Distance: la fotografia etiope arriva a Venezia

Marco Milan con le 5 fotografe etiopi che saranno in mostra a Venezia per Distance, il nuovo progetto di Tales-On. Da sinistra: Mahder Hailesilasie, Netsanet Fekadu, Hilina Mekonen, Luna Solomon e Hymanot Honelgn. Foto: Aron Simeneh.
Marco Milan con le 5 fotografe etiopi che saranno in mostra a Venezia per Distance, il nuovo progetto di Tales-On. Da sinistra: Mahder Hailesilasie, Netsanet Fekadu, Hilina Mekonen, Luna Solomon e Hymanot Honelgn. Foto: Aron Simeneh.
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Promuovere dei progetti culturali nei Paesi del Sud del Mondo produttori di caffè, per una “restituzione culturale” sotto forma di sostegno e promozione a eventi artistici, coinvolgendo attori locali, che possano anche avere un seguito permanente. E’ questo l’obiettivo di Tales-On che il 15 dicembre prossimo, a Venezia, inaugura la mostra fotografica Distance, realizzata in collaborazione con Addis Foto Fest, il primo festival internazionale di fotografia in Etiopia la cui quarta edizione si terrà ad Addis Abeba dal 15 al 20 dicembre 2016. Ispirata all’esperienza dei Cafés sur la Rive Gauche, che furono luoghi di discussione e di creazione in grado di alimentare la vita artistica attraverso l’integrazione di linguaggi e discipline, con l’obiettivo di diffondere le preziose voci dei avanguardie, Tales-On è una piattaforma culturale senza scopo di lucro, sostenuta Caffè Bristot – brand di torrefazione tra i leader in Italia e nel mondo -, e ideata dal curatore Marco Milan con l’obiettivo di incentivare il dialogo interculturale e la produzione di contenuti in ambito artistico, antropologico e sociale, attraverso la pubblicazione di libri e la creazione di mostre e installazioni permanenti nei diversi continenti. Dopo About the Error / Sobra el Error (2015), prima esperienza della piattaforma sviluppata in Colombia, Tales-on approda adesso in Africa, un altro dei principali Paesi fornitori di Caffè Bristot, per dar vita a una nuova operazione di restituzione sociale attraverso l’arte e la cultura a partire da un vocabolo e da un tema guida: la Distanza, che vede cinque giovani fotografe che attraverso l’obbiettivo raccontare la propria terra, l’Etiopia, declinando un tema che vuole stimolare loro e lo spettatore a superare calcoli, convenzioni e stereotipi.

Nicola Maggi: Caffè e cultura, un binomio che negli anni si sta facendo sempre più stretto…

Marco Milan: «Decisamente sì, parliamo di aziende che prima di altre hanno compreso l’importanza di avere un ruolo attivo in ambito sociale e culturale, ognuna con la propria visione e specificità. Sia in termini di prodotto che di luogo, il caffè da sempre ha avuto stretti rapporti con la cultura, pensiamo solamente ai Caffè Letterari Parigini, luogo abituale di riflessione e ritrovo per i vari Apollinaire, Picasso, Sartre… Oppure allo stesso titolo della rivista “Il Caffè” di Pietro ed Alessandro Verri di cui quest’anno si celebra il 250° anniversario dall’uscita dell’ultimo numero. In questo ampio spaccato, per Bristot era essenziale l’aspetto filantropico e l’arricchimento che deriva dalla collaborazione con autori contemporanei provenienti da diverse parti del mondo, il tutto con un ruolo di produttori di contenuti culturali e dunque non come semplici passivi osservatori, ma in qualità di attori attivi all’interno della scena artistica».

Uno scatto della fotografa Hilina Mekonen per Tales-On

Uno scatto della fotografa Hilina Mekonen per Tales-On

N.M.: Come nasce il progetto Tales-on?

M.M.: «Tales-on nasce da molteplici riflessioni e ricerche, dalle esperienze presenti e passate con la mia Fondazione a Bruxelles (Fondation Dire, ndr) e da tutta una serie di incontri e tragitti che hanno impegnato gli ultimi tre anni della mia attività. L’incontro principale è stato sicuramente quello con Bristot, che ha condiviso il pensiero e le finalità di questa piattaforma sostenendola in assoluta indipendenza, tanto da dar vita ad un’associazione senza fini di lucro aperta a tutti. L’idea è stata quella di generare un luogo di creazione e scambio, partendo da due semplici elementi: un territorio che in qualche modo fosse connesso con la produzione del caffè ed un tema espresso di volta in volta da un singolo vocabolo. All’interno di questo paradigma, abbiamo invitato autori ed intellettuali a collaborare assieme per sviluppare progetti a libera diffusione esplicitati sotto forma di mostre, incontri e pubblicazioni sia cartacee che digitali, messe poi a disposizione di tutti nel sito www.tales-on.com.  Il primo territorio scelto è stata la Colombia, collaborando con 5 artisti visivi e 5 scrittori sul tema dell’Errore, visto sotto l’aspetto della diversità e dell’alternativa. Dopo un anno, ora stiamo lavorando in Etiopia con il tema della Distanza. Protagonista sarà il punto di vista femminile di 5 giovani fotografe, scelte con la collaborazione di Aida Muluneh, essa stessa fotografa ed anima dell’Addis Foto Fest.

