Street Art: arte o vandalismo?

Uno street artist in azione
Uno street artist in azione

L’arte di strada o arte urbana  – meglio conosciuta con la definizione inglese di Street art – è il nome attribuito a quelle forme d’arte visiva realizzate in luoghi pubblici. La Street art nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta e da allora tale fenomeno artistico si è diffuso anche oltreoceano, raggiungendo un incredibile successo di pubblico, una notevole attenzione da parte dei mezzi di comunicazione, oltre ad essere divenuto uno degli strumenti dei processi di “gentrification” di numerose città quali New York, Atlanta, Berlino e Roma.

 

Il “paradosso della Street art”

 

La Street Art pone diverse problematiche giuridiche. E’ un semplice atto di vandalismo sanzionabile penalmente o (anche) un’espressione artistica meritevole di tutela? Per capirlo occorre analizzare i diritti coinvolti. Si parla spesso di “paradosso della Street art”, ma sarebbe forse meglio definirla come una situazione di tensione dei diversi diritti e interessi sull’opera. L’arte urbana presenta, infatti, un potenziale contrasto tra alcuni diritti fondamentali: da una parte il diritto d’espressione e i diritti d’autore appartenenti all’artista; dall’altro il diritto di proprietà del titolare del supporto utilizzato. La Street art è, d’altronde, caratterizzata da opere d’arte urbana realizzate dagli artisti su supporto materiale altrui (pubblico o privato), la cui esecuzione può essere o meno autorizzata dal proprietario del supporto. Ciò detto, occorre tuttavia distinguere il caso in cui l’opera sia stata autorizzata dal caso in cui sia stata creata illegalmente dall’artista, ossia senza il consenso del proprietario del supporto su cui viene realizzata.

 

Street Art & Diritto in Italia

 

In Italia in caso di Street art autorizzata, il diritto proprietà sull’opera appartiene al titolare del supporto in virtù del principio di accessione (art. 936 del codice civile), salvo diverso accordo. L’acquisto della proprietà dell’opera da parte del titolare del supporto non comporta, tuttavia, il trasferimento dei diritti d’autore, che sorgono al momento della creazione dell’opera e restano in capo all’artista, salvo cessione. Pertanto, nel caso di uso dell’opera da parte del titolare del supporto o di terzi, tale uso dovrà essere espressamente autorizzato dall’artista.

Il progetto Habitat, ideato dallo street artist pugliese Francesco Giorgino (detto Millo “il pittore volante), che ha trasformato 13 facciate cieche di Barriera di Milano in altrettante opere di arte pubblica.

Il progetto Habitat, ideato dallo street artist pugliese Francesco Giorgino (detto Millo “il pittore volante), che ha trasformato 13 facciate cieche di Barriera di Milano in altrettante opere di arte pubblica.

Anche qualora l’artista ceda al proprietario dell’opera i propri diritti patrimoniali d’autore, egli rimarrà comunque sempre titolare dei diritti morali d’autore, ossia dei diritti di paternità e di integrità dell’opera. Quest’ultimo diritto attribuisce all’artista il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, e ad ogni atto a danno dell’opera che possa essere di pregiudizio al proprio onore o reputazione. Pertanto, anche nel caso di opere autorizzate d’arte urbana potrebbero sorgere dei conflitti tra l’artista e il proprietario dell’opera circa le modalità d’uso della stessa. Nel conflitto tra proprietario e artista, la giurisprudenza è solita preferire il diritto di proprietà a quello morale di integrità. E’ consigliabile inserire nei contratti di concessione delle clausole che dispongano specificamente: l’eventuale cessione o concessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera; le modalità di conversazione e di restauro dell’opera.

