Achille Perilli: aspettando l’Hermitage

Achille Perilli a lavoro. Courtesy: Archivio Achille Perilli
Achille Perilli a lavoro. Courtesy: Archivio Achille Perilli

Il 2018, per Achille Perilli, uno dei grandi protagonisti della pittura contemporanea, sarà ricordato come un anno fondamentale nella sua lunghissima carriera di artista. Un anno che vede il suo mercato tornare  a crescere a distanza di 10 anni esatti dall’ultimo record d’asta. Ma soprattutto, un anno coronato dalla grande mostra che aprirà la prossima settimana all’Hermitage di San Pietroburgo, che arriva a trent’anni di distanza dalla grande retrospettiva alla GNAM di Roma che per prima ne celebrò l’arte. E da qui iniziamo il nostro racconto…

 

Le “Geometrie eretiche” di Achille Perilli all’Hermitage

 

Essere celebrati da un museo come l’Hermitage di San Pietroburgo non è cosa da tutti giorni. E il fatto che ad essere oggetto di tanto onore sia Achille Perilli, uno dei grandi maestri dell’astrattismo italiano, non è certo una cosa casuale. Perilli, che da poco ha superato i 90 anni, ha un forte legame culturale, infatti, con le avanguardie russe conosciute fin dal 1946 grazie a Angelo Maria Ripellino, conosciuto al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Tant’è che in un ormai lontano 1998, quando ad Ancona andava in scena la bella personale De Insana Geometria – Achille Perilli 1968-1998, l’artista raccontava a Paolo Vagheggi di La Repubblica: «Dopo Forma 1, dopo la pittura degli anni Cinquanta, l’idea della geometria irrazionale è stata una direzione di lavoro. Questo tipo di ricerca nasce con le avanguardie storiche, le radici sono nell’universo di Paul Klee o in quello del belga Georges Vantongerloo che si dissolveva con la geometria, oppure nei costruttivisti russi, da Tatlin a Lissitskij. Sono dei punti di riferimento».

E così, ecco che martedì prossimo (18 dicembre), nella sontuosa cornice del museo russo, inaugura la terza retrospettiva dedicata al suo lavoro: Abstract Art in Italy. Achille Perilli. Geometrie Eretiche. Realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana a Mosca, la mostra è organizzata in collaborazione con l’Artista e l’Archivio Perilli ed è a cura di Dimitri Ozerkov (direttore del Dipartimento di Arte Contemporanea del Museo Hermitage) e Luca Barsi (direttore della Galleria Accademia di Torino e già curatore di altre prestigiose mostre internazionali).

Achille Perilli, Paesaggio astratto, 1947

Achille Perilli, Paesaggio astratto, 1947

Il percorso espositivo presenta un corpus di opere che ripercorre 70 anni di carriera ed è articolato in sezioni volte ad indagare la lunga vicenda artistica di Perilli, teorico dell’Irrazionale Geometrico. Tra i dipinti esposti all’Hermitage spiccano alcune opere storiche, come il Paesaggio astratto del 1947 (realizzato dopo il viaggio a Praga con Piero Dorazio ed esposto alla Galleria Art Club nella prima mostra del Gruppo Forma 1, primo movimento d’arte astratta Europeo del secondo dopoguerra) e le grandi opere (3 metri per 2) che Perilli ha realizzato tra la seconda metà degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘80.

Achille Perilli, Grande spazio sincreto, 1951. Tecnica mista su tela cm 130x160

Achille Perilli, Grande spazio sincreto, 1951. Tecnica mista su tela cm 130×160

Le opere in mostra provengono da prestigiose collezioni pubbliche e private e in alcuni casi sono esposte per la prima volta al pubblico in occasione di questo evento che consacra l’artista romano tra i grandi maestri contemporanei. La mostra Abstract Art in Italy. Achille Perilli. Geometrie Eretiche è corredata da un catalogo, curato da Luca Barsi per il Cigno Edizioni, che, prendendo spunto dalle opere esposte, ripercorre tutta l’attività di Perilli scandendola per decenni.

 

Achille Perilli: il mercato torna a crescere

 

La mostra all’Hermitage giunge al termine di un anno decisamente positivo per il mercato dell’artista romano. Tanto che, stando ai dati di artprice.com, 100 € investiti nel 2000 per una sua opera  valgono oggi, in media, 127 € nel dicembre 2018. Con un incremento del +27% nei prezzi medi delle sue opere vendute in asta. Sempre ben rappresentato nei cataloghi delle nostre case d’asta, con una media di circa 50 passaggi d’asta all’anno, dal 2014 il suo mercato è tornato a crescere per arrivare a toccare i livelli di quel 2008 che è stato l’anno del suo ultimo record: 55.000 euro – realizzato nell’asta di Meeting Art del 27 settembre con la vendita di Il rovescio della scena (1966) – e un prezzo medio che, all’epoca, si attestata sui 9.700 euro.

