I 40 anni della Galleria Susanna Orlando

La Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta
La Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta

Contraria al conformismo e ai luoghi comuni, Susanna Orlando è una gallerista tutta di un pezzo, ma soprattutto una donna dallo stile inconfondibile. Stile che, nel tempo, è divenuto un vero e proprio marchio di fabbrica, garantendole un successo che va avanti da 40 anni. Tanto da essere, oggi più che mai, un vero e proprio punto di riferimento per i collezionisti che animano l’estate della Versilia.

Scordatevi le pareti bianche e gli algidi neon delle gallerie cittadine più à la page. Il White Cube non è proprio nelle sue corde. La vetrina fumé della Galleria, che da due anni si affaccia sulla centralissima Via Stagio Stagi di Pietrasanta, ad un passo da Piazza Duomo, è come un portale che si apre su un mondo intimo e accogliente, al riparo dai caldi raggi del sole estivo. Un mondo rilassato, in cui la gentilezza è di casa e dove il profumo dell’arte ti allarga i polmoni per sfociare in un sospiro liberatorio.

Susanna Orlando. Foto di Christian Ciardella

Susanna Orlando. Foto di Christian Ciardella

Questo è il regno che Susanna Orlando ha costruito in 40 anni di attività. Ossia da quando, giovanissima, suo padre le fece lasciare di corsa la spiaggia versiliese, sandali ai piedi e sabbia sulle gambe, per “andare in galleria”. «Era una giornata caldissima d’estate – mi racconta sorridendo e con un pizzico di emozione che le fa brillare gli occhi -. Era caldo e mio padre, che dal 1968 aveva la galleria in Piazza Marconi a Forte dei Marmi mi disse: “Susanna perché non vieni un paio d’ore nella piccola galleria che ho preso e sistemato per te?” … “Andiamo in galleria”, ecco questo è stato il leitmotiv di tutta la mia vita. Avevo 17 anni e mio padre mi disse: “Susanna qui ci starai tu, sarà il tuo pane”. Era una piccola stanza di 12 mq fino a quel momento piena di scaffalature e quadri».

Sì, solo 12 mq, perché se nell’America delle start up tecnologiche il successo parte dai garage, quello di Susanna Orlando inizia nell’ex magazzino della galleria paterna in un caldo agosto del 1976. La stagione al Forte durava due mesi e all’epoca non c’erano altre gallerie d’arte. Rosai, Ligabue, Marino Marini, Chagall, Guttuso e Maccari sono i protagonisti dei primi anni in cui Susanna, sotto la guida paterna, si fa le ossa e si prepara a spiccare il volo.

La Galleria Susanna Orlando  quando si trovava a Forte dei Marmi. Foto di Giorgio Perini

La Galleria Susanna Orlando quando si trovava a Forte dei Marmi. Foto di Giorgio Perini

Dalla metà degli anni Ottanta i nomi dei Maestri del Novecento – tanto cari al padre – iniziano a lasciare il posto ai suoi artisti. Primo fra tutti Antonio Possenti, da poco scomparso, a cui era legata da grandissima amicizia e che l’ha accompagnata in tutta la sua storia. Ma sulle pareti della piccola galleria – che si trovava ancora in Via Carducci di Forte dei Marmi – arrivano Aldo Mondino, Pino Deodato (entrambi innamoratissimi di quello spazio), Giuseppe Chiari, Piero Pizzi Cannella e Gianfranco Baruchello. Molti dei quali “tornati” quest’estate, nella nuova sede di Pietrasanta, per la mostra Quarantanniealtro curata da Lorenzo Bruni. Un’attenta lettura dei 40 anni della Galleria che ha messo a confronto sette artisti, tra le molte collaborazioni che la Galleria ha intessuto nei decenni passati, presentati assieme a sette artisti che espongono per la prima volta in questo spazio: Andrea Carpita, Fabrizio Corneli, Simone Ialongo, Giuseppe Pietroniro, Marco Raparelli, Eugenia Vanni e Regan Wheat.

Una piccola squadra di talenti emergenti che nel prossimo futuro potrebbero divenire altrettante proposte per quei collezionisti che, in tanti anni, Susanna Orlando ha letteralmente “svezzato” e con cui oggi intrattiene un rapporto molto particolare.  «Non so se saprei gestire una galleria in città – mi confida – perché io so prendere le persone benestanti in vacanza non quando lavorano. Qui so che si vogliono divertire». Un divertimento che è anche occasione per crescere professionalmente: «Grazie agli anni del Forte – aggiunge – ho avuto modo di conoscere manager importanti che durante la vacanza si divertivano a raccontarmi i segreti del loro lavoro e mi hanno insegnato a fare un business plan della mia galleria e come rapportarmi con il mondo esterno». E per questo, oggi, ai suoi stagisti dice sempre: «Io vi insegno a far divertire il cliente e non a vendere un quadro».

