Il 2016 sarà l’anno della Pop Art italiana?

Alcuni dei protagonisti della scena artistica romana degli anni Sessanta riuniti alla Galleria La Tartaruga in occasione di una mostra di Mimmo Rotella ritratto nell'angolo a sinistra. Oltre a Rotella, si riconoscono: Tano Festa, Enrico Castellani, Plinio de Martiis e Mario Schifano.
Alcuni dei protagonisti della scena artistica romana degli anni Sessanta riuniti alla Galleria La Tartaruga in occasione di una mostra di Mimmo Rotella ritratto nell'angolo a sinistra. Oltre a Rotella, si riconoscono: Tano Festa, Enrico Castellani, Plinio de Martiis e Mario Schifano.
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Il punto interrogativo nel titolo è d’obbligo. Il mercato della Pop Art italiana è sempre stato complesso, penalizzato da una produzione spesso disomogenea e, nel caso di artisti come Tano Festa e Mario Schifano, da un eccesso di falsi immessi sul mercato. Per non parlare dei casi di opere retrodatate che certo non hanno alimentato la fiducia nei confronti del lavoro dei nostri artisti. E questo anche se molto apprezzati dai collezionisti internazionali come hanno dimostrato i recenti record di Schifano, Festa e Mimmo Rotella. Adesso, però, qualcosa sta cambiando e, dopo anni in cui la Pop Art era presentata, anche sul mercato, come fenomeno quasi eminentemente americano e inglese, dallo scorso anno stiamo assistendo ad una sua rilettura in chiave internazionale che apre scenari interessanti anche per gli esponenti italiani di questa corrente artistica.

 

Il futuro della Pop Art italiana

 

Tra i trend di riscoperta che hanno caratterizzato il 2015 e anche i primi mesi del 2016 c’è sicuramente da mettere in evidenza il crescente interesse per le dimensioni internazionali della Pop Art. Già da tempo, infatti, il mondo dell’arte si è messo a “scavare” e a riscoprire i risvolti globali di questa corrente artistica che dagli Stati Uniti e dal Regno Unito si è diffusa, in tempi piuttosto rapidi, in tutto il Mondo. Mostra chiave di questa “rilettura”: International Pop, che dal Walker Art Center di Minneapolis si è spostata a febbraio 2016 al Philadelphia Museum of Art, portando in tour una serie di nomi della scena Pop internazionale rimasti nel limbo per tantissimi anni come nel caso del nostro Sergio Lombardo. Contemporaneamente, gallerie importanti come Tornabuoni Art Paris, hanno iniziato a rivolgere l’attenzione verso la Roma Pop. E mentre voci di corridoio parlano di un Larry Gagosian che si sarebbe già impossessato delle opere storiche di Schifano presenti a Roma, si attende l’apertura, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, della mostra IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969 che si propone di offrire una prima mappatura delle ricerche artistiche che caratterizzano i nostri anni ’60 e che utilizzano una nuova idea di figurazione e immagine. In primis proprio quelle dei nostri principali artisti Pop. Per capire come tutto ciò si potrebbe ripercuotere sul mercato della Pop Art italiana, abbiamo intervistato Mariolina Bassetti, Direttore Internazionale e Responsabile del dipartimento di Post-War & Contemporary Art per l’Europa meridionale di Christie’s.

Nicola Maggi: Questo nuovo interesse per la Pop Art internazionale come si sta riflettendo sul mercato degli artisti italiani?

Mariolina Bassetti: «In prossimità dell’apertura dell’esposizione Image, curata da Luca Massimo Barbero al Guggenheim di Venezia, mi sembra opportuno parlare di un ritorno di interesse per il Pop italiano. Dopo l’interesse mostrato dal collezionismo internazionale per l’Informale europeo e il gruppo Azimut in particolare, si sente il bisogno di una nuova figuratività, di un guardare la realtà con ironia. Ci vediamo rappresentati dalle immagini della quotidianità e il Pop italiano diventa preda del collezionismo internazionale, spesso guidato dalle mostre internazionali che si sono svolte recentemente e che hanno esaltato la Pop Art come un fenomeno che si espandeva, non solo in Inghilterra e America, ma anche in Europa. Il mercato segue più che mai questa tendenza. Non è un caso che i nomi di Schifano, di Gnoli o di Festa siano sempre più frequenti nelle aste interazionali e che i prezzi stiano lievitando anche per questi artisti».

Tano Festa, Odalisca, 1964. Una delle opere che sarà esposta in occasione della mostra "IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969" che aprirà il 23 aprile alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Tano Festa, Odalisca, 1964. Una delle opere che sarà esposta in occasione della mostra “IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969” che aprirà il 23 aprile alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

N.M.: Il 2015, per il Pop italiano, si è chiuso con alcuni risultati importanti. Uno per tutto il nuovo record d’asta di Tano Festa. Che cosa possiamo aspettarci per il 2016 e quali sono i problemi che, in questi anni, hanno frenato mercato dei nostri artisti?