Poi un lento ma costante calo nelle aggiudicazioni, nonostante non manchino vendite importanti, con il livello più basso che viene toccato nel 2013 per poi tornare a salire l’anno successivo e arrivare, in questo 2018, a far registrare una nuova aggiudicazione importante: i 47.000 € di prezzo di martello per L’oracolo Ritrovato nell’asta del 19 aprile scorso in casa Sotheby’s Italia –  la più alta degli ultimi 10 anni -,partendo da una stima in catalogo di 15-20.000 euro. Ma soprattutto un prezzo medio che da un paio d’anni si sta mantenendo tra i 7.000 e gli 8.000 euro. 

Ma interessante è anche vedere come l’ampiezza della geografia del suo mercato recentemente, pur rimanendo principalmente concentrata sulla piazza italiana (87%), si sia ampliata dagli Stati Uniti al Giappone. Ora sarà interessante vedere che effetto avrà sul suo mercato internazionale la retrospettiva dell’Hermitage.

 

Achille Perilli, artista da una vita

 

Nato a Roma il 28 gennaio 1927, Achille Perilli inizia a disegnare da adolescente, frequentando, assieme a Dorazio, lo studio del pittore Aldo Bandinelli. Iscritto al liceo classico, visita musei, scopre l’arte del Novecento attraverso i libri di Margherita Sarfatti. Con i compagni di scuola Dorazio e Guerrini, organizza la prima mostra di studenti-pittori romani che si tiene al liceo Giulio Cesare. Si iscrive successivamente alla Facoltà di lettere; negli anni seguenti sarà allievo di Lionello Venturi con il quale prepara la tesi di laurea sulla pittura metafisica di Giorgio de Chirico. Frequenta anche le lezioni di letteratura contemporanea di Giuseppe Ungaretti. Nel 1946 conosce al Centro Sperimentale di Cinematografia, a cui è iscritto, Angelo Maria Ripellino, dal quale riceve notizie e informazioni sul formalismo ceco e sull’arte d’avanguardia russa.

Nel 1947, firma, insieme a Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Sanfilippo e Turcato, il Manifesto di Forma Uno che proclama un deciso rifiuto di tutta l’arte realistico-figurativa. Pur nella grande varietà di soluzioni adottate sarà questo il filo conduttore della ricerca artistica di Perilli sin dagli anni cinquanta, quando alle prime aperture nei confronti dell’arte europea subentrano orientamenti verso il costruttivismo sovietico, il concretismo e l’astrattismo. Nel 1948 Perilli soggiorna a Parigi per un breve periodo e ha la possibilità di conoscere direttamente il dadaismo e il surrealismo nelle persone di Tristan Tzara, Anna Hoch, Hans Arp e di partecipare al fianco di Venturi al I Congresso internazionale di critica d’arte.

Achille Perilli, La visione geometrica, 1981. Acrilici su tela cm. 60x60

Achille Perilli, La visione geometrica, 1981. Acrilici su tela cm. 60×60

In una costante ricerca, guidato da curiosità e ironia, Perilli guarda sempre a nuove possibili rotte da poter navigare. Gli anni Cinquanta sono, infatti, per lui, quelli della scoperta della forma e delle sperimentazioni sul colore. Parte da una forma primaria, costruita anche attraverso la tecnica del collage e poi distrutta in una esplosione di segni che alla fine rigenerano una struttura. I colori di questi anni sono luminosi, accesi, ricordano Klee, di cui Perilli scrive: «Sentirsi elemento del cosmo e avvertire in sé qualcosa che è ancora cosmo produce quell’incontro tra poesia e pittura che è la sintesi raggiunta da Klee».

Nel 1950, a Roma, fonda con Dorazio e Guerrini la Libreria-Galleria Age d’Or. Nel 1951 organizza Arte astratta e concreta in Italia, la prima rassegna completa dell’astrattismo italiano, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Questa mostra segna anche l’incontro e l’amicizia con Leonardo Sinisgalli che lo inviterà a scrivere su Civiltà delle Macchine. Del 1956 è la prima personale alla Galleria Strozzina di Firenze.

Nel 1957 fonda con Gastone Novelli L’esperienza moderna, una rivista di cultura contemporanea, dove l’arte, nel puro spirito delle avanguardie, è intesa come un tutto unitario (pittura, poesia, musica, teatro, architettura, design), per “trovare una base comune ed ampliare la nostra comunicazione”. In questo contesto, Perilli comincia a sperimentare l’incisione e il linguaggio della stampa, vuole costruire una “comunicazione nuova” nella quale i rapporti con gli spettatori si fanno complessi.