Street Art a Tor Marancia, Roma

Street Art a Tor Marancia, Roma

Eppure nella maggior parte dei casi, la realizzazione di opere d’arte urbana non è affatto autorizzata. Anche in questo caso il proprietario del supporto diviene titolare del diritto di proprietà dell’opera, mentre all’artista spetteranno i diritti d’autore. Infatti, la legge italiana sul diritto d’autore non richiede per il sorgere dei diritti che l’opera sia eseguita legalmente, essendo indifferente come l’opera dell’ingegno viene realizzata. Tuttavia, la situazione di illegalità e la realizzazione su supporto materiale altrui non consentono di tutelare rispetto al proprietario dell’opera né il diritto di integrità dell’opera, né i diritti patrimoniali di sfruttamento economico dell’artista. Nel conflitto tra diritti d’autore e diritto di proprietà, si ritiene prevalente quest’ultimo, pertanto il titolare del supporto può disporre dell’opera in modo pieno ed esclusivo, avendo anche il diritto di ricoprirla o di rimuoverla.

 

I casi Bros e AliCè

 

Oltre alle problematiche conseguenti alla scissione in capo a più soggetti dei diritti sull’opera sopra analizzati, nel caso di Street art illegale bisogna anche tener conto delle responsabilità penali ascrivibili all’artista, configurandosi astrattamente i reati di danneggiamento, oltre che di deturpamento e imbrattamento di cose altrui previsti dal nostro codice penale. Ancora oggi, per tale ragione, la Street Art è considerata più un atto di vandalismo che una forma d’arte da parte della giurisprudenza italiana.

Bros, Padiglione Natura, Milano, 2013

Bros, Padiglione Natura, Milano, 2013

Al riguardo, si pensi al caso del writer Daniele Nicolosi, in arte Bros. Questo artista, che ha partecipato con le proprie opere a mostre presso il PAC e presso Palazzo Reale a Milano, è stato il primo Street artist a subire un processo penale per i propri lavori realizzati illegalmente nella città meneghina. Il processo si chiuse nel 2010 con un’assoluzione per prescrizione e per improcedibilità per remissione di querela. Il giudice nella propria decisione ha comunque precisato che qualsiasi intervento che modifichi l’estetica e la nettezza di un bene contro la volontà del suo proprietario pubblico o privato configura “deturpamento e imbrattamento” ai sensi dell’art. 639  cod. pen. anche se l’autore gode di fama. L’unica eccezione riconosciuta dal giudice sussiste qualora il bene su cui viene effettuata l’opera sia lasciato deliberatamente sudicio o in rovina.

Girl in a Doorway, murale realizzato da AliCé (Alice Pasquini) a Berlino

Girl in a Doorway, murale realizzato da AliCé (Alice Pasquini) a Berlino

Un altro caso italiano rilevante è quello della famosa Street artist Alice Pasquini, conosciuta come AliCè, attualmente indagata a seguito di una denuncia per imbrattamento da parte della polizia municipale, dopo aver realizzato alcune opere nel centro storico di Bologna.

 

Il caso Slave Labour di Banksy

 

Un caso emblematico è anche quello che ha coinvolto l’opera murale Slave Labour di Banksy, street artist di fama internazionale. Ad inizio 2013, l’opera era stata rimossa dalla società proprietaria del muro su cui era stata realizzata, trasportata a Miami per essere venduta dalla casa d’aste Fine Arts Auction Miami. Tuttavia, il quartiere londinese dove l’opera era stata realizzata protestò, richiedendo la restituzione dell’opera. Inoltre l’artista non si espresse circa l’autenticità dell’opera. La vendita fu cancellata e l’opera fu riportata a Londra, dove fu posta comunque all’asta e venduta pochi mesi dopo. In questo caso sono evidenti i diversi diritti confliggenti: il diritto di proprietà del titolare del muro a rimuovere e vendere l’opera; i diritti d’autore di Banksy (che è solito negare l’autenticità ad opere rimosse senza il proprio consenso dal loro contesto originale); l’interesse delle case d’asta a vendere opere d’arte che siano state acquistate legalmente, rispettando i diritti dell’artista; infine, l’interesse pubblico degli abitanti che consideravano l’opera una sorta di “regalo”, che doveva essere liberamente fruito dal pubblico. Tale interesse pubblico è privo, ad oggi, di qualsiasi protezione legale.