M.B.: «Sono sicura che nel 2016 ci saranno nuovi record, soprattutto per gli artisti della “scuola pop romana”. Costruendo aste che vogliono rappresentare l’arte italiana su un palcoscenico internazionale, cerchiamo nuovi artisti da promuovere sul mercato estero e  il collezionismo internazionale è sempre molto ansioso di conoscere nomi meno noti, ma di qualità. Sfortunatamente nei decenni precedenti la fama di questi artisti è stata offuscata da una estrema prolificità e dalla difficoltà di controllo del loro patrimonio culturale. Le opere che hanno sempre avuto più successo sono, infatti, le opere storicizzate, provenienti dalle mostre degli anni Settanta».

N.M.: Che consiglio darebbe ai collezionisti interessati ad acquistare oggi opere di artisti Pop italiani?

M.B.: «Oggi consiglio di acquistare opere degli anni Pop anche di artisti meno famosi della rosa della scuola romana. La ricerca dovrebbe partire dallo studio delle mostre degli aurei anni 60/70 e partendo dai cataloghi di queste ricercare le opere e gli artisti che le hanno animate. Io stessa preparando un’asta  spesso studio  quei cataloghi per trovare qualche tesoro scomparso. Un caso a parte è Domenico Gnoli che, avendo vissuto per 7 anni a New York, dal 1955 al 1962 ha assorbito gli stimoli della nuova arte che stava nascendo nella città americana e ha portato in italia la sua influenza. Per lui il mercato ha già raggiunto cifre molto alte e riuscire ad acquistare un suo dipinto è un vero privilegio».

 

La Pop Art italiana in breve

 

Salutata da Mario Ceroli come una ventata che «spazzò via la soffocante accademia informale che ancora imperversava in Europa», la Pop Art pur avendo indubbiamente un Dna anglo-americano trova radici in tempi precoci anche in Italia, come storicamente testimoniato dalla Biennale di Venezia del 1964. Questa importante vetrina, che fa conoscere il fenomeno Pop all’Europa e che premia per la prima volta un artista americano quale Robert Rauschenberg, ospita infatti nel Padiglione Italia opere di artisti come Mimmo Rotella, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati e Mario Schifano. Ma la Pop Art italiana, a differenza di quella inglese o americana, ha caratteri tutti suoi, è un’arte che potremmo definire della “dolce vita” o del “boom economico”, momenti cruciali nell’evoluzione della società e del costume italiano del XX secolo.

Giosetta Fioroni con Gian Tomaso Liverani, Mario Schifano e Tano Festa alla Biennale di Venezia del 1964

Giosetta Fioroni con Gian Tomaso Liverani, Mario Schifano e Tano Festa alla Biennale di Venezia del 1964

Se in generale in Europa l’ondata Pop corrisponde, infatti, a una messa in discussione di società, cultura, stili di vita e gerarchie dei valori estetici, tra le caratteristiche peculiari della Pop Art italiana emerge il rapporto irrinunciabile con la cultura alta, con l’arte e la sua storia. «Un americano dipinge la Coca Cola come valore, per me  – dirà a tal proposito Tano Festa – Michelangelo è la stessa cosa nel senso che siamo in un paese dove invece di consumare cibi in scatola consumiamo la Gioconda sui cioccolatini». Mentre a New York la storia è chiusa in un museo, a Roma, Milano o Pistoia si incontra camminando per strada. L’interesse degli italiani ruota, quindi, intorno alle nuove immagini del contesto urbano e, contemporaneamente, a quelle della cultura tradizionale italiana. Anche per questo fino al 1962 nessuno cita il termine “pop” a proposito degli artisti italiani, poiché la confusione con la cultura bassa è sentita più come pericolo che come opportunità di scambio. Gli italiani non riescono ad azzerare l’arte precedente e in generale il passato. La storia non è qualcosa di distante e sostituibile con l’attualità, ma è una continua presenza.

Giosetta Fioroni, Particolare della nascita di Venere, 1965. Olio su tela, 200 X 100 cm.

Giosetta Fioroni, Particolare della nascita di Venere, 1965. Olio su tela, 200 X 100 cm.

Precursori dell’ondata Pop che investirà la nostra Penisola sono Mimmo Rotella ed Enrico Baj che già tra il 1958 e il 1959 abbandonano le precedenti esperienze per dedicarsi a questo nuovo mondo di immagini. Il primo creando i suoi celebri decollages mentre le composizioni del secondo diventano lo slogan del kitsch contemporaneo. Centri propulsori della “stagione” Pop made in Italy divengono, fin da subito, Roma, Milano e Pistoia. Nella capitale incontriamo gli artisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo i cui maggiori rappresentanti sono Tano Festa, Mario Schifano, Franco Angeli e Giosetta Fioroni che si riunivano al Caffè Rosati a Piazza del Popolo o presso la Galleria della Tartaruga di Plinio de Martiis. A questo primo nucleo si unirono presto nuovi artisti come Sergio Lombardo, Renato Mambor, Cesare Tacchi, Enrico Manera e Umberto Bignardi.

