovano tranquillamente un nuovo padrone. Come nel caso dell’Aldo Moro (1961) di Sergio Lombardo che è stato battuto a 24.000 euro, superando la stima massime di 22.000.

LOTTO 68 - Stefano Arienti, Turbina, 1986. Carta stampata piegata, cm 20x50x50. Inserita in catalogo con una stima di 6.000-8.000 euro, quest'opera è stata battuta a 20.000 euro.

LOTTO 68 – Stefano Arienti, Turbina, 1986. Carta stampata piegata, cm 20x50x50. Inserita in catalogo con una stima di 6.000-8.000 euro, quest’opera è stata battuta a 20.000 euro.

Ma la performance migliore di questa parte di asta è certamente quella di Stefano Arienti di cui è inserito in catalogo Turbina del 1986. L’opera, posta al lotto 68 ha una stima piuttosto bassa (6000-8000 euro) ma stuzzica l’interesse dei collezionisti e, alla fine, viene battuta alla bellezza di 20.000 euro. E’ la scintilla che rimette in moto la macchina e le offerte ripartono con rinnovata regolarità. Brilla Immagini parallele (1972) di Luciano Fabro che partendo da una stima di 3.500-4.500 raggiunge i 15.000 euro di hammer price (lotto 75). E non è da meno la Superficie Lunare di Giulio Turcato al lotto 85, battuta a 13.500 contro una previsione di 7.000-9.000 euro. E va bene anche il Turcato al lotto 89 (29.000 euro) per non parlare del Santomaso proposto al lotto 98: proposto con una stima di 27-29.000 euro, questo Senza Titolo del 1963 sente, infatti, il martello che batte a 33.000 euro.

LOTTO 98 - Giuseppe Santomaso, Senza titolo, 1963. olio su tela, cm 40x50.

LOTTO 98 – Giuseppe Santomaso, Senza titolo, 1963. olio su tela, cm 40×50.

L’asta prosegue spedita alternando qualche invenduto ad ottime aggiudicazioni. E se Leoncillo non conquista la sala e Grazia Varisco se ne va a meno della stima minima, Pyr – 38 (1968) di Hans Jorg Glattfelder (lotto 125) centra pienamente le aspettative e così il Negativo-Positivo di Munari (lotto 127) e Vincenzo Agnetti al lotto 132: Oltre il linguaggio (1967), battuto a 17.000 euro. Ormai l’asta è quasi alla fine. Non delude il bel Scanavino al lotto 149 che supera la stima minima e viene aggiudicato per 33.000 euro e così Mario Nigro al lotto 169: Dallo spazio totale, olio su tela 1954, battuto per l’equivalente della stima massima, ossia 38.000 euro.

Una vista dell'aste di Finarte del 27 novembre 2017 nella sede di Open Care ai Frigoriferi Milanesi

Una vista dell’aste di Finarte del 27 novembre 2017 nella sede di Open Care ai Frigoriferi Milanesi

Alla fine dei 113 lotti venduti, più di 45 superano le aspettative, altrettanti le centrano e solo una decina rimane al di sotto dell’asticella più bassa. Il dipartimento di arte moderna e contemporanea guidato dalla new entry Kimico Bossi (ex Porro&Co.) credo possa veramente essere soddisfatto per un risultato di cui si sentiva bisogno. Un risultato che dimostra, una volta di più, quanto sia importante la squadra più del marchio e qui bisogna render merito a Michele Acquarone, nominato amministratore delegato di Finarte a marzo con il compito di potenziare il team della casa d’aste e farle recuperare un po’ del tempo perduto. Un compito svolto spesso sotto traccia, ma egregiamente e che adesso porta avanti, in veste di Direttore Operativo, al fianco del neo amministratore delegato Fabio Massimo Bertolo, già A.d. di Minerva Auctions, recentemente acquisita dalla casa milanese. Il tutto, lunedì sera, ci ha consegnato una nuova Finarte, quella che tutti avremmo voluto vedere due anni fa al momento del suo debutto.

NOTA: salvo dove indicato diversamente, i prezzi riportati non includono i diritti d’asta.

Articolo aggiornato il 29/11/2017

© 2017, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

Lascia un commento