Carol Rama: mercato sempre più “caldo” per l’artista torinese

Una vista della mostra "Carol Rama & Kazuo Shiraga: Literature of the Flesh" portata ad Art Basel 2017 dalla Fergus McCaffrey Gallery di New York
Una vista della mostra "Carol Rama & Kazuo Shiraga: Literature of the Flesh" portata ad Art Basel 2017 dalla Fergus McCaffrey Gallery di New York
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Nel nostro report di fine 2016 avevamo già messo in evidenza il surriscaldamento del mercato di Carol Rama nelle aste internazionali tra il 2015 e il 2016. Un trend confermato anche da questo primo semestre 2017 e, soprattutto, da una Art Basel dove alcune sue opere sono state proposte con prezzi fino ad un milione di dollari.

 

Tutto in un anno e mezzo

 

Due mostre attualmente in corso. Una a Venezia, Spazio anche più che tempo, monografica voluta dall’Archivio dell’artista e inaugurata in occasione della 57. Esposizione Internazionale d’Arte a Palazzo Ca’ Nova. L’altra – di cui avevamo già parlato in passato – al New Museum di New York: Antibodies, curata da Massimiliano Giorni. Ma soprattutto un record d’asta ritoccato due volte nell’arco di una settimana: il primo arriva il 7 marzo 2017 da Christie’s London dove  un suo Bricolage del 1964 è stato battuto per 173.025 €. Un record che rinnova il precedente, stabilito sempre da Christie’s nel 2016 con’opera del 1994, ma destinato a durare pochissimo visto che il giorno successivo, l’8 marzo (festa della donna!), da Sotheby’s London il lavoro Arcadia (Ti amo… ti amo) del 1975 segna un nuovo primato con il martello che batte a 218.861 €.

Carol Rama, Arcadia (Ti amo... ti amo), 1975. Courtesy: Sotheby's

Carol Rama, Arcadia (Ti amo… ti amo), 1975. Courtesy: Sotheby’s

Il tutto arricchito da un fatturato in asta che nei primi 6 mesi di quest’anno ha praticamente già eguagliato quello realizzato nel 2016: 543.257 euro. Con la differenza che nel 2016 sono state vendute 30 sue opere, da gennaio ad oggi appena 10. E il prezzo medio di aggiudicazione, ovviamente, non può che crescere sempre di più: nel 2015, anno della scomparsa di Carol Rama, era di appena 11.959 euro, al termine del primo semestre del 2017 è di 54.270 euro: +353%. E tutto questo in poco più di un anno e mezzo. E se il surriscaldamento del mercato di Carol Rama nelle aste italiane e inglesi vi stupisce – pensate che prima del 2015 il suo record d’asta era di poco superiore ai 30.000 euro (2010) – vi stupirà ancor di più sapere che ad Art Basel alcune sue opere sono state proposte con prezzi fino ad 1 milione di dollari. Una cifra incredibile per un’artista che, fino a pochi anni fa, era praticamente sconosciuta al collezionismo internazionale e al grande pubblico.

 

Un mercato sempre più caldo

 

Se quello delle aste è il lato “trasparente” del mercato dell’arte, quello delle gallerie è certamente il regno dell’opacità. Ma è qui che si (ri)costruisce il mercato degli artisti e dare un’occhiata a cosa succede nelle principali gallerie del mondo è sempre utile per capire cosa potrebbe poi emergere nelle aste interazionali. Capita, così, che passeggiando tra i corridoi di Art Basel 2017 – la fiera che più di ogni altra detta le tendenze – si scoprano cose veramente sorprendenti. L’Italia a questa edizione, come abbiamo visto, era presente in massa (21 gallerie) a cui poi vanno aggiunti gli artisti italiani trattati solo da gallerie straniere. E’ il caso, appunto, di Carol Rama che, dopo essere stata rappresentata per trent’anni da Giancarlo Salzano, è oggi passata nelle mani della Isabella Bortolozzi Galerie di Berlino, che la segue dal 2009, a cui si affiancata, nel 2016, la potentissima Dominique Lévy (oggi Lévy-Gorvy). A queste due si aggiunge poi la Fergus McCaffrey Gallery di New York che ha scoperto l’artista torinese nel 2014 in occasione della tappa francese – al Musée d’art moderne de la ville de Paris (MAM) – dell’imponente mostra monografia itinerante: La Passione secondo Carol Rama.