Banksy, Slave Labour, 2012. Questa lavoro di Banksy, è stato venduto in un'asta privata a Londra per 750.000 £.

Banksy, Slave Labour, 2012. Questa lavoro di Banksy, originalmente realizzato sul muro di un Poundland a Wood Green è stato venduto in un’asta privata a Londra per 750.000 £.

Per concludere, è evidente la difficoltà  di definire legalmente la Street art, così come di distinguere all’interno delle opere di Street art tra quelle che possono considerarsi un mero atto  vandalico (probabilmente le tags) e quelle in cui prevale l’artisticità delle stesse. Allo stato attuale le opere d’arte urbana illegali sono da considerarsi ambiguamente sia un atto vandalico, sia una forma d’arte. Tuttavia, si osserva come sempre più spesso a livello culturale e sociale le opere di Street art non siano più percepite come atti di danneggiamento, bensì come vere e proprie opere d’arte a cielo aperto. Ciononostante, l’interesse pubblico a conservare opere di arte urbana di notevole valore artistico nel loro contesto originale non è ancora meritevole di tutela legale, mentre le misure di tutela contro i graffiti sembrano, benché necessarie a tutelare il diritto di proprietà, spesso inadeguate a proteggere tutti gli interessi coinvolti. Come spesso accade l’arte corre e il diritto la insegue.

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5 Commenti

  • Massimo Stefanutti Avv. Massimo Stefanutti ha detto:

    Qui a Venezia abbiamo avuto un caso penale: un artista di street art ( famoso e riconoscibile per il suo segno ) aveva creato sulla propria opera su un muro di un palazzo veneziano. Vista la tutela della città, la Sovraintendenza aveva denunciato l’artista, In primo grado l’artista è stato assolto sulla base della libera espressione del pensiero. La sentenza è stata appellata.
    Qui i diritti da bilanciare non sono solo quelli privati ma quelli pubblici di tutela del patrimonio artistico.

  • Angela Saltarelli angela saltarelli ha detto:

    Gentile Collega, ha ragione che nel caso da Lei menzionato ci sia un problema di interesse pubblico, ma nel mio articolo- per evidenti ragioni di spazio – non ho potuto anche trattare delle ulteriori problematiche sussistenti quando il proprietario del muro sia una pubblica amministrazione, oppure quando le opere siano realizzate su immobili vincolati, come nel caso di molti palazzi veneziani. Ciò potrebbe certamente costituire il tema di un ulteriore approfondimento.

  • lois ha detto:

    La verità è che l’intero corso della Street Art sta mutando. Cambia anche il concetto di espressione. Nata principalmente come arte di denucia (con grande e fondamentale valenza sociale) negli ultimi anni esperienze di Street Art si propongono con un un valore sociale differente, l’abbellimento delle città, una sorta di riscatto delle zone “brutte” per sostenere il concetto di appartenenza. E tutto questo di certo non aiuta neppure il diritto e la legge. Immagino che il vostro lavoro stia diventando di grande attualità e impegno.

  • dorean ha detto:

    Ritengo che se si tratta veramente di un “abbellimento” e di “art” il problema in pratica non viene in rilievo perchè tutti sarebbero d’accordo a mantenere l’opera.Ma se si tratta di un orrore per la vista ovvero di non art si cancelli . Ma chi stabilisce se è” art” o no ?

  • Angela Saltarelli angela saltarelli ha detto:

    Le problematiche trattate nel mio articolo sorgono proprio in quanto è piuttosto soggettivo definire cosa costituisca arte pubblica e cosa, al contrario, non lo sia. Al riguardo, i criteri utilizzati dagli storici dell’arte e quelli impiegati dagli operatori del diritto e dalla giurisprudenza sono alquanto differenti.

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