Mimmo Rotella, Il punto e mezzo, 1962, Courtesy Galleria Marconi, Milano

Mimmo Rotella, Il punto e mezzo, 1962, Courtesy Galleria Marconi, Milano

Accanto a questi nomi, va ricordato poi il gruppo milanese, vicino allo Studio Marconi – uno dei luoghi centrali di diffusione e affermazione della Pop nel nostro Paese, assieme alle storiche gallerie romane come La Tartaruga e La Salita – tra i quali spiccano i nomi di Valerio Adami, Emilio Tadini e Lucio Del Pezzo, autori di una Pop Art tesa a dialogare più con le coeve esperienze europee che con quelle americane. E ancora la cosiddetta Scuola di Pistoia, che ha avuto la sua figura di punta in Gianni Ruffi autore di sculture come Intervallo del 1965, dove un televisore scolpito nel legno rievoca nello schermo una visione ideale della celebre immagine del Carosello. Oltre a Ruffi il gruppo toscano ruotava, sostanzialmente, attorno ad altri due nomi; Roberto Barni e Umberto Buscioni, cui spesso si aggiunge il nome dell’architetto Adolfo Natalini.

Mario Schifano, Vero amore, 1965. Smalto e grafite su tela. 80 x 80 cm.

Mario Schifano, Vero amore, 1965. Smalto e grafite su tela. 80 x 80 cm.

Da ricordare, poi, figure anomale ma estremamente significative come quelle del toscano Alberto Moretti, del milanese Silvio Pasotti – autore di assemblage capaci di giocare ironicamente con il nuovo gusto “medio” italiano del tempo – e del bolognese Concetto Pozzati, tutti in diverso modo testimoni di un cambiamento fondamentale nella storia e nel costume dell’Italia del dopoguerra. Accanto a questi nomi, unanimemente considerati protagonisti di questa stagione e di questo stile, ci sono poi autori che attraverso il linguaggio Pop sono passati solo per una breve stagione della loro vicenda creativa, ma che hanno contribuito a determinare le sorti e le immagini di questo periodo e di questa tendenza. Si tratta di artisti come Domenico Gnoli, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Aldo Mondino, Pino Pascali, artisti tra i più noti dell’arte italiana della seconda metà del secolo, le cui figure sono divenute, a loro volta, icone del mondo artistico contemporaneo.

 

Il Borsino della Pop Art italiana in asta

 

In attesa di vedere come si svilupperà il mercato della Pop Art italiana nelle aste internazionali, pubblichiamo, qui di seguito, un primo borsino che fotografa la situazione attuale relativa al mercato dei principali nomi della scena Pop nostrana. (Fonte dati: artprice.com)

ARTISTA INDICE PREZZI∗

(2000-2015)

INDICE PREZZI

(2015 su 2014)∗∗∗

LOTTI VENDUTI

(2015)

% INVENDUTO

(2015)

PREZZO MEDIO∗∗

(2015)

 RECORD∗∗

 

Valerio Adami  +77%  -3%  107    39.6% 16.279 €   255.000 € (2014)
Franco Angeli +92%  +9%  54    32%   3.139 €    30.000  € (2007)
Enrico Baj +112% +32%  91  43.2%   11.894 €   90.000 € (2010)
Roberto Barni -20% +16%  7 65% 1.492 €  16.000  € (2004)
Umberto Bignardi n.d. n.d.  0 n.d. n.d. 2.200 € (2011)
Umberto Buscioni n.d. n.d.  2    66.7%    1.600 €    10.000 € (2008)
Lucio Del Pezzo +45% -6%  73    40.2%  3.490 € 55.000 € (2015)
Tano Festa +20% +11% 52 37.3%    10.883 €   145.000 € (2015)
Giosetta Fioroni n.d. n.d. 11    41.2% 5.925 €   42.000 €  (2015)
Domenico Gnoli n.d. n.d. 17   28.6% 734.570 € 7.513.780 €  (2014)
Sergio Lombardo n.d. n.d. 6   0% 9.583 € 36.000 €  (2003)
Renato Mambor +475% +3% 23  32.4%  10.086 €   68.000 €  (2006)
Enrico Manera -34%  +5%  32   27.9% 650 €   12.000 € (2011)
Alberto Moretti n.d. n.d. 0 100% n.d. 5.500 €  (2004)
Silvio Pasotti n.d. n.d.  1  0% n.d. 2.350 € (2009)
Concetto Pozzati +15% -14% 52 38.9% 1.498 €    15.500 € (2006)
Mimmo Rotella +62% +55% 118   52.6% 12.606 €  1.168.110 € (2016)
Gianni Ruffi  n.d. n.d. 0  0% n.d. 19.200 € (2011)
Mario Schifano +108%  -9%  207   38.3%   17.308 €  687.978  € (2015)
Cesare Tacchi n.d. n.d. 50%   55.166 €  150.000  € (2015)
Emilio Tadini +3% +3%  39   48.6%  3.374 €   23.207  € (2015)

∗ L’indice dei prezzi è calcolato su 100 euro di investimento iniziale.

∗∗ Prezzo di aggiudicazione (Buyer’s Premium escluso)

∗∗∗ Dato 1/10/2015 ultimo disponibile

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