Carol Rama nello stand della Isabella Bortolozzi Galerie con l'opera: Spazio anche più che tempo del 1971.

Carol Rama nello stand della Isabella Bortolozzi Galerie con l’opera: Spazio anche più che tempo del 1971.

McCaffrey ha portato a Basilea (hall 2.0, booth D2) una bellissima mostra che mette a confronto Carol Rama con l’artista giapponese Kazuo Shiraga: Carol Rama & Kazuo Shiraga: Literature of the Flesh. Ed è proprio nello stand del gallerista americano  che si ha la sorpresa maggiore, per quanto riguarda i prezzi. Come riporta la giornalista francese Judith Benhamou-Huet sul suo sito, infatti, le opere di Carol Rama proposte dalla Fergus McCaffrey Gallery hanno prezzi che vanno da 80.000 a 1.000.000 $. E da Art Market Monitor si apprende, peraltro, che di questi lavori 5 sono stati venduti a cifre tra i 90.000 – 275.000 $. Il confronto con il record d’asta non regge proprio, anche tradotto in dollari per semplicità: 231.838 $. Per non parlare del prezzo medio: 57.753 $.  E che i prezzi di Carol Rama, lontano dalle sale room, stiano già lievitando, è confermato anche dalla Isabella Bortolozzi Galerie dove i suoi lavori vendono venduti con cifre che vanno dai 30.000 ai 300.000 $. Nessuna info, invece, per il bellissimo Bricolage del 1966 presentato ad Art Basel da Lévy-Gorvy e venduto già nel primo giorno di fiera.

 

Ma è un trend sostenibile?

 

Se da una parte questo crescente interesse per il lavoro di Carol Rama non può che renderci felici, come d’altronde ogni “risarcimento” della storia. La domanda che sorge spontanea è se questo ritmo di crescita dei suoi prezzi sia sostenibile. Il caso di Carol Rama, infatti, mi sembra molto diverso da quello dei vari Lucio Fontana, Piero Manzoni o Paolo Scheggi che un loro posto nella storia dell’arte internazionale l’avevano già, anche prima della benedizione del mercato iniziata una ventina di anni fa. La storia artistica e personale di Rama è la storia, infatti, di un’esclusa di un’artista ritenuta per  buona parte della sua vita una “irregolare”, in primo luogo per i temi toccati dalla sua arte oltre che per i suoi orientamenti sessuali. Storie di un secolo fa, ovviamente, ma quello che resta è comunque una storia interrotta in cui i lavori di Rama, come scrive Paul B. Preciado nel suo testo inserito nel catalogo di La Passione secondo Carol Rama, sono stati «amputati dalla storia nel 1945 per poi riapparire molto più tardi con un fantasma nel limbo».

La sua riscoperta è, infatti, cosa recente. Se si scorrono le tantissime sue mostre dal 1945 ad oggi, quella che ci appare è il profilo di un’artista dalla carriera eminentemente nazionale se non addirittura locale. Almeno fino al 1993 e alla sala che gli viene dedicata alla XLV Biennale Internazionale d’Arte: Carol Rama: Quasi note azzurre. Curata dalla Galleria Giancarlo Salzano con una presentazione di Achille Bonito Oliva e Corrado Levi. Il resto è storia del nuovo millennio e, cito alla lettera dal sito del suo Archivio, «il grande riconoscimento pubblico sul suolo italiano le arriva nel 2003, quando le viene conferito il Leone d’oro alla carriera in occasione della 50. Biennale di Venezia. Nel 2004 anche la sua città natale le dedica un’ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino (poi al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead) a cura di Guido Curto.

