AAF debutta a Roma: intervista a Marco Trevisan

A due anni dall’arrivo in Italia, Affordable Art Fair raddoppia e il 26 ottobre prossimo apre a Roma, in quel del Testaccio. In attesa dell’inaugurazione, Collezione da Tiffany ha incontrato Marco Trevisan, l’uomo che nel 2011 ha portato nel nostro paese il più importante network internazionale di fiere d’arte contemporanea.

Marco Trevisan

Marco Trevisan, direttore di AAF Milano e AAF Roma

Presente in 4 continenti diversi, AAF ha sedi in 15 città e  conta, globalmente, oltre 1.000.000 di visitatori e 185 milioni di euro di opere d’arte vendute dal lancio della manifestazione, avvenuto nel 1999, ad oggi.  Un successo a cui hanno partecipato, attivamente, le
prime due edizioni italiane (2011 e 2012) – al SuperStudio di Milano – che hanno venduto opere per oltre 2 milioni di euro e attirato più di 23mila visitatori. Cifre che hanno convinto gli organizzatori a dar vita ad una seconda tappa italiana, come ci racconta il direttore di AAF Italia.
Un racconto, quello di Marco Trevisan, da cui emerge un’immagine del mercato italiano d’arte contemporanea in controtendenza rispetto a quello spesso raccontato dai dati statistici.

Nicola Maggi: Da dove nasce il progetto di una fiera di arte contemporanea “accessibile”?

Marco Trevisan: «Nasce da in’idea di Will Ramsay, gallerista, che a Londra 13 anni fa pensò di coinvolgere altre gallerie in un progetto finalizzato all’aprire il mercato dell’arte contemporanea, rendendolo più accessibile e divertente. Le regole principali furono fissare un tetto massimo al prezzo delle opere, obbligare l’esposizione di tale prezzo, e ricreare un’atmosfera rilassata nel luogo dell’evento».

N.M.: Il Sistema dell’Arte come ha risposto a questa iniziativa?

M.T.: «Direi alla grande… E’ stato il classico uovo di colombo che, però, ha  creato una piccola rivoluzione, e la crescita del network è stata continua, arrivando alle 15 città ospitanti in 4 continenti. Oltre 1.000.000 di visitatori e 185 milioni di euro in opere d’arte vendute nelle Affordable Art Fair del mondo fino ad oggi».

N.M.: Chi è il tipico visitatore dell’AAF?

M.T.: «Circa il 50%, in media, dei visitatori delle AAF è già collezionista, l’altro 50% non ha mai comprato arte prima. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone tra i 25 e i 49 anni, con interessi culturali di vario genere, che non si fermano alle arti visive, e che non frequentano spesso le gallerie d’arte per un gap sociale ed un timore reverenziale che ancora esistono».

N.M.:  Al di là del prezzo, quello a cui si dovrebbe sempre guardare è alla qualità delle opere… secondo quali criteri vengono selezionate le gallerie che partecipano alla AAF?

I dati delle prime due edizioni italiane di AAF Milano

I dati delle prime due edizioni italiane di AAF Milano

M.T.: «Esiste, in tutte le AAF, un comitato che valuta la proposta delle gallerie e che, a volte, è costituito da curatori esterni, altre da esponenti dello staff internazionale. Ma siamo anche convinti che, oggi, uno dei problemi delle fiere d’arte sia legato ai comitati troppo forti, che cercano di imporre uno stile in un luogo non adatto a ciò. Una fiera, specie se rivolta ad un entry level, dovrebbe garantire la qualità ma non imporre filoni o scelte radicali ma, anzi, una eterogeneità di offerta».

N.M.  Da qualche anno AAF è arrivata anche in Italia, paese che non può vantare certo un mercato forte come quello inglese o americano. Ci può raccontare la vostra avventura italiana fino ad oggi?

M.T.: «Con la prima edizione a Milano, nel febbraio 2011, abbiamo sorpreso molte persone che non credevano che anche in Italia ci fosse una fascia nutrita di potenziali collezionisti inespressi. In due edizioni milanesi abbiamo avuto più di 23.000 visitatori e oltre 2 milioni di euro in opere d’arte vendute. A parte Londra, che viaggia su altri numeri, siamo nella media delle altre città del mondo sede di AAF».

N.M.:  Le edizioni straniere si differenziano in qualche modo da quelle che si tengono nel nostro paese?

M.T.: «Il format prevede sempre uno spazio young talents, con giovani artisti non rappresentati da gallerie, un wrapping desk dove farsi incartare gratuitamente le opere appena comprate, un laboratorio per adulti e uno per bambini, un wine bar e musica in sottofondo. Poi le iniziative speciali variano da paese a paese. Noi  a Roma, ad esempio, avremo un progetto realizzato in collaborazione con Lomography per la realizzazione di 4 video d’artista con una Lomokino, videocamera analogica».

N.M.: Dal 26 ottobre AAF Italia raddoppia. Dopo Milano anche Roma. Che cosa vi ha indotto a dar vita a 2 edizioni italiane di AAF?

M.T.: «La considerazione che Milano ha reagito molto bene al nostro arrivo e che la piazza romana ha registrato un interesse crescente per l’arte contemporanea negli ultimi anni ma che vi manca ancora un’occasione per far sì che qualcuno tramuti il proprio interesse in acquisto. Molti potenziali collezionisti rimangono tali solo perché manca la scintilla che li faccia cominciare con il primo acquisto».

N.M.: Cosa troveremo a La Pelanda?

M.T. «Ci saranno 50 gallerie internazionali, ma anche uno stand del Macro che venderà opere d’arte a tiratura limitata, uno di Marie Claire per un progetto per Oxfam, una postazione Call for Entry in collaborazione con il Festival di Fotografia, alcune project room, e gli elementi tipici di una AAF, ossia laboratori per bambini e adulti, un’atmosfera divertente e rilassata, oltre che i video realizzati con Lomokino».

N.M.:  L’AAF in breve…

M.T.: «Affordable Art Fair è il network più importante al mondo di fiere per l’arte con un limite di prezzo. E’ un progetto che ha saputo rinnovare il mercato dell’arte, e renderlo più dinamico, giovane, divertente, aperto e democratico».

La Pelanda, ex mattatoio nel quartiere del testaccio dove avrà sede la prima edizione di AAF Roma (26-28 ottobre 2012)

La Pelanda, ex mattatoio nel quartiere del Testaccio dove avrà sede la prima edizione di AAF Roma (26-28 ottobre 2012)


Laureato a Cà Foscari in Economia Aziendale, con una tesi sugli organizzatori professionali di mostre d’arte, Marco Trevisan, classe 1970, ha ricoperto spesso ruoli inerenti al marketing, alla comunicazione e al fundraising per organizzazioni culturali, profit e non profit. E’ stato il responsabile delle relazioni corporate e progetti speciali per la Collezione Peggy Guggenheim, gestendo anche il progetto ‘Intrapresae’. A Roma, per Contrasto, si è occupato di progetti speciali legati alla fotografia d’autore in rapporto alle aziende e di sponsorizzazioni. Ha vissuto quindi a New York per due anni, occupandosi del lancio delle riviste FMR e del brand in generale, ricoprendo il ruolo di  responsabile comunicazione e marketing FMR per gli Stati Uniti. Ha quindi deciso di portare il progetto AAF – Affordable Art Fair  in Italia, diventando il direttore di AAF Milano e AAF Roma.

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