16 anni di Italian Sales: il racconto

«Once in a Lifetime, una volta nella vita». Claudia Dwek, vicepresidente di Sotheby’s Europa e Presidente di Sotheby’s Italia ne è quasi certa: un’Italian Sale come quella del 17 ottobre scorso difficilmente potrà ripetersi. «L’ultima asta di arte italiana che abbiamo avuto a Londra – mi racconta al telefono – presentava in catalogo opere non solo di livello museale, ma importantissime. Il più bel Manzoni, il più bel Castellani e il più bel Bonalumi. Era facile fare tre record con delle opere di questo genere, senza dimenticare tutto il resto». «E’ stata un’asta trascinante, magnifica – prosegue – c’erano dei quadri bellissimi e una regia straordinaria. Sono vent’anni che faccio questo mestiere, ma le posso dire che è stata un’emozione incredibile». E ancora quest’emozione la si può sentir vibrare nella sua voce, normalmente pacata, ma che non può fare a meno di accendersi nel parlare di quell’Italian Sale da 41.4 milioni di sterline.

Eppure, Claudia Dwek, di aste importanti ne ha vissute tante durante la sua carriera da Sotheby’s, a partire da quelle dedicate alle Collezioni Estorick (1995) e Seeger (1998). Ma l’Italian Sale è un’altra cosa. E’ la storia di una sfida vissuta in prima persona da lei che, in quell’ormai lontano autunno del 1999, era tra coloro che decisero di sfidare il mercato con un’asta unica nel suo genere e destinata a diventare uno degli appuntamenti più importanti del mondo dell’arte moderna e contemporanea.

 

Alle origini di un “mito”

 

Londra, autunno 1999. Una serie di mostre accendono le luci sull’arte italiana del Novecento. Si va da quella della Hayward Gallery dedicata a Lucio Fontana a quelle della Estorick Collection of Modern Italian Art: Morandi and His Time: Paintings from the Giovanardi Collection e Gino Severini: From Futurism to Classicism. Contemporaneamente al Guggenheim di New York era in corso un’importante retrospettiva dedicata a Francesco Clemente. Insomma, un rinnovato interesse che confermava la valorizzazione museale degli artisti italiani, ma a cui non corrispondeva ancora un riconoscimento da parte del mercato internazionale. Le aggiudicazioni migliori per un’opera di Burri oscillavano tra le 220 e le 316 mila £ e un Fontana difficilmente riusciva a superare le 500 mila. Da qui parte una scintilla.

Claudia Dwek

Claudia Dwek, vicepresidente di Sotheby’s Europa e Presidente di Sotheby’s Italia. Foto: Courtesy Sotheby’s

«Noi del team internazionale di esperti del dipartimento di arte contemporanea di Sotheby’s – racconta Claudia Dwek – credevamo molto nell’arte italiana e ci siamo detti: “Perché non fare un esperimento, proviamo a mettere insieme un’asta dedicata esclusivamente all’arte italiana”. E così abbiamo provato una prima volta, molto timidamente, non so se ha visto il primo catalogo…». E in effetti quel primo catalogo dalla coperta blu petrolio sembra arrivare veramente da un altro pianeta se confrontato con quello di quest’anno, con l’Achrome di Piero Manzoni che abbraccia l’elegante pubblicazione con sovracoperta a due ante. Quasi fosse uno scrigno…

Italian Sale cataloghi

A sinistra il catalogo della prima Italian Sale (1999). A destra quello dell’ultima (2014)

Si arriva così al 21 ottobre 1999. Le opere raccolte da Claudia Dwek ed Elena Geuna sono in tutto 44 e vanno dagli inizi del Novecento agli anni Ottanta: dai futuristi Balla e Severini, a Burri, Fontana, passando da Manzoni, Castellani, dall’Arte Povera e da Pistoletto. Insomma: quelli che sarebbero divenuti i protagonisti del mercato c’erano già tutti. E l’obiettivo è chiaro, come spiegava all’epoca proprio Claudia : «Valorizzare al meglio l’arte moderna italiana sui mercati internazionali, in attesa di formare altri cataloghi con gli artisti più giovani». La vendita si chiude con risultati ottimi: 5.4 milioni di sterline, 83% di lotti venduti e due world record. Il primo per Boetti (Mappa del Mondo, 1972 per 144.500 £) e il secondo per Kounellis: Alfabeto e Segno del 1960 doppiò la stima e fu aggiudicato a 441.500 £. L’esperimento è riuscito, ma adesso inizia il lavoro duro: far diventare questa startup del mondo delle aste una realtà internazionale solida e vincente.

 

1999-2005: il consolidamento

 

Nel settore di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s, i sei anni successivi sono anni di duro lavoro, in cui, quasi giorno per giorno, si costruisce il futuro di un format destinato a segnare per sempre il mondo delle aste e dell’arte italiana. Quella prima edizione della XX Century Italian Art aveva creato non poche aspettative, anche nel nostro Paese, dove alcune testate avevano salutato con titoli entusiastici il risultato londinese, annunciando l’arrivo di una prossima ripresa del mercato italiano.