Galleria Susanna Orlando - L'allestimento dell'architetto Lorenzo Piqueras per la mostra personale di Cathy Josefowitz settembre 2014. Foto: Nicola Gnesi

L’allestimento dell’architetto Lorenzo Piqueras per la mostra personale di Cathy Josefowitz settembre 2014. Foto: Nicola Gnesi

 «Il collezionista – spiega dolcemente – è una persona meravigliosa, ma è come un fiore che va saputo allevare. Come dei figli. Io ho dei collezionisti che, all’inizio, non sapevano neanche cosa era una galleria d’arte ed ho iniziato molte delle loro collezioni, gli ho insegnato a camminare nelle gallerie, a chiedere e a sentirsi a loro agio. Fino ad insegnargli come sistemare le opere andando direttamente a casa loro, in modo che il quadro li seguisse nella loro giornata».  «Quello che si crea con il collezionista è un dialogo intimo perché entri in casa sua. Entri nell’abitazione di una persona con un’opera che guarderà tutti i giorni. Dalla mattina alla sera». «E oggi ho dei clienti che girano il mondo e quando cambiano casa mi chiamano per sapere se ho delle opere adatte a loro. Il collezionista deve sentirsi rispettato e tenuto in considerazione».

Un rispetto che parte, in primo luogo, dalla qualità delle opere proposte ma che si fonda, prima di tutto, su una reciproca e sincera passione per l’arte: «Se uno entra in Galleria e mi chiede: “Signora, dove si può fare un investimento”. Io rispondo: “Da nessuna parte se non ti piace, da nessuna parte”. Se, invece, un quadro ti piace, lo paghi il giusto, nel rispetto dei canoni di mercato, e lo compri in una galleria seria allora è assolutamente una garanzia». «Sai cosa dicono di me tutti i miei colleghi? – mi dice tra il divertito e l’orgoglioso – che sono la galleria più cara d’Italia. Ma guarda caso sono anche la più longeva. E’ apparente questo essere “cara”. Qui trovi opere da 300 a 30.000 euro, ma quando vado dagli artisti prendo solo le cose belle. Belle non perché piacciono a tutti, ma nel senso che sono opere nate veramente dallo spirito e dal pensiero dell’artista. E i collezionisti, a prescindere dalla cifra, comprano con lo stesso entusiasmo. In 40 anni e migliaia di quadri venduti me ne saranno tornati indietro 3».

La Galleria Susanna Orlando durante l'allestimento della mostra "Quarantanniealtro" a cura di Lorenzo Bruni

La Galleria Susanna Orlando durante l’allestimento della mostra “Quarantanniealtro” a cura di Lorenzo Bruni

Passione, dedizione e professionalità, conditi con la giusta dose di umiltà, sono questi gli ingredienti del successo di Susanna Orlando che, guardando alle nuove generazioni di galleristi, si lascia sfuggire un commento un po’ amaro: «Oggi vedo molta meno dedizione e tanta tecnica. I giovani pensano che avere una Laurea in Storia dell’Arte o un diploma da curatore ti faccia comprendere l’arte e questo è assolutamente errato. E’ una presunzione che si possono permettere solo i grandi artisti. Non dico i grandi galleristi, ma i grandi artisti… I curatori e i nuovi galleristi dovrebbero essere molto umili e invece sono molto glamour e indossano una galleria come un abito di moda».

L’arte d’altronde, per lei va respirata e un gallerista non dovrebbe seguire le mode del momento ma essere colui che per primo compra; che per primo capisce e sa valutare il valore di un’opera, che «sente l’odore dell’artista». E questo è lo spirito con cui Susanna Orlando si appresta a scrivere le pagine dei prossimi quarant’anni di attività.

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    Bello. Non sottovaluterei comunque la laurea in Storia dell’Arte che apre ad uno studio permanente che non si può evitare se si vuole fare bene. SA

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Certo, l’invito è infatti a non sopravalutarla, nel senso che è una chiave che “apre” non un attestato di saggezza e onniscenza. Tutto qui.

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