Addio a Germano Celant, padre dell’Arte Povera

Germano Celant (1940-2020)

Ci ha lasciato a 80 anni Germano Celant, storico dell’arte, critico e curatore tra i più importanti del nostro Paese. Ricoverato all’ospedale di San Raffaele diverse settimane fa, non ce l’ha fatta nella sua lotta contro il Covid-19. Il critico, nato a Genova nel 1940, avena inziato a mostrare i sintomi al suo ritorno a casa da New York, dove aveva visitato l’Armory Show. Lascia la moglie Paris Murray e il figlio Argento Celant.

Con lui scompare, così, uno tra i maggiori protagonisti al mondo in campo critico e curatoriale dagli anni settanta in poi. A lui si deve l’aver coniato il termine  Arte Povera conosciuto globalmente, con cui si identifica una compagine di artisti italiani delle seconde avanguardie (tra gli altri Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini), capaci di affermare fuori dai confini nazionali un linguaggio innovativo ma di inconfondibile poeticità, basato sulla riscoperta degli elementi naturali, e alternativo nella sua vitale immaginazione alle scuole concettuali e minimaliste d’oltreoceano.

Proprio all’Arte Povera, da lui teorizzata nel 1967 sulle pagine di Flash Art dove pubblica il suo manifesto Arte povera: appunti per una guerriglia di cui cura, in quello stesso anno la prima mostra – Arte Povera Im-Spazio, tenutasi sempre nello stesso anno alla Galleria La Bertesca di Genova -, si lega l’inizio folgorante della sua prestigiosa carriera durata oltre mezzo secolo e durate la quale ha contribuito in modo sostanziale alla promozione della conoscenza della storia artistica italiana del Novecento in Italia e all’Estero, sempre mosso da una chiara impostazione mentale ben sintetizzata in una sua frase di qualche tempo fa: «Non mi sento un uomo di potere. Sono sempre stato interessato al potere dell’arte. Gli artisti lo sanno: ecco perché si fidano di me». 

Autore di oltre cento pubblicazioni, tra libri e cataloghi, e curatore di centinaia di mostre nei maggiori musei ed istituzioni internazionali, Germano Celant è stato contributing editor per «Artforum» e «Interview Magazine» di New York e scriveva regolarmente per le riviste italiane «L’Espresso» e «Interni».

Nel 2013 ha ricevuto il The Agnes Gund Curatorial Award da parte dell’Independent Curators International di New York. È stato senior curator al Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal 1989 al 2008 dove ha curato ha allestito nel 1994 la grande mostra “Italian Metamorphosis 1943-1968”; nel 1996 è stato co-direttore artistico della prima Biennale di Firenze, nel 1997 direttore della 47. Biennale di Venezia e supervisore artistico della programmazione di Genova 2004, Capitale Europea della Cultura.

Dal 1995 è direttore e dal 2015 soprintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada, è anche curatore della Fondazione Aldo Rossi a Milano e della Fondazione Annabianca e Emilio Vedova a Venezia. Ultimamente ha curato la mostra Arts & Foods. Rituali dal 1851 per il Padiglione d’Arte di Expo 2015 alla Triennale di Milano e nel 2016 è stato project director di The Floating Piers, opera di Christo e Jeanne-Claude al Lago d’Iseo.

Tra le ultime pubblicazioni dell’autore si ricordano: Arts & Foods (Electa, 2015), Gianni Piacentino (Fondazione Prada, 2015), Aldo Rossi. Opera Grafica (Silvana Editore, 2015), William N. Copley (Fondazione Prada, 2016), Christo and Jeanne-Claude. Water Projects (Silvana Editore, 2016), Virginia Dwan and Dwan Gallery (Skira, 2016), Pop Art & Warhol (Abscondita, 2016), Mimmo Rotella. Catalogo ragionato 1944-1961 (Skira, 2016). Giusto cinque giorni fa, peraltro, era stata annunciata alla stampa l’uscita della sua ultima fatica editoriale: il Secondo Volume del Catalogo ragionato delle opere di Mimmo Rotella.