Achille Perilli. Courtesy: Archivio Achille Perilli

Achille Perilli. Courtesy: Archivio Achille Perilli

Nel 1959 espone alla V Biennale di San Paolo in Brasile. Nel 1962 e nel 1968 ha una Sala Personale alla XXXI e alla XXXIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. L’esperienza veneziana gli dà la possibilità di presentare due momenti cruciali del suo percorso artistico. Nel 1962 la sala è completamente consacrata ai “fumetti” mentre nel 1968 sono esposti i risultati delle sue ultime ricerche su “l’irrazionale geometrico” che, da quel momento, segnerà il suo futuro destino artistico. Fra le opere più interessanti esposte nel 1968 c’era “La source”, opera del 1967, recentemente acquisita dal Centre Pompidou.

Oltre al lavoro di pittore continua con grande passione ad illustrare libri di poesie. Agli anni ‘60 risalgono i “Fumetti”: riquadri – sequenza in cui l’artista alterna ironicamente segni, immagini e zone di colore. Nel 1963 partecipa alla prima riunione del Gruppo 63. In quell’occasione realizza scene, proiezioni e costumi per lo spettacolo teatro Gruppo 63 alla sala Scarlatti di Palermo. Continuerà negli anni seguenti a realizzare scene e costumi per diversi spettacoli teatrali.

Nel 1964 fonda, con Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli e Gastone Novelli, “Grammatica”, rivista della neoavanguardia artistica e letteraria, con interessi per l’editoria, la pittura, la critica e il teatro, settore, quest’ultimo, nel quale Perilli sperimenta molto coniugando la ricerca musicale più avanzata di compositori come Luigi Nono, Luciano Berio e Aldo Clementi con il teatro d’avanguardia, in spettacoli andati in scena al Teatro alla Scala di Milano (“Mutazioni”, 1965) e al Teatro dell’Opera di Roma (“Dies Irae”, 1978). Mentre nel 1969 era stato promotore dello spettacolo del gruppo “Cricot 2” di Tadeusz Kantor, Poule d’eau.

Achille Perilli, Dedans dehors, 1983. Tecnica mista su tela, cm 200x300

Achille Perilli, Dedans dehors, 1983. Tecnica mista su tela, cm 200×300

A partire dalla fine del decennio, l’opera di Perilli inizia a smarrire ogni preciso riferimento all’esistente. Sono gli anni degli scritti teorici, il Manifesto della Folle Immagine nello Spazio Immaginario (1971) e Machinerie, ma chère machine (1972/1975) che è la continuazione di quella operazione di manipolazione della prospettiva definita dal Manifesto. Nel 1970 vince il premio internazionale della II esposizione internazionale di Rijeka (HR). Nel 1972 partecipa alla costituzione del Gruppo altro con il quale realizza diversi spettacoli. Mentre è del 1977 è la sua prima retrospettiva: Dal 1946 al 1977. Lo spazio della pittura.

Negli anni Ottanta si susseguono numerose personali e retrospettive in Italia e all’estero, in particolare nel 1988 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma lo celebra con una nuova retrospettiva, a cura di Pia Vivarelli. Nel 1982 scrive la Teoria dell’irrazionale geometrico, continuando a sostenere la necessità di spostarsi verso uno spazio immaginario. Nei quadri di quel periodo la geometria continua ad essere declinata nei modi più disparati, le strutture giocano tra bidimensionalità e tridimensionalità, o diventano spigolose e acute, si allungano tanto da poter continuare anche fuori della tela, con colori brillanti, quasi lucidi. L’esperienza maturata nel corso degli anni con preziosi libri d’artista, trova sbocco negli anni 90 in una vera e propria collana: la “Librericciuola”, 20 libri con testi di poeti, scrittori, fotografi, musicisti, architetti, illustrati esclusivamente da sue incisioni.

Achille Perilli, La sinuosa carne, 1996. Tecnica mista su tela cm. 180x180

Achille Perilli, La sinuosa carne, 1996. Tecnica mista su tela cm. 180×180

Negli anni 2000 Perilli continua a lavorare e ad esporre in numerose mostre collettive e personali oltre ad essere presente in importanti collezioni pubbliche e private. Da citare, ad esempio, la mostra presso la Scuola Superiore delle Arti decorative a Praga (2002) o quella del 2013 al MUSMA di Matera, Achille Perilli. Sculture, ceramiche, disegni, opere grafiche, libri d’artista, immagini e documenti dal 1946 al 2013. Escono anche alcune pubblicazioni che approfondiscono il suo lavoro comela monografia Achille Perilli Works on paper 1946-1957 edito da Mazzotta (2005) o il volume che nel 2006 gli dedica la Galleria Tega di Milano: Achille Perilli. Opere 1958-2006.

Dal 1995 Achille Perilli è membro dell’Accademia Nazionale di San Luca e nel 1997 ha vinto il Premio Presidente della Repubblica. Attualmente, è in preparazione il Catalogo generale della pittura e della scultura, a cura di Giuseppe Appella, Silvana Editoriale Milano. Per approfondire -> www.achilleperilli.com