 Piero Manzoni, Achrome, 1958. Opera inserita nel catalogo dell'asta XX Century Italian Art del 2001 con una stima di 220.000 – 250.000 £ e aggiudicato a 245.500 £. Foto: Courtesy Sotheby's

Piero Manzoni, Achrome, 1958. Opera inserita nel catalogo dell’asta XX Century Italian Art del 2001 con una stima di 220.000 – 250.000 £ e aggiudicato a 245.500 £. Foto: Courtesy Sotheby’s

Gli anni che vanno dal 1999 al 2005 sono anni duri, in cui quello che era nato un po’ come una sfida deve consolidarsi e conquistare la fiducia dei collezionisti internazionali. Le aste di XX Century Italian Art – come l’appuntamento si chiamava in origine – si susseguono, di anno in anno, sempre con risultati positivi. I lotti venduti vanno dall’ 80 al 90% e in valore le percentuali dei lotti venduti oscillano sempre fra tra l’85 e il 99%. Quello che sembrava un azzardo stava per diventare uno tra gli appuntamenti più ambiti del mondo.

Un momento di una asta di XX Century Italian Art da Sotheby's

Un momento di una asta di XX Century Italian Art da Sotheby’s

«Piano piano – mi racconta Claudia Dweksiamo riusciti a entrare nelle case dei collezionisti americani e in quelle di buyer di tanti altri paesi e, giocando con la grande curiosità e il grande accumulo di alcuni di loro, siamo riusciti a fargli capire che gli artisti italiani avevano grandi possibilità di essere inseriti allo stesso livello di altri artisti internazionali in grandi collezioni. Il messaggio è stato recepito forte e chiaro». E, verrebbe da dire, non poteva essere altrimenti. Il 1999 è l’anno in cui cade il centenario della nascita di Lucio Fontana e nel mondo sono tantissime le mostre dedicate all’artista italiano. Nel 2001 la Tate Gallery celebra l’arte povera con la grande retrospettiva Zero to infinity: Arte Povera 1962–1972 e tre anni dopo, nel 2004, esce il secondo catalogo generale di Piero Manzoni a cui fanno seguito quelli di tutti gli altri artisti italiani. L’arte del Bel Paese è sotto i riflettori, i musei di mezzo mondo dedicano ai nostri artisti mostre di grandissima importanza e il mercato li premia. L’asta del 25 ottobre 2005 è un successo incredibile: i 56 lotti in catalogo sfiorano i 10 milioni di sterline, vengono realizzati 11 nuovi record d’artista, il tutto con percentuali di venduto del 94.6% in lotti e del 98.6% in valore. E se questo non bastasse per gridare al successo, dal 2001 anche la grande rivale di Sotheby’s, Christie’s, ha iniziato a battere nella stessa settimana di fine ottobre un’asta di arte italiana.

 

2005-oggi: verso la luna

 

2005, 2006, 2007. I fatturati della aste di XX Century Italian Art crescono di anno in anno, con la sola eccezione del biennio buio 2008-2009. La crisi dei mutui subprime ha colpito anche il mercato dell’arte che, però, si rialza con una velocità impensabile e, già nel 2010, l’arte italiana realizza il suo nuovo record. In continuo testa a testa tra Sotheby’s e Christie’s si arriva così al 2014. Una nuova sfida si avvicina, i cataloghi delle contendenti sono di altissima qualità, ma quello di Sotheby’s ha decisamente una marcia in più. Se Christie’s mette sul piatto un ottimo catalogo composto da nomi importanti della storia dell’arte, Sotheby’s punta su una storia dell’arte con tutto il pathos e l’attenzione che questa scelta può suscitare tra i collezionisti: quella di Gio’ Ponti e del concorso indetto da Domus per la realizzazione del suo progetto Lo Scarabeo sotto la foglia che porterà alla nascita del omonimo manifesto del Gruppo Zero.

E' il momento clou dell'Italian Sale del 17 ottobre 2014. Sale sul palco l'Achrome dei Piero Manzoni...

E’ il momento clou dell’Italian Sale del 17 ottobre 2014. Sale sul palco l’Achrome dei Piero Manzoni… (Foto: courtesy Sotheby’s)

Non solo, le opere offerte sono anche intatte dal punto di vista conservativo. I collezionisti ormai si fidano e quella del 17 ottobre 2014 è l’asta perfetta, e lo staff di Sotheby’s si concede anche il “lusso” di cambiare il nome dell’asta che, dopo 15 anni di storia, diventa ufficialmente The Italian Sale: «Le dirò la verità. – racconta Ms Dwek – La parte più divertente di tutto questo lavoro è andare nel dipartimento di produzione dei cataloghi, e mettersi lì a giocare con i quadri per comporre le pagine. E così, mentre stavamo preparando la copertina ci siamo accorti che, tra le pieghe del Manzoni, XX Century Italian Art non ci stava, avevamo un problema di spazio. Allora la mia collega, Cheyenne Westphal, mi ha guardato e mi ha detto: “Visto che dal 1999 parliamo di Italian Sale e che come marchio funzionava meglio, ma perché non la chiamiamo così e fine della faccenda? E così è stato. In un mondo in cui si parla attraverso gli emoticon abbiamo cercato di ridurre il nostro titolo». Passione, creatività e lavoro di squadra. Dietro il successo delle Italian Sale londinesi non c’è solo l’altissima qualità delle opere offerte, ma un team che si occupa di tutto, dal reperimento delle opere – che richiede anche sei mesi di lavoro – alla costruzione dei cataloghi e che, soprattutto, crede fortemente nell’arte italiana.

 

 

 

16 anni di Italian Sale.... Courtesy: Sotheby's

16 anni di Italian Sale. Courtesy: Sotheby’s

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