N.M.: E proprio Distance è il titolo della mostra che il 15 dicembre inaugurate a Venezia… cosa vedremo alla Scoletta dei Tiraoro e Battioro?

M.M.: «L’idea è quella di creare una mostra interamente digitale per sottolineare due aspetti sempre più significativi nel modo di recepire la fotografia contemporanea: l’istantaneità della trasmissione dei contenuti e la fruibilità attraverso il supporto video. A ciascuna delle 5 fotografe invitate è stato chiesto di pensare ad un progetto di 30 immagini con una specifica sequenza studiata proprio per la singola successione lineare. Avremo pertanto 5 monitor da 55″ in cui per ciascuna artista troveranno posto le immagini corredate da un testo esplicativo. E’ una mostra di fotografia, ma è allo stesso tempo un racconto ed una sceneggiatura che ciascuna di loro proporrà agli occhi del visitatore».

Una foto di Luna Solomon per il progetto Distance di Tales-On

Una foto di Luna Solomon per il progetto Distance di Tales-On

N.M.: Una mostra che, peraltro, avrà una sua “gemella” proprio in Etiopia…

M.M.: «Il senso è quello di connettere Venezia con Addis Abeba. Apriremo il 15 dicembre in concomitanza con l’Addis Foto Fest proprio per sottolineare questa simultaneità di messaggio che dalla capitale etiope viene inviato verso una sede in Europa, il tutto innestato in una cornice di conoscenza che ribalta il classico flusso d’esportazione dei modelli e dei messaggi culturali dominanti».

N.M.: Uno dei vostri obiettivi è quello di supportare le attività di ricerca e di produzione artistica ad Addis Abeba. Concretamente cosa intendete fare?

M.M.: «In primis siamo partner dell’Addis Foto Fest, sostenendolo e promuovendolo affinché possa avere sempre più un credito ed una visibilità internazionali. Ci impegneremo poi a diffondere i lavori delle 5 fotografe, al di là della mostra a Venezia, attraverso un libro che invieremo gratuitamente a 500 istituzioni che si occupano di arte contemporanea e fotografia in tutto il mondo e che andremo a presentare proprio ad Addis Abeba in modo da coinvolgere il più possibile la popolazione locale. Non ultimo stiamo elaborando l’appoggio al progetto di questa sorta di scuola-laboratorio che Aida Muluneh e la sua DFA vogliono realizzare proprio ad Addis e che rappresenterebbe la base per una “casa della fotografia e del design”».

Haymanot Honelgn, Ethiopia, Schoolgirls, 2016

Haymanot Honelgn, Ethiopia, Schoolgirls, 2016

N.M.: Nonostante un certo successo a livello internazionale, della scena artistica africana in realtà si sa abbastanza poco. In particolare quando si parla di paesi come l’Etiopia. Come si sta sviluppando?

M.M.: «L’Etiopia è uno di quei Paesi in cui al di là di qualche grande nome che ha una visibilità internazionale o qualche eccellenza capace di dialogare con altre istituzioni e curatori, si fatica ancora a sviluppare un sistema culturale diffuso e strutturato. E’ innegabile che manchino quelle infrastrutture tecniche necessarie per uscire dal predominante ambito pittorico ed una certa sistematicità per far conoscere i giovani autori nel mercato sovra nazionale in modo continuativo. Tutt’ora si guarda ai vicini Kenya e Repubblica Sudafricana per quanto riguarda gallerie e sistemi artistici, mentre sul fronte della fotografia vero riferimento per l’area centrale del continente africano rimane la biennale di Bamako in Mali, con l’Addis Foto Fest che di edizione in edizione sta conquistando un palcoscenico sempre più diffuso e referenziato. Forse, al di là di scuole ed università, è la fragilità di un vero e proprio organismo dialogante di collezionisti, curatori, critici ed autori ad incidere su di uno sviluppo stabile e costante della scena artistica, agendo così da imbuto sulle aspettative di crescita dei giovani creativi. Si tratta di contesti diversi da quelli che ho incontrato per esempio in Libano e Colombia nei miei precedenti progetti. Parliamo di realtà, sebbene ancora alla ricerca del pieno accreditamento internazionale, con una pluralità di soggetti e consolidati sistemi d’istruzione, promozione ed esibizione interconnessi tra loro, in grado di accompagnare gli artisti in un percorso di crescita che, nelle legittime individualità dei singoli, ha comunque una metodologia riconosciuta. Nella sua piccola attività Tales-on vuole rendersi utile in questo: essere metodo, supporto ed appoggio affinché queste realtà possano sempre più vivere di luce propria con stabili riconoscimenti oltre confine».

N.M.: In quali altri Paesi siete attivi con Tales-on e quali altri progetti avete in mente?

M.M.: «Dopo la Colombia e l’Etiopia il progetto si sposterà in Asia con un nuovo territorio ed un nuovo tema. Il fine è di arricchire di anno in anno questa collezione di luoghi e collaborazioni con gli autori locali, lavorando con media diversi e rendendo così disponibile al pubblico una pluralità di riflessioni e creazioni artistiche. Tales-on è un progetto a lungo termine in cui profondità e conoscenza sono tra i cardini fondamentali del processo che, come non mi stancherò mai di ribadire, è altrettanto rilevante del risultato finale proprio perché propedeutico e generativo».

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