Una vista della mostra "Carol Rama. Spazio anche più che tempo" attualmente in corso a Venezia.

Una vista della mostra “Carol Rama. Spazio anche più che tempo” attualmente in corso a Venezia.

Seguono altre importanti mostre, tra le quali nel 2008 la mostra antologica di Carol Rama al Palazzo Ducale di Genova a cura di Marco Vallora». E poi la volta, nel 2010, del prestigioso Premio Presidente della Repubblica e, dal 2014 al 2017, dell’imponente retrospettiva La passione secondo Carol Rama, che in tre anni tocca Barcellona, Parigi, Espoo, Dublino e Torino. Il tutto come detto “condito” con l’ingresso sulla scena delle gallerie che oggi la seguono: Isabella Bortolozzi Galerie, Fergus McCaffrey Gallery e Lévy-Gorvy che che ha già annunciato una sua retrospettiva a New York per la fine dell’anno che sarà, però, preceduta da una serie di collettive pensata per mettere in evidenza il rapporto tra Carol Rama e le avanguardie europee ed americane. Tutto molto bello, certo, ma anche tremendamente rapido con un’accelerazione che, dall’arrivo della Lévy-Gorvy Gallery, ha raggiunto livelli impressionanti.

Ora, per quanto le censure della storia siano processi, entro certi limiti, reversibili. La sensazione è che non bastino due anni per rimettere a posto le cose. Carol Rama non ha ottenuto, suo malgrado, un suo posto nella storia dell’arte del passato. Potrà forse averlo nell’arte del prossimo futuro, come punto di riferimento per gli artisti che si cimentano con le stesse tematiche, ancora drammaticamente attuali. Ma può già valere un milione di dollari? Certo, tra proporla a quella cifra e venderla, la differenza è molta. Ma già il fatto che quella somma sia inserita in una price list ufficiale fa meditare e, allo stesso tempo, temere che dopo la “beffa” della storia ci possa essere anche quella della “speculazione”. Speriamo di no e questo rinnovato amore per il suo lavoro sia sincero come merita.

Carol Rama in breve

Nata nel 1918, Carol Rama è stata un'artista autodidatta, eccentrica, ampiamente ignorata per lungo tempo dallo stesso mondo dell'arte italiano. I suoi primi lavori, degli anni Trenta, sono provocatoriamente trasgressivi, e affrontano temi tanto duri e scabrosi per l'epoca, come che la sua prima mostra sarà chiusa ancor prima di aprire i battenti. Dopo una breve esperienza a fianco degli artisti del Movimento d’Arte Concreta – MAC negli anni Cinquanta, nelle successive tre decadi, Rama adotterà uno stile caratterizzato prevalentemente da un'astrazione vernacolare, con motivi ispirati alle sue sofferenze psichiche e agli eventi del mondo, che essa restituisce nei suoi suoi splendidi Bricolage che, dagli anni Sessanta, assembla utilizzando materiali comuni, trovati (occhi di vetro, frammenti metallici, siringhe, pelle di animali). Nel 1970 inizia, poi, a creare le sue Gomme impiegando le camere d'aria delle biciclette, che assomigliano ad intestini umani feriti, prima di tornare alla figurazione nei primi anni Ottanta. Si arriva così agli anni Novanta e ai primi anni Duemila. Le cronache riportano continuamente notizie su una malattia che sembra imperversare per tutta l'Europa: la cosiddetta Mucca Pazza. Notizie che attirano la sua attenzione e stimolano la sua sensibilità, tanto da essere incorporate in quella che è la sua ultima serie di lavori: La mucca pazza (la pazza madre), che prende spunto dal suo status di outsider del mondo dell'arte e, allo stesso tempo, dalla omonima malattia che riempie le cronache degli anni Novanta e che lega a quelli che sono i temi cari alla sua ricerca fin dagli esordi. Il suo ultimo lavoro, come si legge sul sito dell'Archivio, è del 2007.

 

 

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